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martedì, settembre 21, 2010

Twitter, Foursquare, fb-like or more. Business tools?!

Questo è Twitter. Più il Bay Bridge, più Frisco, più un bel sogno e delle belle menti



E questo sarà Twitbook a breve, il prossimo "bar" virtuale.



Di Foursquare nemmeno ne parlo, che ci ho capito troppo poco finora (ma sono già Mayor del leggendario stadio Paolo Mazza!).
Secondo voi possono questi essere veri strumenti per generare ed aumentare l'attività di new business personale?
E dove nel mndo: il USA, Europa, Italia? Oppure in Italia E Europa E USA?
Davvero, morirei dalla voglia di mettermi davvero alla prova con questo progetto, hungry&foolish come agli inizi. Vediamo..

domenica, giugno 27, 2010

Due facce della stessa medaglia

Mi sono divertito da morire, che è quello che conta.
Si sono divertiti gli amici che mi hanno accompagnato, che è quello che conta ancora di più.
Ho ricevuto pensieri carinissimi, testimonianze di amicizia leggera che mi hanno anche sorpreso.

L'esperienza di finalista ad uno pseudoconcorso radioletterario, fianco a fianco con un direttore di rete RAI e qualche altra faccia nota del grande schermo credo che mai avrà un seguito, va presa per quel che è ma al contempo mi ha lasciato un piacevole gusto dolce in bocca, soprattutto grazie alle robuste ancate e ai gin tonic nel DJ set post concorso, tra gli autori e i conduttori del programma radiofonico che ha cadenzato le mie sedute di running e parecchie conversazioni non solo con Sandro, negli gli ultimi mesi.
Un racconto, come una fotografia, è luce, prospettiva, intuito e visione delle cose.


Una giornata come quella di Riva del Garda mi ha meravigliosamente richiamato l'attenzione alle relazioni umane, al gusto di raccontare e raccontarsi, alla raffinata goduria e quasi euforia mentale di entrare in contatto con persone affini, solo più talentuose. Mi sono ritrovato persino ad inseguire ragazzi alti barbuti e simpaticissimi per avere qualcosa di più di un'amabile confronto sulle virtù motoristiche della Audi A2, magari il suo numero di cellulare, manco fosse una bella ventenne con gli occhi verdi e la minigonna.

E poi quella è stata la celebrazione della parola in radio, e tanto bastava. Come dice Tiziano Bonini - uno degli autori e la "colonna sonora" di Vendo Tutto, il programma di Radio24 da cui tutto è partito - in una sua bellissima nota a margine, quello di Riva de Garda è stato un momento che ha ribaltato il concetto di radio per un giorno, da diffusa e invisibile a mostrata e raccolta. E' stata davvero come essere ne "La Repubblica" di Platone per una giornata, in cui si parla si racconta e si ascolta senza filtri e la voce segna il perimetro della repubblica stessa, una repubblica fondata sulla libertà di pensiero, sull'empatia e sulla radio, un bel sogno.

Sì insomma c'era da divertirti, ma anche qualcosa in più. Con un piccolo sforzo mi è parso chiaro che nel sottobosco dell'informazione, nonostante tutto, nonostante il digitale terrestre lottizzato e gli editoriali sul TG1, nonostante l'imbarbarimento della TV e "gli italiani hanno dai media quello che vogliono, non certo il contrario" (citazione che arriva dritta da una conversazione al ristorante nei miei giorni a Montreal, città meravigliosa della quale chissà mai se scriverò qui, come per Belo Horizonte. Tanto lo sapete che cosa direi, no?) .. beh nonostante tutto questo vale sempre la pena di cercare programmi come "Vendo Tutto" o "Dispenser", magari anche qualcosa sulla TV in grado di toccare le corde giuste. Perchè ci sono ancora Direttori che suonano la chitarra tra il pubblico o assistenti di redazione che, disponibilissime, si mettono in posa per una foto con te, tre volte se richiesto.
Conduttori che ti chiedono interessati "ma ti piace quel che fai?".
Ma anche amici che prenotano stanze a Riva del Garda senza nemmeno sapere quel che ci sarà, solo perchè consigliati da me e fiduciosi nel seguirmi, quasi sempre. E che poi addirittura mi comprano gli oggetti all'asta e mi ringraziano!!

Una sottile lingua di complicità è passata, limpida e fresca, quella sera. Ho tenuto quella faccia beota e la nostalgia allegra per almeno 3 giorni. Poi l'ho riacquistata dopo la serata di giovedi.

Perchè è chiaro che certe mattate notturne non sono più nelle mie corde, però una cena, un passito, una sigaretta e una magnifica conversazione sono ancora un'alchimia magica.
Anche questo mi ha riportato magnificamente l'attenzione alle relazioni umane, al gusto di raccontare e raccontarsi, alla raffinata goduria e quasi euforia mentale di entrare in contatto con persone affini, solo più talentuose, mannaggia a loro. Due facce della stessa medaglia, non credete?
Ben attento a non spingere troppo sull'aspetto emozionale sennò lei alla fine si sarebbe messa a piangere (eh sì!!), ho capito (ma lo sapevo già) di trovarmi a tavola con la persona più interessante e brillante che avessi conosciuto da mesi e mesi a questa parte.
Intraprendente, ironica, indipendente, intelligente, profonda, cretina, magnetica, piena di esperienze e mai banale. Voglio rubarle qualche segreto sul come faccia ad essere sempre così irresistibile, anche se sarà dura.
Quando mi ha detto, anzi confidato, alcuni suoi pensieri sul valore degli amici e dell'affidabilità, citandomi quasi ad esempio, mi sono sentito orgoglioso, anche se non l'ho dato a vedere.
Certe sere di giugno italiano, fuori da un ristorante greco, sono come una carezza tra i capelli e il collo: vorrei tanto che lo intendesse chi s'è mostrato così angosciato sul proprio futuro ma assolutamente senza alcun motivo ad esclusione della propria mancata pianificazione e capacità di auto-visione. Felicità è la chiave del successo, non certo il contrario. Capito?
Lo vedo su di me e sugli altri così nitidamente che ormai mi sento di fare il suggeritore di questo approccio, senza remore!

Venerdì, nell'arco di 4 ore, sono stato apostrofato da due persone per motivi diversi influenti su di me prima "troppo puro", poi con un " sei un ottimo vicino di tavolo - rimani così!".
Valeva la pena di prenderlo, quel Moment.

martedì, giugno 15, 2010

in finale!


..Travolti da una valanga di racconti e sfiniti da centinaia di ore di lettura, eccovi finalmente l’attesissima lista dei finalisti del concorso Vendoanch’io..




