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martedì, gennaio 29, 2013

Blue monday

Quelli che al lunedì mettono delle firme.

Quelli che al lunedì ti sembrano tutti meglio di te, tutti ti guardano negli occhi e abbassi lo sguardo  non sai nemmeno tu il perchè ma sai solo che torneresti a letto.
Quelli che al lunedì si accorgono che la "to do list" del weekend è rimasta lì sul tavolo, immacolata.
Quelli che mettono in affitto il loro appartamento, e ne affittano un altro.
Quelli che a loro basta un sorriso e un ammiccamento, si innamorano di un momento e si fanno un film di una vita nella testa.

Quelli che alla domenica sera ti danno una notizia amarissima, con un mezzo sorriso anestetizzato e non sai nemmeno essere triste come dovresti.
Quelli che ti capiscono solo dalla piega che prende la tua testa, mentre pensi ad un luogo in cui sei stato.

Quelli che vanno a Parigi per lavoro e rimangono per il weekend, poi a Roma, e tengono il muso e lo sanno che sono degli sfigati.
Quelli che non se lo ricordano più, specie al lunedì, che se non ci provi non lo saprai mai.

Quelli che fanno conversazioni notturne via chat con persone che non conosceranno mai di persona, che magari quella con la foto da adolescente è un ciccione statunitense.
Quelli che lo prendono nei denti e non lo meritano, ma a testa alta dopo dieci secondi sono lì che sorridono e guardano alla prossima sfida, qualunque essa sia.

Quelli che dicono che abbiamo un problema, anche quando arriva un cliente nuovo l'approccio è sempre quello di dover affrontare un nuovo problema.
Quelle che arrivano e non dicono una parola, poi ti chiedono se ci sono problemi.
Lei, con cui vai a mangiare al greco, ci parli tutta sera e sei felice.

Quelli che scoprono nuova musica tutte le settimane.
Quelli che non riescono più a leggere un libro, a vedere un film, ma continuano a provarci.
Quelli che la domenica sera ha senso solo se la si passa a chiaccherare sul divano con gli amici di sempre.

Quelli che non sanno se andranno a votare, se saranno in Italia, se hanno la tessera elettorale.
Quelli che sembra che abbiano della gran confusione intesta, ma basta che si fermino un minuto e ritrovano subito la direzione precisa, al grado.
Quelle che ti scrivono delle lettere dall'altro capo del mondo per dirti che è un privilegio conoscerti.

Quelli che escono dalla loro comfort zone, lottano e si mettono in gioco, cadono o godono.
Quelli che se lo dimenticano che sono prima uomini poi impiegati, viaggiatori, segaioli. E lo specchio sarà sempre lì inesorabile a fare tic-tic.
Tu, che le cose arrivano anche se stai fermo.


Quelli che sono sempre stati padri e madri, anche se non lo saranno mai.
E tutto il resto perde il senso, e il lunedì diventa blue. Forza ragazzi, vi sono vicino.

martedì, maggio 01, 2012

Quanto ti manca

... tratto dalla pagina facebook del programma "Voi siete qui", su Radio24: "La speranza di vita alla nascita in Italia è di 79 anni per gli uomini e di 84 per le donne. Queste sono le stime fornite dall’Istat, l'Istituto nazionale di statistica.

Quanti anni avete? In base a questi dati, quanti anni vi rimangono?

Ma soprattutto: quanti anni vi servono per realizzare ancora le cose che volete fare e non avete ancora fatto?"


.. ed ecco che ci provo.. 

Mi mancano 42 anni: il tempo per fare due figli, cambiare 3 volte lavoro in settori completamente diversi, girare il mondo via terra a sud dell'equatore, leggere Infinite Jest, vincere un pò di volte contro la Juve, diciamo vincere almeno uno scudetto. Farmi qualche migliaio di conversazioni col dottor Pirani, ascoltare almeno altre 5 volte dal vivo Noel Gallagher, scrivere la sceneggiatura di un film, baciare almeno 4-5 volte ancora delle sconosciute, drogarmi con consapevolezza, camminare da solo nella notte in mille centri città, leggere qualche migliaia di "Navi in Bottiglia" di Romagnoli, vedere vincere la sinistra, dirle "ti abramo" e vederla scoppiare in una risata cristallina, aprire una partita iva e creare un posto di lavoro, ritrovarmi a urlare con trasporto ".. un fiume scorre su un divano di pelle, ma chi erano mai questi Beatles!", 
organizzare una vacanza in barca a vela in qualità di comandante, correre una maratona, respirare l'odore dei tigli come in questi giorni alcune altre migliaia di volte, andare allo stadio col mio babbo sperando in una bella vittoria, riconoscere un mentore e venire da lui ricambiato, bere un Gin&Tonic con Richi dove vuole lui, passare la notte a parlare con Aurore, rubare in un supermercato ancora un'altra volta, incontrarmi con Vitto e MIrko alla reunion degli Oasis, mangiare i cappellacci al Riva Cucina di Berkeley, baciare il collo della Frenci sotto il tramonto di Firenze come nei sogni di ragazzo, scrivere un post al bar dell'Orsa aspettando di raggiungere Pippo a Piazza del Campo, ascoltare i prossimi 100 spettacoli di Marco Paolini, recitare una scena come dio comanda sotto l'occhio apprensivo e severo della Frab, vivere alcuni anni senza auto, completare il tragitto "Ushuaia-Vancouver" con Cristiano e Niccolò, sorridere a mia mamma che mi chiede se ho una sorpresa per lei, vivere ancora cento sere improvvisate senza piano e sognanti, andare a Londra con Vitto a dissertare dell'impossibile, fare il Camino di Santiago, rivedere il Boca Junior alla Bombonera. 
Andare ad una trasferta europea della Fiorentina con Stefanenko e Fulvio e ritrovarsi a parlare del senso della vita andando allo stadio, giocare a calcio sotto la pioggia alcune centinaia di volte, conoscere almeno 2-3 persone che diventino miei amici per la pelle, partire con i soccorsi volontari subito dopo una grave calamità, ascoltare almeno altre 1000 volte "The dark side of the moon", realizzare un programma radio su network nazionale magari con Zuck, imparare a cucinare il pesce, offrire il giusto tempo alle persone che se lo meritano, fare una foto con Baggio, fare l'autostop fino a Lisbona, convivere con le malattie, andare al matrimonio dell'Elisa, imparare a nuotare a rana, assistere ad un intero Festival del Cinema di Venezia dal primo all'ultimo giorno, imparare a memoria tutte le battute di "C'era una volta in America", andare almeno 3 volte al Glastombury Festival, fare il barista, imparare il portoghese, vivere un pò all'estero e contribuire davvero a rendere il mio paese un gran bel posto in cui viverci.

