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martedì, giugno 27, 2017

il concerto che mi suonerà sempre in testa

Sabato sono andato a vedere il concerto di Eddie Vedder, e ho scoperto almeno 3 cose





Se hai qualcosa dentro, diventi qualcosa di diverso da quello che eri
Per fare una serata magica ci vuole più di una magia
Siamo ancora giovani finchè continuiamo a sommare


Ma fatemi spiegare.

Io non ci dovevo andare, è stata la mia amica Alessandra, refrattaria ai concerti, che mi ha suggerito questo appuntamento, che ha preso i biglietti.. per poi non venire. Chiaro, finisce sempre così no? Alla fine sono andato con la mia vecchia-nuova compagna di avventure musicali Emma, con la quale siamo ormai a una bella somma di serate sotto un palco. Ma non è certo solo questo.

C'è che io la voce di Eddie Vedder la conosco da un quarto di secolo, quando forse nemmeno diciottenne cominciavo a sofisticare i miei gusti e ho capito che no, i Pearl Jam non mi piacevano.
Per un sofisticato come me era più bello il suono inglese, meno corrosivo di questi cappelloni di Seattle.. si ok i Nirvana e Kurt Cobain avevano un fascino indiscutibile, ma forse - ripensandoci oggi - è stato "Achtung Baby" degli U2, uscito verso natale del 1991, a segnare una divaricazione netta tra quell'ammasso di musica che ascoltavo prima, e le scelte che sarebbero seguite.

Prima c'erano sì i Pink Floyd, ma c'era anche Vasco, Ligabue (ebbene sì), c'era qualcosa di Bowie, i "vecchi" U2, i Simple Minds..  c'era tanta merda contemporanea (ma tanta, tra fine 80s e inizio 90s..) e poi sono entrate "about a gilr" con la voce sempre indietro, sempre roca di Kurt Cobain, e quasi in contemporanea il suono nuovo degli U2 di Mysterious Ways, e io insomma ho scelto la seconda via. Che in poco tempo è diventata Massive Attack, poi Oasis, poi tante, tante cose... ma tutte abbastanza distanti dal suono ruvido e la voce lirica dei Pearl Jam, che ascoltavo sempre di straforo come un pò tutto il grunge (anche se sono sempre stato pazzo per quel diamante grezzo che è "Jar of Flies" degli Alice in Chains).

Tutto sto pippone per dire due cose, fondamentalmente: che nei primi anni 90 girava della gran musica, davvero. Losing my religion dei REM e Enjoy the Silence dei DM hanno contribuito a farmi capire che amavo il suono più pulito, più curato.. per dire. E poi che io quella musica là, chitarre e magari teste rotanti e salti e urla non lo prendevo, non pretendevo di capirlo ma non riuscivo davvero a salirci sopra. Poi Cobain si è sparato e quel sottile filo che mi teneva legato a quel mondo di Rock&Roll ruvido, scivolato nel grunge, si è spezzato per tanti, tanti anni.

Per questo sì conoscevo Vedder, ma forse senza la spinta di Ale non ci sarei mai andato, a sentirlo dal vivo.. perchè temevo la musica violenta del rock, e da ignorante e fortunato quale sono, manco sapevo che avrebbe suonato per due ore accompagnato solo da una chitarra elettrica, una acustica, un ukulele e un mandolino, solo per il breve tratto finale insieme a un altro grande musicista come Glen Hansard. Io non sapevo, ma Eddie Vedder, senza più l'impalcatura dei Pearl Jam, era evoluto fino a regalarci un concerto intimissimo per cinquantamila persone, e dio solo sa quanto intimo per ognuno di noi, sabato sera.
Per i vecchi fans dei Pearl Jam, per quelli che l'hanno conosciuto con la voce vecchia e il suono nuovo della colonna sonora di "Into the wild", per quelli che l'hanno conosciuto davvero sabato scorso, come me.
E qui lui ha dimostrato davvero di avere qualcosa dentro che lo ha fatto evolvere fino a riuscire a creare quell'epifania musicale che solo il primo concerto del Boss era riuscita a suscitare, almeno su di me.

Musica che non mi piaceva, che forse ora mi piace ma che non so se mai sarà la prima scelta, se devo mettere su un disco o un cd (scusate, sono vecchio e la musica prevalentemente la ascolto ancora così... che poi credo sia il segreto per capirci qualcosa, nella frenesia senza senso che ci circonda quotidianamente oggi, con i ricordi o le foto che si cancellano dopo poco.. ma vabbè non voglio uscire dal tema). Musica che lo so che non è la mia preferita, nemmeno oggi.. ma che mi emoziona.
Partecipazione forte, emozioni che partono dal palco e arrivano a noi lì sotto e poi ritornano al palco sotto forma di energia che genera nuova energia.. ecco quella cosa circolare lì credo di averla trovata, dal vivo, forse solo nei concerti di Springsteen e di Vedder sabato, che ripeto non sono "la mia musica prima", la mia scelta nè credo saranno mai la musica del mio funerale.

Ma forse la musica è una sola, sotto il cielo stellato.