Con queste parole sono stato informato che .. beh sì, anche io sono stato inserito tra i 5 finalisti del Concorso "Vendo Anch'io", ideato dai curatori del programma Vendo Tutto su Radio24.

Per l'autostima, non c'è che dire, una bella botta!

Se sabato sera (il 19) verrete a fare il tifo per me a Riva del Garda, sono certo passerete una bella serata! Poi, mi farete enormemente felice e di certo mi renderete meno tremenda la lettura.. :-)
Sennò, almeno pensatemi profondamente!

Per saperne di più sulle modalità del concorso leggi qui
Per il programma della serata
leggi qui (guarda sotto!)
Per un'idea dei racconti dei miei 4 avversari
leggi qui

Per leggere in
anteprima il mio racconto, scrivimi un messaggio.
Grazie ragazzi, ci vediamo a Riva!

lunedì, febbraio 15, 2010

Alla ricerca della gentilezza perduta

Da tempo avevo in animo di scrivere sulla gentilezza, ma forse solo negli ultimi giorni ho vissuto le situazioni giuste, quelle che fanno scattare la scintilla e l’idea (perché come dice quel drogato di talento che a me piace tanto e che si chiama Morgan, senza un’idea non ci si alza dal letto, anche se sono in molti a ignorare questo precetto!).

Hey folks, ma non pare anche a voi che ultimamente ci siamo incattiviti tutti? Perlomeno in Italia questo è lampante, evidente e scontato al punto da essere protagonista dei commenti dei vari Severgnini e Calabresi sui loro spazi sul Corriere e La Stampa.

“Stronzo!”, ecco come si salutano due sconosciuti! Oppure si entra al bar e l’uomo dietro il bancone manco accenna un saluto, ti guarda tra l’interrogativo e lo scazzato e muove appena il sopracciglio, tanto ti basti sembra voler dire. ‘zzo vuoi?

Siete mai entrati in un negozio chessò di abbigliamento col puro interesse di vedere che c’era di interessante appeso alle grucce? Dite un po’, il proprietario non vi ha guardato forse come se aveste un collant sceso sulla testa e magari un revolver in mano?

Eppure c’è stato un periodo in cui la gente era naturalmente gentile, il che non vuol dire ossequiosa ma tesa a curare la sottile arte dell’accoglienza, quella celebrata in copertina nell’ultimo numero di Monocle e che, con l’indotto in termini di servizi in grado di generare, rappresenta il primo generatore potenziale di PIL nel mondo, sempre che questo indice interessi ancora qualcosa a qualcuno. Poi, tutto è cambiato: colpa dell’effetto serra, della sfiga, delle cavallette o della deriva dei costumi e della pace sociale che, partendo dalla tv si è trasferita in seguito in ogni stanza e ruolo istituzionale del paese e quindi, conseguentemente, nelle abitudini quotidiane di molti che ci troviamo di fronte quotidianamente e addirittura forse di noi stessi?

Beh io questo non lo so, ma il fatto di viaggiare tanto (scrivo dal volo LH 464 diretto da Francoforte a Orlando, su una poltrona di business grazie all’insperato upgrade Lufthansa, una grande gentilezza grazie!) mi porta a veloci ma indicativi confronti con quanto avviene all’estero, soprattutto in certi contesti. Beh la realtà tristissima ma inconfutabile è che noi ci siamo rassegnati ad un livello decisamente basso e anche appannato delle relazioni umane, un mix di arroganza, disinteresse e furberie che quotidianamente si mette in conto di ricevere e che quindi, inconsciamente, si finisce con l’accettare come “inevitabile”, contribuendo con la propria quota di aggressività e boria verso l’esterno.

Proviamo a fare il contrario, io e voi che mi leggete? Eddai!

Facciamoci la promessa che regaleremo 2-3 sorrisi al giorno (soprattutto voi ragazze, il sorriso di una ragazza cambia il senso di una giornata, almeno a me!), che andremo solo al bar o al ristorante dove siamo certi di incontrare un ambiente accogliente anche se magari più lontano e meno “comodo”, che eviteremo i negozi in cui se non si è il notaio del quartiere si viene periziati da cima a fondo come se avessimo una merda di cane appiccicata alla faccia. Diamo gentilezza, cerchiamo ospitalità, diffondiamo il verbo: dall’asfalto cresceranno le margherite!

Se ce l’avete vi chiederei di segnalare un luogo in cui idealmente appiccicare la “stella gentilezza”, da divulgare in modo che questa sua nobile attitudine venga premiata. Allo stesso modo, sputtaniamo e mandiamo in malora tutto ciò che ci tratta come un inconveniente tra i piedi nelle loro giornate egocentriche: da Alitalia alle compagnie telefoniche, dal concessionario col fazzoletto nel taschino che manco si volta quando entri (salvo finire fallito tre anni dopo) fino al commerciante che non saluta e propone 5 euro di sconto per una spesa di 500 agitando l’orologione e piangendo miseria.

Parto io: c’è un bar a Verona appena fuori la porta di Piazza Bra dove saluta con uno squillante “ciao!!” all’ingresso non solo il personale di “front line”, ma anche la barista seminascosta nel retro! C’è una consulente a VeronaFiere che avrà sempre il mio rispetto per la cortesia che mi ha regalato, sopra alle relazioni di lavoro! A Ferrara c’è Orsucci che non ha nemmeno bisogno di presentazioni ma che non può non essere inserito in questa prima listina. Per contro, provate ad andarvi a iscrivere alla palestra Millenium da perfetti sconosciuti e mi direte… che lista lunga ci sarebbe da fare! Facciamo una top 5 dei luoghi o delle situazioni più piacevoli e anche di quelle più sgradevoli? Occorre premiare! (e bocciare).

Kindness to change the world! E ci ho ficcato pure lo slogan… vi ho servito bene o no, lettori gentilissimi e affezionatissimi??

Per stavolta è andata così, ma preparatevi che presto ne leggerete delle belle su Netsukuku (??) e Kiva.org (??), expat e stress, vite preparate a tavolino e valore del dono, neonati e tasse, figas e longdrinks, dizione e concerti, Parigi (again!) e Londra, fotografia e golf, cuccioli e pareti dipinte, conoscenze al bar e in chat, cambiamento e abitudinarietà, adultescenza e IMN “la comune”, cylcefestival e visitmotorvalley, amore e promiscuità, riconoscersi più nudi e per questo fare ciò che è davvero “bene”, nightlifers e bloggers, film marchette e film manifesto, fiere e convegni, capitani che perdono ma vinceranno e radici da rafforzare, ironia e apatia, sorrisi e cultura, vecchie amiche che tornano e l’ultima serie di Lost in cui tutto pare tornare, Samuel, Emma Jo e tutto quello che non potremo lasciare loro, politici e pubblicità, nuoto e corsa, documenti programmatici e residenza mobile, fantasia ed equilibrio, curve pettinate in moto e sole latitante, cucina e bottegai, pompieri, puttanieri, vivaisti, alcolisti, vite liquide..