E tu? Te la senti di affrontare la "lista delle cose da fare"?



mercoledì, dicembre 28, 2011

L'Impero di Mezzo, "questa cosa qua" e quello di cui hanno bisogno le donne

E poi viene il momento che vai a Shanghai.


Che era una delle due sole città che mi ero "inventato" lungo il frenetico percorso di "Dromomania", e infatti era uscita proprio male.


Chi parla di "paesi" emergenti, di "BRIC", di "pericolo giallo" mica mai c'è stato, di solito.


Chi c'è stato invece, dice "Shanghai", "Pechino", "Guanzhou" e cioè città, luoghi fisici precisi; al massimo regioni o aree produttive. Perché la Cina è un concetto troppo ampio per essere spiegato: meglio parlare di qualcosa di più piccolo, comunque incomprensibile, decisamente inevitabile se vorremo - noi fragili europei - garantirci uno spazietto, nel futuro mondo del benessere.
Quindi meglio affidarsi a chi ci vive, a Shanghai. A chi lavora a stretto contatto, giorno dopo giorno, con i cinesi e che quindi ha afferrato almeno in parte i costumi, le abitudini.


Alessandro. 
Che è un pò il mio "Ambasciatore nelle terre d'Oriente", o forse addirittura il "Ministro per il Commercio Estero" del mio personalissimo governo, di cui un'altra volta scriverò.


Alessandro, dicevo. Lui è là, io viaggio. 
Allora, faccio in modo di andare là a visitare una fiera, di quelle fatte bene dai tedeschi, che non siamo nemmeno in grado di imitare, noi italiani della fine 2011, con lo spread a 500 che forse, dicono i più incoscienti, magari si rivela addirittura un vantaggio tanto l'interesse è all'8%, e l'Italia mica fallirà. 
Lui mi ospita, casa sua diventa il mio albergo a Shanghai. Vivo per 6 giorni nella sua vita, e decisamente, mi piace.


Shanghai è un rullo compressore in azione, punta di diamante di quel sistema non efficiente ma sicuramente efficace che è la Cina. Credo che mia madre, così come la madre di Alessandro, non riuscirebbero a sopravvivergli nemmeno per un weekend. Ti sovrasta con i suoi flussi, con l'assenza di ogni forma di natura e grazia, con l'equilibrismo di progetti senza programmi urbani, con la necessaria maleducazione dei suoi cittadini.


Che sono in primo luogo bruttini. Cioè bruttissimi. E ti spieghi perchè certe giovani cinesine si rivelino così disponibili all'approccio anche nei brevi spostamenti in metropolitana: lo charme, anzi meno, il buon senso nelle relazioni umane non si può ancora impiantare sottopelle.


Però qui vivono tanti giovani expat, e l'atmosfera è decisamente elettrica. Ok Alessandro mette in guardia sul fatto che i più grandi affari sono già sulla via dell'esaurimento e che il sistema di sviluppo metropolitano e nazionale potrà autoalimentarsi ancora soltanto con un tasso di crescita del 7%, che verrà messo a rischio nella previsioni sul 2012.


Però chissenefrega: qui c'è il senso delle opportunità a un palmo, tra bimbi che pisciano allegramente a 5 metri dalle vetrine di Louis Vuitton e canuti settantenni che devolvono le proprie giornate alla gestione dei flussi pedonali lungo le arterie urbane, grandi o piccole che siano, come se i semafori da soli non fossero un avvertimento sufficiente. 


Ci sono i tedeschi che qui hanno venduto tecnologia; americani che garantiscono la partita di giro tra produzione locale e consumo in patria, finché qualcuno azionerà l'invertitore di fase. Ci sono i francesi che hanno posizionato il loro modello distributivo e spruzzato un pò di allure per le loro destinazioni turistiche; inglesi e olandesi che qui ci commerciano da secoli. Ci sono spagnoli che l'hanno capito da un pezzo che senza lavoro anche la gaudente madrepatria può essere tagliente come una lama.
E poi ci sono gli italiani, con le loro caratteristiche inconfondibili e gli occhi che si muovono veloci: sono isolati, rumorosi, eleganti, geniali, arruffoni, arroganti, in ritardo, ammirati, spesso troppo vecchi per poter gestire la mole di stimoli che li colpisce quotidianamente quando sono qui. Ma ci sono, Alessandro con loro. E io con lui, per qualche giorno.


Invito tutti ad andare a Shanghai e a parlare con qualcuno degli expat che ci vivono: allora comprenderete in un attimo tutto ciò che io non riesco a spiegare qui a parole. Quelle espressioni smart, quell'accozzaglia di inglese "mondializzato" e di metalinguaggi che riunisce attorno ad un tavolo ragazzi delle più disparate nazionalità, accorsi qui a gestire la finanza o importare capi di moda, creare una rete distributiva o ampliare il business di una web agency con clienti dall'altro capo del mondo. Contatti veloci che però lasciano il segno, mentre sorseggio Martini nei bar alla moda di fronte allo skyline di Pudong, che Philip Dick quando scrisse "Do Androids dream of electric sheep?" pensava proprio a questo.


La voglia di fare che pervade gli uffici, quelle strade e quei ristoranti inevitabilmente affascina la gente irrequieta come me, per una settimana estraniata dalle dolorose immobili quotidianità, e spinge fino a fantasticare di un breve trasferimento, 1 o 2 anni, prima di cedere all'inevitabilità di una famiglia, ma anche no perchè queste sono chances che non prevedibili. 


Apprendo che Shanghai è inquinata ma accessibile, senza parchi degni di questo nome ma con una metro così maestosa ed efficiente come in Europa non ne vedremo mai.
Realizzo che a Shanghai il costo del lavoro sta salendo (3000 RMB un impiegato) ma per un dipendente in un'agenzia viaggi fare proposte via email alle 22 è normale. Che ne pensano i nostri fautori delle tutele tout court? E ve lo dice uno di sinistra: le email fendono il mondo da un continente all'anno in un secondo, meditate!

Poi comprendo come Shanghai, in relazione alla dimensione, sia un luogo sicurissimo. Certo, mille volte meno affascinante di Buenos Aires o meno ricco di sventolone dalle cosce chilometriche come a San Paolo, però questo è un dato molto importante.