Appunto. La magia di quella sera si respirava nell'aria, tra vecchi fans e facce del rock ormai belle pulite e con le braccia e le schiene tatuate. Ecco, forse una frattura della storia è avvenuta quando è caduto il muro di Berlino; una seconda frattura è avvenuta con l'avvento di internet; una terza è avvenuta con l'uscita di Achtung Baby (tutte in 5 anni fateci caso)... e la quarta frattura enorme della storia è successa nel momento in cui i tatuaggi hanno smesso di essere brutti e fatti male e addosso a gente borderline .. e hanno cominciato ad apparire addosso a gente figa, e sempre più grandi e colorati. Quando lo fissiamo sto momento? Boh.. prima dei selfie di sicuro, prima del ritorno dei vinili forse, prima dell'avvento dei voli lowcost forse... vabbè un'altra volta fuori tema. I titoli li ho scritti all'inizio, stavolta, facile rientrare nei binari.

Insomma: una serata perfetta si ha solo con la combinazione di magie, quindi non solo un biglietto comprato per te da altri senza nemmeno esserne del tutto convinti. Alla serata perfetta occorrono i compagni di sempre e quelli nuovi. Occorrono le sigarette simpatiche, occorre un suono sorprendente, occorre un tramonto perfetto coi fuochi sulle città del cuore, occorre che uno sconosciuto ti regali due braccialetti per il pit quando nemmeno di pensavamo. Occorre che quell'uomo enorme sul palco moltiplichi le emozioni con una serie di cover fantastiche, così che tutti si sentano un pò più vicini, un pò più dentro alla serata, con i Pink Floyd ne catturi tanti, con Neil Young altrettanti, con Imagine di John Lennon li catturi proprio tutti.
E con una stella cometa proprio alla fine di quel pezzo, una stella così pazzesca che tutti pensiamo sia un effetto speciale per quanto sia perfetta e ancora alla fine ce lo domandiamo, ma no è davvero una stella come come forse non ne rivedremo più per il resto della nostra vita.. beh allora è davvero questa, la serata perfetta, dove commuoversi per un pezzo sconosciuto che però arriva dritto al profondo, e scava ancora. Voce e chitarra e pensieri e speranze, tutto insieme e tutto bello distinto.
Questo sarà per sempre il concerto della stella cometa alla fine di Imagine, che lo vogliate o no, fans della prima ora e gente un pò lì per caso. Ma sarà, anche questo per sempre, anche molto di più, in un modo che io con le parole certo non riesco a spiegare.

Sul fatto che siamo giovani perchè accumuliamo ci ho pensato il giorno dopo, impilando il biglietto del concerto e il braccialetto del pit sopra a tanti altri.

Una volta lessi un post bellissimo su un blog altrettanto meraviglioso, in cui si ragionava che la vecchiaia comincia per sottrazione: si perdono capelli, ricordi, altezza, poi anche di più, se si subiscono operazioni. Poi si perde contatto e si entra in un dimensione diversa, mano a mano.
Noi sabato abbiamo lavorato invece sul lato dell'accumulazione: un nuovo biglietto, un nuovo cantante da seguire aspettandone il ritorno, un nuovo ricordo da mettere alle spalle, una nuova idea di come le persone che hanno davvero qualcosa da dire, lo possano dire evolvendo, in modi nuovi, senza perdere magnetismo. Poi ho fatto pace con l'unica canzone che mi è sempre piaciuta dei Pearl Jam, Black, che alla fine del viaggio di sabato, con sola voce e chitarra, mi è sembrata più bella che mai e mi ha fatto ritrovare il ragazzino che aveva fatto altre scelte, ma che ora in armonia fa spazio a suoni vecchi che diventano nuovi, a ricordi un pò ruvidi che diventano veri. Chissà... agli U2 il 16 luglio nuove sentenze!

W la musica, viva le notti sotto le stelle.

martedì, luglio 05, 2016

Dreams Are Alive Tonite

Avrei mille e un post da scrivere, di cosa cazzo mi sia passato per la testa quando sono andato a Seul, o a New York, o di quando ho faticato una notte in bici, lungo il nostro fiume, o ancora di quando ho passato delle belle giornate con i bimbi e gli amici preferiti, ma i post del 2016 sono quelli che più picchiano sulla grancassa delle emozioni, quei pochi che sento più miei quest'anno ed ecco perchè ho scritto sul #dotellmymom e perchè scrivo oggi, dopo il concerto di Bruce Springsteen a Milano di ieri sera.
Era solo il mio sesto concerto, sono entrato in empatia con lui tanto tardi ma credo che in fondo non sia mai davvero così tardi, se poi le cose hanno il loro tempo di maturazione e ti trovi a tuo agio in quel divenire, in quella lentezza.

