mercoledì, ottobre 08, 2014
Lasciatemi cantare
mercoledì, settembre 24, 2014
La risposta sta sempre negli altri
sabato, ottobre 13, 2012
Gunaydin Turchia, e chi ti ferma più
mercoledì, dicembre 28, 2011
L'Impero di Mezzo, "questa cosa qua" e quello di cui hanno bisogno le donne
Che era una delle due sole città che mi ero "inventato" lungo il frenetico percorso di "Dromomania", e infatti era uscita proprio male.
Chi parla di "paesi" emergenti, di "BRIC", di "pericolo giallo" mica mai c'è stato, di solito.
Alessandro.
Che è un pò il mio "Ambasciatore nelle terre d'Oriente", o forse addirittura il "Ministro per il Commercio Estero" del mio personalissimo governo, di cui un'altra volta scriverò.
Alessandro, dicevo. Lui è là, io viaggio.
Allora, faccio in modo di andare là a visitare una fiera, di quelle fatte bene dai tedeschi, che non siamo nemmeno in grado di imitare, noi italiani della fine 2011, con lo spread a 500 che forse, dicono i più incoscienti, magari si rivela addirittura un vantaggio tanto l'interesse è all'8%, e l'Italia mica fallirà.
Lui mi ospita, casa sua diventa il mio albergo a Shanghai. Vivo per 6 giorni nella sua vita, e decisamente, mi piace.
Che sono in primo luogo bruttini. Cioè bruttissimi. E ti spieghi perchè certe giovani cinesine si rivelino così disponibili all'approccio anche nei brevi spostamenti in metropolitana: lo charme, anzi meno, il buon senso nelle relazioni umane non si può ancora impiantare sottopelle.
Però qui vivono tanti giovani expat, e l'atmosfera è decisamente elettrica. Ok Alessandro mette in guardia sul fatto che i più grandi affari sono già sulla via dell'esaurimento e che il sistema di sviluppo metropolitano e nazionale potrà autoalimentarsi ancora soltanto con un tasso di crescita del 7%, che verrà messo a rischio nella previsioni sul 2012.
Però chissenefrega: qui c'è il senso delle opportunità a un palmo, tra bimbi che pisciano allegramente a 5 metri dalle vetrine di Louis Vuitton e canuti settantenni che devolvono le proprie giornate alla gestione dei flussi pedonali lungo le arterie urbane, grandi o piccole che siano, come se i semafori da soli non fossero un avvertimento sufficiente.
Ci sono i tedeschi che qui hanno venduto tecnologia; americani che garantiscono la partita di giro tra produzione locale e consumo in patria, finché qualcuno azionerà l'invertitore di fase. Ci sono i francesi che hanno posizionato il loro modello distributivo e spruzzato un pò di allure per le loro destinazioni turistiche; inglesi e olandesi che qui ci commerciano da secoli. Ci sono spagnoli che l'hanno capito da un pezzo che senza lavoro anche la gaudente madrepatria può essere tagliente come una lama.
E poi ci sono gli italiani, con le loro caratteristiche inconfondibili e gli occhi che si muovono veloci: sono isolati, rumorosi, eleganti, geniali, arruffoni, arroganti, in ritardo, ammirati, spesso troppo vecchi per poter gestire la mole di stimoli che li colpisce quotidianamente quando sono qui. Ma ci sono, Alessandro con loro. E io con lui, per qualche giorno.
Invito tutti ad andare a Shanghai e a parlare con qualcuno degli expat che ci vivono: allora comprenderete in un attimo tutto ciò che io non riesco a spiegare qui a parole. Quelle espressioni smart, quell'accozzaglia di inglese "mondializzato" e di metalinguaggi che riunisce attorno ad un tavolo ragazzi delle più disparate nazionalità, accorsi qui a gestire la finanza o importare capi di moda, creare una rete distributiva o ampliare il business di una web agency con clienti dall'altro capo del mondo. Contatti veloci che però lasciano il segno, mentre sorseggio Martini nei bar alla moda di fronte allo skyline di Pudong, che Philip Dick quando scrisse "Do Androids dream of electric sheep?" pensava proprio a questo.