Di come si debba vendere tutto ciò che si possiede!! Perché questo tutto non fa altro che appesantire il nostro movimento (thanks to Vendotutto su Radio 24) e allora come faremo a fare le finte in un lampo?

..e di 250 mila miglia volo premio che sto pensando dove spendere e su quanti giorni o mesi spalmarle!

Bye

Today’s recipe:

Stay - Erykah Badu

The American – Nouvelle Vague

Fine social scene – Zero 7

Le fleur – 4 Hero

Under the milky way – The Church (occhio che qui vi scapperà il piedino che batte!)


PS: qui in Florida c'è di tutto ma chiunque, anche il più troglodita, si sforza di essere accogliente. Oggi la ragazza delle pulizie s'è fermata appositamente per augurarmi "Happy Valentine's day". Così va una delle più grandi economie del turismo mondiali. Basterebbe copiare.

mercoledì, settembre 30, 2009

whaiwhai

Gente questa cosa qui è secondo me davvero geniale.
Turismo esperienziale avanti secoli.

Si fondono gioco, ricerca, condivisione, invenzione, esperienza, acculturamento e naturalmente business, in misura sempre maggiore mi auguro.
Li ho scoperti troppo tardi, ma li testerò prestissimo. Questo progetto così come la giovane società che li inventa e il geniale incubatore che li accoglie sono l'eccellenza e il futuro dell'Italia.

Giovani laureati con il futuro tra le mani, il coraggio il sapere e la curiosità sono le armi di cui si ha bisogno. Per il resto sono e saranno sempre terreni da arare.

Ad maiora

martedì, agosto 04, 2009

Troppo occupato a leggere

All'inizio delle sospirate vacanze, nello schema fordista della vita proprio dell'inizio del secolo scorso e che ancora la società ci propina, su queste sponde, mentre il mondo viaggia a velocità supersonica, mi ritrovo nel totale piacere della lettura.
Saggi, blog, quotidiani, interviste su youtube. Mille idee da raccogliere, inutile provare a in fila le poverissime mie qui sopra. Meglio non perder tempo e seguitare a riempire il serbatoio di cibo per la mente, che certamente metabolizzerà producendo qualcosa.

Certo, quelli del lavoro da me si son persi qualche mia interessante scintilla che avrei tentato di innestare nel mio quotidiano operare, investito come sono di intuizioni e impulsi all'innovazione.

Per ora lascio scorrere, suggerisco solo di leggere ed ascoltare Mario Calabresi, direttore della Stampa, uno degli under 40 cui metterei ad occhi chiusi le chiavi del paese in mano

mercoledì, marzo 11, 2009

Forse ci salva l'anticonformismo, forse ci salva la rivoluzione

Nove giorni fa stavo volando a Stoccolma, e leggendo il sempre interessante International Herald Tribune mi imbatto in un pezzo, a mezza pagina, su Marissa Mayer (non Marissa Miller!).


Marissa Miller è questa tipa qui. Innanzi tutto, mi pare più che discreta: ci sta perfettamente, nell'immagine stereotipata, oltre la vetrata a prendere un frappuccino da Starbucks, appena scesa dalla sua BMW Z4 rossa, o a corricchiare in completini Nike lungo il privilegiato parchetto di marine, zona upscale di San Francisco. E' una tipica 33enne radical chic e ambientalista che anima la North Cal, si direbbe.
Infatti, vive proprio a San Francisco. Per recarsi in ufficio guida la "1" verso sud, fino a Mountain View.
E' Vice President of Search Products & User Experience di Google, prima Ingegnere assunta quando la compagnia, nel 1999, contava 20 impiegati.
Google earth, google toolbar e numerose altre amenità che animano i nostri blogs li dobbiamo in buona parte a lei, la quale ora sovrintende diverse strutture (e 150 product managers) interne ma è anche Visiting Professor a Stanford University, impegnata in diverse fondazioni ed istituzioni ambientaliste, insignita di una copertina su Newsweek e, in fondo, personaggio di moda e sempre più veicolo di comunicazione. In fondo, nel modo cool in cui può essere famoso lapo dalle nostre parti.. come dite? Sì certo, anche gli USA sono pieni di Lapo, ma quante Marissa Mayer italiane conoscete?

Ho riletto quell'articolo, scritto nel solito inglese complicato e pieno di aggettivi, almeno 3 volte, e qualcosa continuava a non quadrare. Mi dispiace non averlo trovato in rete per poterlo linkare, ma se cercate digitando sulla "sua" stringa bianca il suo nome, ne troverete parecchie di informazioni.

Poi ho capito: 33 anni. Per noi è troppo.
Per la nostra mente italiana, e per buona parte del mindset europeo, soporifero e forse anestetizzato a dovere, un trentatreenne medio con laurea e master è in attesa di istruzioni, di stampare fotocopie, di rispondere al telefono in un call center. Al massimo, product manager ossequioso e mai curioso. Se genio, come la Mayer, vive nei laboratori 16 ore al giorno, con contratti semestrali forniti dalle nostre Università baronali di forse 1000 euro al mese, ma spesso molto meno. E allora, piano piano, anche io ho iniziato a capire.

A capire che l'America, anche questa volta e nonostante tutta la merda delle speculazioni, dell'egoismo, delle disuguaglianze e tutto il resto, ce la farà.
Perchè là vince la meritocrazia e l'anticonformismo delle proprie idee ha il democratico spazio per arrivare ai risultati attesi. Quel nostro senso di scontato, davvero, non c'è.

Il mondo sta attraversando quella che, con un concetto vecchio, viene definita crisi. Il concetto di crisi piace a tutti coloro che oggi detengo il potere, sia esso politico, economico-commerciale, culturale, sociale. Il modello va bene, è solo in crisi.
Invece io sono sempre più convinto che questa non sia una crisi, ma l'occasione di ricominciare con modelli nuovi, almeno in alcuni ambiti del nostro vivere quotidiano.
Leggete questo post di Bonili nel suo meraviglioso blog paperogiallo, la penso esattamente come lui. Come può avvenire un vero rinnovamento (cioè nuove cose nuove!) in una società votata allo status quo; governata da settantenni in ogni centro, sia pur minimo, di potere; apatica e overcontrollata come la nostra?
La rivoluzione cova dentro la nostra testa e si esprime nei più svariati modi: il più bello per me è quello delle invenzioni che diventano di tutti. Cent'anni fa dire cinema, aereo, automobile, tv ma anche democrazia, trapianti di organi o divorzio, era pura eresia. Oggi è banalità.

