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mercoledì, ottobre 08, 2014

Lasciatemi cantare

Izmir. E non dico Istanbul, dico Izmir. Istanbul è 15 o 20 milioni di persone e il quartiere-sogno di Bebék, tradizione e folla ovunque, alcool (forse) vietato la sera e minigonne, orizzonti mozzafiato al tramonto e grattacieli a perdita d'occhio, gente che va di corsa e ingorghi, stipendi da 5 o 10 mila euro al mese e 2 milioni di siriani profughi che cercano un'esistenza, bar meravigliosi con terrazze all'aperto che allietano i giovani con brani di Celentano e navi cargo che solcano il Bosforo da sud a nord, oppure sostano a decine nella grande insenatura che si apre sotto il Topkapi. Baklava, vecchi che fumano, ragazzine col cane che sembra la Marina di San Francisco, thé e caffé turco, scorci di mare e di colline, odore di soldi e hotel di super lusso fatti apposta per gli emiri che vengono a pizzicare l'Europa, centri commerciali e fiere, il faccione barbuto di Prandelli e quello meraviglioso di Elcin che esce a cena con me solo perché così "tiene allenato il suo italiano", gatti tra le viuzze di Fatih e ragazze sempre più occidentali quindi belle: un incrocio di razze, una prospettiva diversa sul mondo a 2 ore da casa. 
Izmir è distante un pomeriggio in macchina. 4 milioni di abitanti, Efeso e Cesme come gite fuori porta, paradiso per coloro che (rispettivamente) non possono stare senza arte e archeologia, vela e kite surf.
Una città adagiata su una baia fatta a C rovesciata, immaginate di simulare una C rovesciata con la mano destra: ecco, quella è la baia e Izmir sorge proprio lì, nell'incavo tra pollice e indice.
C'è un lungomare di 5, forse 6 chilometri e io ero lì per lavoro e, nonostante le bestemmie, devo dire grazie azienda che, per lo meno, in questi anni mi ha fatto scoprire quanto il mondo sia grande e diverso, come gli affari possano essere conclusi in molti diversi modi, come ci si possa capire al volo senza parlare una parola della lingua dell'interlocutore.
In questo lungomare, la sera 200, forse 300 ristoranti a fianco del seafront sempre pieni offrono branzino e pesce spada, frutti di mare e pistacchi, mezze e baklava. Tutto un lavoro così.
Di giorno organizziamo il nostro business lunch, poi il pomeriggio un pò di lavoro in camera con vista mare e al tramonto alzo lo sguardo e vedo che sì, davvero, il sole cade sul mare esattamente nella parte aperta della baia, lo spazio tra il pollice e l'indice della vostra C della mano. Scendo e faccio questa foto, nessun effetto mi sono solo inginocchiato. 
Parlassi un minimo di turco, non tornerei più indietro. 

E come me direi che l'hanno pensata in tanti perchè in due sere di passeggiata e ristorante ho sentito parlare francese e tedesco, arabo e naturalmente italiano.
Mi infilo le sneakers e mi faccio una corsa di iodio come neanche in Sardegna due mesi fa, davvero una libidine.
Poi a cena organizzando business futuri, aziendali e personali, quando d'improvviso arriva un venditore di accendini che qui allarga la sua mercanzia a velieri in legno e sigari, mi si avvicina inquisitivo e mi chiede se prendo qualcosa. Alla mia risposta, si allarga un sorriso. Mi riconosce subito: "italiano? Lasciatemi cantaaaareee..... sono un italiano vero!".
Boh, non chiedetemi perchè, ma mi sono sentito non dico orgoglioso, ma quasi. Sempre storia, sempre testa girata al passato, sempre cose un pò di merda ma cazzo se c'era un rumeno seduto al posto mio, che gli cantava il vu cumprà?
Come dice Tolga: "Hey man, being italian still means something!"

Andate in Turchia, trovate un motivo e andateci

sabato, ottobre 13, 2012

Gunaydin Turchia, e chi ti ferma più


Sono reduce da una trasferta in Turchia, questa volta non solo l'affascinante e immensa Istanbul ma anche le città della costa occidentale Bursa e Izmir.
Che posto fantastico è ora questo paese!
Energetico, solare, accogliente, complicato ma in un modo che noi italiani riconosciamo proprio.
È ovvio trovare spunti fuori quando si vive in un paese con l'economia in recessione ormai da 4 anni, incapace di fare i conti con le numerose cose che non possono essere che cambiate. 
È altrettanto ovvio che la Turchia, l cui somma della crescita PIL dice +17% negli ultimi 2 anni, ci incuriosisca come pochi altri paesi.
Un esempio veloce? Se guardate nella foto qui a fianco, il monitor al sedile sull'aereo Turkish Airlines (da quanto li hanno tolti sulle rotte a breve raggio sui vettori europei?) dice che a fronte del traffico, hanno inserito un terzo volo quotidiano Istanbul-New York.. non male vero?