A me la musica piace, e tanto: mi piace soprattutto il suono elegante ed innovativo inglese, la natura tutta loro degli isolani di cambiare, modificare, innovare, industrializzare la musica. Ci ho speso un'intera gioventù e mille viaggi a Londra per questo, che se ne potranno anche andare dalla UE ma saranno sempre vicini al nostro cuore in fondo, perchè sono la colonna sonora dei nostri ricordi.
Il suono rock del Boss è qualcosa di diverso, sa di libertà jeans maglietta mano sporca d'olio di motore e zanzaroni nei campi del New Jersey. Un pò distante dal mio modo di essere, perchè occorre camminare a testa alta quando si ascolta quella musica e fare la faccia pulita di chi ha sempre la risposta giusta, mentre io spesso mi sono nascosto nei miei dubbi e ambiguità, e nella musica che raccontava questo.
Ci siamo annusati Bruce ed io per tanti anni dicevo, poi è scattato l'amore in una notte di uragano, subito dopo un terremoto che ci aveva reso così fragili ai sentimenti. Da allora l'innamoramento è diventato amore, fatto di incomprensioni e fasi alterne, notti appassionate e un pò di silenzi. Alcuni suoi album faccio ancora fatica ad ascoltarli, ma l'interesse covava forte e ho mano a mano studiato, chiesto al Ciccio che ne sapeva più di tutti, convinto Emma a mollare Ex Factor e fare un test, che in fondo il mondo si divide tra chi ama Springsteen, e chi non è mai stato a un suo concerto.

Stavolta a San Siro è stata magia pura, tra coreografie degne di un derby e 4 ore di salti in infradito a prato; tra scambi di macchine tra Rimini, Bologna Modena e Milano e tappi di bottiglia infilati nelle mutande; tra scambi di messaggi e foto ai gradoni di San Siro (perchè come dice Tracey Torne noi che abbiamo ricordi degli anni '80 siamo troppo vecchi per credere ai selfies); tra scambi di sguardi per indovinare il pezzo alla seconda nota e 14 brani di "The River", il disco che solo a 40 anni puoi compredere appieno e che, secondo le parole del Ciccio "rappresenta l'album per eccellenza del Boss su rapporti, amore, famiglia, genitori, figli, amicizia".
E allora tu cominci a crederci.
Credere che quella sciorinata al pianoforte sia l'inizio di NYC Serenade ma no, è Point Blank che conosci ma non bene ma la senti e dice:

.. you didn't answer when I called out your name, you just turned, and then you looked away.
Like just another stranger waiting to get blown away, Point Blank ...

e allora ha ragione la Stefi che la voleva così tanto, perche è stata una catarsi, e che quel pezzo vale la ballata più bella perchè ti tira fuori quel ricordo che volevi tenere lontano.
Poi succede che vado a prendere da bere, e decido di fare la strada più lunga fino al bar più lontano, e passare attraverso queste facce del popolo di Bruce, e parte Trapped.

In che album è questa, Ciccio? "No, nessun album, questa non l'ha mai editata ma è speciale, molto speciale" ma io parto che la sete mi divora e ho voglia di fare due passi in quel momento di calma.
Ma sbatto sulle facce del popolo di Bruce, e capisco in un lungo istante che sì, quella gente l'amerò per sempre. Il pezzo monta, sale e a un certo punto Bruce sputa fuori queste parole:

... now it seems like I've been playng your game way too long, and it seems the game I've played has made you strong.. Because I'm trapped OOooohh yeahh, I'm trapped, ooohh yeeeahh...

E quell'oooohh... beh cazzo sembra durare all'infinito, e la gente che attorno a me chiude gli occhi e lancia le braccia al cielo come a dichiararsi prigioniera, intrappolata. Allora mi fermo e scatto questa foto mentre nessuno ci fa caso, e d'un tratto un piccolo groppo in gola sale, mentre seguito a camminare.

Verso le torri delle luci c'è un plaid steso a terra e sopra sono coricati dei bimbi, avranno 5-6 anni, i genitori dietro che si muovono in sincrono abbracciati, un occhio ai figli e uno al palco mentre parte la terza ballad, The Promised Land.
"Stronzo!" penso, un'infilata del genere non ce la dovevi mandare, che scuote i tori una roba così ma ormai niente: ormai sono alla cassa e chiedo un'acqua e una coca e l'armonica parte e la troveremo mai noi la terra promessa, o moriremo a cercarla? C'ho sta domanda che rimbomba in testa mentre cerco i 5 euro.

Poi mi giro e, fermo per 10 secondi con le bottigliette in mano, tutto San Siro attorno a me, il palco nel suo splendore e un carico di vite tutt'attorno che sembrano un pò lì, un pò dallo psicanalista (il mio caro amico Fede dal pit, springsteeniano di ferro al trentesimo concerto, mi scriverà questo messaggio il giorno dopo "Sono morto, credo di avere espiato i miei peccati ieri. Ho ballato, cantato urlato e pianto. Grazie. Non ce n'è per nessuno, Bruce è il più grande di sempre") d'un tratto dalle casse esce:

... I've done my best to live the right way, I get up every morning and go to work each day
But your eyes go blind and your blood runs cold, Sometimes I feel so weak I just want to explode...