Il tema dello studio di un ddl sul controllo della rete in Italia, ottimamente commentato anche sul blog di Gio, oltre che su quello autorevole di Stefano Hesse che in Google ci lavora, oltre al potenziale contrasto con le Direttive Europee in materia di libertà di libertà di informazioni dà l'idea di quanta strada occorrerà ancora percorrere, in questo senso. Se la vediamo con questi occhi desiderosi di nuovo, non vi sembra un pò di vivere nel romanzo 1984 di Orwell?

La rivoluzione è dentro ognuno di noi e ne sono convintissimo, perchè tutto ciò che ci rende la vita bella e piacevole nasce dall'ingegno e dalla passione dell'uomo: va lasciato esplodere!!

Quante Marissa Mayer ci sono, anche vicino a noi, che vengono bloccate dalla logica del dilemma del prigioniero che domina nella nostra società? Troppe.
Magari questa è l'occasione giusta: qualche sicurezza in meno offrirà qualche opportunità in più e ci ritroveremo con un orologio in meno da indossare, o un'auto più piccola da guidare, ma con la forza e la motivazione di liberare l'energia e l'anticonformismo culturale. Tutto ciò che ci serve per far partire la rivoluzione dal nostro letto (citazione dotta), quando ci alziamo la mattina.


Però ac du marùn! Troppo serio, d'altronde il momento è troppo stupido perchè ci si possa anche divertire sopra!
Per stemperare: timbrato il passaggio su Stoccolma, la madonna quante belle figliole! Andateci, visitatela e mi ringrazierete, davvero!

A presto, stavolta per cazzate a tutto spiano.

venerdì, febbraio 06, 2009

Le classifiche, la nostra vita

Luce fioca,
porta socchiusa,
ora di mezzo,
silenzio.
E così che arriva il arriva il momento dell'inevitabile, il giorno in cui si finisce con l'arrendersi al post su quello che, da almeno 20 anni, è il principale passatempo della mia vita: elaborare delle classifiche, delle charts. Su qualsiasi cosa, davvero!

Sì perchè sarà pure vero che Nick Hornby, con la sua opera seconda "High Fidelity" ci ha reso tutti un pò complici e favoreggiatori al tempo stesso, iniziando e in un certo senso obbligando alle "liste" anche chi, fatemelo dire, non è portato.

Invece, nel mio caso, la malattia era stata diagnosticata prima.

Sapete quante volte ho sentito dire "il quinto in classifica non mi viene...": orrore ragazzi miei, orrore!! Qui si banalizza una scienza esatta, che solo anni e anni di naturale metodicismo ed innata propensione all'autismo rendono asolutamente scientifica.

Come dicevo, tutto si può catalogare, elencare, mettere in comparazione: e i miei malcapitati compagni dei di banco al liceo ("Dai, chi sono i migliori 5 fluidificanti del campionato??".. "Ma perchè non pensi un pò alla figa!!" era la risposta più frequente) così come ai corsi del secondo anno all'Università ("Ciao, scusa sto facendo un test: quali sono i tuoi 5 luoghi preferiti, intendo al mondo, in cui avresti preferito nascere?".. "Scusa, mi scappa il treno.." e poi mi preoccupavo se tutti mi ronzavano intorno, quando erano in cerca di maria o thc!!), se ancora sono al mondo, sanno bene di cosa sto parlando..

Tutto quanto ho scritto finora è pura realtà e fantasia al tempo stesso, nel senso che nel momento che mi concentro su una determinata "lista" entro in una dimensione così personale e distaccata che, spesso, finisco col dimenticare se quel determinato dialogo l'ho fatto tra me e me, o l'ho condiviso con qualcuno!

Le cose in realtà, nonostante l'avanzare dell'età e il presunto status sociale di occupato con ruolo di responsabilità e tutto quanto, non è poi che siano tanto migliorate recentemente: certi miei amici intimi così come talune saltuarie frequentazioni femminili possono ampiamente confermarlo..

Da cultore della materia, ritengo fortissimamente che per una corretta elaborazione di una lista, qualsiasi essa sia, occorre attenersi ad una sola vera regola e alcuni accorgimenti a corollario, per poter così godere al massimo dei risultati. Cerco di spiegarmi.

La regola è non uscire dall'insieme offerto, in questo caso è 5. Né per difetto né per eccesso. L'unica postilla è che non ci sono regole per guidare il meccanismo mentale del gioco, a meno che non siate in grado di controllare con agilità le scariche elettriche dei vostri neuroni all'interno della scatola cranica.

E sì, perchè una volta partite le connections si esponenzializzano in un batter d'occhio, ed è inutile cercare di spiegarle, spesso anche a sè stessi.

Questo, fatemi dire, appartiene già al campo degli accorgimenti. Un altro, tra i più azzeccati, è sfidarsi a pensare e scrivere di realmente con la pancia. Naturalmente si correrà il rischio di essere incompleti o inesatti, comunque molto molto meglio che risultare eccessivamente analitici.

Un altro accorgimento efficace consiste nel cominciare a compilare le proprie charts nel posto giusto, come ad esempio dinnazi ad una libreria, all'album delle proprie foto o alla collezione di CD, oppure con un drink in mano che scioglie il pensiero. Il flood of thoughts deve essere facilitato al massimo.

Ma il cerchio magico del post sulle classifiche si chiude quando avviene il miracolo della partecipazione. Sì, intendo dire quando il lettore si trasforma a sua volta in narratore e regala agli altri le sue, di classifiche, alimentando il confronto postumo che spesso ci lascia a bocca aperta, con la bava alla bocca, ci suggerisce un film mai visto, o un luogo, o un'idea. LA MAGIA DELLA CONDIVISIONE!

Per cui, cari posters, cari lettori/lurkers, passate all'azione! Dico a voi, nucleo storico dei commentatori che non smetterò mai di ringraziare. Ma dico anche a te, blogger che mi visiti e sai bene di cosa sto parlando!

O a te, amico fiorentino o romagnolo, che mai hai superato la noia di copiare la parolina stronza dell'autorizzazione al post.

Vorrei tanto mi faceste sapere quali sono le VOSTRE classifiche. Rifatevi le mie, inventatene di vostre.. guardate che stiamo parlando di cibo per la mente, è importante!! (o è da malati :-)

Ecco le mie. Naturalmente, l'elenco per argomenti delle stesse è, a sua volta, una classifica.