Peró fatemi dire che quei mi pare ci sia di più
Innanzi tutto c'è un paese giovane, quello con la più altra quota di giovani in tutta l'Europa, per quel che significa ora questa parola.
Con un'economia aperta, una società con buone abitudini secolari e le sue ataviche contraddizioni, la Turchia è ormai un posto da guardare con enorme interesse non solo per lo scambio commerciale ma proprio per un possibile trasferimento. Sarà che sono ancora suggestionato dal viaggio, ma ora la vedo così.
Ovunque ti giri, segni del progresso: chiaro spesso si tratta di SUV, bar chic o gioiellerie, ma cosa c'è di diverso dal resto del mondo che si è arricchito? Non ricordo paesi che abbiano investito tutto in scuole di filosofia, o convertito il proprio paese in un'area a inquinamento zero. 
Poi ci sono i ristoranti pieni, per davvero: a Izmir chilometri di lungomare invasi, al martedì sera, da masse di gente, quasi tutti locali, vogliosi di farsi una cena all'aperto spendendo 30/40 euro. Questo è il quadro d'insieme.

A questo ci aggiungo il mio vissuto personale. Personale degli alberghi sempre gentile e veloce e english speaking, compagnia aerea Turkish Airlines di gran lunga meglio delle maggiori europee con puntualità, ottimo servizio a bordo, aeroporti nuovi, costi ridotti.
Città pulite, complesse ma mai caotiche.
Sí c'è la preghiera al mattino, quella a pranzo e quella a sera diffuse dai megafoni ai minareti, ma sono infondo 10 minuti in cui pochi sembrano davvero curarsene, poi si passa oltre.
Quasi tutti gli interlocutori incontrati parlavano un ottimo inglese, ancor meglio le nostre "agenti" locali. 
La prima perfetta come sempre, mi ha portato al ristorante la prima sera e ha portato con sé il marito, persona interessantissima, ingegnere che ha lavorato 2 anni in USA e quindi fluente in inglese (solita domanda: quanti ne conosci in Italia?).
La seconda, Elcin, davvero un misto tra Mata Hari e la collega di James Bond, agente ai servizi segreti di sua maestà.
Una delle persone più produttive, simpatiche e ridicole che abbia mai conosciuto, poteva alternare considerazioni sulle teorie economiche internazionali o sulla geopolitica poi non si tirava mai indietro quando si trattava di spostare pacchi, guidare lunghe berline nel traffico del centro o lanciarsi in pantagrueliche cene al ristorante.
Sempre pronta alla battuta e tra l'altro davvero molto carina, giuro che è stato un puro piacere lavorare con lei, davvero farlo con il sorriso come quasi mai mi avviene quando sono in Italia.

By the way, quando le ho chiesto come mai, lei turca, parlasse così bene l'italiano, lei mi ha risposto che lo ha studiato per 4 anni durante l'università, con lezioni il sabato mattina e due viaggi studio in Italia. Se penso che parla anche bene inglese e francese, e soprattutto se penso dove ho speso io i sabati mattina durante gli anni dell'università (e come me la massa di inetti che ancora oggi si presentano ai rari colloqui da noi..), è doveroso affermare che questo deve essere il loro tempo, se i sacrifici e l'impegno sono dei valori. Non trovate?
Lei si è spostata da casa senza alcuna remora andando a lavorare a Istanbul, viaggia continuamente lavorando fino oltre l'orario di cena, non ha una macchina, si sposta con i mezzi e ride con piena allegria tutto il giorno. Ne conoscete tante in Italia?

Ecco un prodotto buono della globalizzazione! Ecco a chi sorride il futuro. Ma oggi sono meno incazzato perché so che se lo meritano, pur tra tante contraddizioni.

venerdì, aprile 08, 2011

.. a Istanbul

Ebbene sì, la dromomania passa anche da istanbul, città baluardo sacro per le razze e per gli uomini.
Ma soprattutto, una città-set.