Poi, nei miei brevi spostamenti in metro pigiato a parecchi musi gialli, ho riflettuto sul fatto che a Shanghai ci vivano almeno un milione di expat secondo stime grezze: infatti ne avevo sempre uno a portata di sguardo, anche lui pigiato ad altri piccoletti. Tutti invariabilmente a smanettare con lo smartphone: eccerto, via VPN aggirano regime e utilizzano fb, twitter e youtube: mica per la rivoluzione, semplicemente per alimentare il contatto con i propri cari lontani 9 fusi orari, o più.

Ripensandoci, davvero non sono riuscito a capire come il "comunismo di mercato" possa trionfare in quella maniera: sperequazioni sociali clamorose, con alcuni che trascinano carretti carichi di legna mentre qualcun altro gli sgasa a fianco dall'alto del suo SUV tedesco. Se non ci si ricorda più quali fossero gli status symbol negli anni dell'arricchimento, ad esempio in Italia negli anni '80, beh quì si possono rinfrescare le idee per benino.. i gioielli, le auto, le case e tutto ciò che costa carissimo!
D'altronde, non sono nemmeno riuscito a spiegarmi se gli shanghaiani siano villani poiché troppi, o troppi poiché villani..

Mi sono ritrovato a pensare a questa energia enorme che emana la città e ho immaginato cosa potessero essere NY o Londra nei tempi d'oro, in cui anche loro l'avevano. Anzi proprio loro, che questa energia l'hanno inventata e senza di essa non potrebbero esistere.


Poi, altri pensieri in libertà che per 5 secondi o 5 minuti mi hanno occupato la testa, in questa epilessia di informazioni e di sensazioni che una visita alle metropoli cinesi oggi provoca: la VolksWagen domina nelle auto, e presto saremo invasi da brand di elettronica a marca cinese, sospinti dalla richiesta interna.
Lo stupore delle chiacchere con sconosciuti in metro lascia sempre con belle sensazioni addosso, e altra voglia di fare.
La vita delle ragazze expat pare essere piuttosto dura: l'offerta è molto ampia e ribassista!

Mi sono sentito apostrofare con sonori "dai! fatti un periodo qua!" da almeno 3 persone, appena conosciute in cene di gruppo, come se fosse una cazzata. Loro, sempre sorridenti e un tantino irriverenti verso ciò che si erano lasciati dietro.

Cose che ho visto: la pubblicità sull'utilizzo degli smartphone a favore della Realtà Aumentata o (Augmented Reality) sugli schermi interattivi della metro, e numerosi touchscreen interattivi al Shanghai New Exhibition Center.
Tutto ciò mi ha confermato ancora una volta come quello non sia un paese in crescita, ma il centro del mondo in divenire. Con queste applicazioni noi al massimo ci giochiamo, e i marketing managers sghignazzano al pensiero di utilizzarli per fare business: là sono in marcia, e questa è esattamente una corsa. 


A Shanghai ho amaramente dedotto che siamo già poveri, Italia e buona parte d'Europa. Nella prossima generazione l'epicentro sarà tutto sul Pacifico, con buona pace dei figli dei miei amici che dovranno armarsi di pazienza e tanta voglia di viaggiare. 
E fra 10 anni, dove sarò io? Nella migliore delle ipotesi ancora impegnato a salire sugli aerei tutti i mesi, perchè sarà inevitabile e perchè ogni viaggio porta esperienze e sensazioni che nessun libro, video o app potrà mai sostituire, ma il sol fatto di saperli utilizzare li fa meglio comprendere.




In quei giorni conosco, tra gli amici di Ale, una producer di CNBC e una giovane italiana che ha aperto il primo ufficio in Cina di un'azienda italiana di strumenti optometrici, le famose multinazionali tascabili di estrema nicchia che ancora ci tengono a galla. 
La vita della producer, di Singapore, è di qualità, tra viaggi e press day all'ambasciata USA, ma pur sempre una vita da controllata. L'italiana si da un sacco da fare, con ritmi di lavoro intensi e un quotidiano elettrico di progetti senza storico.


Due persone brillanti, intelligenti e molto, molto stimolanti. Finisco con l'andare a cena con loro e alla fine non rincasiamo prima delle due. All'inizio della serata avevo chiesto all'italiana quale fosse la cosa, in assoluto, che più stava amando di questa sua esperienza che l'aveva sradicata dalla provincia mantovana e catapultata tra le vie della french concession, e lei aveva titubato nel rispondere.


Finiamo in un fantastico ristorante spagnolo e la serata si rivela decisamente interessante, di quelle incui viene spontaneo fare domande, anche le più indagatrici, perchè non si vede l'ora di sentire le risposte e poterle confrontare con il proprio mindset. Spaziamo dalla geopolitica alla cucina, dai luoghi di villeggiatura alla musica, dai diritti umani alle relazioni di coppia. Bello, raro. Ed è giusto che sia così: serate del genere occorre andarsele a cercare dall'altro capo del mondo.
Ad un tratto l'italiana mi afferra un polso e con il suo sguardo ironico e l'espressione soddisfatta mi fa: "Ecco, questa cosa qua! Mi avevi forse chiesto la cosa che più di ogni altra amo vivendo qui? Eccola! E' questo, le serate come questa, avere la possibilità di mettere tutto ciò in cui credo in discussione perchè mi ritrovo a parlare con persone così interessanti, con background e visioni del mondo così diverse. E gli stimoli che scaturiscono. C'è forse qualcosa di meglio? Per avere questo, ben sopporto tutto ciò che non mi piace!". 
Limpido, incontestabile. Raramente sono stato più d'accordo che con questa affermazione.


Ma la serata non era finita, e così approfondendo l'inesplicabile tema delle relazioni tra gli uomini (che vengono da Marte!) e le donne (che, oh certo!, sono di Venere!!) ed essendo in minoranza, decido che è giunto il momento di attaccare, per potersi difendere. 
"Sentite voi, con amori intercontinentali e desideri di affermazione: me lo volete dire cosa vogliono davvero le donne?!".
A seguire, dopo una fragorosa e infinita risata amplificata dalle coppe di prosecco che teniamo tra le mani, ne sento  davvero di ironiche, affascinanti, corrosive teorie, mentre ci allunghiamo comodi sui divani al piano superiore. 


"Le donne donne vogliono uomini che risolvano il problema, o che almeno diano l'impressione di saperlo fare!", questo il riassunto delle loro risposte.


"Ma guarda che lo sappiamo, che le donne inventano problemi già risolti, per il solo gusto di farci credere che siamo stati noi a farlo: tutto parte da voi!!", e mentre pago il conto, mi conquisto l'ultimo applauso della serata.. alè!