La voglia di fare che pervade gli uffici, quelle strade e quei ristoranti inevitabilmente affascina la gente irrequieta come me, per una settimana estraniata dalle dolorose immobili quotidianità, e spinge fino a fantasticare di un breve trasferimento, 1 o 2 anni, prima di cedere all'inevitabilità di una famiglia, ma anche no perchè queste sono chances che non prevedibili.
Apprendo che Shanghai è inquinata ma accessibile, senza parchi degni di questo nome ma con una metro così maestosa ed efficiente come in Europa non ne vedremo mai.
Poi, nei miei brevi spostamenti in metro pigiato a parecchi musi gialli, ho riflettuto sul fatto che a Shanghai ci vivano almeno un milione di expat secondo stime grezze: infatti ne avevo sempre uno a portata di sguardo, anche lui pigiato ad altri piccoletti. Tutti invariabilmente a smanettare con lo smartphone: eccerto, via VPN aggirano regime e utilizzano fb, twitter e youtube: mica per la rivoluzione, semplicemente per alimentare il contatto con i propri cari lontani 9 fusi orari, o più.
D'altronde, non sono nemmeno riuscito a spiegarmi se gli shanghaiani siano villani poiché troppi, o troppi poiché villani..
Mi sono ritrovato a pensare a questa energia enorme che emana la città e ho immaginato cosa potessero essere NY o Londra nei tempi d'oro, in cui anche loro l'avevano. Anzi proprio loro, che questa energia l'hanno inventata e senza di essa non potrebbero esistere.
Poi, altri pensieri in libertà che per 5 secondi o 5 minuti mi hanno occupato la testa, in questa epilessia di informazioni e di sensazioni che una visita alle metropoli cinesi oggi provoca: la VolksWagen domina nelle auto, e presto saremo invasi da brand di elettronica a marca cinese, sospinti dalla richiesta interna.
Lo stupore delle chiacchere con sconosciuti in metro lascia sempre con belle sensazioni addosso, e altra voglia di fare.
Tutto ciò mi ha confermato ancora una volta come quello non sia un paese in crescita, ma il centro del mondo in divenire. Con queste applicazioni noi al massimo ci giochiamo, e i marketing managers sghignazzano al pensiero di utilizzarli per fare business: là sono in marcia, e questa è esattamente una corsa.
A Shanghai ho amaramente dedotto che siamo già poveri, Italia e buona parte d'Europa. Nella prossima generazione l'epicentro sarà tutto sul Pacifico, con buona pace dei figli dei miei amici che dovranno armarsi di pazienza e tanta voglia di viaggiare.
E fra 10 anni, dove sarò io? Nella migliore delle ipotesi ancora impegnato a salire sugli aerei tutti i mesi, perchè sarà inevitabile e perchè ogni viaggio porta esperienze e sensazioni che nessun libro, video o app potrà mai sostituire, ma il sol fatto di saperli utilizzare li fa meglio comprendere.
La vita della producer, di Singapore, è di qualità, tra viaggi e press day all'ambasciata USA, ma pur sempre una vita da controllata. L'italiana si da un sacco da fare, con ritmi di lavoro intensi e un quotidiano elettrico di progetti senza storico.
Due persone brillanti, intelligenti e molto, molto stimolanti. Finisco con l'andare a cena con loro e alla fine non rincasiamo prima delle due. All'inizio della serata avevo chiesto all'italiana quale fosse la cosa, in assoluto, che più stava amando di questa sua esperienza che l'aveva sradicata dalla provincia mantovana e catapultata tra le vie della french concession, e lei aveva titubato nel rispondere.
Finiamo in un fantastico ristorante spagnolo e la serata si rivela decisamente interessante, di quelle incui viene spontaneo fare domande, anche le più indagatrici, perchè non si vede l'ora di sentire le risposte e poterle confrontare con il proprio mindset. Spaziamo dalla geopolitica alla cucina, dai luoghi di villeggiatura alla musica, dai diritti umani alle relazioni di coppia. Bello, raro. Ed è giusto che sia così: serate del genere occorre andarsele a cercare dall'altro capo del mondo.
Ad un tratto l'italiana mi afferra un polso e con il suo sguardo ironico e l'espressione soddisfatta mi fa: "Ecco, questa cosa qua! Mi avevi forse chiesto la cosa che più di ogni altra amo vivendo qui? Eccola! E' questo, le serate come questa, avere la possibilità di mettere tutto ciò in cui credo in discussione perchè mi ritrovo a parlare con persone così interessanti, con background e visioni del mondo così diverse. E gli stimoli che scaturiscono. C'è forse qualcosa di meglio? Per avere questo, ben sopporto tutto ciò che non mi piace!".
