Visualizzazione post con etichetta gentilezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gentilezza. Mostra tutti i post

venerdì, luglio 30, 2010

Riprendiamo da: cene, ospitalità, aree di interesse condivise

"Boooh.. non lo so... VAADOOO??!?

N. mi ha invitato a casa di questo tale che manco conosco, per una grigliata.

Che poi io non ho nemmeno tanta fame. E sono pure stancotta dopo la giornataccia oggi al lavoro. Che faccio.. VAADOOO?! Massì.. almeno ci sarà anche la mia amica, così se non so con chi parlare, almeno non mi annoio. Poi magari con un pò di fortuna incontro qualcuno interessante, anche se di questi tempi.. mi accontento di uno appena simpatico GUAARDAA... con alcune aree di interesse condivise, semmai.

Poi mi dicono che ci si diverte là.. dai VADO!

Ok, eehh cosa mi metto??! Mah! direi che è perfetto per semplice top nero aperto dietro e le scarpe aperte davanti, così da far contenti i feticisti. Tutti sti maschi che vanno MAATTII per i piedi scoperti. Come quella volta che al mare ho sorpreso quel signore che me li fotografava col telefonino mentre fingeva di scrivere un sms, quel maiale.."

""Ka' madona ragazit, che FIGATA!! Vabbé ci sarà da tribolare ma vai trenqui che si fa volentieri, che intanto mi faccio quei 3-4 BIRRONI per carburare più 4 chiacchere coi ragazzi.

Da V. ci si SPAVANA sempre, che poi finisce sempre che arriva qualche bella PATATA inaspettata così almeno si sfoga l'occhio, se va bene ci scappa anche il suo telefono.. ANVEDLLORA guarda! Kà madona ac sirada! Che poi finisce che qualcuno SBOCCA nel giardino, nella migliore tradizione!! MOCCCIAAAO c'è anche il canale, amciapp su la canadapesGa che nel caso, una in acqua e una in bocca.. MUUUUAHAAAHAHAAHAHAHAAH!!!

Poi la prosima smana a vag a trùar al Principe MOCCIAAAAAOO!

Grandi salsicce, grandi pitone, grandi castagne!!!! MUAHAHAHAHAH!!! :-)))""


Non sapete la gioia per aver battuto questo record: il record di ospiti nella tradizionale grigliata d’estate a casa dei miei, intendo.

Ormai è una tradizione, ma il bello è che non si sa bene per chi sia una tradizione. Perché ci sono gli amici storici del Gruppo Fefo, ormai in conversione veloce verso il gruppo papà (scopatori!! BRRRA-VI!), poi altre persone che costituiscono la mia “rete” sociale e che muta, cresce, si modifica. Qualche stronzo viene depennato, stop.

Un’altra cosa bellissima, che mi rende estremamente orgoglioso, è che ognuno degli invitati sa che può portare con sé altri amici, sia che io li conosca o che mi siano sconosciuti. L’unica regola è che vengano accompagnati da sorrisi, felicità ed energia, non necessariamente in quest’ordine e tutti insieme.

Insomma l’importante è che si sia tanti, tantissimi, stretti, nel casino, accaldati e costretti a calmarli, mentre continuano a versarsi bicchierini di limoncino o si ostinano a girare la manopola del volume nell’amplificatore.

Come dice il Direttore Stefano Bottoni, in un’intervista a margine della conferenza stampa di presentaione della 23esima edizione del Ferrara Buskers Festival, happening per il quale non ci sono più aggettivi e che rischia di scivolare un pochino nell’ovvio, dicevo come dice lui “che bello!!!”.

Sì, è vero, chebbello!! Perché spesso ci dimentiamo di ricordarcelo e di sottolinearlo. Che ci sono cose che ci fanno stare bene, che ci inorgogliscono, che ci fanno felici.

"The little things that make me so happy..", come cantava Noel Gallagher in un vecchio trasognante B side che non andrebbe mai ascoltato senza essersi accertati di essere sufficientemente forti ed equilibrati, per non rischiare di ritrovarsi con un volto rigato di lacrime salate, ricordando quanto era eccitante fiancheggiare Marble Arch alle 8 e 40 ogni mattina.

A me fa felice l’ospitalità, aggregare persone meglio se per ludici motivi, mi appaga intimamente.

E chi se ne fotte se apparentemente non ho tempo, se tizio non è in buoni rapporti con caio, se costa qualcosa, se devo spendere qualche ora nei giorni precedenti nell’organizzazione, tra spesa preghiere ai miei e una slavina di sms. Se il risultato è quello del 20, mi ripaga di tutto e con altissimi tassi di interesse.