"Count on your blessing my dear!" mi dice una sconosciuta mentre salgo sull'aereo. Macchè, è la mia vicina di posto, 12G. Ha un sorriso bellissimo, un pò di lentiggini e un viso furbo. Mi fa l'occhiolino, poi si gira dall'altra parte. E a me viene una gran voglia di conoscerla, questa straniera della business class. 
Forse tutte queste letture saranno inutili, stavolta. Davvero.

martedì, agosto 30, 2011

C'è così tanto da fare

Basterebbero dieci minuti per scriverlo, sto post.
Ma c'è così tanto da fare..

C'è da sfogliare tutta la pila di riviste, quotidiani e stampe di articoli raccolti su internet appoggiate su quel ripiano, poi ritagliarli, metterli in un folder, e magari non leggerli mai. C'è da leggere quel fondo sull'ipad, e quel commento su yelp. Il futuro è nel palmo di una mano.

C'è da ripassare l'inglese, leggere il Paìs, ogni tanto. E' davvero l'ora di studiare il francese, che quello sarà il passacondotto per una vecchiaia più onorevole. Parabéns, non devo dimenticarmi del brasiliano!! Nel 2014 c'è da vivere i mondiali e il mondo in ascesa, là.

C'è da visitare tutto il mondo.. c'è da andare in Thailandia e in Provenza, alle Fiji e alle terme, in Mongolia con un'ambulanza e a vela nell'Oceano indiano. C'è da starsene un pò a casa. C'è da capire dov'è la casa, se può avere le ruotine sotto.

C'è da fare una famiglia, figli. Oppure no, c'è da restare solo. C'è da vivere in comunità. C'è da condividere la vita con una persona che non consideravo minimamente, e non mi accorgevo di come fosse meravigliosa.

C'è da diventare un timoniere, o almeno un prodiere. C'è da ricominciare a guadagnare spigliatezza, riprendere l'hobby del teatro, o almeno dell'improvvisazione creativa. C'è da imparare a scrivere creativamente ma con metodo.
C'è da imparare per arrivare a perdere una regata, abbozzare 4 accordi di chitarra, allenare i bambini allo sport. Voglio imparare a cucinare nel retro del Riva Cucina, così perfeziono anche l'inglese; 6 mesi potranno bastare.

C'è da conoscere la prossima persona con cui entrerò in empatia, la prossima ragazza che mi farà sobbalzare, la prossima scoperta sensazionale. C'è da guardare negli occhi la persona che mi salverà la vita, o magari quella a cui la salverò io.

C'è da scrivere il nuovo programma per Radio Fujiko. Magari sarà un successo: mollerò il lavoro e diventerò un curatore e autore di programmi radiofonici e televisivi. Scriverò libri e sarò invitato alle conferenze.
Invece, magari non riuscirò nemmeno a scrivere la prossima prima puntata: la fantasia va coltivata con altra fantasia, io non l'ho fatto e così sono rimasto a piedi.

C'è da vivere una vita in Emilia, sospeso tra Ferrara e Bologna. No, definitivamente a Bologna. Magari invio qualche cv e mi ritrovo a Milano. Oppure litigo col capo, faccio fagotto con i pochi risparmi e vado a Parigi, che lì la sanità è gratuita. C'è una comunità, il mondo sembra girare in spin un pò più velocemente.
Può anche essere che rimanga solo: anche lì ho un piano, il piano BA: vado a Buenos Aires e me la rido da là. Magari mi ritrovo a Montpelleir, o Verona.

C'è da andare a VeDRO', al Festival del Cinema di Venezia, al Montreaux Jazz Festival, a Las Fallas, a Glanstonbury, in quella città ideale costruita da architetti italiani vicino a Phoenix. C'è da andare a vedere tutti i film al BAFICI, poi il superclàsico, The Burning Man. C'è da vedere Noel Gallagher alla Royal Albert Hall, c'è da ascoltare tutte le conferenze del Festival di Internazionale, prender parte al prossimo raduno di Caterpillar e dei programmi di Caccia e Bonini. C'è da rispondere all'invito per la cena della Vittoria della Giraffa.

C'è da rileggere e studiare Keplero e Cartesio; Ricardo, Galileo e Keynes. Che Benini al liceo me li ha fatti odiare, o perlomeno non mi ci ha fatto innamorare, e invece c'è tutto da succhiare dalle loro parole.

C'è da vedere tutti i film dei fratelli Coen, aprire un dibattito dopo la proiezione di Novecento o di 8 e 1/2, rimanere a parlare fino all'alba. E non dimentico I 400 colpi, Bergman, anche Wenders e Altman.

C'è da conoscere Oscar Farinetti e Bonilli, Federico Taddia e Paolo Zito. Capire cosa girava in testa a Olivetti e come mai oggi tutti i dirigenti e gli AD oggi non abbiano un briciolo del suo genio e del suo intuito.

C'è da leggere tutto David Foster Wallace, poi magari Hemingway, indubbiamente "L'uomo senza qualità" di Musil, ma dopo i 40 anni.

C'è da aprire una partita IVA, sviluppare un'idea, assumere almeno una persona. C'è da avere successo, poi recesso. C'è da evadere, fuggire, fallire. Risorgere. Oppure c'è da rimanere dipendenti tutta la vita, qualche lampo ogni tanto e un'infinita attesa di non essere più giovani. C'è da vincere denaro e vivere di rendita, oppure sperperare quel poco e vivere d'inedia.

C'è da scendere in politica e diventare sindaco, o almeno amministratore di condominio. C'è da parlare con la gente, cercare risposte etiche. Faticare, nascondere le preoccupazioni e tentare di portare fiducia. Oppure c'è da connivere con gli inganni e chiudere un occhio per egoismo e umana protezione familiare. C'è da diventare lobbista, non dico diplomatico ma arrivare alle istituzioni europee, quando l'Europa non ci sarà più.

C'è da sorridere ogni mattina, tenere i conti delle uscite e delle entrate, non farsi fregare dai giornali e leggere solo quelli brasiliani.
C'è da organizzare una cena tra amici al mese, c'è da fare da Trait d'Union tra di loro, che magari nascono nuove liasons. C'è da essere diplomatici senza perdere la rotta: credere sempre nella verità.

C'è da rimanere al lavoro fino ai 70 anni, accendere un mutuo per una casa più grande, informarsi sui piani di accumulo perchè quel momento arriva, per tutti. No, invece c'è da dimettersi, fare due conti nelle proprie tasche e fare un gran tour, per conoscere e interpretare il futuro. Nel frattempo, due uragani saranno passati, e le stime di crescita saranno riviste al ribasso.