Limpido, incontestabile. Raramente sono stato più d'accordo che con questa affermazione.
Ma la serata non era finita, e così approfondendo l'inesplicabile tema delle relazioni tra gli uomini (che vengono da Marte!) e le donne (che, oh certo!, sono di Venere!!) ed essendo in minoranza, decido che è giunto il momento di attaccare, per potersi difendere.
A seguire, dopo una fragorosa e infinita risata amplificata dalle coppe di prosecco che teniamo tra le mani, ne sento davvero di ironiche, affascinanti, corrosive teorie, mentre ci allunghiamo comodi sui divani al piano superiore.
"Le donne donne vogliono uomini che risolvano il problema, o che almeno diano l'impressione di saperlo fare!", questo il riassunto delle loro risposte.
"Ma guarda che lo sappiamo, che le donne inventano problemi già risolti, per il solo gusto di farci credere che siamo stati noi a farlo: tutto parte da voi!!", e mentre pago il conto, mi conquisto l'ultimo applauso della serata.. alè!
"Count on your blessing my dear!" mi dice una sconosciuta mentre salgo sull'aereo. Macchè, è la mia vicina di posto, 12G. Ha un sorriso bellissimo, un pò di lentiggini e un viso furbo. Mi fa l'occhiolino, poi si gira dall'altra parte. E a me viene una gran voglia di conoscerla, questa straniera della business class.
Forse tutte queste letture saranno inutili, stavolta. Davvero.
mercoledì, settembre 08, 2010
"Amore di alimento": stile di vita italiano?
Che poi nel frattempo sono tornato, poi andato al lavoro e a gozzovigliare alcuni giorni, poi volato in Germania, trasferito su strade amene in Polonia, gozzovigliato alla morte, tornato. Ma questa è la prossima storia.
Beh insomma sono venuti a prelevarmi all'hotel alle 7 a.m., tenete presente che avevo l'aereo alle 13. Sai c'è un traffico terrificante, mi hanno detto, poi i controlli ai passaporti etc etc.
Se solo parti alle 8 am. rischi di non farcela, credimi! Questo il solito refrain. Beh insomma alle 9 a.m. ero già oltre i controlli, con 4 belle ore di cazzeggio puro davanti a me.
Zero voglia di leggere, di lavorare, di starmene seduto in un angolo. Grande voglia di osservare la gente, come sempre.
Allora comincio a gironzolare, osservo i vari negozi, le persone che passeggia, quelli che ingannano il tempo in attesa davanti ai counter, quelli che vanno di fretta.
Però questo influsso modernizzatore non ha ancora toccato gli aeroporti, e Domodedovo non fa eccezione: ambienti spartani, poche e scomode sedie e panchine, zero musica e lounge fighe. Prendi l'aereo e levati dalle palle! Ecco il senso di ciò che emana quel luogo.
Camminando, arrivo al food court, un'area affollata di bar e un paio di ristoranti, e subito mi cade l'attenzione su quanto apparentemente italiano sembri in quel luogo. Il bar principale è Sbarro, che pur essendo credo una catena di origine statunitense, scimmiotta nei colori e in tutto il resto il cibo italiano.
Giro lo sguardo in alto e quasi casco all'indietro dalle risate!
C'è un cartello enorme, giusto sopra la testa della cameriera, che accanto all'immagine in bianco e nero di una giovane intenta a ricevere un bacio, very Made in Italy, recita testualmente "Amore di alimento".
Io, invece, mi innamoro di quel cartello.
Chissà cosa volevano dirci gli ideatori, cioè se davvero sapevano che stavano inventando in quel momento un neologismo che non significa nulla e mira solo a richiamare l'Italia citando a caso due termini chiave, oppure c'è sotto l'errore del traduttore. Mah!
Sotto, teglie e casseruole colme di cibi informi, dagli stufati di verdure alle salse improbabili, ad ogni modo nulla di paragonabile con quanto si trova la mattina dietro le vetrine dei bar che frequentiamo di solito.
E dunque, perché ora chiunque ci scimmiotta e, nel farlo, ci offende culturalmente e ci svilisce economicamente?