5 album preferiti in assoluto, da sempre in heavy rotation (* attenzione! Se a questo punto vi state dicendo che questa cosa non ha senso, non vi preoccupate. Probabilmente, non siete portatori sani del morbo)

- Pink Floyd, The Dark Side of The Moon
- The Verve, Urban Hymns
- Oasis, What's the story, morning glory
- Massive Attack - blue lines
- Casinò Royale, Sempre più vicini


5 film da guardare anche 100 volte, senza stancarsi mai e cercando di ricordare quella tal immagine o battuta

- Amarcord (radici mito e sogno si incontrano)
- Amici miei (ciò che mi auguro di vivere, al momento in cui mi alzo la mattina)
- Marrakech Express (i valori condivisi)
- Fino alla fine del mondo (dentro c'è tutto)
- The dreamers (dentro c'è la gioventù e la rivoluzione)


5 luoghi del cuore, specie se vissuti in momenti irripetibili

- Firenze, la prima volta che l'ho vista la sera d'estate dal Forte Belvedere
- San Francisco, il tuffo al cuore ogni volta che la si vede arrivando da Marin
- Londra, che per me è stata e sarà sempre Lancaster Gate
- Rimini, tanti luoghi-non-luoghi ma soprattutto se vista da Casa Zanni lungo la marecchiese
- Bologna, ma non quella di oggi. Quella che vidi quel pomeriggio di aprile 1992, il sole sopra le 7 chiese e la gioventù libera


a day in the life (x5) -- Qui Nick Hornby incontra Charlie della serie televisiva Lost, sarà per questo che adoro acriticamente entrambi? --

- il 7 novembre 1992 e ciò che mi ha lasciato di qua
- il giorno che ho messo in bacheca a Scienze Politiche quell'annuncio, l'inizio della vita nova
- Terza elementare, il gol che feci nella partita tra le quinte, ed io che giocavo con la wild card
- il momento in cui ho detto la cosa giusta a F. (o almeno lo spero!)
- Quando ho fatto il testimone di nozze all'amico di una vita Z.




i 5 piaceri davvero irrinunciabili

- la compagnia degli amici
- la lettura del giornale
- la radio
- la sciarpa viola addosso ogni tanto
- il senso di sabato del villaggio, quando arriva



5 sogni (realizzabili) nella vita, quello che davvero mi muove in avanti

- avere una figlia (o un figlio!)
- fare il giro del mondo via terra, meglio se a sud dell'equatore
- vivere, almeno per un periodo, nella dimensione della comune, con famiglie e amici a stretto contatto, insieme
- potermi vivere la sera del terzo scudetto della Fiorentina
- avere l'opportunità di lavorare per istituzioni e fondazioni che realizzino progetti di sviluppo reali, senza compromessi


5 canzoni da dedicare ad una ragazza ( e con tre di esse l'ho davvero fatto, con risultati tragici!)

- Coldplay, Yellow
- Eric Clapton, Wonderful Tonight
- Zero 7, Distraction
- Marvin Gaye, I heard it through the grapevine
- Vasco Rossi, Canzone



5 football teams escludendo il mio

- Spal, ognuno ha le sue radici indissolubili
- Barcellona, la più grande delle antagoniste
- Boca Junior, l'idea che ho del sudamerica
- Torino, la storia che tenta di camminare
- Liverpool, la storia il tifo il calore il motto



I 5 luoghi nella donna (qui si va sul pesante!)


- il collo, assolutamente
- i fianchi, necessariamente
- come il protagonista del paziente inglese, l'incavo che crea la clavicola
- il sorriso, il jolly capace di cambiare tutte le carte in tavola, e tutte le giornate blu
- e poi c'è il sedere, perchè stimola tutti i 5 i sensi



last but not least, blog's chart!

- Papero giallo di Bonili (si parla di quel che conta, dalla piacevole proiezione del cibo)
- Rock&Gol, Benedetto Ferrara blog (in pratica un altro me, venuto prima e meglio!)
- No easy way out ( come può un blog incollarti alla lettura in piena notte?)
- Chatouche (leggete e.. "d'you know what I mean?")
- Giovannino blog (common roots, non è vero?)




e i 5 della seconda fila:

- Non toglieteci la parola di Cristina Tagliabue, e i suoi pensieri liberi
- Sottorete di Stefano Hesse, l'avanguardista della comunicazione online
- Hostess'side, il mondo visto da un'oblò
- Spettrodellabolognesità di Masotti, uno della vecchia vera Bologna
- Girlpower vs cioè, il sesso diventa


E questo è solo l'inizio! Potrei elencare le 5 prime persone che vorrei portare a cena (Roberto Benigni, Renzo Rosso, la mia amica Elisa, il mio amico Ale e una certa consulente della RER), i 5 piatti preferiti, le 5 testate italiane da salvare dall'inondazione delle edicole (Corriere, Stampa, Motosprint, Internazionale e Mucchio Selvaggio) etc etc.....


Se mai davvero siete arrivati fin qui leggendo tutto, non so davvero come potete averlo fatto!
Forse forse, perchè anche tu vuoi farci sapere le tue!! Lo spazio commenti è aperto.

Vi lascio con un bellissimo regalo: la mia band italiana preferita da una vita, avanguardista finchè volete ma vissuta sempre senza compromessi, ritrova per una sera la sua voce storica, "the king".

"Quel che credi impossibile ancora si avvera"

Alla prossima, ciao





lunedì, novembre 10, 2008

Una sera insieme a Las Vegas

Finalmente, dopo un'intensa giornata di lavoro qui a Las Vegas, mi concedo una sera in compagnia di tutti i miei amici. E qui a Las Vegas, una sera insieme può essere davvero straordinaria.

L, M, A ed S (con M) hanno pensato al locale prendendo tutte le informazioni del caso, così si finisce al jet del Mirage, dove stasera ci sono due grandi maestri della musica house.

Però la serata parte prima, molto prima con un giro in una serie di bar ultracool: i banconi dei migliori hotel della strip vengono presi d'assalto.

V ovviamente ha letto tutte le guide più aggiornate e fa da cicerone; G, E e G pensano soltanto a ordinare Margarida e Cubalibre il più velocemente possibile mentre con mia grande sorpresa mi compaiono davanti R, E, F e P... cazzo occorrerà davvero armarsi stasera!

La quinta colonna delle mie amicizie femminili è ancora incantata dentro il Fashion Show Mall, ma ben presto si metterà al passo: M, O, E, E, C e qualcun'altra che sempre si aggrega a loro vogliono fare un figurone.