Ma la cosa più bella è data dagli amici che, per puro spirito di servizio e comunione d’intenti, si offrono per dare una mano, per preparare le braci o apparecchiare, offrono quella che rimane la cosa più preziosa: il loro tempo. “Che bello!!”.

Poi quest'anno c'era la coincidenza voluta del 20 luglio, che non ho annunciato ma sapevo essere “El dia del amigo”, celebrato un po’ in tutti i paesi sudamericani e secondo me segno lampante della superiorità culturale di quei modelli sociali rispetto al nostro, tutto stretto tra furberie e menefreghismo dalle gambe corte.

Il 20 luglio occorre fare qualcosa e spendere il proprio tempo per gli amici, e in questo credo davvero di avere assolto ai miei doveri.

Un tempo, credevo di essere bravino in questo tipo di iniziative ma poi, preso dall’ansia della prestazione e dalla cura dei particolari, finivo per non godermela, impegnato com’ero a sostenere la conversazione con chi tendeva ad isolarsi, trovare il ketchup a chi lo chiedeva o raccogliere i piatti per liberare i tavoli per il gelato.

Poi, molto aiutato dall’esperienza accumulata sul lavoro, ho modificato qualche atteggiamento e allentato l’ansia, con ottimi risultati. La Frabetti sarebbe orgogliosa del suo "cane ululante", che ulula ancora ma ha anche imparato a fermarsi, a volte.

Inviti sì, ma senza l’assillo di non avere nemmeno le sedie sufficienti per farli sedere; calcoli sì, ma poi chi se ne frega se c’erano piadine e coca cola per un reggimento e gelato solo per una selezionatissima parte degli invitati alla cena.

"Se ci sarà adesione, energia e promiscuità, tutto il resto andrà di conseguenza" ecco quel che ho pensato e credo di aver ben colto l’anima della serata.

Sapete cosa? Come le feste universitarie a Bologna e Forlì nei ruggenti 90's, anche se quel 2 è stato sostituito da un 3 nella prima casellina dell’età, sono convinto che qualcuno e qualcuna non se ne siano andati se non dopo una bella e sana limonata da sedicenni, magari solo promessa e poi realizzata nel weekend appena concluso. Dichiaratevi!! J

Purtroppo non sono tra quelli di questo gruppo eletto, essendo volato in Spagna la quale ancora una volta mi ha sbattuto in faccia i suoi pregi (tanti) e difetti (pochi ma tenaci): una visita a Valencia nel weekend a trovare gli ennesimi due expat romagnoli (belli e felici) mi ha dato due ulteriori certezze, che le tasse in Italia sono un polipo inesplicabile sennò non si spiegherebbe come le opere pubbliche della sola città che ospita Coppa America di Vela e GP di Formula 1 (con appena un milione di abitanti) siano maggiori delle intere nuove opere architettoniche che spuntano deboli lungo il nostro amato stivale nelgi ultimi 20 anni.

Punto due, strettamente collegato al punto uno: Valencia è una città italiana, nel senso che basta contare ciclicamente fino a 20 ed è semplicemente impossibile non imbattersi in un manipolo di connazionali, siano essi giovani al bar, famiglie all’Oceanografic o attempate signore in spiaggia. E nemmeno nomino i camerieri o ristoratori in genere.

Valencia, Italia.

Mi sa che ha ragione il mio amico Richi: se ci contiamo bene bene, e magari ci infiliamo tutti un mini chip sottocutaneo, scopriremo che siamo più dei cinesi e in un movimento continuo, a scimmiottare un alveare di api continuamente in moto per qualcosa.

Tutti in fuga, tutti a rimpiangere la pizza, il caffè e la bella gente italiana, che non esiste più.

giovedì, maggio 06, 2010

Il calcetto e i sussidi francesi

Durante il mio breve soggiorno a Buenos Aires ho sostenuto tanti incontri per lavoro, qualcun altro extralavorativo e in generale passato delle piacevoli giornate. Mi è rimasto quel senso di possibile, esplorabile che credo meriterà repliche.
Ma una cosa, più di ogni altra, dà il senso della vicinanza culturale e dell'umanità della città.
Da tempo seguivo a debita distanza il blog largentina.org e il suo fantastico collettivo di contastorie, giovani neotanos che per seguire un amore o riappropriarsi del tempo sono fuggiti dal belpaese sulle vie di quella che è stata la più grande emigrazione del secolo scorso, ovvero tra le sponde dell'Atlantico: Stati Uniti certo, ma non esiste alcun luogo in cui l'influenza culturale italiana sia più forte che a Baires.
Questi giovani italiani, ragazzi di Alessandria, Bergamo, Roma (ma anche ragazze di Trieste o Latina..) nei giorni scorsi hanno lanciato una sorta di "convocazione" per un calcetto della miglior tradizione pallonara internazionale, Argentina-Italia.
Stanchi di ricorrere ai "Camoranesi" ossia oriundi naturalizzati per quell'ora e mezza, e consapevoli che di giovani italiani nella capitale portena ne vivono a bizzeffe, chiedevano di raggiungere un campetto per sgranchirsi le gambe e levigare la panza.
Beh, succede che rispondo io, per quanto trapiantato per soli 5 giorni. La disponibilità trovata in quel quarto d'ora di chiacchere pre match, parlando con quei ragazzi, non potrò dimenticarla facilmente. Gente dai sorrisi sereni e teste estremamente acute, che in 5 minuti mi hanno fatto sentire uno di loro e con i quali ho proseguito le presentazioni dopo la partita, tirata e forse additittura vinta (la nebbia al cervello dopo troppe - 4 - corse è per me una conseguenza inevitabile).