C'è da trascurarsi e ammalarsi, lottare e curarsi. C'è da avere fiducia.

C'è da onorare un impegno preso con un bambino oltre 25 anni fa, correre lungo un prato con una bandiera in mano. Che poi mi scappa da ridere, la mia disaffezione sa di tradimento. Che poi alla fine magari un bimbo ci sarà davvero, su quel prato.
C'è da dare a Vittoria quei 2, 3 consigli spero giusti, al momento giusto.

C'è questo e molto altro da fare, che mi sa che una vita non basta.
"La Filosofia va studiata non per amore delle risposte precise alle domande che essa pone, perchè nessuna risposta precisa si può conoscere, ma èiuttosto per amore delle domande stesse: esse ampliano la nostra concezione di ciò che è possibile, arricchiscono la nostra immaginazione e intaccano l'arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione"

Bertrand Russel

giovedì, gennaio 13, 2011

Dromomania incrocia Dogon Challenge e Wacky Racers: in auto lungo le città del Marocco

La Dromomania di Emanuele non si placa, anzi riparte forte. 
Tenacia, caso e incoscienza lo portano a conoscere il Dogon Challenge e ad iscriversi a questo rally benefico, insieme alla specialista Dr.ssa Zimmermann, come parte del pazzo team Wacky Racers.
"Chi ha fretta, è già morto"



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martedì, ottobre 19, 2010

Le voglie. Non ho voglia, ho voglia.. come faccio a fare senza??!

Non so come la vedete voi, ma io non so cedere alle tentazioni. E non si tratta di Wilde.
Non so come la vivete voi, ma le voglie sbocciano nella mia testa impreviste, magiche, complete nella loro proposta. Stronze!
Intendo le piccole cose, quelle appunto che più mi lasciano basito per come si manifestano: un atto estremamente preciso ma al tempo stesso irrazionale per il metodo stesso in cui nasce.
Succede che l'altro giorno sto facendo una doccia bollente e improvvisament, salendo da chissà dove, mi invade un bisogno disperato di caffè espresso.
Ma non di una generica tazzina di buona miscela arabica 100%, questa è proprio una specifica voglia di quella tazzina fumente e schiumosa di un macchiato del Bar Vogue (ma non voglio dilungarmi in particolari, ognuno ci metta il suo caffè, il suo bar, il suo barrista, e avrete capito).

Cazzo da sta cosa qua sono del tutto affascinato! Voi no?
Cioè intendo dire: in quale recondito angolo del nostro cervello si attiva la sinapsi che scatena tutto questo?? Ve lo siete mai chiesti per davvero? E riuscite a resisterle, o cedete ad essa il più presto possibile?
Queste dinamiche sotto il profilo scientifico mi sono completamente sconosciute, come immagino a te che stai leggendo, ma proprio per questo finisco inevitabilmente col ficcarci il naso ben dentro.

Tornando al caffè del bar, da buon visivo mi è apparsa l'intera volta celeste della scena: l'ambientazione, le persone, il bancone in marmo rosso, la luce di traverso, i giornali macchiati di marmellata e zucchero a velo aperti e spiegazzati su ltavolo e l'immagine delle volute di fumo che dalle tazzine salivano dritte al mio naso.
Un auditivo, magari avrebbe avvertito risuonare il rimpallo delle ceramiche del piattino sul bancone, o per lo meno le due botte sulla leva del macinino per far scendere la miscela tostata.
Un cinestesico poi, sarebbe stato sopraffatto dall'aroma virtuale mischiato all'odore della pastafrolla, dalla sensazione del contatto tra labbra e tazzina e dell'aria pungente che d'incanto si interrompe, appena con le mani spinge le porte basculanti del bar.

Ognuno ha i propri interruttori di sinapsi, chiaro, è inevitabile. Ma quel che mi domando è perchè accade in quel dato momento e non in altri, e perchè accade? Questo, è un vero mistero.
E non credo siano situazioni strettamente legate al mondo dorato e subdolo del marketing, dinamiche che talvolta riesco a leggere e indirizzare meglio.
Si tratta proprio di "voglie" piccole, spesso gratuite e quasi sempre del tutto scollegate con quanto si sta facendo in quel momento.
Voglia di giocare a pallone sotto la pioggia, di sentire la voce di quell'amico, di rivedere la scena di quel film. Oppure, la voglia di aprire il giornale per primo e  sentire quella senzasione di carta e inchiostro sulle dita, di parlare alla mamma, di nuotare, di passeggiare fumandosi una sigaretta.
Una figata, non c'è che dire. Ma come caspita nascono, queste benedette voglie che ci fanno così imprevedibili e tutti diversi? Che causa scatenante le "attiva"??! Bah!!

E le "non voglie"? Ma ti rendo conto di quante energie spendiamo e quante balle inventiamo con il solo scopo di evitare di fare le cose che dovremmo, ma non vogliamo fare? Ma questo, forse, è un altro discorso.

Dai raccontami le tue piccole, pazze, inevitabili voglie, con cui combatti e alle quali spesso ti arrendi dolcemente. Ma soprattutto dove ti si generano, qual'è la tua causa scatenante? E se non ci hai mai pensato.. beh fallo! C'è un mondo dietro!

Quel tardo pomeriggio, trafelato sotto la doccia, ero ovviamente ed inevitabilmente in ritardo. Ritardo per un appuntamento, una cena o non so nemmeno io che: ma, come sempre, in ritardo.
Eppure, salendo sulla macchina di corsa, mi sono ritrovato ad allungarel'itinerario appositamente e poi, una volta parcheggiato, sono sceso con tutta calma nonostante ciò facesse crescere il ritardo ulteriormente. Volevo gustarmi la scena.
E come me lo sono gustato, quel caffè espresso!
Infine, la solita piccola vezzosa bugia ha "coperto" (per modo di dire, ormai sono veri e propri scketch quelli tra me e lo sfortunato di turno che si ritrova ad aspettarmi, gentil sesso incluso!) le lancette fuggite avanti di una mezzora buona.

Ma vuoi mettere? Mi ero appena "tolto la voglia"!

lunedì, agosto 30, 2010

Somewhere, c'è un imbuto

Ciao. Ho delle cose da dire, ma non sono ispirato per nulla. Vado avanti, vediamo.