Ci sono poi quelli che scelgono di fermarsi all'avveniristico Sportsbar accanto alla concessionaria Lamborghini: là sono certo di trovarci P, K, Z, e magari un paio d'altri.

G, F, A e C sono già a cena, ma stasera andrò a prenderli per le orecchie: non può mancare nessuno.

Poi la sera prende corpo e sembra di rivivere un pò le scene di "Da zero a dieci", solo che a far da sfondo invece di Rimini e della Riviera, c'è la capitale del peccato Las Vegas: c'è chi alle undici è già a pezzi e molesta le signorine (che qui però rispondono, attenti!), chi dice "arrivo!" quando invece ancora sdraiato sul letto, chi passa la sera al telefono, chi non sta fermo un attimo e chi commenta qualunque ragazza gli cammini a meno di dieci metri. E' la sera perfetta.

R, gentile come sempre chiama le sue otto amiche (che ha comunque e dovunque a portata di mano, in qualunque parte del mondo), G lo conosce da due ore ma già gli fa da spalla: la loro personale sfida è iniziata. M ha il solito codazzo di amiche delle quali si fa conoscenza, gioco forza in breve il gruppo si scioglie e rimangono gruppetti di 3-4 persone, o coppie.

Hey che fine ha fatto G? Davvero sono venuti anche M e J? Quando ti ha detto che veniva R?

Dagli altoparlanti di fronter al Venetian e al Palazzo stasera non escono Baglioni o la Pausini, ma Stadio, Ridillo e anche i Subsonica. La terra trema!

Da qualche parte nel privè più esclusivo del Jet, V sta offrendo un cocktail dei suoi a A, L e S. Argomenti obbligatori della chiacchera: la gonna di quella bionda, il costo della quinta di quella labbrona, il costo e basta di quelle due cavalle con la frangia tagliata col falciaerba (a contorno di questi main topic, qualche considerazione a mò di coro sulla prossima trasferta al seguito della Spal).

La serata scorre veloce, le cinque arrivano in un lampo ma tra cazzate, risate, persone sconiosciute che sono diventati volti famigliari e qualche attacco andato a buon fine ci sembra quasi che non sia mancato nulla.

Il ritorno alle rispettive camere, alcuni a braccetto, altri con la camicia sulla spalla, è da film di fronte al sole che fa capolino dietro alle montagne rocciose.

Prima della branda, qualcuno accende di sfuggita la tv, dove un giovane e bel ragazzo di 44 anni sta parlando a una grande folla. Pare abbia vinto delle elezioni.... siamo troppo stanchi per ascoltare, però alcune parole ci rubano l'attenzione e ci regalano un sogno d'oro ad attenderci: "....Democracy, liberty, opportunity and hope!". Chissà, magari ce l'ha anche con noi.

Forse è stato un sogno, ma mi è davvero piaciuta questa notte d'altri tempi di gloria a Las Vegas, avete fatto bene a venire tutti!

Poi, erano anni che non sentivo parole così retoriche e bellissime. Può tutto questo la politica?

- Estelle, "American Boy"
- Moby, "Oh yeah"
- Telefon Tel Aviv, "My Week Beats Your Year"
- Hercules and Love affair, "Blind"
-Royksopp, "In space"


martedì, settembre 09, 2008

Quello che ho lasciato a metà, e quello che devo ancora iniziare

C'era una "to do list" delle mie vacanze lente che è, chiaramente, rimasta in larga parte incompleta, e sulla quale vorrei tornare a breve.
A fianco del mio letto c'è invece una bella pila di libri, le cose che ho accumulato negli ultimi mesi e che ho non ancora finito, iniziato, sfogliato, letto a cazzo, solo annusato. Per la precisione:
- Kitchen Confidential (Anthiny Bourdain)
- La vita: istruzioni per l'uso (George Perec)
- Il volo della classe creativa (Richard Florida)
- Internazionale (speciale di 124 pagine di agosto sul Viaggio)
- World Party, The rough guide
- Economia della Felicità (Luca de Biase)
- Il liberismo è di sinistra (Giavazzi - Alesina)
- Dovevo andarci - Scrittori in viaggio con sè stessi
- Nessuno lo saprà (Enrico Brizzi)
- Who's your city (Richard Florida)
- Gomorra (Roberto Saviano)
- Guida galattica per gli autostoppisti (Douglas Adams)
- Simposio (Platone)
- Tropico del Cancro (Henry Miller)
- Febbre a 90' (Nick Hornby) -- perenne rilettura
- Un weekend postmoderno (Pier Vittorio Tondelli)
- Alta fedeltà (Nick Hornby) -- anche qui perenne rilettura
- Come diventare buoni (sempre Nick Hornby)
- La deriva (Stella - Rizzo)
- Atlante di Repubblica - I giorni di Moro
- un plico alto così di ritagli dal Corriere, Financial Times, Il Sole e Nova 24, Repubblica, la Stampa, Espresso, internazionale, Herald Tribune, El Paìs...

Ah, poi c'è qualche film che ho, nel laptop o in DVD, che mai ho finito, o iniziato:

- La grande abbuffata (Marco Ferreri)
- Il deserto rosso (Michelangelo Antonioni)
- Invito a cena con delitto (Peret Sellers)
- Catch 22 (Joseph Heller)
- Tutti a casa (Luigi Comencini)
- Ocean's 13 (Steven Soderbergh)
- L'audace colpo dei soliti ignoti (Nanni Loy)
- Absolute beginners (Julien Temple)
- Bande a part (Jean-Luc Godard)
- L'intervista (Federico Fellini)
- Fino all'ultimo respiro (Jean-Luc Godard)
- Il settimo sigillo (Ingmar Bergman)
- Il fascino discreto della borghesia (Luis Bunuel)
- L'avventura (Michelangelo Antonioni)
- Le mani sulla città (Francesco Rosi)
- Scusate il ritardo (Massimo Troisi)
- Memorias del Saqueo (Fernando Solanas)
- La banda Casaroli (Florestano Vancini)
- La classe operaia va in paradiso (Elio Petri)
- Crimen (Mario Camerini)
- Zabriskie Point (Michelangelo Antonioni)

La musica la tralascio...
Come dite, sono un inconcludente? E' evidente!
Ma lasciatemi dire che dedicherò un post alle opere che invece ho concluso, mi hanno ispirato e posso commentare. Nel frattempo ditemi.. che scheletri avete nei vostri armadi?
Cosa vi resta da finire, o avete semplicemente acquistato o scaricato in un raptus compulsivo, e poi nemmeno avete iniziato?

