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giovedì, dicembre 05, 2013

la settimana scorsa e poi, cosa mi metto a fare.



Cosa avevo di così importante da dire l'altra sera, senza avere la forza per farlo?
Che sono felice e pieno di energia. Ecco.
Ma questa mal si accoppia con la serenità, almeno nel mio caso.
L'energia me l'ha data il bioritmo e la settimana scorsa, e la settimana scorsa per me ha significato 
tutta una serie di incontri, corse, voli aerei, viaggi in treno, chiacchiere davanti a un Margarida, sveglie alle 6, dediche sui libri, cartoline nella cassetta della posta, abbracci, lavori notturni, condivisione di ricordi e considerazioni su come l'ingresso di una sola persona possa cambiare totalmente la scena. Tutto ciò mi ha fatto sentenziare inderogabilmente che la chiave di tutto è non quello che si ha, ma la fiducia.

La fiducia in sé stessi, nella forza delle proprie idee. La fiducia negli altri, che sono poi il riflesso dell'anima o almeno del passato e di come ci si è posti verso il mondo. Avere la fiducia è il passepartout verso il figo, il benessere, tutte quelle robe là, che sembrano impossibili a volte, e invece sono solo nascoste in una tasca dell'altro giubbotto.

Poi l'altro giorno mi sono preso le ferie, sono andato al Buy Tourism Online e ci ho visto dentro il mondo che vorrei, soprattutto il mestiere che vorrei e che forse farò, perchè un pò io i sogni me li realizzo.
Giravo per Firenze alle sei della sera, solo, leggendo i commenti dei partecipanti a questa rassegna su Twitter finchè non arrivo a Piazza Duomo, e una vista così magnificiente mi fa dire che lo vedi, puoi avere il lavoro più figo del mondo ma come fai a misurare questa cosa qua? Una serata tra risate e pacche sulle spalle con gli amici di sempre? Un bacio morbido tutte le volte che vuoi? Un caffè fatto con passione? Chissà, magari la risposta è che occorrono tutte e due, il lavoro figo e le piccole cose. Soprattutto occorre inseguire tutti e due i traguardi, sempre di più.

Quella mattina a Firenze era in collegamento da Chicago Oscar Farinetti quello che ha fatto tante cose tra cui l'ultima, quella più straordinariamente sognata, Eataly. Beh Farinetti ha detto "fortunatamente gente mia c'è ancora quasi tutto ancora da fare, e sempre sarà così. Per chi lo vede, ci sarà sempre ancora quasi tutto da fare. Ed è per questo che il futuro è radioso, per tutti quelli che la vedono così, compresi gli italiani e l'Italia, che ha un patrimonio inestimabile, più di tutti".

La mia amica Giovanna (che poi un giorno devo raccontare anche questa, anzi spero di farlo e di metterci tanta ciccia dentro) lo vorrebbe ministro, io non lo so. So solo
che ho dato di me quella definizione (uno che ha ancora quasi tutto da fare) che non so perchè mi sono sentito orgoglioso per un secondo, elettrizzato per due ore. Ecco, la fiducia. Che Matteo Caccia su Laeffe forse ci ha già dedicato una puntata, e se no, dovrebbe!


Sai cosa mi metto a fare? Mi metto a rompere il cazzo, perchè ho dormito anche troppo.
Perchè quando ho chiesto, le opportunità scaturite sono sempre state di più delle sdentate sulla faccia, e poi anche un pò di quelle rinforzano, non fanno male.

Quindi scrivere, telefonare, prendersi il tempo per andare a conoscere di persona ciò che interessa, chiedere introduzioni, liberare tutta quella curiosità che ancora ho addosso. Ecco cosa voglio fare.
E non so se sarà un piano per poche settimane o parecchi anni, mi interessa solo sapere che voglio intraprenderlo subito, adesso. Ora. Cominciare a fare qualcosa di nuovo è nella mia natura, che se volessi essere comodo con il culo al caldo, tre cene a settimana, una casetta carina e una donnina da coccolare e che mi tenga tranquillo, avrei già tutto il mano.
Ma la mia natura è diversa, diversa.. non c'è niente da fare.

E comincio ora, anche se domani vorrà dire viaggio ad Amsterdam, poi Shanghai.. o forse esattamente per quello.

mercoledì, dicembre 28, 2011

L'Impero di Mezzo, "questa cosa qua" e quello di cui hanno bisogno le donne

E poi viene il momento che vai a Shanghai.