... innanzi tutto: tornando al post precedente, ci sono altre cose che farei con te: per esempio, ti porterei al Festival del Cinema di Venezia, e magari ci imbucheremo alla festa delle produzioni indipendenti a San Servolo. Poi, chissà, sarebbe il turno del Sundance Film Festival, con annessa capatina nella mia beloved Bay Area, nella rada del Berkeley Marina.... potremmo noleggiare un piccolo cabinato e fare qualche bordo di bolina.. ma sono fantasie. Ah! Ti canterei "Something" di George Harrison, appena un sussurro nell'orecchio. E invece chissà che fai, tu.


Vacanze lente ed istruttive ridanciane cenistiche nel posto più bello e idoneo nel mondo, l'Italia.
In questa coda dell'estate c'è chi fa figli, siano esse famiglie di amici o blogger ex "easy going".

Io invece ho fatto un pò di bilancio di metà anno e devo dire che di cose in questo 2010 ne ho intraprese. Tutte, dico tutte, mi hanno lasciato quella sensazione, in coda.

Ho fatto del "quasi teatro", e all'ultima lezione ho colto quell'attimo che mi faceva intravedere tutto quello che ci sarebbe stato dietro&poi, una volta riuscito a spogliarmi di tutte le sovrastrutture.
Sono stato a Parigi, poi Valencia visitando expat che potevo essere io, poi solo per un attimo sono riuscito a cogliere quel che davvero si prova vivendo quell'esperienza. Appena cercavo di rispiegarmelo però, era già scivolato via.
Ho fatto un corso di vela vivendo una bellissima settimana, ma anche lì solo per un momento ho realizzato cosa volesse dire vivere come un equipaggio, in perfetta armonia ma anche in totale balìa degli elementi della natura.
Bellissima sensazione, un soffio di vento che se ne era già andato però.


Tutte esperienze così, interrotte o perlomeno non completate. Cosa potrà significare?


L'itinerare porta consiglio, ma annacqua e rischia di far fare valutazioni sbagliate: le radici, se non ci sono, vanno create. Mia mamma, Fellini, una telefonata o un pomeriggio in piscina hanno irrobustito le mie, così come una sera spera a ricordare i giorni adolescenti al liceo.

Penso che da qualche parte ci sia un imbuto sufficientemente grande da poter buttarci dentro tutto quello che vorrei fare, imparare, esplorare e conoscere, grazie al quale poter poi raccogliere una scelta dall'altra parte. Ma mica la più intelligente o redditizia, no!
Dico la prima che viene fuori, quella presa a cuor leggero dopo aver finalmente sentito la proria vocina dire "ora"! Dicono che è così, che va..
Comunque: quando si realizza finalmente di conoscere un pò di più sè stessi, tutto cambia prospettiva. Sembra quasi di essere curiosi per la prima volta, domandandosi dove si fosse nascosto tutto questo gusto, fino al giorno prima.

Poi sono andato a Mosca, come sempre più o meno di volata, svogliato più che mai. Naturalmente sono rimasto per questo travolto dall'euforia e dal caos, ma anche oppresso dalla bruttezza di certe facciate e di alcuni atteggiamenti. Ma anche quell'esperienza mi ha lasciato un insegnamento. Quando la giovane e rampante civettuola, Managing Director di questa multinazionale tascabilissima ma arcigna (lo si capiva dalla spilletta a forma di utensile appuntata con orgoglio all'occhiello all'occhiello della giacca del suo socio, orribile ma portata con un orgoglio tale che sembrava una rosa), se ne è uscita con questa bordata: "Sognare è bello, ma dire di sì è la cosa in assoluto più bella di tutte!". E pensare che lungo tutti quei giorni, dalle attese all'areoporto ai trasferimenti in taxi, ho tenuto fermo Storytelling dei Bluvertigo dal mio ipod. Ti assicuro che avere i panorami di Mosca davanti agli occhi e sentire "Complicitààààà, il sogno di sempre.." nelle orecchie è davvero qualcosa di strano.




Ho ben chiari nella testa un progetto di business, uno da lanciare in radio (quasi pronto al lancio!) e uno di fotografia ancora in embrione. Penso che in ogni caso vadano covati e portati alla luce, con qualsiasi futuro dinnanzi. Come mai non sto mai fermo, ne trovo sempre una nuova?? Mah! Ad ogni modo, voglia di mettere le energie sull'attività lavorativa pari a zero.

C'è chi va a Londra, chi rivaluta le cose da Parigi, chi riparte dal punto interroto e chi, spero, esplora nuove strade.

Hai letto "Un giorno" di David Nicholls? Il libro più bello degli ultimi 10 anni, davvero. Ognuno di noi vive con una Em o un Dex, vicino o lontano, prima o poi. Stanno già lavorando al film, ma tu prendi e leggi il libro.

Negli ultimi anni ho scoperto Sofia Coppola e credo che il suo tocco - sia come sceneggiatrice che come regista - sia magico, e che quella scena finale di Lost in Translation abbia pochi pari, almeno negli ultimi 10 anni.

Poi, nell'autunno del 2009, durante i miei giri parigini ri-scopro i Phoenix e quel loro indovinatissimo sound dei primi tre pezzi d'acchito di Wolfgang Amadeus Phoenix, uno stile e un ritmo da Tshirt e gilet leggero, foto sfocate controluce e rayban wayfarer addosso.

E ora che ti scopro? Che Thomas Mars cantante e cantautore dei Phoenix è il compagno della Sofia, e che hanno pure due bimbe, Romy e Cosima (!). Vivono a Parigi, dove la luce è perfetta per girare scene, anche soltanto con gli occhi e le mani allungate a mimare un frame. Non vedo l'ora di vedere il suo prossimo imminente lavoro, Somewhere, in lancio al Festival del Cinema di Venezia venerdì 3 settembre. Anche per capire com'è che ci sono così tanti camei interpretati da attrici italiane, anzi pare che una parte del lungometraggio sia ambientata in Italia. Si finisce sempre lì... esiste ancora oggi "La dolce vita" italiana? Nella cucina, forse?? nel patrimonio artistico??
Irene Tinagli qualche settimana fa su La Stampa ha compiuto la solita lucidissima e spietata analisi su quanto si stia drammaticamente perdendo anche questo aspetto ora, a causa di incapacità e politiche della mano tesa laddove occorrerebbe solo pianificazione. Ma ne parlo nel prossimo post.

