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lunedì, aprile 23, 2012

Del perdersi e della riconoscenza


Ciao,
il programma radio sullo storytelling sta finendo e mi sono imbattuto in un racconto non bellissimo, ma che mi è piaciuto perchè parla di Buenos Aires e soprattutto di perdersi e della riconoscenza.

In fondo è un pò la storia delle vita della maggioranza di tutti voi, anche tu che stai leggendo, immagino: tu che pianifichi una carriera, addirittura una vita, poi presto o tardi ti accorgi che le cose vanno da tutt'altra parte.
Che non sei il solo con il timone in mano, ma c'è come qualcun altro oltre a te. Guardi la strumentazione ma la bussola come impazzisce, influenzata da campi magnetici tutt'intorno.

"La vita è ciò che ti accade mentre sei indaffarato a fare tutt'altro": avevo letto questo aforisma tanti anni fa nel risvolto di un'agendina trovata su una corriera. Una frase breve, semplice e perfetta. Il regalo più bello di John Lennon, insieme alle sue canzoni. Non me la sono mai dimenticata, come la tabellina del 7.
 
Perché la traccia della nostra vita è influenzata da eventi, decisioni, disgrazie, evoluzioni e opportunità che semplicemente non sono nostre, ma di altri che in un modo o nell'altro ci piovono addosso e ci influenzano. Ecco, lì è facile perdersi.

Allo stesso tempo, quella traccia dipende però anche dalla nostra volontà o naturale tendenza a cambiare idea o traiettoria, affascinati dal nuovo. Perchè alcuni amano cullarsi nell'area di comfort delle abitudini, altri al contrario sotto quella luce si sentono inevitabilmente morire, e io sono tra questi. Ecco, lì ci si vuole perdere.

Questo non significa solo cambiare paese, fidanzata o dentifricio solo perchè qualcuno te ne regala uno di una marca nuova all'ingresso di un supermercato: credo che sia legato alle priorità, ossia abbia a che fare con qualcosa che finiamo con il guardare con occhi diversi.

Il protagonista del racconto che leggevo  vive queste onde lunghe dei suoi bioritmi esistenziali come surfandoci sopra, sempre cercando di coglierle e mai di scansarle.
Forse non casualmente, si ritrova a percorrere la strada della sua esistenza quasi sempre all'estero, attratto dalle opportunità, mentre in Italia vi fa ritorno solo quando costretto dalle circostanze drammatiche che colpiscono chi gli sta vicino.

E poi, forse non per caso, tutta la storia è una lunga reminiscenza raccontata in un bar di Buenos  Aires, luogo in cui il protagonista Antonio giunge più o meno casualmente ma che mi piace pensare sia il luogo che lo cura definitivamente, anche grazie all'aiuto fondamentale di una donna che incrocia la traiettoria del suo cammino.
Perché la nostra destinazione sono sempre e prima di tutto le persone, non i luoghi.

Perché a Buenos Aires ci sono stato, poi ci sono tornato e me ne sono innamorato. Non é una città meravigliosa, mancano sia mare che montagna, ma c'è quel qualcosa, quel fascino ineffabile che la fa essere il luogo perfetto per ritrovarsi, la città che ti può offrire la meravigliosa possibilità di essere riconoscente.

Perché quando si è andati dappertutto e raggiunto nessun luogo, occorre ammettere a sè stessi che forse è giusto che a decidere per noi sia chi ci ama, chi ci sta accanto e un pochino muove il timone della nostra rotta, inclinandolo impercettibilmente fino a raggiungere l'andatura perfetta.

La riconoscenza in fondo sta lì: accettare la nuova rotta e mantenerla. Non badare ai propri impulsi ma aprirsi alle nuove prospettive, meravigliarsi del bello che sta in ogni aiuto, soprattutto quello non richiesto.

C'è un dolce gusto nel perdersi, soprattutto quando non si ha la sicurezza di essere salvati, ma solo la speranza di vivere un'esperienza che ci porterà ad essere riconoscenti. Qualcosa che accade, ma perchè inconsciamente lo desideriamo.

