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martedì, settembre 01, 2015

Liolà

Ci scrivo poco ormai quassù ma stavolta, come alcune vecchie abitudini, so che mi servirà e mi piacerà, così lo faccio.
Estate, vacanze. Alla mia età funziona così: hai famiglia, già a Natale sai che destino ti attende. Sei accoppiato, spesso te ne finisci una settimana in un luogo super ameno con la tua metà, uno di quelli mai visti prima né da te e né da lei.
Se non sei accompagnato, il gioco si fa più complicato perchè crescono sia i rischi che le opportunità. Rischi di rimanere tagliato fuori, di non sapere che fare, di litigare con i tuoi amici su dove andare, di cullare sogni di viaggi incredibili poi non riuscire a metterli in pratica.
Opportunità di fare davvero quel che ti piace, di visitare i luoghi del cuore, di decidere in piena libertà chi avere accanto, di aprirsi alle possibilità novità.

Il mix di questa roba qua, per me, significa una e una sola cosa: salire su una barca a vela in Sardegna. L'anno scorso avevo tirato la moneta ed era uscita una vacanza bellissima e un feeling che non se ne voleva andare via. Quest'anno, penso, quei ragazzi li voglio ritrovare. Anzi sarebbero davvero perfetti per me, persone con le quali ho speso due settimane lo scorso anno, con i quali mi sono trovato benissimo e che soprattutto non sanno nulla del mio quotidiano, delle beghe al lavoro o della tipa con cui sto uscendo, se ho problemi economici o se sto attendendo l'esito di quel colloquio per un lavoro a Milano. So solo che sono due ragazzi con cui sono stato bene, quindi certamente lo sarò di nuovo, e che in fondo il gruppo su whatsapp dopo la vacanza dell'anno scorso proprio a questo scopo, in fondo, serve.


Occorre cercare la barca: la quarta compagna della vacanza lo scorso anno, così unica nel suo modo di essere, aggressiva ma simpatica e quasi materna, ci suggerisce di cercare sul web questo scafo, Liolà, e parlare con i proprietari, che anche lei vorrebbe venire ma tra amici che arrivano dal Brasile a trovarla e gli hosts di Airbnb che le occupano casa, sta nei casini - chi ha queste vite tumultuose, fateci caso, sta sempre nei casini.
Noi ci mandiamo un pò di messaggi poi diciamo che sì, Antonia ha ragione: dalle foto la barca appare molto bella, l'itinerario previsto ci piace, la ragazza che ci spiega un pò le cose ci ispira molta simpatia e poi abbiamo tutti questa voglia di rivederci, così sincera e così forte. Naturalmente, siamo liberi da impegni e siamo arrivati al 30 luglio che ancora non sappiamo cosa fare e quindi la tendenza a dire sì è piuttosto naturale.
Alessandra, che funge da collegamento tra il Comandante di Liolà e i vacanzieri con basici rudimenti velistici (e apprenderemo dopo essere la sua compagna, ritrovandocela in barca alla partenza), ci informa che una cabina è già stata presa da due ragazze tempo prima, due tipe molto tranquille e sulla trentina, ci fa lei.
Il meteo nella nostra testa passa da sereno con bonaccia a variabile, con possibile moto ondoso in aumento.
Sì perchè - chi ha mai fatto vacanze in barca lo sa bene - lo spazio a bordo, per definizione è angusto, non c'è un bar dove andare se si vuole stare soli, occorre stabilire insieme tutta una serie di cose (dalla cambusa alle rotte, ai tempi di stazionamento in una determinata caletta) e poi vai tu a sapere che cazzo di alchimia si può creare a bordo? Quella è sempre un terno al lotto. In cuor nostro, speriamo che Antonia (la nostra compagna dell'anno prima) si decida a unirsi a noi, in modo da formare una solida maggioranza a bordo, collaudata e in grado di "gestire" le cose in ogni momento in cui c'è da prendere una decisione. E invece no: una mattina, Alessandra ci informa che ha dato conferma ad un'altra ragazza, amica di amici suoi, che arriverà in traghetto e che conosceremo alla stazione marittima di Olbia.
Le mie sensazioni sono positive ma alcune nubi, in questa estate dei concerti e dei cieli tersi, si addensano nella mia testa. E se le 3 ragazze non andassero d'accordo tra loro? E se, peggio ancora, fossero in qualche maniera inutilmente coalizzate con lo scopo di crearci imbarazzi, una volta a bordo?
Chissà: fatto sta che ci si presenta e subito veniamo spediti tutti a fare la spesa per la cambusa, poi a bordo e via, rotta verso la Corsica.
Noi 3 ragazzi sappiamo come si stia bene insieme, gli argomenti da toccare e quelli meno interessanti, le confessioni da tirare fuori la prima sera e tutte queste robe qua. Veniamo a sapere che per le ragazze a bordo si tratta della prima esperienza velica ma appaiono sorridenti e strafottenti, anche quando finiscono di corsa al bagno per vomitare, che nelle bocche il mare è agitato. Sorridono, trasmettono un feeling di benessere e complicità aiutato dal fatto che il Comandante e Alessandra sono cordiali e pieni di esperienza per farci superare le piccole barriere iniziali.

Il resto, beh il resto non lo posso raccontare.
Perchè non ci sono le parole, o perlomeno perchè io non le conosco. Le parole per descrivere l'assoluta bellezza e ineffabilità di quei sette giorni spesi tra il mare, rade e località stupendi e soprattutto ognuno un pò, sempre di più, dentro il tempo degli altri, con il piacere puro di stare insieme, conoscersi, confrontarsi, parlarsi. E ridere.. mamma mia da quanto tempo non ridevo così tanto.
E come sempre mi sono ritrovato a constatare che buttarsi, alzarsi dal letto e fare qualcosa porta con sé il potere fortissimo di aprirsi alla serendipità, apprendere da ciò che si sente, ciò che accade.
Ho imparato tantissime cose, che spero di portare con me il più a lungo possibile.
Ho imparato che andavamo verso Bonifacio, Cala della Rondinara o Lavezzi ma in realtà andavamo ogni giorno di più verso Isabel, Gigi, Eleonora, Paolino, Rosa con la grande fortuna di avere accanto persone che sono un pò così anche nella vita reale, un pò sono davvero quelle che sono state accanto a me in quei meravigliosi giorni intorno all'arcipelago della Maddalena, anche se le incroci al supermercato sotto casa. Che culo, ragazzi miei, avervi incontrato.

La vela è vita perchè impari a capire che non puoi cambiare il vento, ma puoi sempre regolare le vele.
La vela è vita anche perchè ti mette a stretto contatto con gli altri e ti impone di cercare il miglior te stesso da offrire agli altri, che la barca così sarà molto più stabile.