Questo esempio a me è sembrato clamoroso, ma pensa all'idea forza che sta dietro a Starbucks: acquistare e oziare al bar, emblema stesso del nostro stile di vita ideale, clonato e messo in scala come business planetario. Oppure Caffè Nero a Londra, ma l'elenco potrebbe essere infinito.
Come mai a Domodevo c'è un bar che imita lo stile di vita culinario italiano e non quello, che so, della Francia con Pain au chocolate e Croissant ridicoli, Foie Gras tiepido e Brie al sapor di burro? Mah.
Però penso che valga la pena domandarselo, poiché come ormai si legge e si ascolta ovunque tra i guru dell'economia e non solo, il nostro futuro passa da questo tipo di offerte, quelle soft, in grado di trasferire messaggi legati a sensazioni e stili di vita. Se non lo sapranno trasformare in business le nostre imprese in modo corretto, saranno altre a farlo e ovviamente male, visto che non hanno né storia né cultura per farlo al meglio.
Un chicco di questa filosofia me l'ha offerta, sempre a Domodedovo, il bar a fianco: "Espressamente" by Illy. Certo il caffè mi è stato servito nel cartoncino, e la spremuta faceva pena, però si denotava l'impegno e il quadro d'insieme non era così male (vedi foto). Che dite?
Non a caso, il genio ideatore Farinetti s'è mosso per avere i due sindaci, Bloomberg e Chiamparino, all'inaugurazione dello spazio tra Broadway e 5th Avenue.
Ecco gli esempi di cui parlare, da cui prendere spunto. La nostra storia e il nostro innato fascino vanno protetti, se vogliamo che siano ancora il volano del nostro benessere prossimo venturo. In caso contrario, lasceremo spazio ai barbari finché anche noi non lo saremo diventati, e purtroppo la china intrapresa sembra quella.
Ma nel frattempo, cacchio, sono reduce da un matrimonio in Polonia! Perla del weekend, uno degli invitati confessandosi con me dopo il novantesimo "piombo" di Vodka Wiborowa al grido di "Nosdrovje!": "... siamo italiani,,, siamo puttanieri.. eeehh.. così è caro mio! Io finché riesco non pago, poi alla fine ... pagherò pur'io.. c'aggiafà!"
Ineffabile. !
domenica, giugno 27, 2010
Presidenti 2.0 a confronto
Se pensiamo che il nostro presidente fa spesso uso di gogol, direi che siamo in una botte de féro, non trovate?
martedì, giugno 08, 2010
Arriva il Mondiale
Altrove, una nazione si "sospende" per un mese e tutto, ma proprio tutto, va in secondo piano. Loro davvero, la loro passione per il futbol - e per la patria, potremmo aggiungere - e tutto quel che ne deriva hanno già vinto, prima ancora di scendere in campo. Guardate qui che spot trasmette la TV argentina:
Come si fa a non rimanere affascinati da questo paese che vive una relazione mistica col futbol? E il Brasile?? Per la prossima puntata.
Se vedete spot carini sull'Italia Mundial me li segnalate? Qualcosa un pò meglio di Totti e sua moglie tra le tariffe dei telefoni intendo. Guardate sopra, è ci siamo capiti!
giovedì, maggio 06, 2010
Il calcetto e i sussidi francesi
Ma una cosa, più di ogni altra, dà il senso della vicinanza culturale e dell'umanità della città.
Da tempo seguivo a debita distanza il blog largentina.org e il suo fantastico collettivo di contastorie, giovani neotanos che per seguire un amore o riappropriarsi del tempo sono fuggiti dal belpaese sulle vie di quella che è stata la più grande emigrazione del secolo scorso, ovvero tra le sponde dell'Atlantico: Stati Uniti certo, ma non esiste alcun luogo in cui l'influenza culturale italiana sia più forte che a Baires.
Questi giovani italiani, ragazzi di Alessandria, Bergamo, Roma (ma anche ragazze di Trieste o Latina..) nei giorni scorsi hanno lanciato una sorta di "convocazione" per un calcetto della miglior tradizione pallonara internazionale, Argentina-Italia.
Stanchi di ricorrere ai "Camoranesi" ossia oriundi naturalizzati per quell'ora e mezza, e consapevoli che di giovani italiani nella capitale portena ne vivono a bizzeffe, chiedevano di raggiungere un campetto per sgranchirsi le gambe e levigare la panza.