Non so, mi è parso che quello che ho vissuto sia molto difficilmente replicabile nelle nostre città, almeno al nord, se si ha più di 15 anni. L'agenda va riempita, il tempo e l'orologio guidano le nostre giornate e un pò di grigio e pioggia continuiamo a portarcelo dentro.
Ecco, quei ragazzi mi son sembrati degli adulti adolescenti, nella sua accezioni più fresca e leggera. Gente che, pur con il lavoro e i pargoli a casa, vive in un contesto sconclusionato ma umano e disponibile, in grado di permetterti di vivere il tempo. Chi di voi riesce a riunire in un giorno feriale qualunque, in poche ore, 10 persone per un calcetto all'ultimo sangue e birretta a seguire?

E poi la solita capatina parigina, a godere del bello e del consapevole che c'è da quelle parti: consapevolezza che le tasse diventano automaticamente servizi, che i sussidi sanitari o per la disoccupazione non sono sussidiarietà ma reale sostegno per una vita comunque di qualità, all'interno di una società impeccabile e sempre ricca di stile e di sé. Ecco, quello forse rimane un problema con il quale avrei difficoltà a mischiarmi, alla lunga.
Là le relazioni diffuse e "lente" paiono più essere più rare, un privilegio tra i privilegi.. ma questo aspetto mi rendo conto rappresentare sempre più, per me, la grande difficile e inestimabile ricchezza da accumulare e di cui godere nei prossimi anni, per non dire decenni.

Chiudete gli occhi per due minuti e mezzo.. e sentite questa:



lunedì, febbraio 15, 2010

Alla ricerca della gentilezza perduta

Da tempo avevo in animo di scrivere sulla gentilezza, ma forse solo negli ultimi giorni ho vissuto le situazioni giuste, quelle che fanno scattare la scintilla e l’idea (perché come dice quel drogato di talento che a me piace tanto e che si chiama Morgan, senza un’idea non ci si alza dal letto, anche se sono in molti a ignorare questo precetto!).

Hey folks, ma non pare anche a voi che ultimamente ci siamo incattiviti tutti? Perlomeno in Italia questo è lampante, evidente e scontato al punto da essere protagonista dei commenti dei vari Severgnini e Calabresi sui loro spazi sul Corriere e La Stampa.

“Stronzo!”, ecco come si salutano due sconosciuti! Oppure si entra al bar e l’uomo dietro il bancone manco accenna un saluto, ti guarda tra l’interrogativo e lo scazzato e muove appena il sopracciglio, tanto ti basti sembra voler dire. ‘zzo vuoi?

Siete mai entrati in un negozio chessò di abbigliamento col puro interesse di vedere che c’era di interessante appeso alle grucce? Dite un po’, il proprietario non vi ha guardato forse come se aveste un collant sceso sulla testa e magari un revolver in mano?

Eppure c’è stato un periodo in cui la gente era naturalmente gentile, il che non vuol dire ossequiosa ma tesa a curare la sottile arte dell’accoglienza, quella celebrata in copertina nell’ultimo numero di Monocle e che, con l’indotto in termini di servizi in grado di generare, rappresenta il primo generatore potenziale di PIL nel mondo, sempre che questo indice interessi ancora qualcosa a qualcuno. Poi, tutto è cambiato: colpa dell’effetto serra, della sfiga, delle cavallette o della deriva dei costumi e della pace sociale che, partendo dalla tv si è trasferita in seguito in ogni stanza e ruolo istituzionale del paese e quindi, conseguentemente, nelle abitudini quotidiane di molti che ci troviamo di fronte quotidianamente e addirittura forse di noi stessi?