A volte ho fatto questo gioco di trovare i "momenti perfetti" e sono stato fortunato quest'estate perchè ne ho vissuto più di uno. Nella settimana passata su Liolà ce n'è stato uno che vi voglio raccontare.
Saranno state le tre del pomeriggio, o forse le quattro, nel rarefarsi del tempo che solo il sole sulla pelle e alcuni giorni nomadici in barca avela ti possono dare. Non riesci più a pensare a niente, anzi meglio: finalmente riesci a non pensare più a niente, che se ti chiedessero il numero del pin del bancomat rimarresti a bocca aperta per mezz'ora. La barca è quasi deserta, siamo rimasti  a bordo in tre, che tutti gli altri hanno deciso di nuotare fino a riva, battigia dell'isola di Cavallo, per quel poco che la si può calpestare visto che è privata e popolata da rade, meravigliose ville.
Io sono a prua, steso al sole, apro "L'estate infinita" di Edoardo Nesi e ne leggo alcune pagine, poi cado addormentato. Dopo un pò mi sveglio, mi guardo attorno, scambio due parole con il Comandante e realizzo che sono le 4 appena. Tutto il pomeriggio davanti. Magari potrei fare un tuffo, oppure mi rimetto a leggere, e stasera potremo giocare a indovinare i film mimandone i titoli, oppure raccontarci gli ultimi 3 anni della nostra vita.
E' ancora quel momento lì quello che a me piace più di tutti.

Con tutto il mare davanti
Con tutto il libro da leggere
Con tutto il tempo per aspettare gli altri che torneranno.

Che poi sceglieremo insieme una canzone, ci passeremo l'accendino e fantasticheremo su un possibile ritrovo ad ottobre. "Momenti perfetti", li chiamo io e sono la cartina al tornasole di una vacanza perfetta, che per fortuna si sta trasformando in una fine estate di nuovi contatti e progetti.

giovedì, gennaio 03, 2013

Ogni stop è solo un altro start: propositi del 2013

Ciao a tutti,

Visto che ogni start è solo un altro stop, mi tocca di rifarlo evidentemente.

Un anno fa riguardo i propositi del 2012 scrivevo questa roba qua. Per non parlare dell'autunno 2011, che preso dall'ansia di fare mi lanciavo addirittura qui

Beh calcolando che il 2012 è stato davvero un anno brutto forte, tra crisi mondiale, terremoto e crisi personali di persone che mi stanno molto a cuore, direi che le cose per me non sono andate male.





Con la radio ho concluso il secondo progetto, con la barca ci ho fatto un paio di weekend di training e una settimana di vacanze, anche se non ho migliorato un granchè sotto il profilo tecnico. Mi serve Caprera, e so già che ci tornerò quest'anno, appena possibile.

Il secondo progetto radiofonico s'è concluso, senza quel grande feeling nè le vere sensazioni giuste per me, ma è stata ancora una volta una bella palestra: ho capito che - perchè diventi una gioia più che un impegno, alla lunga - mi ci vuole un socio.
E credo proprio di averlo trovato, anche se occorrerà un pò di allenamento per "fasarci".





Sul lavoro ho rispettato le consegne: fregarmene, viaggiare, godere delle esternalità (vedi foto a sinistra, premio a chi indovina la città).
Fatto, anche se la gabbia appare sempre più stretta.
"Vedi, dopo 7/8 anni ci si stanca di qualunque cosa..!!" mi ha ammonito un vecchio amico dell'università che la sa più lunga di me, devo prenderne consapevolezza.

Molti amici hanno trovato serenità, relazioni stabili, scenari futuri chiari. E' quello che auguro anche a me, per il prossimo anno: cominciare a mettere radici nelle mie cose, che tutto parte dalla segatura che si ha nella testa, altroché suggestioni.

Dura mettersi in gioco ma ancora più dura scegliere, e da lì si passa per costruire qualcosa, che è per i trentottenni come la pista Polistil a Natale quando si ha 10 anni.

Che in effetti mi sono troppo accucciato nella mia area di confort, nel 2012, e ora che ho trovato un mentore (o quello che vorrà essere) sarebbe l'ora di seguire i suoi consigli: sono troppo giovane per non volere uscire da quel confort e trovare un pò di obiettivi nuovi cui tendere, per fare invece che pensare (sempre la chiave di volta!).

Farò un master? Pensa prima a cosa ti dovrà condurre! Prenderò un sabbatico? Definisci prima gli obiettivi: l'investimento di tempo è come quello di denaro!

La rinascita dalle ceneri della mia squadra del cuore mi ha riportato un pò di passione, ma più nel lavoro che lo staff ha messo per rinascere dalle ceneri, che quella pura e ignorante di un tempo. La cosa migliore rimangono le cene a Barberino e le giornate passate con il babbo.

Una cara amica mi ha parlato della calma come priorità, imporsela per favorire le giuste decisioni: vedrò di darle ascolto.

E ora, dopo le cose importanti, dopo i fini, un pò di mezzi:
leggere di più e meglio (Wallace, Frenzen, Calvino, La Stampa, Monocle e meno economia e twitter)
trovare un pò di musica e qualche podcast che valga la pena di ascoltare.
tornare a guardare i film, non come quando avevo 18 anni dove avevo una dipendenza, ma ritrovare il senso di quelle sere di ricreazione dello spirito.
frequentare sempre di più le persone che mi piacciono e ignorare quelle che mi fanno incazzare.
andare a stare a Bologna e riconsiderare le cose da là, che c'è ancora tempo per un bel colpo.
stare con la mia famiglia per quanto mi è possibile.
giudicare le persone da quel che fanno, più che da quel che dicono.
fare una bella vacanza questa estate, in un luogo mai visto prima come la Malesia o il Messico.
guardare buona tv.
spendere consapevolmente, guardando l'etichetta e chi la fa quella cosa, se vale il prezzo che porta. studiare francese, o portoghese.
fare la maratona, o almeno fare sport bene e con regolarità.
vedere 4-5 concerti che valgano la pena.
tentare di diventare socio Platinum con i punti di Skyteam (se l'ultimo viaggio l'avessi fatto con AF!!)



Organizzare il Pole-to-Pole 2014, o almeno fantasticarlo.

may I always ask for forgiveness, not for permission (anche vivendo e lavorando in Italia, sì può sìsìsì!!).

Del 2012 mi rimangono il 10 giugno, le notti in Sardegna, un paio di matrimoni (uno magico, in particolare), qualche scambio di messaggi da ricordare, il Cammino lungo la Via degli Dei, qualche bella cena organizzata, la meravigliosa curva dei suoi fianchi.. ma è già ora di ripartire!






PS: ultimo proposito. I bravi sono più brevi!

photos and experiences: Emanuele Vicentini ©

sabato, giugno 02, 2012

La storia di due

Scrivevo di te solo pochi giorni fa.
Poi di notte, viaggio sotto il cielo di quest'Emilia Romagna che anche dopo come prima del terremoto è una sola e grande metropoli che ci fa tutti vicini e tutti uguali, accendo la radio e danno questo.
Questo non è un pezzo, questo è il 1995. Il 2 ottobre.
E' la storia di due che non erano amici, non erano amanti, erano lui e lei.



Lui ricorda il suo sorriso, come si siano tirati per le braccia quel giorno all'esame, facendo pericolose piroette.
E poi ricorda di come ha cominciato con lei una fase nuova, e di quella volta che dentro l'appartamento si sono presi a bacinellate d'acqua.
Poi le mille sere insieme, mille chiaccherate, quella sensazione che se ci si riprova, lo sa che non tornerà mai più, che non riuscira più nemmeno a trovare un termine per definirla, quella sensazione.