Che era una delle due sole città che mi ero "inventato" lungo il frenetico percorso di "Dromomania", e infatti era uscita proprio male.


Chi parla di "paesi" emergenti, di "BRIC", di "pericolo giallo" mica mai c'è stato, di solito.


Chi c'è stato invece, dice "Shanghai", "Pechino", "Guanzhou" e cioè città, luoghi fisici precisi; al massimo regioni o aree produttive. Perché la Cina è un concetto troppo ampio per essere spiegato: meglio parlare di qualcosa di più piccolo, comunque incomprensibile, decisamente inevitabile se vorremo - noi fragili europei - garantirci uno spazietto, nel futuro mondo del benessere.
Quindi meglio affidarsi a chi ci vive, a Shanghai. A chi lavora a stretto contatto, giorno dopo giorno, con i cinesi e che quindi ha afferrato almeno in parte i costumi, le abitudini.


Alessandro. 
Che è un pò il mio "Ambasciatore nelle terre d'Oriente", o forse addirittura il "Ministro per il Commercio Estero" del mio personalissimo governo, di cui un'altra volta scriverò.


Alessandro, dicevo. Lui è là, io viaggio. 
Allora, faccio in modo di andare là a visitare una fiera, di quelle fatte bene dai tedeschi, che non siamo nemmeno in grado di imitare, noi italiani della fine 2011, con lo spread a 500 che forse, dicono i più incoscienti, magari si rivela addirittura un vantaggio tanto l'interesse è all'8%, e l'Italia mica fallirà. 
Lui mi ospita, casa sua diventa il mio albergo a Shanghai. Vivo per 6 giorni nella sua vita, e decisamente, mi piace.


Shanghai è un rullo compressore in azione, punta di diamante di quel sistema non efficiente ma sicuramente efficace che è la Cina. Credo che mia madre, così come la madre di Alessandro, non riuscirebbero a sopravvivergli nemmeno per un weekend. Ti sovrasta con i suoi flussi, con l'assenza di ogni forma di natura e grazia, con l'equilibrismo di progetti senza programmi urbani, con la necessaria maleducazione dei suoi cittadini.


Che sono in primo luogo bruttini. Cioè bruttissimi. E ti spieghi perchè certe giovani cinesine si rivelino così disponibili all'approccio anche nei brevi spostamenti in metropolitana: lo charme, anzi meno, il buon senso nelle relazioni umane non si può ancora impiantare sottopelle.


Però qui vivono tanti giovani expat, e l'atmosfera è decisamente elettrica. Ok Alessandro mette in guardia sul fatto che i più grandi affari sono già sulla via dell'esaurimento e che il sistema di sviluppo metropolitano e nazionale potrà autoalimentarsi ancora soltanto con un tasso di crescita del 7%, che verrà messo a rischio nella previsioni sul 2012.


Però chissenefrega: qui c'è il senso delle opportunità a un palmo, tra bimbi che pisciano allegramente a 5 metri dalle vetrine di Louis Vuitton e canuti settantenni che devolvono le proprie giornate alla gestione dei flussi pedonali lungo le arterie urbane, grandi o piccole che siano, come se i semafori da soli non fossero un avvertimento sufficiente. 


Ci sono i tedeschi che qui hanno venduto tecnologia; americani che garantiscono la partita di giro tra produzione locale e consumo in patria, finché qualcuno azionerà l'invertitore di fase. Ci sono i francesi che hanno posizionato il loro modello distributivo e spruzzato un pò di allure per le loro destinazioni turistiche; inglesi e olandesi che qui ci commerciano da secoli. Ci sono spagnoli che l'hanno capito da un pezzo che senza lavoro anche la gaudente madrepatria può essere tagliente come una lama.
E poi ci sono gli italiani, con le loro caratteristiche inconfondibili e gli occhi che si muovono veloci: sono isolati, rumorosi, eleganti, geniali, arruffoni, arroganti, in ritardo, ammirati, spesso troppo vecchi per poter gestire la mole di stimoli che li colpisce quotidianamente quando sono qui. Ma ci sono, Alessandro con loro. E io con lui, per qualche giorno.