Beh, succede che rispondo io, per quanto trapiantato per soli 5 giorni. La disponibilità trovata in quel quarto d'ora di chiacchere pre match, parlando con quei ragazzi, non potrò dimenticarla facilmente. Gente dai sorrisi sereni e teste estremamente acute, che in 5 minuti mi hanno fatto sentire uno di loro e con i quali ho proseguito le presentazioni dopo la partita, tirata e forse additittura vinta (la nebbia al cervello dopo troppe - 4 - corse è per me una conseguenza inevitabile).
Non so, mi è parso che quello che ho vissuto sia molto difficilmente replicabile nelle nostre città, almeno al nord, se si ha più di 15 anni. L'agenda va riempita, il tempo e l'orologio guidano le nostre giornate e un pò di grigio e pioggia continuiamo a portarcelo dentro.
E poi la solita capatina parigina, a godere del bello e del consapevole che c'è da quelle parti: consapevolezza che le tasse diventano automaticamente servizi, che i sussidi sanitari o per la disoccupazione non sono sussidiarietà ma reale sostegno per una vita comunque di qualità, all'interno di una società impeccabile e sempre ricca di stile e di sé. Ecco, quello forse rimane un problema con il quale avrei difficoltà a mischiarmi, alla lunga.
Là le relazioni diffuse e "lente" paiono più essere più rare, un privilegio tra i privilegi.. ma questo aspetto mi rendo conto rappresentare sempre più, per me, la grande difficile e inestimabile ricchezza da accumulare e di cui godere nei prossimi anni, per non dire decenni.
lunedì, febbraio 15, 2010
Alla ricerca della gentilezza perduta
Da tempo avevo in animo di scrivere sulla gentilezza, ma forse solo negli ultimi giorni ho vissuto le situazioni giuste, quelle che fanno scattare la scintilla e l’idea (perché come dice quel drogato di talento che a me piace tanto e che si chiama Morgan, senza un’idea non ci si alza dal letto, anche se sono in molti a ignorare questo precetto!).
Hey folks, ma non pare anche a voi che ultimamente ci siamo incattiviti tutti? Perlomeno in Italia questo è lampante, evidente e scontato al punto da essere protagonista dei commenti dei vari Severgnini e Calabresi sui loro spazi sul Corriere e La Stampa.
“Stronzo!”, ecco come si salutano due sconosciuti! Oppure si entra al bar e l’uomo dietro il bancone manco accenna un saluto, ti guarda tra l’interrogativo e lo scazzato e muove appena il sopracciglio, tanto ti basti sembra voler dire. ‘zzo vuoi?
Siete mai entrati in un negozio chessò di abbigliamento col puro interesse di vedere che c’era di interessante appeso alle grucce? Dite un po’, il proprietario non vi ha guardato forse come se aveste un collant sceso sulla testa e magari un revolver in mano?
Eppure c’è stato un periodo in cui la gente era naturalmente gentile, il che non vuol dire ossequiosa ma tesa a curare la sottile arte dell’accoglienza, quella celebrata in copertina nell’ultimo numero di Monocle e che, con l’indotto in termini di servizi in grado di generare, rappresenta il primo generatore potenziale di PIL nel mondo, sempre che questo indice interessi ancora qualcosa a qualcuno. Poi, tutto è cambiato: colpa dell’effetto serra, della sfiga, delle cavallette o della deriva dei costumi e della pace sociale che, partendo dalla tv si è trasferita in seguito in ogni stanza e ruolo istituzionale del paese e quindi, conseguentemente, nelle abitudini quotidiane di molti che ci troviamo di fronte quotidianamente e addirittura forse di noi stessi?
Beh io questo non lo so, ma il fatto di viaggiare tanto (scrivo dal volo LH 464 diretto da Francoforte a Orlando, su una poltrona di business grazie all’insperato upgrade Lufthansa, una grande gentilezza grazie!) mi porta a veloci ma indicativi confronti con quanto avviene all’estero, soprattutto in certi contesti. Beh la realtà tristissima ma inconfutabile è che noi ci siamo rassegnati ad un livello decisamente basso e anche appannato delle relazioni umane, un mix di arroganza, disinteresse e furberie che quotidianamente si mette in conto di ricevere e che quindi, inconsciamente, si finisce con l’accettare come “inevitabile”, contribuendo con la propria quota di aggressività e boria verso l’esterno.