E Londra, dormire insieme, quell'odore di pulito e di fumo e di vinile e quel sapore di patate fritte e di birra e di mcdonalds e che era Londra, e loro due tra gli altri, ma insieme.
E quelle corse ad Hyde Park, quella passeggiata fino alla fermata di Notting Hill Gate dove forse le ha detto "ti amo ma non lo so e nemmeno io lo so ma sto bene con te e possiamo andare avanti così senza parlarne?"
Era quello che voleva, e quell'empatia non sa davvero se l'ha mai più ritrovata.
Quella corsa in taxi di notte, la torre della BT altissima sopra di loro.
Quella pizza a Islington dopo Chelsea-Arsenal, e di ritorno fermarsi al Virgin Megastore di Piccadilly per una scommessa.

Poi viene il 2003, sono anni che lui non la vede e basta un caffè a Riccione per ritrovarla sua, a modo suo perchè quello voleva. Inciampare su di lei e ritrovarla calda e morbida, una mano tra i suoi capelli, uno sguardo annegando senza scampo nei suoi occhi.
Aveva paura a toccarla, e sono finiti a camminare abbracciati, tutto il giorno.
Quella cena su in collina, nell'estate più calda di sempre che forse è stata lo "sliding doors" delle loro vite ma va bene così, perchè al circo della vita non si comanda mai.

E poi la voglia e gli impedimenti, gli anni che passano, le alternative che si creano, i miti che si mitizzano e il rincorrere gli appuntamenti per non fermarsi mai a pensare.
Ma sempre un messaggio di auguri, fosse a Budapest o Bruxelles, in Germania o negli Stati Uniti.
Fosse quello che li facevo o che li riceveva.
Difficile descrivere ciò che si è vissuto e, forse, non ha mai voluto comprendere.

Ora apprende che lei è pronta ad una nuova vita di mamma e un film di Polansky gli scivola sulla pelle. Sarà che ha bevuto e non ne è più abituato, ma stasera penso a lei, a quanto era bella, a quel bacio sull'incrocio anche se il suo moroso era dietro l'angolo e a quella frase "amici per sempre".

Solo noi sappiamo cosa voleva dire.

lunedì, aprile 23, 2012

Del perdersi e della riconoscenza


Ciao,
il programma radio sullo storytelling sta finendo e mi sono imbattuto in un racconto non bellissimo, ma che mi è piaciuto perchè parla di Buenos Aires e soprattutto di perdersi e della riconoscenza.

In fondo è un pò la storia delle vita della maggioranza di tutti voi, anche tu che stai leggendo, immagino: tu che pianifichi una carriera, addirittura una vita, poi presto o tardi ti accorgi che le cose vanno da tutt'altra parte.
Che non sei il solo con il timone in mano, ma c'è come qualcun altro oltre a te. Guardi la strumentazione ma la bussola come impazzisce, influenzata da campi magnetici tutt'intorno.

"La vita è ciò che ti accade mentre sei indaffarato a fare tutt'altro": avevo letto questo aforisma tanti anni fa nel risvolto di un'agendina trovata su una corriera. Una frase breve, semplice e perfetta. Il regalo più bello di John Lennon, insieme alle sue canzoni. Non me la sono mai dimenticata, come la tabellina del 7.
 
Perché la traccia della nostra vita è influenzata da eventi, decisioni, disgrazie, evoluzioni e opportunità che semplicemente non sono nostre, ma di altri che in un modo o nell'altro ci piovono addosso e ci influenzano. Ecco, lì è facile perdersi.

Allo stesso tempo, quella traccia dipende però anche dalla nostra volontà o naturale tendenza a cambiare idea o traiettoria, affascinati dal nuovo. Perchè alcuni amano cullarsi nell'area di comfort delle abitudini, altri al contrario sotto quella luce si sentono inevitabilmente morire, e io sono tra questi. Ecco, lì ci si vuole perdere.

Questo non significa solo cambiare paese, fidanzata o dentifricio solo perchè qualcuno te ne regala uno di una marca nuova all'ingresso di un supermercato: credo che sia legato alle priorità, ossia abbia a che fare con qualcosa che finiamo con il guardare con occhi diversi.

Il protagonista del racconto che leggevo  vive queste onde lunghe dei suoi bioritmi esistenziali come surfandoci sopra, sempre cercando di coglierle e mai di scansarle.
Forse non casualmente, si ritrova a percorrere la strada della sua esistenza quasi sempre all'estero, attratto dalle opportunità, mentre in Italia vi fa ritorno solo quando costretto dalle circostanze drammatiche che colpiscono chi gli sta vicino.

E poi, forse non per caso, tutta la storia è una lunga reminiscenza raccontata in un bar di Buenos  Aires, luogo in cui il protagonista Antonio giunge più o meno casualmente ma che mi piace pensare sia il luogo che lo cura definitivamente, anche grazie all'aiuto fondamentale di una donna che incrocia la traiettoria del suo cammino.
Perché la nostra destinazione sono sempre e prima di tutto le persone, non i luoghi.

Perché a Buenos Aires ci sono stato, poi ci sono tornato e me ne sono innamorato. Non é una città meravigliosa, mancano sia mare che montagna, ma c'è quel qualcosa, quel fascino ineffabile che la fa essere il luogo perfetto per ritrovarsi, la città che ti può offrire la meravigliosa possibilità di essere riconoscente.

Perché quando si è andati dappertutto e raggiunto nessun luogo, occorre ammettere a sè stessi che forse è giusto che a decidere per noi sia chi ci ama, chi ci sta accanto e un pochino muove il timone della nostra rotta, inclinandolo impercettibilmente fino a raggiungere l'andatura perfetta.

La riconoscenza in fondo sta lì: accettare la nuova rotta e mantenerla. Non badare ai propri impulsi ma aprirsi alle nuove prospettive, meravigliarsi del bello che sta in ogni aiuto, soprattutto quello non richiesto.

C'è un dolce gusto nel perdersi, soprattutto quando non si ha la sicurezza di essere salvati, ma solo la speranza di vivere un'esperienza che ci porterà ad essere riconoscenti. Qualcosa che accade, ma perchè inconsciamente lo desideriamo.

Ci ho messo molti anni a capirlo, ma dire sì - quindi in qualche misura aprirsi alla riconoscenza - è una figata. Ascolta il consiglio: apriti alle persone e impara a dire sì. Ma occhio! E' un duro lavoro...


mercoledì, dicembre 28, 2011

L'Impero di Mezzo, "questa cosa qua" e quello di cui hanno bisogno le donne

E poi viene il momento che vai a Shanghai.


Che era una delle due sole città che mi ero "inventato" lungo il frenetico percorso di "Dromomania", e infatti era uscita proprio male.


Chi parla di "paesi" emergenti, di "BRIC", di "pericolo giallo" mica mai c'è stato, di solito.


Chi c'è stato invece, dice "Shanghai", "Pechino", "Guanzhou" e cioè città, luoghi fisici precisi; al massimo regioni o aree produttive. Perché la Cina è un concetto troppo ampio per essere spiegato: meglio parlare di qualcosa di più piccolo, comunque incomprensibile, decisamente inevitabile se vorremo - noi fragili europei - garantirci uno spazietto, nel futuro mondo del benessere.
Quindi meglio affidarsi a chi ci vive, a Shanghai. A chi lavora a stretto contatto, giorno dopo giorno, con i cinesi e che quindi ha afferrato almeno in parte i costumi, le abitudini.