Invito tutti ad andare a Shanghai e a parlare con qualcuno degli expat che ci vivono: allora comprenderete in un attimo tutto ciò che io non riesco a spiegare qui a parole. Quelle espressioni smart, quell'accozzaglia di inglese "mondializzato" e di metalinguaggi che riunisce attorno ad un tavolo ragazzi delle più disparate nazionalità, accorsi qui a gestire la finanza o importare capi di moda, creare una rete distributiva o ampliare il business di una web agency con clienti dall'altro capo del mondo. Contatti veloci che però lasciano il segno, mentre sorseggio Martini nei bar alla moda di fronte allo skyline di Pudong, che Philip Dick quando scrisse "Do Androids dream of electric sheep?" pensava proprio a questo.


La voglia di fare che pervade gli uffici, quelle strade e quei ristoranti inevitabilmente affascina la gente irrequieta come me, per una settimana estraniata dalle dolorose immobili quotidianità, e spinge fino a fantasticare di un breve trasferimento, 1 o 2 anni, prima di cedere all'inevitabilità di una famiglia, ma anche no perchè queste sono chances che non prevedibili. 


Apprendo che Shanghai è inquinata ma accessibile, senza parchi degni di questo nome ma con una metro così maestosa ed efficiente come in Europa non ne vedremo mai.
Realizzo che a Shanghai il costo del lavoro sta salendo (3000 RMB un impiegato) ma per un dipendente in un'agenzia viaggi fare proposte via email alle 22 è normale. Che ne pensano i nostri fautori delle tutele tout court? E ve lo dice uno di sinistra: le email fendono il mondo da un continente all'anno in un secondo, meditate!

Poi comprendo come Shanghai, in relazione alla dimensione, sia un luogo sicurissimo. Certo, mille volte meno affascinante di Buenos Aires o meno ricco di sventolone dalle cosce chilometriche come a San Paolo, però questo è un dato molto importante.



Poi, nei miei brevi spostamenti in metro pigiato a parecchi musi gialli, ho riflettuto sul fatto che a Shanghai ci vivano almeno un milione di expat secondo stime grezze: infatti ne avevo sempre uno a portata di sguardo, anche lui pigiato ad altri piccoletti. Tutti invariabilmente a smanettare con lo smartphone: eccerto, via VPN aggirano regime e utilizzano fb, twitter e youtube: mica per la rivoluzione, semplicemente per alimentare il contatto con i propri cari lontani 9 fusi orari, o più.

Ripensandoci, davvero non sono riuscito a capire come il "comunismo di mercato" possa trionfare in quella maniera: sperequazioni sociali clamorose, con alcuni che trascinano carretti carichi di legna mentre qualcun altro gli sgasa a fianco dall'alto del suo SUV tedesco. Se non ci si ricorda più quali fossero gli status symbol negli anni dell'arricchimento, ad esempio in Italia negli anni '80, beh quì si possono rinfrescare le idee per benino.. i gioielli, le auto, le case e tutto ciò che costa carissimo!
D'altronde, non sono nemmeno riuscito a spiegarmi se gli shanghaiani siano villani poiché troppi, o troppi poiché villani..

Mi sono ritrovato a pensare a questa energia enorme che emana la città e ho immaginato cosa potessero essere NY o Londra nei tempi d'oro, in cui anche loro l'avevano. Anzi proprio loro, che questa energia l'hanno inventata e senza di essa non potrebbero esistere.


Poi, altri pensieri in libertà che per 5 secondi o 5 minuti mi hanno occupato la testa, in questa epilessia di informazioni e di sensazioni che una visita alle metropoli cinesi oggi provoca: la VolksWagen domina nelle auto, e presto saremo invasi da brand di elettronica a marca cinese, sospinti dalla richiesta interna.
Lo stupore delle chiacchere con sconosciuti in metro lascia sempre con belle sensazioni addosso, e altra voglia di fare.
La vita delle ragazze expat pare essere piuttosto dura: l'offerta è molto ampia e ribassista!

Mi sono sentito apostrofare con sonori "dai! fatti un periodo qua!" da almeno 3 persone, appena conosciute in cene di gruppo, come se fosse una cazzata. Loro, sempre sorridenti e un tantino irriverenti verso ciò che si erano lasciati dietro.

Cose che ho visto: la pubblicità sull'utilizzo degli smartphone a favore della Realtà Aumentata o (Augmented Reality) sugli schermi interattivi della metro, e numerosi touchscreen interattivi al Shanghai New Exhibition Center.
Tutto ciò mi ha confermato ancora una volta come quello non sia un paese in crescita, ma il centro del mondo in divenire. Con queste applicazioni noi al massimo ci giochiamo, e i marketing managers sghignazzano al pensiero di utilizzarli per fare business: là sono in marcia, e questa è esattamente una corsa. 