Poi riparte l'armonica e lì oramai mi sale anche a me, e sento che sto per esplodere anche io - e che va bene così e che dai che siamo arrivati fino a qui e tutto andrà bene e tutta quella roba lì, che tutta insieme non sai mica se fa male o bene - allora cerco un appoggio dove fermarmi e l'unico che trovo è la rampa dove ci sono i tizi in carrozzina, così coi gomiti poggiati sulle travi di legno alzo per un attimo lo sguardo e c'è questa ragazza con le braccia al cielo  e il culo inchiodato tra le ruote di ferro che si dimena con tutta sé stessa.. e allora mi mando a cagare e sospiro.In un'attimo perfetto mi appare tutto chiaro ed evidente. 

Sì, di concerti di Bruce ne abbiamo uno tutti i giorni, e la scaletta la decidiamo noi. 

Il ritorno da Ciccio Emma e gli altri è il più lento possibile, vorrei perdermi nelle vite degli altri con cui divido diverse gioie, sogni, rinunce, sfighe, amarezze, porte in faccia, apatia e musica. Perchè in fondo siamo un pò la musica che ascoltiamo e la musica è un pò quello che siamo. 
Finalmente un pò di pace entra dentro, attacca "Born in the USA" che è ora di saltare. 
Alla rabbia e alle recriminazioni, penseremo da domani.

mercoledì, settembre 23, 2015

Se davvero fosse una questione di soldi e tempo

Hola gente!

stamani mi sono svegliato e alla radio parlavano di soldi, costo della vita. Poi di lavoro, torna-si-stabilizza-ma-va-là non ce n'è e altre robe simili.
Poi al bar, una signora che parlava con altri due che hanno aumentato la retta dell'asilo, poi s'è rotta la macchina e boia che due maroni non ce la fa, che deve correre al lavoro via via che la stanno già aspettando, per portare a casa lo stipendio, che senza sarebbero rovinati.
Poi sento di amici, o amici di amici, che perdono il lavoro e per fortuna che il suo ragazzo ha un buon posto; di altri che una volta dicevano che l'equilibrio è tutto e ora fanno le 21 a lavorare tutti i giorni e poi si spendono tutto in weekend nei resort e quelle cose lì.
Poi ce ne sono altri ancora che gli dici "ci vediamo per un aperitivo"? e quello ti risponde "eeeh magari guarda ho una giornata tremenda, poi domani a Roma e poi giovedì a Londra in giornata e poi sabato mi sa che devo stare in casa che ho da recuperare le lezioni del master!!".
E magari c'è quell'altro che "il mio contratto di lavoro prevede 7 ore e 40 al giorno, perchè dovrei farne di più"?
Quello che sono due soci e si separano, e non sanno come andranno a finire.
Quelli che se gli chiedi "ma cosa farai nei prossimi anni" ti guardano come se gli avessi domandato dove ha seppellito il cadavere.
Quelli che "bisogna pur far qualcosa!", quelli che imperterriti inseguono il loro sogno anche se il presente è misero, quelle che hanno studiato un casino e poi finiscono col fare la mamma.

Insomma un pò un casino, gli equilibri di un tempo si sono del tutto perduti e direi che siamo molto lontani dal ritrovarne di nuovi.

La domanda che mi è venuta stamattina, mentre sorseggiavo il mio caffè, è la seguente: se tu, proprio tu che leggi, da domattina ricevessi esattamente lo stipendio che stai ricevendo ora ma così, come dicono quelli, di cittadinanza, cioè potendo rimanere a casa, cosa faresti? Immaginiamo che lo puoi ricevere, lo stipendio, solo se hai ufficialmente qualcosa su cui vuoi dedicarti.

Io organizzerei un gruppo, nel senso di una banda proprio (naturalmente prima dovrei imparare a suonare un minimo uno strumento, una chitarra direi) e suonerei, anzi proverei a suonare, tutti i giorni.

Poi farei in modo tale che quel bar diventasse anche il mio bar, dove chiamare i miei amici e commentare quella partita, quella ragazza e quella vacanza.

Andrei in barca a vela fino a diventare un vero marinaio, ma sempre in Sardegna o comunque nel Tirreno. Vivrei tra Emilia e Romagna, con frequenti viaggi a Londra, diviso tra i progetti sostenibili delle Serre dei Giardini di Kilowatt, quelli folli di Fabio e la sua crew di Rockin'1000, quelli miei raccolti sotto l'effige di Dromomania, perchè devi sempre avere tutta la strada davanti.

Di certo vedrei molte persone, passerei molto tempo con loro poichè per l'alchimia ci vuole tempo, e di persone con cui vorrei passare tanto tempo insieme ne conosco, sia da decenni che da pochi mesi o settimane. Organizzerei dei pranzi della domenica e delle cene tutti insieme, ecco.

Il tempo andrebbe stampato in tagli da 1 ora, una giornata, un weekend, una settimana e messo nel portafoglio, a fianco delle banconote.

Leggerei Infinite Jest di DFW, guarderei una lista lunga così di film che non riesco più a guardare.

Finirei quel progetto di Cyclica con il Mentor Achab.

Farei il PoletoPole dall'Alaska alla Terra del Fuoco con Cristiano e Niccolò.

Andrei a Buenos Aires per comprare una casettina, in cui stare un paio di mesi l'anno.