Proviamo a fare il contrario, io e voi che mi leggete? Eddai!
Facciamoci la promessa che regaleremo 2-3 sorrisi al giorno (soprattutto voi ragazze, il sorriso di una ragazza cambia il senso di una giornata, almeno a me!), che andremo solo al bar o al ristorante dove siamo certi di incontrare un ambiente accogliente anche se magari più lontano e meno “comodo”, che eviteremo i negozi in cui se non si è il notaio del quartiere si viene periziati da cima a fondo come se avessimo una merda di cane appiccicata alla faccia. Diamo gentilezza, cerchiamo ospitalità, diffondiamo il verbo: dall’asfalto cresceranno le margherite!
Se ce l’avete vi chiederei di segnalare un luogo in cui idealmente appiccicare la “stella gentilezza”, da divulgare in modo che questa sua nobile attitudine venga premiata. Allo stesso modo, sputtaniamo e mandiamo in malora tutto ciò che ci tratta come un inconveniente tra i piedi nelle loro giornate egocentriche: da Alitalia alle compagnie telefoniche, dal concessionario col fazzoletto nel taschino che manco si volta quando entri (salvo finire fallito tre anni dopo) fino al commerciante che non saluta e propone 5 euro di sconto per una spesa di 500 agitando l’orologione e piangendo miseria.
Parto io: c’è un bar a Verona appena fuori la porta di Piazza Bra dove saluta con uno squillante “ciao!!” all’ingresso non solo il personale di “front line”, ma anche la barista seminascosta nel retro! C’è una consulente a VeronaFiere che avrà sempre il mio rispetto per la cortesia che mi ha regalato, sopra alle relazioni di lavoro! A Ferrara c’è Orsucci che non ha nemmeno bisogno di presentazioni ma che non può non essere inserito in questa prima listina. Per contro, provate ad andarvi a iscrivere alla palestra Millenium da perfetti sconosciuti e mi direte… che lista lunga ci sarebbe da fare! Facciamo una top 5 dei luoghi o delle situazioni più piacevoli e anche di quelle più sgradevoli? Occorre premiare! (e bocciare).
Kindness to change the world! E ci ho ficcato pure lo slogan… vi ho servito bene o no, lettori gentilissimi e affezionatissimi??
Per stavolta è andata così, ma preparatevi che presto ne leggerete delle belle su Netsukuku (??) e Kiva.org (??), expat e stress, vite preparate a tavolino e valore del dono, neonati e tasse, figas e longdrinks, dizione e concerti, Parigi (again!) e Londra, fotografia e golf, cuccioli e pareti dipinte, conoscenze al bar e in chat, cambiamento e abitudinarietà, adultescenza e IMN “la comune”, cylcefestival e visitmotorvalley, amore e promiscuità, riconoscersi più nudi e per questo fare ciò che è davvero “bene”, nightlifers e bloggers, film marchette e film manifesto, fiere e convegni, capitani che perdono ma vinceranno e radici da rafforzare, ironia e apatia, sorrisi e cultura, vecchie amiche che tornano e l’ultima serie di Lost in cui tutto pare tornare, Samuel, Emma Jo e tutto quello che non potremo lasciare loro, politici e pubblicità, nuoto e corsa, documenti programmatici e residenza mobile, fantasia ed equilibrio, curve pettinate in moto e sole latitante, cucina e bottegai, pompieri, puttanieri, vivaisti, alcolisti, vite liquide..
Di come si debba vendere tutto ciò che si possiede!! Perché questo tutto non fa altro che appesantire il nostro movimento (thanks to Vendotutto su Radio 24) e allora come faremo a fare le finte in un lampo?
..e di 250 mila miglia volo premio che sto pensando dove spendere e su quanti giorni o mesi spalmarle!
Bye
Today’s recipe:
Stay - Erykah Badu
The American – Nouvelle Vague
Fine social scene – Zero 7
Le fleur – 4 Hero
Under the milky way – The Church (occhio che qui vi scapperà il piedino che batte!)