Andateci!


mercoledì, marzo 30, 2011

iPhone, Rayban, Mini e SUV, belle fighe in giro col cane e tempo. Ecco gli indicatori del benessere oggi. E quelli del futuro?

Ero in giro, poche ore fa, finalmente in simpatica compagnia, dopo il lavoro. Davanti a me, il Bosforo. Dietro, le mura di Costantinopoli e il quartiere Bebek.
Fortunatamente ho realizzato che le sinapsi mi funzionano ancora, non sono del tutto inebetito!!

Avevo in mente un'immagine piuttosto chiara di Istanbul. Ora, va bene che si è arricchita, però ero ancora fortemente alla ricerca di bar scalcinati per una shisha su un tappeto, o una corsa in taxi su una eroica FIAT 132... invece le cose qui non è che cambiano, galoppano.

Mi ritrovo a prendere un thé in un quartiere davvero bellissimo, per la sua collocazione e la vista straordinaria dei ponti sul Bosforo. Sa tanto di occidente, di ricchezza codificata. Ci penso poi capisco: dipende dalle cose, quelle che rivelano una ricchezza plastificata, ovunque in tutto il mondo. Sono qui ma potrei essere a Gemmayze, Sausalito, Recoleta, Jardins, Salamanca e tutti i quartieri fighi del mondo.

Sono le cose, che marcano la differenza. Vedo tre belle ragazze, altro nuovo prodotto impiantato nella città baluardo sacro delle razze e degli uomini... ma mi richiama l'attenzione la sua mano. Impugna un iPhone, ultimo modello naturalmente.
Poi, tentiamo di attraversare la strada ma ce lo impedisce il passaggio di auto: SUV, SUV, Mini Cooper color madreperla, SUV.
Seduti al bar, sulla destra mi trattengo dal ridere osservando un gruppo di ragazzi che non si leva gli occhiali anche se non ce n'è assoluto bisogno. Poi stringo gli occhi e cerco di cogliere il particolare: tranne uno, indossano tutti il modello Rayban Wayfarer, dalle mille sfumature di colori.

Ordiniamo il nostro thè e osserviamo il passaggio: un fiume di gente, tra cui spiccano per eccentricità un numero enorme di belle figliole. Tutte vestite fintamente trasandato e tutte con un cane al guinzaglio, meglio se di quelli col pelo color miele.

Infine, la cosa più disarmante. Io sono qui per lavoro, in questo bar per puro caso, solo perchè ho terminato il lavoro in anticipo e sarebbe un delitto fare un breve giro alla scoperta della città. Non so quando mi ricapiterà mai un pomeriggio di un giorno feriale, a casa o in giro che sia, da spendere bellamente seduto al tavolino di un bar a osservare la gente. Invece, attorno a me vedo una moltitudine; tutti questi posti chic traboccano di gente alle 3 di un pomeriggio qualunque. Gente, gente che di martedì pomeriggio invece di lavorare compra i fiori, corre in tuta, conversa, ride, fa inversioni a U col proprio SUV.

Ed ecco che, a descrizione conclusa, mi rendo conto che ho appena trascritto le cinque cose che raccontano la ricchezza oggi. Ci sono tutte, e in grande quantità, in tutte le "vie giuste" del pianeta. Ora, ammetto che costatare che anche Istanbul fa parte i questo club, proprio insensibile non mi ha lasciato. Ma il fatto qui è un altro: possibile che nel 2011 i luoghi cool e tutti i "ricchi" possano somigliarsi così tanto nei costumi e nella propensione alle spese?
So cosa state dicendo: "questa è la globalizzazione, baby!". Sì, ok ok. Ma la fantasia, quella dove la mettiamo?!

Da qui si arriva alla seconda considerazione, molto più interessante: Istanbul è meravigliosa e in certe zone anche decisamente ricca, ma non venitemi a raccontare che detta anche tendenze, che non è vero. Quindi la domanda rimane aperta: quali saranno gli oggetti o le abitudini che definiscono "la ricchezza", in futuro? Dove e quali sono le città incubatrici di questo mutamento?
Intendo dire: ci sarà un posto in cui dire "no, non ho l'auto, ho solo quel trabiccolo elettrico" equivale a dichiarare il proprio C/C milionario. Sei d'accordo? Un posto in cui "fa ricco" avere in mano un giornale, una mela, quella di un figlio.

Sono convinto che, nonostante il nostro essere cazzoni, qualcuno sta costruendo quel futuro. Per ogni classe sociale. Naturalmente, omologato.