Farei un corso di pasticcere, un programma radio e forse un MBA. Incontrerei Baggio, Springsteen e Obama, anche Papa Francesco e Mujica.

Calcolando che anche tu, e tutti, avremmo un sacco di tempo disponibile, sono convinto che trasformeremmo il mondo in un posto infinitamente migliore. Basterebbero due anni, direi.

Il fatto è che sono convinto che, con tutto il tempo del mondo a disposizione, non è mica vero che il mondo si fermerebbe: molti non farebbero più un cazzo o al massimo andrebbero a correre al parco, molti altri farebbero più di adesso, liberando la loro fantasia repressa. Dite di no? In fondo, io mi son scritto sta roba solo per avere una bussola delle cose da fare, perchè lavoro o non lavoro, se vuoi fare le cose, il tempo lo trovi e le fai.

Infine, ascolterei musica, più musica tutto il giorno, fantasticando su quale concerto andare, cosa comprare.. tutte queste cose qua. Magari aprire un negozio di dischi, e se fosse oggi, il 23 settembre, suonare Springsteen tutto il giorno. Auguri Boss!

E tu, se da domani ti trovassi sul conto in banca il tuo stipendio senza lavorare, cosa faresti?


venerdì, dicembre 28, 2012

Il sud è diverso dl nord!

NOTA: anche questo post l'avevo impostato 2 mesi fa, lo finalizzo ora.. ri-vabbè.



Beh insomma una sera, durante il mio soggiorno a Las Vegas per la solita settimana della solita fiera, esco con quel grande anfitrione del nostro contatto a Chicago e con una selezionatissima rappresentanza del padiglione italiano.
Paolo e Antonio, più il loro socio Gennaro. Il nostro uomo a Chicago si chiama Pat, ma chiaramente è una copertura per l'originale Pasquale che spiega tutto. Puglia, Basilicata e Campania contro il piccolo emissario dell'Emilia Romagna: lo capite anche voi che non ci poteva essere partita, vero?

L'uomo a Chicago afferma di avere una voce di spesa, relativa alla trasferta, di 600 dollari per sole cene ancora immacolata e allora ci scegliamo il posto forse più fico di Sin City, una sorta di esoso ristorante di pesce della costiera amalfitana riprodotto all'interno della galleria del Wynn, con affacci su cascate artefatte, marmi ovunque e filodiffusione di classici  pezzi di musica italiana che dà il via alle chiacchere in attesa delle spigole, che mi buttano irrimediabilmente fuori dalla serata e dai ricordi degli altri astanti.


Vado a lavarmi le mani, e mentre esco parte davvero ineffabile la filodiffusione irradiata ovunque, delicata ma persistente: "Mare, mare" di Luca Carboni, subito seguita da "Più bella cosa" di Eros Ramazzotti. Ora, credeteci o no ma nel momento che io sto per tornare al tavolo, che tra l'altro è sotto una cabane meravigliosa, affacciata su una sorta di laghetto retroilluminato (una ambientazione da limonata du-ra!), realizzo che Antonio, Paolo, Gennaro e Pasquale stanno cantando, in coretto, senza alzare la voce ma con intonazione, eleganza, sorrisi e ritmo. Bravissimi!

E lì realizzo: il sud, gente mia, ovunque sia, è diverso dal nord.

Ora, io amo da morire la musica, per me no music no life. Ma seduto al tavolo di un ristorante chicchissimo e costosissimo, anche se permeato da quell'atmosfera di fintoitalia che solo Las Vegas sa trasmettere, beh io a quel tavolo con alcuni signori che non dico siano perfetti sconosciuti, ma quasi, di cantare non mi sarebbe mai passato per l'anticamera del cervello. Per loro, persone più aggraziate e sfacciate e sorridenti ed emozionali di me, è parso quasi inevitabile.

Sud - Nord, 1 a 0. 

Era il tema melodico che li aveva ben presto fatti scivolare nel cameratismo sanremistico e così aneddoti e sfoggio di conoscenze nel settore si sono presto sprecati: ho avuto modo di sentire nomi di cantanti - veri o mitologici - che mai avevo minimamente letto o conosciuto, nemmeno di sfuggita, prima di allora.

Sal da Vinci
Nunzio Gallo
Mino Reitano
(gente non vi perdete i contributi video, delle vere chicche!).

E giù di accenni di strofe canticchiate, ricordi di concerti visti, braccia piegate nel mimare le arrembanti note su di un ipotetico piano, e da lì alle frasi sempre più sfacciate il passo è brevissimo.

Io, forse nemmeno degno spettatore, ma sorridente comunque.
Parte Paolo (o Antonio, non ricordo): "Io a Mosca vado a mangiare solo al Grottino, perchè lì appena capiscono che siamo italiani,  mi cantano tutti "Lasciatemi cantare" di Toto Cutugno, na cosa ssstraordinaria! Mica italo/russi sono, sono russi proprio!! E cantano perfetti!"