E' proprio vero che viviamo nell'era dell'accesso... pure troppo!

giovedì, settembre 04, 2008

Sa tié ingarbujà, pensa in dialèt!

Ad esempio,

"cat'iena l'saltinsù in na camara bassa!!"

non lo puoi pensare che così com'è detto, e alla fine l'incazzatura si trasforma in una bella risata no? :)

E voi, qual'è il detto in dialetto preferito?

giovedì, giugno 26, 2008

Sta tutto qui?

"Successo significa andare da fallimento a fallimento senza perdere entusiasmo".

Winston Churchill - Il più illuminato conservatore della Storia.

mercoledì, giugno 11, 2008

Dubailand

E venne il giorno che andai a Venezia e presi un aeroplano per gli Emirati Arabi Uniti, precisamente per Dubai.
Stetti quattro giorni, poi tornai in Emilia, a casa mia, sempre via Serenissima ("Se te gà l'aparecchio te ghe lo dirà, dio càn!").
Perchè sì, dopo soli 4 giorni me ne andai da quel Dubai afoso, calorifero, ammorbante.
Me ne andai da quel Dubai futurista, immaginifico, enorme. Quel Dubai-cantiere.
Eccerto, me ne andavo da quel luogo di religione, di affari, di soldi di fighe russe di emiri di grattacieli di palme di mondi di vele di cantieri, di acqua col sale e senza sale.
E me ne andai da quell'hotel col receptionist sudafricano, la concierge tunisina, la cameriera malese le puttane ucraine le inservienti pakistane e i proprietari americani.
Me ne andai da quel posto che fa anche 5 gradi all'alba in gennaio, ma anche 30 a febbraio financo 40 de notte e 50 di giorno a giugno.
Me ne andai dal Dubai della Emirates delle Dhiram, della sabbia, delle strade del mare lontano delle piscine del sushi dei "tremendous deal", quell'oriente così occidentale così ricco così finto così alieno.
Me ne andai da quelle pompe di benzina a 18 centesimi di euro al litro, da quel caldo maiale, da quell'acqua schifosa e sinonimo di riccheza, me ne andai da quel finto pulito e vero sporco.
Me ne andai da quel Dubai di merda! E mi misi in affari con l'Oman.

Sempre vostro

Vice/Manu

Soundtrack:
Remo Remotti - Mamma Roma, addio!

mercoledì, maggio 28, 2008

Ci pensavo da un pò, e non solo io.. Che città sei?

Non prendetemi per matto (e scusatemi per l'assenza, ma i cieli d'Europa solcati in orizzontale, verticale e diagonale hanno influito... e poi avevo troppe cose da dire e non mi decidevo), ma questa domanda mi ronzava in testa ormai da anni, soprattutto da quando alcuni amici hanno compiuto la scelta consapevole di cambiare città, nazione e hanno deciso di farlo per la vita.

Perchè accade tutto questo?

Ora, è noto a tutti come Nick Hornby, alcuni amici ed io viviamo di classifiche e guidiamo la nostra vita grazie a loro. Ne ho redatte di ogni genere negli anni, da quella sul miglior terzino sinistro della Fiorentina a quella sul migliore "B side" dei singoli degli Oasis, ma sulle città no, non sono riuscito mai a metterle in aperta comparazione. Troppe cose da buttare sulla bilancia del confronto, dal clima agli intrattenimenti, dalle chance di lavoro a quelle di vita.. e poi il posto in cui si nasce dà un certo tipo di imprinting che non puoi poi "lavare"... anche se molti sembrano stare bene solo lontano dalla propria hometown, oppure dopo un lungo periodo passato all'estero si riscoprono persone nuove.

E dunque?

Una risposta americanocentrica arriva dall'economista visionario Richard Florida, il quale dopo aver enunciato nei suoi precedenti scritti la propria teoria circa l'Economia della "Classe Creatività" e di come essa governerà il mondo del futuro (più idealista che neorealista il ragazzo..), arriva con questo nuovo libro "Who's your city"(chissà mai se arriverà in Europa arricchito di nuove sezioni ad hoc) a indicarci la via del nostro futuro, nel posto più adatto a noi.

"La nuova classe creativa sta rendendo sempre più il luogo in cui vivere la più importante scelta della nostra vita!", questo il suo postulato di partenza. In effetti, per certi versi è lapalissiano: un pubblicitario si troverà meglio a Milano, un broker finanziario a Londra o NY...
Però c'è dell'altro.

C'è la parte non facilmente misurabile, quella offerta dai viaggi, dalle amicizie, dagli amori vissuti in luoghi che rimangono nella mente e poi finiscono con il ritornare. Oppure da casi della vita (I tipping points!) che ci fanno piovere in un posto e non abbandonarlo più.

Fino a un paio di generazioni fa, questi concetti non avrebbero trovato spazio, se non tra gli emigranti. Si nasceva e si cresceva in un posto, e l'eminenza grigia al massimo era il farmacista del paese.

Ma ora no, viviamo nell'economia del trasporto e della multiresidenzialità di vita.
Sarà il prossimo viaggio in Dubai a suggerirmi tutto questo, ma anche pensando a me stesso, pur rimanendo profondamente legato al mio triangolo territoriale emiliano-romagnolo, che rappresenta il germe di tutto quanto sono ora, anche io ho almeno tre città-sogno nelle quali sto vivendo vite parallele ed immaginarie, che magari potranno diventare vite future: Firenze, Londra, San Francisco. Ci sono mille ragioni e nessuna, ma ormai mi considero non un viaggiatore ma un pendolare da e per quei luoghi.

E voi, ci sono luoghi del cuore, città in cui avete vissuto, vivete o vivreste che pensate vi possano rappresentare al meglio, nelle quali tirereste fuori il meglio di voi? O è solo il luogo in cui si nasce la vera città che siamo?

E su questa scia il discorso credo potrebbe allargarsi alle professioni, ma anche al concetto stesso di famiglia. Facile dirsi controcorrente o spiriti liberi, più dira liberarsi degli schemi o delle convenzioni.

Un'amica recentemente mi ha suggerito: "ognuno dovrebbe definire il proprio concetto di famiglia, quindi metterlo in pratica" e mi ha trovato d'accordo. Nelle convenzioni ce n'è una sola, per chi non l'accetta la soluzione è la fuga o l'accettazione dello stato delle cose. Invece si potrebbe cercare di perseguire davvero i propri presupposti di benessere e felicità, soprattutto quando si ha la straordinaria fortuna di riscire a condividerli con qualcuno.

E come si fa, quando si cresce nella convinzione di dover diventare ingegnere, quando invece dentro ci si sente tanto cuoco? Occorre coraggio per essere all'altezza dei sogni che ognuno di noi crea. Nella città giusta, forse è più facile tradurli in realtà.