Beh io questo non lo so, ma il fatto di viaggiare tanto (scrivo dal volo LH 464 diretto da Francoforte a Orlando, su una poltrona di business grazie all’insperato upgrade Lufthansa, una grande gentilezza grazie!) mi porta a veloci ma indicativi confronti con quanto avviene all’estero, soprattutto in certi contesti. Beh la realtà tristissima ma inconfutabile è che noi ci siamo rassegnati ad un livello decisamente basso e anche appannato delle relazioni umane, un mix di arroganza, disinteresse e furberie che quotidianamente si mette in conto di ricevere e che quindi, inconsciamente, si finisce con l’accettare come “inevitabile”, contribuendo con la propria quota di aggressività e boria verso l’esterno.

Proviamo a fare il contrario, io e voi che mi leggete? Eddai!

Facciamoci la promessa che regaleremo 2-3 sorrisi al giorno (soprattutto voi ragazze, il sorriso di una ragazza cambia il senso di una giornata, almeno a me!), che andremo solo al bar o al ristorante dove siamo certi di incontrare un ambiente accogliente anche se magari più lontano e meno “comodo”, che eviteremo i negozi in cui se non si è il notaio del quartiere si viene periziati da cima a fondo come se avessimo una merda di cane appiccicata alla faccia. Diamo gentilezza, cerchiamo ospitalità, diffondiamo il verbo: dall’asfalto cresceranno le margherite!

Se ce l’avete vi chiederei di segnalare un luogo in cui idealmente appiccicare la “stella gentilezza”, da divulgare in modo che questa sua nobile attitudine venga premiata. Allo stesso modo, sputtaniamo e mandiamo in malora tutto ciò che ci tratta come un inconveniente tra i piedi nelle loro giornate egocentriche: da Alitalia alle compagnie telefoniche, dal concessionario col fazzoletto nel taschino che manco si volta quando entri (salvo finire fallito tre anni dopo) fino al commerciante che non saluta e propone 5 euro di sconto per una spesa di 500 agitando l’orologione e piangendo miseria.

Parto io: c’è un bar a Verona appena fuori la porta di Piazza Bra dove saluta con uno squillante “ciao!!” all’ingresso non solo il personale di “front line”, ma anche la barista seminascosta nel retro! C’è una consulente a VeronaFiere che avrà sempre il mio rispetto per la cortesia che mi ha regalato, sopra alle relazioni di lavoro! A Ferrara c’è Orsucci che non ha nemmeno bisogno di presentazioni ma che non può non essere inserito in questa prima listina. Per contro, provate ad andarvi a iscrivere alla palestra Millenium da perfetti sconosciuti e mi direte… che lista lunga ci sarebbe da fare! Facciamo una top 5 dei luoghi o delle situazioni più piacevoli e anche di quelle più sgradevoli? Occorre premiare! (e bocciare).

Kindness to change the world! E ci ho ficcato pure lo slogan… vi ho servito bene o no, lettori gentilissimi e affezionatissimi??

Per stavolta è andata così, ma preparatevi che presto ne leggerete delle belle su Netsukuku (??) e Kiva.org (??), expat e stress, vite preparate a tavolino e valore del dono, neonati e tasse, figas e longdrinks, dizione e concerti, Parigi (again!) e Londra, fotografia e golf, cuccioli e pareti dipinte, conoscenze al bar e in chat, cambiamento e abitudinarietà, adultescenza e IMN “la comune”, cylcefestival e visitmotorvalley, amore e promiscuità, riconoscersi più nudi e per questo fare ciò che è davvero “bene”, nightlifers e bloggers, film marchette e film manifesto, fiere e convegni, capitani che perdono ma vinceranno e radici da rafforzare, ironia e apatia, sorrisi e cultura, vecchie amiche che tornano e l’ultima serie di Lost in cui tutto pare tornare, Samuel, Emma Jo e tutto quello che non potremo lasciare loro, politici e pubblicità, nuoto e corsa, documenti programmatici e residenza mobile, fantasia ed equilibrio, curve pettinate in moto e sole latitante, cucina e bottegai, pompieri, puttanieri, vivaisti, alcolisti, vite liquide..

Di come si debba vendere tutto ciò che si possiede!! Perché questo tutto non fa altro che appesantire il nostro movimento (thanks to Vendotutto su Radio 24) e allora come faremo a fare le finte in un lampo?

..e di 250 mila miglia volo premio che sto pensando dove spendere e su quanti giorni o mesi spalmarle!

Bye

Today’s recipe:

Stay - Erykah Badu

The American – Nouvelle Vague

Fine social scene – Zero 7

Le fleur – 4 Hero

Under the milky way – The Church (occhio che qui vi scapperà il piedino che batte!)


PS: qui in Florida c'è di tutto ma chiunque, anche il più troglodita, si sforza di essere accogliente. Oggi la ragazza delle pulizie s'è fermata appositamente per augurarmi "Happy Valentine's day". Così va una delle più grandi economie del turismo mondiali. Basterebbe copiare.