Alessandro. 
Che è un pò il mio "Ambasciatore nelle terre d'Oriente", o forse addirittura il "Ministro per il Commercio Estero" del mio personalissimo governo, di cui un'altra volta scriverò.


Alessandro, dicevo. Lui è là, io viaggio. 
Allora, faccio in modo di andare là a visitare una fiera, di quelle fatte bene dai tedeschi, che non siamo nemmeno in grado di imitare, noi italiani della fine 2011, con lo spread a 500 che forse, dicono i più incoscienti, magari si rivela addirittura un vantaggio tanto l'interesse è all'8%, e l'Italia mica fallirà. 
Lui mi ospita, casa sua diventa il mio albergo a Shanghai. Vivo per 6 giorni nella sua vita, e decisamente, mi piace.


Shanghai è un rullo compressore in azione, punta di diamante di quel sistema non efficiente ma sicuramente efficace che è la Cina. Credo che mia madre, così come la madre di Alessandro, non riuscirebbero a sopravvivergli nemmeno per un weekend. Ti sovrasta con i suoi flussi, con l'assenza di ogni forma di natura e grazia, con l'equilibrismo di progetti senza programmi urbani, con la necessaria maleducazione dei suoi cittadini.


Che sono in primo luogo bruttini. Cioè bruttissimi. E ti spieghi perchè certe giovani cinesine si rivelino così disponibili all'approccio anche nei brevi spostamenti in metropolitana: lo charme, anzi meno, il buon senso nelle relazioni umane non si può ancora impiantare sottopelle.


Però qui vivono tanti giovani expat, e l'atmosfera è decisamente elettrica. Ok Alessandro mette in guardia sul fatto che i più grandi affari sono già sulla via dell'esaurimento e che il sistema di sviluppo metropolitano e nazionale potrà autoalimentarsi ancora soltanto con un tasso di crescita del 7%, che verrà messo a rischio nella previsioni sul 2012.


Però chissenefrega: qui c'è il senso delle opportunità a un palmo, tra bimbi che pisciano allegramente a 5 metri dalle vetrine di Louis Vuitton e canuti settantenni che devolvono le proprie giornate alla gestione dei flussi pedonali lungo le arterie urbane, grandi o piccole che siano, come se i semafori da soli non fossero un avvertimento sufficiente. 


Ci sono i tedeschi che qui hanno venduto tecnologia; americani che garantiscono la partita di giro tra produzione locale e consumo in patria, finché qualcuno azionerà l'invertitore di fase. Ci sono i francesi che hanno posizionato il loro modello distributivo e spruzzato un pò di allure per le loro destinazioni turistiche; inglesi e olandesi che qui ci commerciano da secoli. Ci sono spagnoli che l'hanno capito da un pezzo che senza lavoro anche la gaudente madrepatria può essere tagliente come una lama.
E poi ci sono gli italiani, con le loro caratteristiche inconfondibili e gli occhi che si muovono veloci: sono isolati, rumorosi, eleganti, geniali, arruffoni, arroganti, in ritardo, ammirati, spesso troppo vecchi per poter gestire la mole di stimoli che li colpisce quotidianamente quando sono qui. Ma ci sono, Alessandro con loro. E io con lui, per qualche giorno.


Invito tutti ad andare a Shanghai e a parlare con qualcuno degli expat che ci vivono: allora comprenderete in un attimo tutto ciò che io non riesco a spiegare qui a parole. Quelle espressioni smart, quell'accozzaglia di inglese "mondializzato" e di metalinguaggi che riunisce attorno ad un tavolo ragazzi delle più disparate nazionalità, accorsi qui a gestire la finanza o importare capi di moda, creare una rete distributiva o ampliare il business di una web agency con clienti dall'altro capo del mondo. Contatti veloci che però lasciano il segno, mentre sorseggio Martini nei bar alla moda di fronte allo skyline di Pudong, che Philip Dick quando scrisse "Do Androids dream of electric sheep?" pensava proprio a questo.


La voglia di fare che pervade gli uffici, quelle strade e quei ristoranti inevitabilmente affascina la gente irrequieta come me, per una settimana estraniata dalle dolorose immobili quotidianità, e spinge fino a fantasticare di un breve trasferimento, 1 o 2 anni, prima di cedere all'inevitabilità di una famiglia, ma anche no perchè queste sono chances che non prevedibili. 


Apprendo che Shanghai è inquinata ma accessibile, senza parchi degni di questo nome ma con una metro così maestosa ed efficiente come in Europa non ne vedremo mai.
Realizzo che a Shanghai il costo del lavoro sta salendo (3000 RMB un impiegato) ma per un dipendente in un'agenzia viaggi fare proposte via email alle 22 è normale. Che ne pensano i nostri fautori delle tutele tout court? E ve lo dice uno di sinistra: le email fendono il mondo da un continente all'anno in un secondo, meditate!

Poi comprendo come Shanghai, in relazione alla dimensione, sia un luogo sicurissimo. Certo, mille volte meno affascinante di Buenos Aires o meno ricco di sventolone dalle cosce chilometriche come a San Paolo, però questo è un dato molto importante.



Poi, nei miei brevi spostamenti in metro pigiato a parecchi musi gialli, ho riflettuto sul fatto che a Shanghai ci vivano almeno un milione di expat secondo stime grezze: infatti ne avevo sempre uno a portata di sguardo, anche lui pigiato ad altri piccoletti. Tutti invariabilmente a smanettare con lo smartphone: eccerto, via VPN aggirano regime e utilizzano fb, twitter e youtube: mica per la rivoluzione, semplicemente per alimentare il contatto con i propri cari lontani 9 fusi orari, o più.

Ripensandoci, davvero non sono riuscito a capire come il "comunismo di mercato" possa trionfare in quella maniera: sperequazioni sociali clamorose, con alcuni che trascinano carretti carichi di legna mentre qualcun altro gli sgasa a fianco dall'alto del suo SUV tedesco. Se non ci si ricorda più quali fossero gli status symbol negli anni dell'arricchimento, ad esempio in Italia negli anni '80, beh quì si possono rinfrescare le idee per benino.. i gioielli, le auto, le case e tutto ciò che costa carissimo!
D'altronde, non sono nemmeno riuscito a spiegarmi se gli shanghaiani siano villani poiché troppi, o troppi poiché villani..

Mi sono ritrovato a pensare a questa energia enorme che emana la città e ho immaginato cosa potessero essere NY o Londra nei tempi d'oro, in cui anche loro l'avevano. Anzi proprio loro, che questa energia l'hanno inventata e senza di essa non potrebbero esistere.


Poi, altri pensieri in libertà che per 5 secondi o 5 minuti mi hanno occupato la testa, in questa epilessia di informazioni e di sensazioni che una visita alle metropoli cinesi oggi provoca: la VolksWagen domina nelle auto, e presto saremo invasi da brand di elettronica a marca cinese, sospinti dalla richiesta interna.
Lo stupore delle chiacchere con sconosciuti in metro lascia sempre con belle sensazioni addosso, e altra voglia di fare.
La vita delle ragazze expat pare essere piuttosto dura: l'offerta è molto ampia e ribassista!