Poi Gennaro rilancia: "Può piacere o non piacere, ma Ggiggi D'Alessio è un'icona della musica italiana soprattutto nel mondo! Non è possibile non conoscerlo proprio!! Se va Vasco a Mosca manco i cani ci vanno ad ascoltarlo!! Gggiggi è mondiale". E intanto, ci scofaniamo dalle trenette al pesto al fritto misto che pare di essere a Posillipo con il golfo davanti a noi.
E io che penso che sud e nord sono diversi, inevitabilmente diversi, e ogni tentativo di spiegare questa cosa dovrebbe passare qui adesso, e vedere come questi signori si ritrovino perfettamente sincronizzati, addirittura accalorati, attorno ad argomenti che qualunque mio amico ignorerebbe quasi con sprezzo, a meno che non si trattasse di Pink Floyd, Bruce Springsteen o gli Oasis. Stesso discorso vale per le donne.

Invece qui no, presto si arriva a parlare dei Negramaro che "oggi sono il solo gruppo italiano di tendenza nel paese!" (chissà cosa si intende, per tendenza!)

Ma la frase più bella la tira fuori Antonio, poco dopo: "In Italia ci sono alcune icone che non possono essere toccate mai:
Pippo Baudo
Maurizio Costanzo
Maria de Filippi
Il Papa.."

Ora ditemi voi come potevo anche solo pensare di entrare in discorsi del genere, eh? E chiaro: erano discorsi south exclusive!


Poi il discorso, tra una triglia e un tapis-rulant di cappesante, è scivolato sul fatto che oggi i fenomeni musicali ormai escono solo da programmi come Amici o XFactor.
"Da lì esce la cosa veramente!!", suggella Gennaro. E giù tutti a canticchiare la hit ventennale di Venditti, in filodiffusione lungo il Bartolotta.
Se pensate che la serata era partita con una discussione su ricambi e distribuzione indipendente nel mercato, e stupefacentemente scivolata poi verso "Amici" e i candidati all'edizione 2012 di XFactor, potete capire con che razza di soggetti abbia condiviso la cena!

Espertissimi, tra coppe piene di Greco di Tufo e trionfo di gelato in 24 gusti, sono andati avanti commentando le più piccole dinamiche che avvengono nel mondo della musica leggera italiana, soprattutto quella melodica prodotta da Napoli in giù. 

Altroché calcio e vacanze, questi sono arrivati a parlare con estrema leggerezza di gare di danza, assoli, timbri di voci e anche di tresche amorose tra alcuni dei protagonisti della scena musicale melodica italiana, con una naturalezza che ho sinceramente invidiato. Spettacolo!
Ora: ce li vedreste voi un gruppo di uomini del nord che si imbarca in una serata di disquisizioni su questi temi? Forse per le donne, almeno alcune, sarebbe una fortuna, ma sapete bene che ben difficilmente sarà  così, dalla linea gotica in su. Siamo del nord, abbiamo perso da tempo la grazia!

Tra un commento sulla liason tra Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo e un battibecco sulle presunte doti canore di Arisa, si arriva al conto che arricchisce di cliché terrone la sera: abbiamo clamorosamente esagerato e così il check dice 1500 dollari in 5, e 300 di mancia, naturalmente.
Pasquale si adombra, mentre ricorda che la sua diaria era di 600 (già clamorosa..), ma gli altri sono troppo intenti a cantare Mediterraneo di Mango, fingendo addirittura di suonare i diversi strumenti in una accennata jam session virtuale, per tenergli un pò di attenzione..

Niente da fare: il sud è diverso dal nord!


Vabbè, so che le suggestioni musicali in questo post sono travolgenti, ma personalmente penso che seguiterò con la mia personale monografia di questi ultimi mesi, una delle scoperte belle del 2012 per me. 

Untuuculo l'agenda Monti, ciò che conta è il tour del Boss, altrochè!

venerdì, ottobre 12, 2012

L'inerzia di una lunga estate


Si fa fatica a riassumere in un post tutto quanto mi è accaduto in questi ultimi 3 mesi esatti, ma non ho altra scelta che fare così. 
Troppo correlate le cose, troppo comune il destino, troppo coglione io a non volermi mettere lì a scrivere 10 minuti trascinato da impressioni fresche.
Ma non posso impedirmelo ora, che una sera di pioggia mi ricorda quanto sia ormai chiuso anche questo paragrafo della mia vita.

Tornavo da Londra il 12 luglio, torno da Istanbul il 12 ottobre. In mezzo pochi voli, tante storie, tante notti in giro, tanta strada a piedi, per mare, nei film, nei fondi dei bicchieri, nelle parole languide, nelle cene, nei confronti in famiglia.