Quello che davvero ci manca, in misura diversa ma davvero un pò a tutti in Italia, è il coraggio di seguire ciò che davvero si è. Speriamo arrivino presto quei giorni.

While reading this, please listen to:
- Radiohead; Creep
- Red Hot Chili Pepper; Under The Bridge
- Pink Floyd; Any Colour You Like
Vice/Manu

mercoledì, marzo 12, 2008

The "Tipping point"

Sapete bene che capita a tutti noi, rare volte, di vivere episodi minimi, godere di momenti leggeri, semplici e piacevoli che, presi da soli, non dicono o muovono proprio nulla ma in un preciso e definito momento generano qualcosa di conseguente ed enormemente più grande, tumultuoso magari, certo definitivo. Quel preciso istante del cambiamento, sia esso voluto o indotto, è il "tipping point".
Come una piccola cosa può fare una grande differenza, dice Michael Gladwell nella sua opera saggistica in cui affronta il tema: può essere applicato dalla diffusione del raffreddore (o AIDS)fino alla vendita degli Ipod, poichè vale sempre la "regola dei pochi", che muovono i comportamenti delle masse.
Ma è delle conseguenze private e personali, piccole azioni che virano l'intera vita in maniera definitiva, che volevo parlare.
C'è chi alza gli occhi e vede la donna o l'uomo che cercava da sempre e la sposa, chi perde un aereo per il rientro, chi risponde ad una telefonata, chi accetta una promozione al lavoro e chi cambia programma all'ultimo: la volontà e il fato sono intrecciati.
Per vivere questi momenti occorre dunque un "innesco", ma applicato ad una situazione ambientale, interna ed esterna, ideale.
Naturalmente possiamo averli vissuti, o solo sognati di vivere; comunque sia, da quegli attimi, sempre rari ed ineffabili per definizione, deriva una trasformazione irreversibile.
Ne volete alcuni miei?
Un "no" ormai teenager, detto ad un'amica che però era qualcosa di più, che ovviamente mi ha portato a quello che sono ora (ricordarsi nel dubbio di dire sempre di sì!).
Un annuncio appeso alla bacheca della facoltà di Scienze Politiche di Bologna, nel giugno 1994, che mi ha guidato verso il periodo dell'eccesso e della felicità (attaccare sempre biglietti, chiedere, informarsi!).
Un abbraccio alcoolico alle tre del mattino nell'estate svagata del 2003, seguito esattamente dalle azioni che andavano fatte e dalle parole che andavano dette per unire due persone per la vita (dire sempre, alle persone importanti, quel che si pensa di loro!).
La risposta a quell'annuncio di lavoro su un sito web che sembrava finto, e che mi ha portato dritto dritto in giro per il mondo (mai restare con le mani in mano!).
Il biglietto che non ho voluto metterle nella borsetta, quella sera in pizzeria (believe in your sixth sense!).
E voi, quali sono stati i vostri "tipping points"?

Chissà se stiamo per viverne uno imminente, o se gli abbiamo gli appena chiuso la porta in faccia.


Colonna Sonora del post:

Lauryn Hill - Everything is everything
Amy Winehouse - Tears Dry On Their Own
Joss Stone - Music

martedì, febbraio 05, 2008

il "photoblog" del 2007



No, dico.. ma chi ce l'ha un riassunto illustrato di 365 giorni così bello?

Se non ci sei, manca uno dei protagonisti!!

ev

venerdì, aprile 06, 2007

Collegamento polisensoriale: vista-udito

C'è una cosa davvero strana che mi succede quasi sempre, che lo voglia o no (e spesso lo voglio, ma spesso accade e basta, nel senso che non ci penso proprio ma comunque succede), quando affronto un viaggio (e Dio solo sa quanto sto già agognando il momento che tornerò a farlo, il più presto possibile spero.... è proprio vero sono un incontentabile infelice! Prima viaggio come una trottola e mi lamento, poi non viaggio più e mi lamento..... ecchecchezzo!). Vedo delle cose, e da grande visivo (Teoria della Programmazione Neuro Linguistica, che ci suddivide tutti d'acchito in visivi, auditivi e cinestesici) quale so di essere, ricollego tutto alle immagini.


Spesso, il link più forte che si imprime, che si impressiona come se fosse su una pellicola di cellulosa, è un pezzo musicale, una canzone, perchè in fondo di melodie, è davvero pieno il mondo.


Poi questa traccia perdura, rimane, non se ne va... e se capita di ritornare a sentire, settimane o mesi dopo, quello specifico pezzo, quella melodia, ritorna tutto alla mente, dall'immagine da associare immediatamente (spesso in grand'angolo..), ai particolari in cronaca (quegli occhi, quella chioma di capelli, quegli stivali o quel culo..), fino agli odori e all'intero mood della scena.


E' una droga, qualcosa che dà allo stesso tempo piacere e dipendenza.


Così, ora e per sempre il terminal internazionale di San Francisco in attesa di tornare, a novembre scorso, è "The Train" di Outkast.


La collina di Lombart Street, sempre nella città dei fiori ma nel 2004, è "Clocks" e una meravigliosa fischiettata in macchina in compagnia.


La mia immagine di Londra, lungo un tunnel di raccordo andando a prendere la metro lungo la linea Hammersmith, è un tipico utente dei pub britannici, orgoglioso della sua pinguetudine e della sua voglia di calciare lattine di birra, che intona ad alto volume la neonata "Elettric" di eccentrica ed ironica oasisiana-beatlesiana memoria.


E poi tante, tantissime altre, da "Home" di zero7 lungo il bagnasciuga della spiaggia di Rimini, correndo al tramonto, fino alla Roma da liceale adolescente, cantando insieme Luca Carboni (pensa te!)


E poi le ultime... il taxi che mi riporta all'areoporto internazionale Ataturk di Istanbul, e la radiolina all'interno che spara "Now why d'you wanna go and put starz in their eyes.." e poi, mentre scendo ed entro nel fantastico terminal magicamente riprende "... and it's a long way to come from the dog and duck karaoke machine.. and saturday night's drunken dreams!" (Just Jack - Starz in their eyes, chi se li ricorda tra tre mesi??).


Infine Madrid, dove di ricordi ne ho tanti e suoni nessuno, ma grande vicinanza nei modi di vivere e una spensieratezza che noi abbiamo perso... ci voglio tornare presto, in Spagna, anche se non andrò a presenziare a conferenze stampa come queste (de putamadre!) nell'atmosfera glamour e incantata del Santo Mauro, pareva d'essere Beckam!