Mi sono sentito apostrofare con sonori "dai! fatti un periodo qua!" da almeno 3 persone, appena conosciute in cene di gruppo, come se fosse una cazzata. Loro, sempre sorridenti e un tantino irriverenti verso ciò che si erano lasciati dietro.

Cose che ho visto: la pubblicità sull'utilizzo degli smartphone a favore della Realtà Aumentata o (Augmented Reality) sugli schermi interattivi della metro, e numerosi touchscreen interattivi al Shanghai New Exhibition Center.
Tutto ciò mi ha confermato ancora una volta come quello non sia un paese in crescita, ma il centro del mondo in divenire. Con queste applicazioni noi al massimo ci giochiamo, e i marketing managers sghignazzano al pensiero di utilizzarli per fare business: là sono in marcia, e questa è esattamente una corsa. 


A Shanghai ho amaramente dedotto che siamo già poveri, Italia e buona parte d'Europa. Nella prossima generazione l'epicentro sarà tutto sul Pacifico, con buona pace dei figli dei miei amici che dovranno armarsi di pazienza e tanta voglia di viaggiare. 
E fra 10 anni, dove sarò io? Nella migliore delle ipotesi ancora impegnato a salire sugli aerei tutti i mesi, perchè sarà inevitabile e perchè ogni viaggio porta esperienze e sensazioni che nessun libro, video o app potrà mai sostituire, ma il sol fatto di saperli utilizzare li fa meglio comprendere.




In quei giorni conosco, tra gli amici di Ale, una producer di CNBC e una giovane italiana che ha aperto il primo ufficio in Cina di un'azienda italiana di strumenti optometrici, le famose multinazionali tascabili di estrema nicchia che ancora ci tengono a galla. 
La vita della producer, di Singapore, è di qualità, tra viaggi e press day all'ambasciata USA, ma pur sempre una vita da controllata. L'italiana si da un sacco da fare, con ritmi di lavoro intensi e un quotidiano elettrico di progetti senza storico.


Due persone brillanti, intelligenti e molto, molto stimolanti. Finisco con l'andare a cena con loro e alla fine non rincasiamo prima delle due. All'inizio della serata avevo chiesto all'italiana quale fosse la cosa, in assoluto, che più stava amando di questa sua esperienza che l'aveva sradicata dalla provincia mantovana e catapultata tra le vie della french concession, e lei aveva titubato nel rispondere.


Finiamo in un fantastico ristorante spagnolo e la serata si rivela decisamente interessante, di quelle incui viene spontaneo fare domande, anche le più indagatrici, perchè non si vede l'ora di sentire le risposte e poterle confrontare con il proprio mindset. Spaziamo dalla geopolitica alla cucina, dai luoghi di villeggiatura alla musica, dai diritti umani alle relazioni di coppia. Bello, raro. Ed è giusto che sia così: serate del genere occorre andarsele a cercare dall'altro capo del mondo.
Ad un tratto l'italiana mi afferra un polso e con il suo sguardo ironico e l'espressione soddisfatta mi fa: "Ecco, questa cosa qua! Mi avevi forse chiesto la cosa che più di ogni altra amo vivendo qui? Eccola! E' questo, le serate come questa, avere la possibilità di mettere tutto ciò in cui credo in discussione perchè mi ritrovo a parlare con persone così interessanti, con background e visioni del mondo così diverse. E gli stimoli che scaturiscono. C'è forse qualcosa di meglio? Per avere questo, ben sopporto tutto ciò che non mi piace!". 
Limpido, incontestabile. Raramente sono stato più d'accordo che con questa affermazione.


Ma la serata non era finita, e così approfondendo l'inesplicabile tema delle relazioni tra gli uomini (che vengono da Marte!) e le donne (che, oh certo!, sono di Venere!!) ed essendo in minoranza, decido che è giunto il momento di attaccare, per potersi difendere. 
"Sentite voi, con amori intercontinentali e desideri di affermazione: me lo volete dire cosa vogliono davvero le donne?!".
A seguire, dopo una fragorosa e infinita risata amplificata dalle coppe di prosecco che teniamo tra le mani, ne sento  davvero di ironiche, affascinanti, corrosive teorie, mentre ci allunghiamo comodi sui divani al piano superiore. 


"Le donne donne vogliono uomini che risolvano il problema, o che almeno diano l'impressione di saperlo fare!", questo il riassunto delle loro risposte.


"Ma guarda che lo sappiamo, che le donne inventano problemi già risolti, per il solo gusto di farci credere che siamo stati noi a farlo: tutto parte da voi!!", e mentre pago il conto, mi conquisto l'ultimo applauso della serata.. alè!


"Count on your blessing my dear!" mi dice una sconosciuta mentre salgo sull'aereo. Macchè, è la mia vicina di posto, 12G. Ha un sorriso bellissimo, un pò di lentiggini e un viso furbo. Mi fa l'occhiolino, poi si gira dall'altra parte. E a me viene una gran voglia di conoscerla, questa straniera della business class. 
Forse tutte queste letture saranno inutili, stavolta. Davvero.

sabato, novembre 27, 2010

13 modi di risponderti

Ben ritrovato. Tanto per cominciare metto un po’ di musica.





Spingi play, per favore. Accenditi una sigaretta....
Poi scusami, ma devo rispondere a un sms. Le risposte possono essere tante..


Ma uffa!


Ti sei goduta, almeno, la giornata di sole?


Certo, mi attaccherò al cioccolato!


Fai finta che non te l'abbia detto, ma vai avanti così


Ti sei persa un grande spettacolo a Teatro, ieri


Sì, ok, ma vieni con me a Londra?


Vorrà dire che mi escogiterò qualcosa per far finta di non essere in attesa!


E' figo costruirsi le storie in testa, al di là di quello che accade :-)


Hai ragione tu, Dai! un altro pò e ce la fai!


Non chiedermi il perché ma dilaterei queste giornate all'infinito


-- poi quelli pensati mentre si parte per la tangente --


Nessuno è un'isola, o siamo tutti isole?


Tanto ti prendo..


"I listen to the people on the street they say; There's never gonna be another, never gonna be another like you.."


-- No, questo no.. è troppo! Però questo pezzo quanto vorrei sussurartelo nell' orecchio... --

venerdì, luglio 30, 2010

Riprendiamo da: cene, ospitalità, aree di interesse condivise

"Boooh.. non lo so... VAADOOO??!?

N. mi ha invitato a casa di questo tale che manco conosco, per una grigliata.

Che poi io non ho nemmeno tanta fame. E sono pure stancotta dopo la giornataccia oggi al lavoro. Che faccio.. VAADOOO?! Massì.. almeno ci sarà anche la mia amica, così se non so con chi parlare, almeno non mi annoio. Poi magari con un pò di fortuna incontro qualcuno interessante, anche se di questi tempi.. mi accontento di uno appena simpatico GUAARDAA... con alcune aree di interesse condivise, semmai.

Poi mi dicono che ci si diverte là.. dai VADO!

Ok, eehh cosa mi metto??! Mah! direi che è perfetto per semplice top nero aperto dietro e le scarpe aperte davanti, così da far contenti i feticisti. Tutti sti maschi che vanno MAATTII per i piedi scoperti. Come quella volta che al mare ho sorpreso quel signore che me li fotografava col telefonino mentre fingeva di scrivere un sms, quel maiale.."