Il dr. Pirani ed io abbiamo percorso a piedi la Bologna-Firenze, ma un po' a modo nostro. L'obiettivo per noi non era infatti tanto allenare il corpo, ma tenere un "consiglio di amministrazione" delle nostre esistenze in un luogo aperto, nostro, fecondo per un confronto che scavasse oltre la superficie e soprattutto ideale affinché nessuno ci rompesse le palle! Ne sono usciti 3 giorni strampalati, chiacchierati e sudati: i treni locali e i sentieri con le palle gialle hanno riempito le giornate, e noi ci siamo sentiti pellegrini della democrazia e cavalieri del nostro futuro, con le tante parole che ci siamo scambiati brandeggiate come armi.
Dal destino della bellona della terza liceo alle valutazioni sull'attuale Governo tecnico, dall'amico fuggito in Finlandia alle teorie sulla decrescita sempre decantate da pensatori prezzolati e canuti, nulla è stato risparmiato dalle nostre analisi. Nemmeno il futuro dell'economia mondiale, le nuove dinamiche di interazione sociale che si stanno affacciando e quanto H&M abbia fatto la fortuna degli adolescenti di oggi rispetto ai nostri tempi, che i loro capi a buon mercato di fabbricazione vietnamita fanno vamp e spesso maiale le loro compagne di classe, rispetto alle nostre che vestivano con jeans castigati, maglie a girocollo e camicette abbottonate fino al collo.
Le conseguenze, noi, le possiamo solo immaginare.

Camminando per un weekend abbiamo scoperto come l'Italia sia bella, ma la Toscana di più. Abbiamo capito che l'Italia, o per lo meno buona parte del suo decoro, sia retto sul lavoro appassionato e disinteressato dei settantenni, che si svegliano all'alba di sabato e si mettono a sfalciare una siepe lungo il margine di una strada provinciale, perché così "non sta bene", mentre la generazione delle quarantenni amaramente "sogna il posto sicuro, magari alle ferrovie" lasciandoci perplessi se non amareggiati, visto che lavora come receptionist all'alberghetto di famiglia e potrebbe farlo con molta più passione, volendolo.
Abbiamo capito che sarà sempre più dura analizzare e indicare percorsi, sarà sempre più inevitabile affidarci al nostro sesto senso, nelle prossime sfide della nostra vita.
Abbiamo condiviso il piacere di stare insieme, parlandoci addosso dalla mattina presto fino alla notte sul letto e con la bolla al naso, ci siamo interrogati sul perché non vi sia alcun cameriere italiano a servire ai tavoli in piazza della Signoria e di come questo sia un controsenso, visto quanto meravigliosa sarebbe la sua "sede di lavoro", abbiamo convenuto che l'avanguardia non esiste più nella musica, nel cinema, nelle arti e nemmeno nel modo di fare impresa in Italia, ma chi l'ha vissuta s'è goduto davvero un gran bel periodo. Abbiamo convenuto che ci attende un futuro felice forse, di decrescita sicuro. Come lo affronteremo, non possiamo deciderlo da soli ma possiamo prepararci il campo. Abbiamo invidiato per qualche secondo chi ha fatto scelte diverse dalle nostre, ma ci siamo anche detti che esiste il modo di rilanciarsi, basta smettere di seguire qualunque trend della massa e fermarsi a capire quel che davvero si vuole per sè. Mi è piaciuto tantissimo, quella "Via degli Dei" e la compagnia con cui l'ho intrapresa e credo davvero che lo ripeterò in futuro, ogni qual volta saró dinanzi a importanti scelte nella vita.
Lo consiglio appassionatamente a chiunque abbia un amico con cui davvero non si stanca mai di parlare, specialmente se non lo si vede da un po'. Credo che anche il Camino di Santiago in fondo lo abbiano rilanciato per lo stesso motivo, al di là del marketing religioso.

Poi, la barca in Sardegna, ad Agosto. Omar ha curato il 90% dell'organizzazione,anzi facciamo il 100% per quel che mi riguarda, e non posso che ringraziarlo infinitamente.
Passare 8 giorni a strettissimo contatto con altre persone, specie se per buona parte sconosciute, mette a confronto sopratutto con sé stessi, il proprio equilibro e la propria curiosità.
Sono stato, ancora una volta, fortunato.
Ho speso 8 giorni in mezzo al meraviglioso mare della Sardegna, mi sono definitivamente innamorato della vela, ho conosciuto compagni di barca piacevoli con i quali ancora mi scambio messaggi e saluti, ho messo ancor una volta sotto la lente della relatività le mie paure, voglie, convinzioni. Monica è l'immagine dell'umiltà e della bontà, pronta sempre a dare una mano in cambusa, a stringere amicizia o a raccontati le sue avventure, è una tipa che potrebbe tirarsela molto di più dato quello che fa, le scelte di passare dalla provincia alla metropoli e tutto il resto. Ci siamo ritrovati l'ultimo pomeriggio a confessarci molto di noi, e questo fa bene soprattutto se lo fai con qualcuno con cui senti di condividere certe visioni o esperienze.
Amira è libanese, ha vissuto a New York ed è urbanista. Lei è l'emblema della forza e del travaglio del medioriente. Mi racconta dai suoi parenti ad Aleppo ma allo stesso tempo mi dice che lavora per mega progetti a Dubai o in Barhein, che dopo la conclusione della sua storia d'amore forse è pronta a tornare a vivere a New York, e di come non sia poi così diverso vivere in Libano o in Italia. È una ragazza bellissima, con i tipici tratti mediorientali, ma al contempo è molto alla mano, sorridente, travagliata e sempre al telefono. È una roba strana dare e prendere da lei, starci a contatto. Ma certamente è piacevole, e benedico questa vacanza che mi ha estraniato dal mio mondo per aprirmene momentaneamente uno nuovo e altrettanto attraente, con le stelle la notte a facilitare il tutto, fosse una serata alcoolica finita in discoteca alle 7 o il gioco del "would you rather".
Omar è Omar, non c'è bisogno di raccontarlo. Più che altro, c'è bisogno di vivergli accanto per un po', per studiarlo e carpirne qualche segreto se possibile. Per questo sono finito a vivere a casa sua! Una delle scoperte più belle della vacanza in barca, è stata nuova buona musica: da Angus&Julia Stone a Corinne Bailey Rae, grazie a quello strumento divino che risponde al nome di IPad di Monica. Una settimana così bella e fuori dal mondo che se ci penso, mi vengono ancora i lacrimoni. E che vuota, la Sardegna! Impressionante il calo di turisti.