Ci ho messo molti anni a capirlo, ma dire sì - quindi in qualche misura aprirsi alla riconoscenza - è una figata. Ascolta il consiglio: apriti alle persone e impara a dire sì. Ma occhio! E' un duro lavoro...


martedì, gennaio 03, 2012

Le liste nei sacchi del "fatto" e del "da fare"

Ogni stop è solo un altro start, dicevano quelli.

E allora mi ritrovo qui sul divano, con uno stiramento al polpaccio che mi forza a stare fermo e mi spinge a riflettere. Anzi, senza esagerare, a "fare liste".
Quella delle cose da fare nel 2012, certamente.
Ma anche quella delle cose che ho già terminato, così come quella delle cose "messe in cantiere", cioè da terminare, da timonare, da sviluppare. E non sono poche.

Beh nel 2012 mi accontenterei di cambiare qualcosa. Perché parecchie cose in fondo, vanno bene. E poi perché occorre essere molto thankful per quel che si ha.
Per essere pronti al peggio, per cominciare davvero ad usare quel che si ha.

Innanzi tutto vorrei cercare di portare avanti gli hobbies così emozionanti che ho scoperto amare negli ultimi anni, così affascinati e bisognosi di tempo per essere appresi almeno in modo rudimentale.
La radio, la vela, la scrittura e lo storytelling in generale.

E poi, vorrei provare a stare più tempo con le persone con cui sto bene, che mi piacciono.

Devo continuare a sbattermene del lavoro, trovare una direzione che mi spinga a compattare le energie verso una (vabbè, poche..) direzioni chiare, piuttosto che mille rivoli.
Mi sono rotto il cazzo?!? E allora via, Emanuele prendi sta cazzo di decisione e cambia! Ogni stop è solo un altro start, dico bene?
Magari non ci sarà un altro lavoro così di etichetta dietro l'angolo, ma ragionevolmente ci possono essere almeno 2 collaborazioni, più la gestione del proprio tempo che apre teoricamente a scenari molto interessanti.
Sono troppo fifone per fare sto salto? E allora bòna! Emanuele fermati, smettila di pensarci e goditi il bello di quello che fai: pianifica i prossimi viaggi, godi delle esternalità vantaggiose e rifletti sul fatto che hanno più bisogno loro di te, che tu di loro.
E poi sai cosa? Come dice Achab: la vogliono bianca? E allora dagliela bianca! La vogliono blu? Voilà, basta dargliela blu!

Sì insomma occorre pensare meno al lavoro, dedicarci meno ore a meno che non piaccia da morire. E come mai accade sempre così di rado? Mah. Che poi se lo si perde, poi si passano le giornate a pensarci sopra. Forse è proprio un'equazione inversa.
Mi sono ritrovato a leggere le storie di Ferruccio Lamborghini o Flaminio Bertoni o Adriano Olivetti e mi dico che gente con quel coraggio oggi non esiste più. Davvero, non esiste, anche andandoli a cercare non se ne troverebbe uno!

E invece è solo la mia ignoranza, perché di ragazzi talentuosi e coraggiosi e geniali ce ne sono moltissimi, basta andare a stanare evitando di limitarsi ai connazionali, che l'ennesima crisi valutaria e dell'equilibrio delle forze finanziarie in campo ce l'ha detto, che i confini sono una roba stupida.
E allora basta sbirciare tra coloro che lavorano sulla frontiera delle nanotecnologie o del crowdsurcing per intuire come questa ricerca del nuovo non potrà mai fermarsi.

Poi penso che di cose ne ho anche fatte, e di belle, potrei addirittura azzardare.