PS: qui in Florida c'è di tutto ma chiunque, anche il più troglodita, si sforza di essere accogliente. Oggi la ragazza delle pulizie s'è fermata appositamente per augurarmi "Happy Valentine's day". Così va una delle più grandi economie del turismo mondiali. Basterebbe copiare.
lunedì, novembre 16, 2009
Il secondo motore
E' tutta generata dalle sensazioni, questa sensazione che sembra salirmi ora dalle narici.

mercoledì, novembre 04, 2009
Live from my hotel room, Vegas, NV
lunedì, ottobre 12, 2009
International press: comments on Italian PM Silvio Berlusconi
martedì, settembre 22, 2009
Buenos Aires: la luce, i luoghi, la gente. Ti prende
Un giorno di luglio, imbarcato su un jet Iberia, decisi di passare le mie vacanze a Buenos Aires, ancora fulminato da un gruppo di fighe spaziali portene incontrate lungo una calle madrilena poche ore prima.
"Vado a imparare lo spagnolo!", mi dissi. E mi gettai sul fedele laptop connesso wireless, alla ricerca di blogs tanos in corrispondenza dalla capitale Argentina. Così, feci la conoscenza del grande Tanoka, ora parte del più ampio Largentina. Che grande scoperta! ho divorato di lettura quel blog e ci ho trovato di tutto, anche le dritte, i suggerimenti, le sensazioni. Gli scrissi, ad Andrea, e nella sua piacevolissima risposta ci trovai scritto quella che ora capisco essere una grande realtà: Buenos Aires non ha nulla di ecclatante allo sguardo che ti "costringa" ad innamorarti di lei dal primo momento. Ma poi, via dopo via, portone dopo portone, faccia dopo faccia, bar dopo bar e camiseta dopo camiseta, ti entra addosso. Così, come da copione, è stato anche con me.
Per questo ho passato la seconda parte della mia vacanza vivendo sempre più "da porteno", andando alla Cancha di Boca, nei ristoranti di la Canitas, nelle vie bizzarre di Palermo viejo, facendo le parillas in casa, la nostra o quella delle ragazze e dei ragazzi che abbiamo conosciuto. Che fossero dolci o sclerotiche, aristocratiche o caciarone, dark o splendide grafiche, las chicas sono state tutte immancabilmente e meravigliosamente ospitali.
Gente vera, ragazze "più donne", ragazzi "più amici", avventori del bar "più ironici"... come se fosse stata data una mano di "vero" sulla pelle di tutte le persone che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo condiviso tempo ed esperienze. Mille cose su cui riflettere, tra cui questo strano virus che porta sempre più italiani, giovani italiani, a lasciare la madrepatria per stabilirsi in questo posto che è freddo d'inverno e umido d'estate, dove la disoccupazione morde così come la delinquenza e il mare è poco più di un racconto. Ma è affascinante, cosmopolita, culturalmente vicino, vero e vivo.
Guardate qua cosa ha scritto il Magazine del Corsera dieci giorni fa. Ammazza quanto sono "sul pezzo", oppure sarebbe meglio dire: ma quanti siamo a pensare ad un'alternativa a questa vita volgare, egoista e egoreferenziale che ci propone il belpaese in questi ultimi anni? Davvero è così brutta questa comoda e quieta disperazione?
Com'è facile, al ritorno e ancora vittime del jet lag, ritrovarsi, in piena notte, a soppesare pro e contro non tanto di una fuga, quanto un serio e ragionato trasferimento. Chi lo sa..
Stai a vedere che in fondo in fondo, all'ultimo, un barlume d'anima di questo posto sono riuscito a coglierla... e se dovessi essermi confuso, beh sarà il motivo per tornare e cercare di capirci qualcosa di più. No?
domenica, giugno 14, 2009
Il mio paese che vorrei è multietnico
Dell'Italia e delle considerazioni di presunta non multietnicità espresse dal presidente del consiglio, sentite che dice l'autorevole e non direi eversivo Guardian http://www.guardian.co.uk/world/audio/2009/may/11/silvio-berlusconi-italy
L'Italia non diventerrà multietnica? E chi ci dice allora che cosa faranno tra 15-20 anni tutti i figli delle minoranze etniche che oggi frequentano le scuole elementari e medie? Non sono essi italiani? Non rendono già oggi l'Italia multietnica?
E' il caso di dire ancora una volta ma valà!