""Ka' madona ragazit, che FIGATA!! Vabbé ci sarà da tribolare ma vai trenqui che si fa volentieri, che intanto mi faccio quei 3-4 BIRRONI per carburare più 4 chiacchere coi ragazzi.

Da V. ci si SPAVANA sempre, che poi finisce sempre che arriva qualche bella PATATA inaspettata così almeno si sfoga l'occhio, se va bene ci scappa anche il suo telefono.. ANVEDLLORA guarda! Kà madona ac sirada! Che poi finisce che qualcuno SBOCCA nel giardino, nella migliore tradizione!! MOCCCIAAAO c'è anche il canale, amciapp su la canadapesGa che nel caso, una in acqua e una in bocca.. MUUUUAHAAAHAHAAHAHAHAAH!!!

Poi la prosima smana a vag a trùar al Principe MOCCIAAAAAOO!

Grandi salsicce, grandi pitone, grandi castagne!!!! MUAHAHAHAHAH!!! :-)))""


Non sapete la gioia per aver battuto questo record: il record di ospiti nella tradizionale grigliata d’estate a casa dei miei, intendo.

Ormai è una tradizione, ma il bello è che non si sa bene per chi sia una tradizione. Perché ci sono gli amici storici del Gruppo Fefo, ormai in conversione veloce verso il gruppo papà (scopatori!! BRRRA-VI!), poi altre persone che costituiscono la mia “rete” sociale e che muta, cresce, si modifica. Qualche stronzo viene depennato, stop.

Un’altra cosa bellissima, che mi rende estremamente orgoglioso, è che ognuno degli invitati sa che può portare con sé altri amici, sia che io li conosca o che mi siano sconosciuti. L’unica regola è che vengano accompagnati da sorrisi, felicità ed energia, non necessariamente in quest’ordine e tutti insieme.

Insomma l’importante è che si sia tanti, tantissimi, stretti, nel casino, accaldati e costretti a calmarli, mentre continuano a versarsi bicchierini di limoncino o si ostinano a girare la manopola del volume nell’amplificatore.

Come dice il Direttore Stefano Bottoni, in un’intervista a margine della conferenza stampa di presentaione della 23esima edizione del Ferrara Buskers Festival, happening per il quale non ci sono più aggettivi e che rischia di scivolare un pochino nell’ovvio, dicevo come dice lui “che bello!!!”.

Sì, è vero, chebbello!! Perché spesso ci dimentiamo di ricordarcelo e di sottolinearlo. Che ci sono cose che ci fanno stare bene, che ci inorgogliscono, che ci fanno felici.

"The little things that make me so happy..", come cantava Noel Gallagher in un vecchio trasognante B side che non andrebbe mai ascoltato senza essersi accertati di essere sufficientemente forti ed equilibrati, per non rischiare di ritrovarsi con un volto rigato di lacrime salate, ricordando quanto era eccitante fiancheggiare Marble Arch alle 8 e 40 ogni mattina.

A me fa felice l’ospitalità, aggregare persone meglio se per ludici motivi, mi appaga intimamente.

E chi se ne fotte se apparentemente non ho tempo, se tizio non è in buoni rapporti con caio, se costa qualcosa, se devo spendere qualche ora nei giorni precedenti nell’organizzazione, tra spesa preghiere ai miei e una slavina di sms. Se il risultato è quello del 20, mi ripaga di tutto e con altissimi tassi di interesse.

Ma la cosa più bella è data dagli amici che, per puro spirito di servizio e comunione d’intenti, si offrono per dare una mano, per preparare le braci o apparecchiare, offrono quella che rimane la cosa più preziosa: il loro tempo. “Che bello!!”.

Poi quest'anno c'era la coincidenza voluta del 20 luglio, che non ho annunciato ma sapevo essere “El dia del amigo”, celebrato un po’ in tutti i paesi sudamericani e secondo me segno lampante della superiorità culturale di quei modelli sociali rispetto al nostro, tutto stretto tra furberie e menefreghismo dalle gambe corte.

Il 20 luglio occorre fare qualcosa e spendere il proprio tempo per gli amici, e in questo credo davvero di avere assolto ai miei doveri.

Un tempo, credevo di essere bravino in questo tipo di iniziative ma poi, preso dall’ansia della prestazione e dalla cura dei particolari, finivo per non godermela, impegnato com’ero a sostenere la conversazione con chi tendeva ad isolarsi, trovare il ketchup a chi lo chiedeva o raccogliere i piatti per liberare i tavoli per il gelato.

Poi, molto aiutato dall’esperienza accumulata sul lavoro, ho modificato qualche atteggiamento e allentato l’ansia, con ottimi risultati. La Frabetti sarebbe orgogliosa del suo "cane ululante", che ulula ancora ma ha anche imparato a fermarsi, a volte.

Inviti sì, ma senza l’assillo di non avere nemmeno le sedie sufficienti per farli sedere; calcoli sì, ma poi chi se ne frega se c’erano piadine e coca cola per un reggimento e gelato solo per una selezionatissima parte degli invitati alla cena.

"Se ci sarà adesione, energia e promiscuità, tutto il resto andrà di conseguenza" ecco quel che ho pensato e credo di aver ben colto l’anima della serata.

Sapete cosa? Come le feste universitarie a Bologna e Forlì nei ruggenti 90's, anche se quel 2 è stato sostituito da un 3 nella prima casellina dell’età, sono convinto che qualcuno e qualcuna non se ne siano andati se non dopo una bella e sana limonata da sedicenni, magari solo promessa e poi realizzata nel weekend appena concluso. Dichiaratevi!! J

Purtroppo non sono tra quelli di questo gruppo eletto, essendo volato in Spagna la quale ancora una volta mi ha sbattuto in faccia i suoi pregi (tanti) e difetti (pochi ma tenaci): una visita a Valencia nel weekend a trovare gli ennesimi due expat romagnoli (belli e felici) mi ha dato due ulteriori certezze, che le tasse in Italia sono un polipo inesplicabile sennò non si spiegherebbe come le opere pubbliche della sola città che ospita Coppa America di Vela e GP di Formula 1 (con appena un milione di abitanti) siano maggiori delle intere nuove opere architettoniche che spuntano deboli lungo il nostro amato stivale nelgi ultimi 20 anni.

Punto due, strettamente collegato al punto uno: Valencia è una città italiana, nel senso che basta contare ciclicamente fino a 20 ed è semplicemente impossibile non imbattersi in un manipolo di connazionali, siano essi giovani al bar, famiglie all’Oceanografic o attempate signore in spiaggia. E nemmeno nomino i camerieri o ristoratori in genere.

Valencia, Italia.

Mi sa che ha ragione il mio amico Richi: se ci contiamo bene bene, e magari ci infiliamo tutti un mini chip sottocutaneo, scopriremo che siamo più dei cinesi e in un movimento continuo, a scimmiottare un alveare di api continuamente in moto per qualcosa.

Tutti in fuga, tutti a rimpiangere la pizza, il caffè e la bella gente italiana, che non esiste più.

domenica, giugno 27, 2010

Due facce della stessa medaglia

Mi sono divertito da morire, che è quello che conta.
Si sono divertiti gli amici che mi hanno accompagnato, che è quello che conta ancora di più.
Ho ricevuto pensieri carinissimi, testimonianze di amicizia leggera che mi hanno anche sorpreso.