Scritto di merda, ma forse utile come promemoria sta sbrodolata! Vi lascio con il trailer di Somewhere
PS: come vedete le foto che metto a corredo dei post saranno pure reali e spesso scattate in condizioni di fortuna, o di fretta. Ma fanno cagare!! Amici fotografi, vi va di collaborare matchando qualche vostro scatto con i miei prossimi sproloqui??!







mercoledì, marzo 03, 2010

Time



Ci pensavo l’altro giorno, o meglio: una precisa circostanza mi ha fatto pensare a come il tempo sia strano. Se ci pensate bene è la cosa più personale che ci sia, intendo dire nel modo in cui viene percepito, a seconda delle circostanze, degli umori e delle conseguenze cui si associa.

Ero in macchina e ascoltavo la meravigliosa suite di pezzi che accompagna la prima parte dell’album “Home” by Zero 7 e mi sono ritrovato a pensare ciò che la mia mente associava direttamente a quanto stava ascoltando: quanto durerà quel pezzo, tre minuti e mezzo? Com’è possibile che mi rimandi a una sensazione di tempo dilatato, lento, morbido e senza dubbio accompagnato da un sole giallo che tramonta all’orizzonte? Questo proprio non lo so, però mi affascina da matti.

Allo stesso modo, ma da prospettive diverse, se ci pensiamo bene tutti noi spendiamo montagne di ore al lavoro, chini al computer o in lunghi meeting, dietro una cattedra o pigiando i tasti di una cassa o in chissà quante altre attività. Eppure se ci pensate di tutte quell’armeggiare ci rimane pochissimo, giusto un refolo di ricordo estremamente sbiadito. Come mai?

Voglio dire: capisco che c’entri qualcosa l’interesse e l’attenzione, qualcos’altro la sorpresa e la novità estranea alla routine, però non può stare tutto qui, ci deve essere dell’altro.

Recentemente ho letto una ricerca in cui si affermava, apparentemente in maniera molto coraggiosa, che la vera età della felicità comincia verso i 70 anni, quando decadono le responsabilità ma permane la lucidità e la voglia, e si torna padroni del proprio tempo. Che significa tutto questo?

Questo sproloquio non tocca nessuno dei 93 temi che ho elencato brutalmente nel post di sotto e non cerca di effettuare un’analisi seria, o di dare risposte. Oggi sono solamente sconcertato di come una cosa che dovrei conoscere così a fondo mi possa alla fine sorprendere, risultare quasi sconosciuta nella sua incredibile varietà nel modo di manifestarsi. Quanto valgono 40 ore settimanali di lavoro, un’ora e mezza di commuting time quotidiana, il momento di un bacio rubato, i secondi che precedono una notizia drammatica o sorprendente, l’attimo in cui scatta la scintilla di un’idea, gli anni al fianco di una persona che non si ama, i mesi che una nuova vita passa all’interno di amiche che più passa il tempo e più sono belle? Se ci pensate proprio benebene, il tempo ci è davvero sconosciuto ed è molto più frequente che lui guidi noi del contrario, inseguendo alibi scambiati per sogni o le sei della sera per staccare finalmente dall’ufficio. Carpe diem!



venerdì, gennaio 15, 2010

Tutto ciò che sta tra tra i pensieri delle due e delle tre

Certo che a volte sono eccessivamente teorico, altre volte invece solo una prova pratica mi mostra la verità sulle cose.
Prendi una trasferta di lavoro alle piramidi con un gruppetto sconosciuto. Metti che le compagne di taxi facciano un lavoro assimilabile al tuo, in un'organizzazione più grandicella e con qualche anno di esperienza in più sulle spalle. Però le loro presentazioni e il loro standing è così ricco che pare qualcos'altro, qualcosa di affascinante e irraggiungibile, come quando mandavo curriculum per fare l'agente di collant e professioni del genere era troppo perfino sognarle.
Persone piene di sè o persone brave? Semplici curiose o veri professionisti in grado davvero di arricchire il mio background? Dopo due giorni di frequentazione sono certo si tratti del secondo caso.
Quindi: occasione giunta al momento opportuno per ricordarmi come lo spettro delle possibilità possibili sia sempre ampio. Di come ogni cambiamento comporti per definizione una modifica radicale di vita, sennò non si chiama cambiamento; di come la mia professione non mi sia caduta in testa ma come sia stata io ad inseguirla strenuamente, amandola da sempre.
L'unica via è quella di analizzare i fatti e trarre da ognuno di essi conseguenze logiche, da elencare in semplice sequenza su un block notes sufficientemente qualsiasi.
Amo viaggiare e non risiedere; amo il nuovo e sono curioso; non ho esperienze straordinarie alle spalle, nè personali nè famigliari: mio padre non è stato inviato ai lavori forzati e non ho vissuto in un'enclave russa sul Baltico. Ho tanto da imparare, e tante comodità. Mi piace una ragazza o forse accarezzo la piacevole idea di questa relazione difficile e distante. Devo sfrondare i rami secchi, anche se a 35 anni come a 15 vorrei leggere tutto, conoscere tutti, vedere tutti i film, fare tutte le esperienze.
Ad esempio, perchè non imparare a cucinare? Accarezzo l'idea di una fuga verso l'esperienza di vita come waiter da secoli e non so nemmeno farmi una frittata, sciocco no? E lo studio delle lingue? In pratica non ne parlo bene nemmeno una, eppure non ho nemmeno scartato l'idea di studiare come si deve anche il francese, se non il portoghese. E quel master sul management of renewable energies? Seattle, right? bleah!!
Se è per questo, il vero sogno della vita rimane quello di scrivere il soggetto di un film e poi girarlo.. no! in realtà il sogno è quello di "mettersi in proprio" ed elaborare nuovi progetti di incoming turistico grazie al web marketing e alla strategia del customer care in salsa motoristica. Anzi no, il sogno è quello di guidare una Fondazione dalle finalità filantropiche. Naturalmente tutto ciò dopo che avrò realizzato il vero sogno: un tuffo in compagnia di chi amo laggiù, dove l'acqua è più blu... avete mai sentito parlare di lencois maranhenses??


Inshallah!


This post's soundtrack:
- Diabolus, Cinematic Orchestra
- Crying, TV on The Radio
- 75 Degrees, Richard Ashcroft


PS del 26 gennaio: Poi una visita all'Ambasciatore al Cairo mi getta nello sconcerto più folgorante.. il mio lavoro mi sa emozionare ancora, di quell'emozione che ti fa tremare la voce e sudare le mani. Chebbello allora vuol dire che sono ancora ancora giovane, che il tempo non mi ha ancora inaridito del tutto!! Vissuto questo, che potrà mai essere una biondina lontana, o la lontana idea di una relazione di lontano? Ma scrivilo questo documento programmatico, ma vivi l'ebrezza delle figuracce, ma chiudi il sipario su questa esperienza ora, quando ti senti sul gradino più alto eppure non sai dove puntare lo sguardo!!