E poi i giorni in Toscana per il Palio, le giornate in Romagna a vedere un'amica speciale, la più amica di tutte le amiche con questa sua nuova silhouette e quel sorriso speciale, splendente. Un altro giorno a cercare di conoscersi con un'altra persona, anche se pare che le cose stiano andando per il verso sbagliato, ma qui vado fuori tema.

Una brutta influenza estiva mi ha fatto saltare Mosca, poi il lavoro mi ha portato a Francoforte, una mia collega ed amica s'è sposata ed è stata una sensazione bella conoscere il suo mondo così perbene e pulito, sveglio e un po' fuori tempo. Ho conosciuto una tipa bellissima.

Poi il matrimonio in Sicilia di Mirko e Lisa che mi ha occupato le notti nelle settimane precedenti per il regalo, ma ho ancora qui sotto pelle la gioia pura delle loro emozioni ascoltando il file, forse una delle poche cose che so davvero fare, mixare suoni, parole e sensazioni e tradurre in qualcosa da assimilare attraverso le orecchie. Per questo non ho ancora abbandonato - pur tra mille complicazioni - il progetto del nuovo programma radio: capito Zuck? 
Spero di aver fatto centro, anzi ne sono convinto. Perché quel matrimonio di due cari amici è stato davvero speciale, con tanto amore preso e dato, il fruscio delle giornate e delle persone speciali tutt'intorno, il leggero malessere a pensare come sia dura vivere il loro contatto, ora che sono lontani per lavoro. È stato l'apice dell'estate per me, un po ritardata ma certamente meritata.

Poi un pomeriggio, solo in casa dei miei, sono tornato a urlare come un ragazzino per un gol della Fiorentina, che non so neanche io il perché, ma sono stati 10 secondi puri e bellissimi.

Un altro giorno mi sono ritrovato all'autogrill, qualche bustina di zucchero in mano con sopra scritte quelle brevi "storie di caffè", il progetto di storifying marketing della famosa azienda, le ho gettate sul sedile del passeggero e sono andate a coprire la copertina di un CD lasciando libera solo l'immagine al centro, il sorriso spettinato del Boss Bruce Springsteen, che soddisfatto appare sul retro del primo album. In 3 secondi avevo dieci idee perfette nella testa, svanite in altrettanti 3 secondi. Come sempre. Un momento perfetto, è sempre un momento. Tipping point? E chi lo sa.

Ci sarebbero mille altre storie, aneddoti, sensazioni, umori, viaggi in auto di notte da raccontare, ma credo che basti così. Come l'estate di 4 anni fa, c'è stato di mezzo un viaggio via terra fino alla Trinacria (perché, per far sí che questo matrimonio rimanesse impresso nella mente, ho deciso di accompagnare Argio nella lunga discesa via treno più traghetto Napoli-Catania, e giuro che mai scelta fu più azzeccata, nel momento in cui si attraversa lo stretto all'alba tra il luccichio del faro e le nubi in formazione a pelo dell'acqua, tutto passa in secondo piano).
Allo stesso tempo, si vede che il tempo è passato: amiche che mi aspettavano a braccia aperte ora si occupano delle loro splendide figlie, Zorz non è più sempre presente ma spesso rapito dalla fidanzata calorosa e sanguigna, facce del tutto sconosciute mi sono diventate note al punto da passare con loro la maggior parte del mio tempo, nuovi hobbies e passioni sono entrati nella mia vita, altri sono usciti, sostanzialmente non ho ancora imparato a far pace con i miei incubi, ma non demordo.

Ancora non riesco a vedere un film, specialmente se sono solo. Fatico a leggere un libro, scavo nelle vita degli altri senza sapere cosa cercare. 
Mi sveglio sempre allegro la mattina, e il pensiero va sempre, sempre a una persona.. ok spesso persone diverse ma persone, mai cose. Sono sempre più allergico alle cose anche se non riesco a rinunciarvi. 
Credo che l'amore sia un sentimento diffuso.

Alzare lo sguardo di 5 gradi, rispondere tra sé e sé a 5 domande puó cambiare la visione del mondo: allora, occorre cominciare subito.

Accanto alle liste delle cose da fare, penso che mi metterò a scrivere quella delle cose fatte, che non è poi così corta.