L'esperienza di finalista ad uno pseudoconcorso radioletterario, fianco a fianco con un direttore di rete RAI e qualche altra faccia nota del grande schermo credo che mai avrà un seguito, va presa per quel che è ma al contempo mi ha lasciato un piacevole gusto dolce in bocca, soprattutto grazie alle robuste ancate e ai gin tonic nel DJ set post concorso, tra gli autori e i conduttori del programma radiofonico che ha cadenzato le mie sedute di running e parecchie conversazioni non solo con Sandro, negli gli ultimi mesi.
Un racconto, come una fotografia, è luce, prospettiva, intuito e visione delle cose.


Una giornata come quella di Riva del Garda mi ha meravigliosamente richiamato l'attenzione alle relazioni umane, al gusto di raccontare e raccontarsi, alla raffinata goduria e quasi euforia mentale di entrare in contatto con persone affini, solo più talentuose. Mi sono ritrovato persino ad inseguire ragazzi alti barbuti e simpaticissimi per avere qualcosa di più di un'amabile confronto sulle virtù motoristiche della Audi A2, magari il suo numero di cellulare, manco fosse una bella ventenne con gli occhi verdi e la minigonna.

E poi quella è stata la celebrazione della parola in radio, e tanto bastava. Come dice Tiziano Bonini - uno degli autori e la "colonna sonora" di Vendo Tutto, il programma di Radio24 da cui tutto è partito - in una sua bellissima nota a margine, quello di Riva de Garda è stato un momento che ha ribaltato il concetto di radio per un giorno, da diffusa e invisibile a mostrata e raccolta. E' stata davvero come essere ne "La Repubblica" di Platone per una giornata, in cui si parla si racconta e si ascolta senza filtri e la voce segna il perimetro della repubblica stessa, una repubblica fondata sulla libertà di pensiero, sull'empatia e sulla radio, un bel sogno.

Sì insomma c'era da divertirti, ma anche qualcosa in più. Con un piccolo sforzo mi è parso chiaro che nel sottobosco dell'informazione, nonostante tutto, nonostante il digitale terrestre lottizzato e gli editoriali sul TG1, nonostante l'imbarbarimento della TV e "gli italiani hanno dai media quello che vogliono, non certo il contrario" (citazione che arriva dritta da una conversazione al ristorante nei miei giorni a Montreal, città meravigliosa della quale chissà mai se scriverò qui, come per Belo Horizonte. Tanto lo sapete che cosa direi, no?) .. beh nonostante tutto questo vale sempre la pena di cercare programmi come "Vendo Tutto" o "Dispenser", magari anche qualcosa sulla TV in grado di toccare le corde giuste. Perchè ci sono ancora Direttori che suonano la chitarra tra il pubblico o assistenti di redazione che, disponibilissime, si mettono in posa per una foto con te, tre volte se richiesto.
Conduttori che ti chiedono interessati "ma ti piace quel che fai?".
Ma anche amici che prenotano stanze a Riva del Garda senza nemmeno sapere quel che ci sarà, solo perchè consigliati da me e fiduciosi nel seguirmi, quasi sempre. E che poi addirittura mi comprano gli oggetti all'asta e mi ringraziano!!

Una sottile lingua di complicità è passata, limpida e fresca, quella sera. Ho tenuto quella faccia beota e la nostalgia allegra per almeno 3 giorni. Poi l'ho riacquistata dopo la serata di giovedi.

Perchè è chiaro che certe mattate notturne non sono più nelle mie corde, però una cena, un passito, una sigaretta e una magnifica conversazione sono ancora un'alchimia magica.
Anche questo mi ha riportato magnificamente l'attenzione alle relazioni umane, al gusto di raccontare e raccontarsi, alla raffinata goduria e quasi euforia mentale di entrare in contatto con persone affini, solo più talentuose, mannaggia a loro. Due facce della stessa medaglia, non credete?
Ben attento a non spingere troppo sull'aspetto emozionale sennò lei alla fine si sarebbe messa a piangere (eh sì!!), ho capito (ma lo sapevo già) di trovarmi a tavola con la persona più interessante e brillante che avessi conosciuto da mesi e mesi a questa parte.
Intraprendente, ironica, indipendente, intelligente, profonda, cretina, magnetica, piena di esperienze e mai banale. Voglio rubarle qualche segreto sul come faccia ad essere sempre così irresistibile, anche se sarà dura.
Quando mi ha detto, anzi confidato, alcuni suoi pensieri sul valore degli amici e dell'affidabilità, citandomi quasi ad esempio, mi sono sentito orgoglioso, anche se non l'ho dato a vedere.
Certe sere di giugno italiano, fuori da un ristorante greco, sono come una carezza tra i capelli e il collo: vorrei tanto che lo intendesse chi s'è mostrato così angosciato sul proprio futuro ma assolutamente senza alcun motivo ad esclusione della propria mancata pianificazione e capacità di auto-visione. Felicità è la chiave del successo, non certo il contrario. Capito?
Lo vedo su di me e sugli altri così nitidamente che ormai mi sento di fare il suggeritore di questo approccio, senza remore!

Venerdì, nell'arco di 4 ore, sono stato apostrofato da due persone per motivi diversi influenti su di me prima "troppo puro", poi con un " sei un ottimo vicino di tavolo - rimani così!".
Valeva la pena di prenderlo, quel Moment.

martedì, aprile 06, 2010

Il metodo: fare!

Ragazzi non ho nulla da dire, ma nulla! O perlomeno non ho nemmeno quel leggero incanto per riuscire a scriverlo decentemente. La primavera è da vivere: dal pensare è necessario passare al fare, di qualsiasi cosa si tratti. Un'application, un urlo, una corsa, un'intervento, una transumanza, una capriola nel prato, una traversata transoceanica, una cena con gli amici, una dichiarazione di fede e una d'amore.
Fare fare fare, cercando di rimanere stupidi e affamati. Inseguire la vita, non farsela sbattere contro.

E ora, ognuno per la sua strada!!!