".. sometimes I forget, that we're supposed to be in love, sometimes I forget my position.."



martedì, settembre 22, 2009

Non sarà mai campione di simpatia, ma la Francia è un grande paese

Carissimi tre lettori, il flusso di pensiero pare ridestarsi dall'assopimento, o almeno ci provo.
Così, ho un'altra cosa da dire.
Vi siete accorti di quanto siamo assorti a leggere le polemiche da pollaio? a commentare, lamentarci, adeguarci, in definitiva non farci nulla?
Che posso farci io?
Ormai pare un'abitudine, meglio un refrain a punteggiare ogni giornata in Italia, tra un insulto del miniministro e una calunnia del più grande statista d'italia; un defilé da circo Togni sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia e la vomitevole mercificazione della donna, sempre più vilipesa e ora "mazziata" alla conferenza stampa del giovane programma di rottura Striscia la Notizia (giunto al suo 21esimo anno di vita se non sbaglio, fresche l'ova eeh??).

In questo abituale pandemonio, anticamera, che a Panebianco piaccia o no, di un prossimo autoritarismo neppure tanto light, si rischia di far passare passare sotto silenzio, almeno qui in Italia, l'idea covata da Sarkozy di istituire un comitato di studio, guidato da personalità nel campo economico quali Joseph Stiglitz, Jean Paul Fitoussi e Amartya Sen per tentare di raccontare, con parametri, indicatori e numeri, ciò che sta oltre il PIL, avvalendoci di nuovi indicatori finora inutilizzati, nel tentativo di misurare il Benessere Interno Lordo.

Si perchè, udite udite!, c'è ancora gente al mondo che non dà tutto per scontato e assodato, che cerca invece di ripensarlo, migliorarlo, addirittura cambiarlo! e noi, al massimo, li guardiamo rapiti.
Personalmente ritengo che la capacità di voler solo misurarsi con sfide di questo livello, lanciate senza alcun dubbio per provare a timonare la Francia verso un approdo di maggiore consapevolezza e protezione dei suoi cittadini, ma anche con reale spirito di osservazione universalistico, dimostra di per sé in modo lampante il livello di avanzamento democratico e programmatico raggiunto da quel paese. Di antipatici elitari, sia chiaro, ma anche di straordinari pensatori. Il Sole24ore ha cercato di applicare questo "giochino" del BIL alla realtà delle oltre cento province italiane, con risultati abbastanza conosciuti: in Romagna, si vive bene. Quindi?

E nell'Italia degli uffici, dei bar, delle palestre secondo voi com'è stato accolto il risultato di questa prima fase di valutazioni ed indagini sul BIL prossimo venturo? Temo un bel chissene, e la conseguente richiesta al boss di un aumento... puah!

.. Intanto, comincio a pensare ai prossimo giro, e di questo di sotto mi piace proprio tutto.. dalla musica ai visi alle espressioni alle locations, le mi prossime locations. Arigatou!

martedì, aprile 14, 2009

Le domande più belle

Come la maggioranza di tutti noi, ho avuto bisogno di qualche giorno di silenzio per metabolizzare.

Non certo capire, ma cercare di mandar giù il groppo in gola che, inevitabilmente, si forma quando accadono certe tragedie, specialmente se seguite dall'infame scia di sciacallaggio come è avvenuto in questo caso. Ha detto bene un caro amico, l'unica cosa che davvero si può fare è andare ad aiutare, al netto dell'etica, s'intende.

Solo cercando di fare sempre i conti con la propria coscienza, si potrà davero fare qualcosa per tutti i futuri cataclismi che, volente o nolente, qualcuno di noi si troverà a vivere prima o poi. Non si tratta di semplice prevenzione, ma di dare valore alla vita altrui. Duro da averci a che fare.

In realtà vorrei anche scrivere d'altro, di qualcosa di leggero visto che così mi sento, da oramai parecchio tempo a questa parte. Un pochino inconsapevole forse, poco autocelebrativo come sempre ma tanto curioso. Per questo mi trovo così bene a far compagnia ai bambini, specie a quelli cui piace tantissimo raccontare.

Negli anni, penso di essere diventato un discreto ascoltatore: raramente si sentono discorsi tanto divertenti e spiazzanti come quando ci trova di fronte il cinno giusto.


Mia cugina, o per meglio dire la figlia di mia cugina, è indubbiamente la cinna giusta. Così, il pomeriggio del pranzo pasquale con i parenti è diventato il terreno ideale per questo lungo dialogo dissacratorio, surreale e straordinariamente scenico con questa bambina di 9 anni della quale, ovviamente, mi sono perduamente innamorato.

Credo sarebbe terapeutico, e certamente educativo, se tutti quanti si cimentassero in questo tipo di azioni, specialmente quelli estremamente convinti di sé e delle loro scelte.

Perchè si può essere preparati a tutto, credo, tranne che alle domande innocenti di un bambino che entra in confidenza con te. D'improvviso ci si sente proiettati dentro la bolla di sapone del suo mondo ovattato, dove l'indifferenza per il colore della pelle del vicino di banco è davvero tale, come il giudizio sulle persone o gli enigmi di tutto quello che non si spiega, ma magari si cerca di disegnare.


Per questo appare inevitabile considerare che, in effetti, solo nel momento in cui si diventa padre, genitore, si vive davvero quel trapasso, da uno stadio all'altro, indelebile nell'ordine dato di natura e allo stesso tempo propulsione vitale verso la risposta alla domanda fondamentale sulla vita l'universo e tutto quanto. O forse, sarebbe meglio dire alla domanda fondamentale, visto che la risposta la conosciamo.


Chissà quanto mi manca. O meglio, se è data per me una distanza tra ora e quei momenti, andrei avanti col fast forward solo per il gusto di scoprirlo guarda.. Però ieri ho certamente aggiunto un puntino di consapevolezza.

La cosa veramente complicata, rispetto alla quale rimango ancora totalmente sconcertato, è come questo possa essere posto in condivisione, forzatamente sullo stesso piano, con l'aridità l'egoismo l'opportunismo che ci sbatte in faccia ogni giorno il quotidiano, con le sue banali e fedite storiacce che ci invitano a girare sempre con i gomiti alti. Questo Elena ancora non lo sa, beata lei.

Ma alla fine, Rosencrantz e Guildernstern erano poi morti?