A Shanghai ho amaramente dedotto che siamo già poveri, Italia e buona parte d'Europa. Nella prossima generazione l'epicentro sarà tutto sul Pacifico, con buona pace dei figli dei miei amici che dovranno armarsi di pazienza e tanta voglia di viaggiare. 
E fra 10 anni, dove sarò io? Nella migliore delle ipotesi ancora impegnato a salire sugli aerei tutti i mesi, perchè sarà inevitabile e perchè ogni viaggio porta esperienze e sensazioni che nessun libro, video o app potrà mai sostituire, ma il sol fatto di saperli utilizzare li fa meglio comprendere.




In quei giorni conosco, tra gli amici di Ale, una producer di CNBC e una giovane italiana che ha aperto il primo ufficio in Cina di un'azienda italiana di strumenti optometrici, le famose multinazionali tascabili di estrema nicchia che ancora ci tengono a galla. 
La vita della producer, di Singapore, è di qualità, tra viaggi e press day all'ambasciata USA, ma pur sempre una vita da controllata. L'italiana si da un sacco da fare, con ritmi di lavoro intensi e un quotidiano elettrico di progetti senza storico.


Due persone brillanti, intelligenti e molto, molto stimolanti. Finisco con l'andare a cena con loro e alla fine non rincasiamo prima delle due. All'inizio della serata avevo chiesto all'italiana quale fosse la cosa, in assoluto, che più stava amando di questa sua esperienza che l'aveva sradicata dalla provincia mantovana e catapultata tra le vie della french concession, e lei aveva titubato nel rispondere.


Finiamo in un fantastico ristorante spagnolo e la serata si rivela decisamente interessante, di quelle incui viene spontaneo fare domande, anche le più indagatrici, perchè non si vede l'ora di sentire le risposte e poterle confrontare con il proprio mindset. Spaziamo dalla geopolitica alla cucina, dai luoghi di villeggiatura alla musica, dai diritti umani alle relazioni di coppia. Bello, raro. Ed è giusto che sia così: serate del genere occorre andarsele a cercare dall'altro capo del mondo.
Ad un tratto l'italiana mi afferra un polso e con il suo sguardo ironico e l'espressione soddisfatta mi fa: "Ecco, questa cosa qua! Mi avevi forse chiesto la cosa che più di ogni altra amo vivendo qui? Eccola! E' questo, le serate come questa, avere la possibilità di mettere tutto ciò in cui credo in discussione perchè mi ritrovo a parlare con persone così interessanti, con background e visioni del mondo così diverse. E gli stimoli che scaturiscono. C'è forse qualcosa di meglio? Per avere questo, ben sopporto tutto ciò che non mi piace!". 
Limpido, incontestabile. Raramente sono stato più d'accordo che con questa affermazione.


Ma la serata non era finita, e così approfondendo l'inesplicabile tema delle relazioni tra gli uomini (che vengono da Marte!) e le donne (che, oh certo!, sono di Venere!!) ed essendo in minoranza, decido che è giunto il momento di attaccare, per potersi difendere. 
"Sentite voi, con amori intercontinentali e desideri di affermazione: me lo volete dire cosa vogliono davvero le donne?!".
A seguire, dopo una fragorosa e infinita risata amplificata dalle coppe di prosecco che teniamo tra le mani, ne sento  davvero di ironiche, affascinanti, corrosive teorie, mentre ci allunghiamo comodi sui divani al piano superiore. 


"Le donne donne vogliono uomini che risolvano il problema, o che almeno diano l'impressione di saperlo fare!", questo il riassunto delle loro risposte.


"Ma guarda che lo sappiamo, che le donne inventano problemi già risolti, per il solo gusto di farci credere che siamo stati noi a farlo: tutto parte da voi!!", e mentre pago il conto, mi conquisto l'ultimo applauso della serata.. alè!


"Count on your blessing my dear!" mi dice una sconosciuta mentre salgo sull'aereo. Macchè, è la mia vicina di posto, 12G. Ha un sorriso bellissimo, un pò di lentiggini e un viso furbo. Mi fa l'occhiolino, poi si gira dall'altra parte. E a me viene una gran voglia di conoscerla, questa straniera della business class. 
Forse tutte queste letture saranno inutili, stavolta. Davvero.

giovedì, aprile 14, 2011

Dromomania raggiunge l'impero di mezzo

Tra malesseri e dubbi, Emanuele e Violante raggiungono Shanghai, la capitale del mondo nel futuro prossimo.