Il programma alla radio Dromomania è il mio fiore all'occhiello del 2011. A voi farà cagare, a me è piaciuto da morire farlo, riscoprendomi anche un minimo creativo e organizzato!
Nel 2012 con il nuovo programma "Tracce" le aspettative aumentano, dall'alto della sua copertura finanziaria mi osserva anche la Venere alata, occorre non deluderla! Se poi penso che certi amici dell'adolescenza, sempre emeriti cazzoni come allora, hanno il compito di far crescere figli in questo 2012, beh mi mando a fanculo da solo.

Nel 2011 ho imparato un pò meglio a cavarmela con i punti di cima, di scotta e di randa; con le orzature e lo scarroccio: ma c'è tanto altro da fare! Omar mi aiuterà, conto tanto su di lui.
Il mio obiettivo è un tramonto al lasco con la birretta in mano e i 5-6 fidati amici con me. Tra 3 anni, dai.
Ho ripreso ad andare in moto con puro piacere e su itinerari brevi, bene per ora.

Si è affievolita la mia passione di tifoso ma, prosciugando tutto il superfluo, rimangono vive alcune solide amicizie con le quali ritrovarsi per una bistecca meditando sul futuro e sognando al passato, ma stando bene insieme.

Ho tanto viaggiato per lavoro, consapevole che sia l'unica alternativa all'emigrazione: e in futuro chissà cosa mi verrà riservato! Obiettivo 2012 è viaggiare ancora tanto, tutti i mesi. Farlo al massimo per lavoro, capitalizzare le altre opportunità nel privato. Socializzare per quanta voglia ancora ho addosso di mettermi in gioco. Riservarsi sempre il tempo di fare conoscenza con qualche persona nuova che possa arricchirmi. Perché come mi ha insegnato "Dromomania", la destinazione dei viaggi sono sempre le persone, non i luoghi.

Forse i germi che si sono generosamente schiusi in questa fine d'anno, daranno gli sperati frutti in primavera. Lo spero tanto!
Forse vado a vivere a Bologna, con un occhio sempre verso le lowlands e un'altro verso il mondo.
Forse ho incrociato il suo destino, forse imparo a cucinare, forse faccio un master serio.

Infine, nel 2012 vorrei riuscire a dare una concreta mano ad un'amico nel suo visionario progetto di campare con l'intangibile. Aumentare la realtà... e chi lo dice che ci sarebbe riuscito solo il Doc Emmett Brown di "Back to the Future"?

Grande Giove!!! Al solit casìn!



giovedì, settembre 15, 2011

Tracce, presto su Radio Città Fujiko

Ciao ragazzi,
con buona pace del Ciccio e forse altri due lettori che "odiavano" l'inserto della trasmissione radiofonica "Dromomania" invece dei soliti, vecchi, cari post... sono lieto di annunciarvi che sta per partire una nuova avventura radiofonica. Ecco il testo di presentazione:

Ti piace scrivere racconti brevi? Radio Città Fujiko ti sta cercando. Partecipa al concorso!



Tracce - Vite raccontate in tre parole è un nuovo programma della fascia serale che avrà inizio prossimamente. Il tema è semplice: un oggetto, un luogo, un nome. Racconta un oggetto, descrivi un luogo, rivela la storia di qualcuno partendo dal suo nome, dal luogo in cui vive e dall'oggetto che più lo caratterizza.


Inviaci il tuo racconto (massimo 3 pagine!) partendo da queste semplici indicazioni. Puoi scrivere di una persona cara lontana, di tuo nonno. di qualcuno che abbia una storia curiosa. I migliori saranno selezionati e diventeranno protagonisti di una puntata del programma Tracce. A fine stagione, il racconto migliore riceverà un premio. Dopo la stagione di Dromomania - Conoscere le città attraverso la cura del viaggio, con questo nuovo programma Emanuele ti porterà in viaggio dentro le storie quotidiane, le vite di molti di noi.


Mettiti alla prova, diventa protagonista!


Invia il racconto alla e-mail concorsi@radiocittafujiko.it.
Per informazioni puoi chiamare il numero 051 7401371.

Dai non arrabbiatevi, piuttosto fatemi un grosso "in bocca al lupo"!