venerdì, gennaio 15, 2010

Tutto ciò che sta tra tra i pensieri delle due e delle tre

Certo che a volte sono eccessivamente teorico, altre volte invece solo una prova pratica mi mostra la verità sulle cose.
Prendi una trasferta di lavoro alle piramidi con un gruppetto sconosciuto. Metti che le compagne di taxi facciano un lavoro assimilabile al tuo, in un'organizzazione più grandicella e con qualche anno di esperienza in più sulle spalle. Però le loro presentazioni e il loro standing è così ricco che pare qualcos'altro, qualcosa di affascinante e irraggiungibile, come quando mandavo curriculum per fare l'agente di collant e professioni del genere era troppo perfino sognarle.
Persone piene di sè o persone brave? Semplici curiose o veri professionisti in grado davvero di arricchire il mio background? Dopo due giorni di frequentazione sono certo si tratti del secondo caso.
Quindi: occasione giunta al momento opportuno per ricordarmi come lo spettro delle possibilità possibili sia sempre ampio. Di come ogni cambiamento comporti per definizione una modifica radicale di vita, sennò non si chiama cambiamento; di come la mia professione non mi sia caduta in testa ma come sia stata io ad inseguirla strenuamente, amandola da sempre.
L'unica via è quella di analizzare i fatti e trarre da ognuno di essi conseguenze logiche, da elencare in semplice sequenza su un block notes sufficientemente qualsiasi.
Amo viaggiare e non risiedere; amo il nuovo e sono curioso; non ho esperienze straordinarie alle spalle, nè personali nè famigliari: mio padre non è stato inviato ai lavori forzati e non ho vissuto in un'enclave russa sul Baltico. Ho tanto da imparare, e tante comodità. Mi piace una ragazza o forse accarezzo la piacevole idea di questa relazione difficile e distante. Devo sfrondare i rami secchi, anche se a 35 anni come a 15 vorrei leggere tutto, conoscere tutti, vedere tutti i film, fare tutte le esperienze.
Ad esempio, perchè non imparare a cucinare? Accarezzo l'idea di una fuga verso l'esperienza di vita come waiter da secoli e non so nemmeno farmi una frittata, sciocco no? E lo studio delle lingue? In pratica non ne parlo bene nemmeno una, eppure non ho nemmeno scartato l'idea di studiare come si deve anche il francese, se non il portoghese. E quel master sul management of renewable energies? Seattle, right? bleah!!
Se è per questo, il vero sogno della vita rimane quello di scrivere il soggetto di un film e poi girarlo.. no! in realtà il sogno è quello di "mettersi in proprio" ed elaborare nuovi progetti di incoming turistico grazie al web marketing e alla strategia del customer care in salsa motoristica. Anzi no, il sogno è quello di guidare una Fondazione dalle finalità filantropiche. Naturalmente tutto ciò dopo che avrò realizzato il vero sogno: un tuffo in compagnia di chi amo laggiù, dove l'acqua è più blu... avete mai sentito parlare di lencois maranhenses??


Inshallah!


This post's soundtrack:
- Diabolus, Cinematic Orchestra
- Crying, TV on The Radio
- 75 Degrees, Richard Ashcroft


PS del 26 gennaio: Poi una visita all'Ambasciatore al Cairo mi getta nello sconcerto più folgorante.. il mio lavoro mi sa emozionare ancora, di quell'emozione che ti fa tremare la voce e sudare le mani. Chebbello allora vuol dire che sono ancora ancora giovane, che il tempo non mi ha ancora inaridito del tutto!! Vissuto questo, che potrà mai essere una biondina lontana, o la lontana idea di una relazione di lontano? Ma scrivilo questo documento programmatico, ma vivi l'ebrezza delle figuracce, ma chiudi il sipario su questa esperienza ora, quando ti senti sul gradino più alto eppure non sai dove puntare lo sguardo!!


".. sometimes I forget, that we're supposed to be in love, sometimes I forget my position.."



venerdì, giugno 26, 2009

Welcome to this world sweet Giulia

La vita è un miracolo meraviglioso.

Quando questo miracolo si rinnova, grazie all'amore e alla perseveranza di amici così vicini, seppur lontani, ci si ritrova coinvolti davvero tanto, come se si fosse parte di quell'evento. Ma non è così, si è solo testimoni di qualche cosa che, finalmente, fa trasalire, accapponare la pelle e battere il cuore.

Ciao Giulia, e scusa per il ritardo. Ormai hai fatto esperienza, hai quasi un mese. Non vedo l'ora di incontrarti. Sarà perchè ho vissuto così da vicino la strana e straordinaria storia del tuo papà e della tua mamma, sarà per quel tuo sangue misto che ti scorre nelle vene e per la fortuna che ti auguro di avere crescendo nel posto più liberal e aperto d'America, che mi sembri bellissima e già consapevole del tuo ruolo.
So che da ora mi sentirà ancora più casa, quando sarò a casa tua.. che bella sensazione.

Hello world, il tuo babyblog, presto sarà tra i più letti del web, ci scommetto!

Ciao mamma e papà.. good job guys!

domenica, giugno 14, 2009

Et Dieu... créa la femme

Sveglia.. scazzo.. shave.. clothes on molto moolto svogliato.
Poi i corn flakes, televideo, si apre il garage.. molto moolto pensieroso.

Invece si arriva al bar e quella che hai di fianco è una tipa davvero carina. La noti anche perchè, mentre sorseggia il suo cappuccino, va per accasciarsi al suolo semisvenuta e allora tu la prendi per un braccio. Lei porta una mano alla fronte, accovacciata; tu la sorreggi e non puoi non osservare il tatuaggio lungo il collo della caviglia abbronzata, e le scarpe chic-cosissime con tacco a stiletto, e la gonna a sbuffo che arriva a mezza coscia. Dopo poco si riprende, e il suo "grazie" è illuminato da un sorriso splendido, un secondo sospeso nell'aria.. ma è già tempo di andare.

All'appuntamento di lavoro lei arriva agguerrita: sandalo con tacco che le slancia la figura, gambe affusolate e bene in vista grazie a un abitino decisamente estivo, color nocciola, che lascia scoperte anche le spalle. Dio mio che aggressività! Non è di per sè meravigliosa, ma emana fascino e personalità. E poi è decisamente "nel" suo ruolo, dal taglio di capelli al trucco accennato attorno agli occhi, fino alla borsetta in cui tiene i documenti.. Non vi dico poi quando comincia a parlare: una voce calda e suadente, con un incalzare ansioso che, detta come va detta, fa un sesso pazzesco. Mi conforta sapere che di tanto in tanto la "devo" rivedere.

Poi c'è la biondina, apparentemente timida ed indifesa rappresentante del gentil sesso. Da quando ho a che fare con lei mi ritrovo ad essere sereno, addirittura fantasioso e non mi fa difetto dirlo. Vorrei averne il tempo, sarebbe bello godere in pace dell'armonia della sua figura ma forse ancor di più della gentilezza nei suoi modi e di quel profumo naturale che si porta appresso, magico. Nella sua - certamente finta - innocenza sta il senso del suo fascino. Quel classico pizzico di euforia immotivata, niente di clamoroso di per sè, giusto quel che basta a far girare il mondo.

E ancora un'altra tipa, completamente diversa dalle precedenti ma non per questo da non dover doverosamente includere: ampia, abbondante, sorridente, biondissima e giovanissima. Tutto intorno a lei, sembra che sia e questo la conforta, o così pare. Il top striminzito accentua il seno prosperoso, l'abbronzatura e il maxi tatuaggio sulla spalla... e mentre si alza fuoriesce il secondo disegno, strategicamente piazzato giusto sopra il sedere, come se fosse un turbo naturale per i pensieri più sconci... e un sorriso malizioso al contempo sfuma e accentua tutta la scena. Naturalmente, nel momento in cui vengo chiamato in causa, sto piacevolmente con la testa da tutt'altra parte.. però che bello questo dolce naufragare.

E a voi, vi capita spesso? Riuscite a mascherarlo sotto quella serietà artificiale o i neurotrasmettitori vanno in tilt quando felicemente il testosterone si mette in moto?

E con questo post mi smaschero! So bene che con le ragazze è un pò come la terra per i campesinos messicani: chi la tiene non la coltiva, e chi la coltiva non la tiene.. però cari miei, a pensarci, quale miglior motivo per alzarsi dal letto la mattina??!


back to business

bye!