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martedì, gennaio 29, 2013

Blue monday

Quelli che al lunedì mettono delle firme.

Quelli che al lunedì ti sembrano tutti meglio di te, tutti ti guardano negli occhi e abbassi lo sguardo  non sai nemmeno tu il perchè ma sai solo che torneresti a letto.
Quelli che al lunedì si accorgono che la "to do list" del weekend è rimasta lì sul tavolo, immacolata.
Quelli che mettono in affitto il loro appartamento, e ne affittano un altro.
Quelli che a loro basta un sorriso e un ammiccamento, si innamorano di un momento e si fanno un film di una vita nella testa.

Quelli che alla domenica sera ti danno una notizia amarissima, con un mezzo sorriso anestetizzato e non sai nemmeno essere triste come dovresti.
Quelli che ti capiscono solo dalla piega che prende la tua testa, mentre pensi ad un luogo in cui sei stato.

Quelli che vanno a Parigi per lavoro e rimangono per il weekend, poi a Roma, e tengono il muso e lo sanno che sono degli sfigati.
Quelli che non se lo ricordano più, specie al lunedì, che se non ci provi non lo saprai mai.

Quelli che fanno conversazioni notturne via chat con persone che non conosceranno mai di persona, che magari quella con la foto da adolescente è un ciccione statunitense.
Quelli che lo prendono nei denti e non lo meritano, ma a testa alta dopo dieci secondi sono lì che sorridono e guardano alla prossima sfida, qualunque essa sia.

Quelli che dicono che abbiamo un problema, anche quando arriva un cliente nuovo l'approccio è sempre quello di dover affrontare un nuovo problema.
Quelle che arrivano e non dicono una parola, poi ti chiedono se ci sono problemi.
Lei, con cui vai a mangiare al greco, ci parli tutta sera e sei felice.

Quelli che scoprono nuova musica tutte le settimane.
Quelli che non riescono più a leggere un libro, a vedere un film, ma continuano a provarci.
Quelli che la domenica sera ha senso solo se la si passa a chiaccherare sul divano con gli amici di sempre.

Quelli che non sanno se andranno a votare, se saranno in Italia, se hanno la tessera elettorale.
Quelli che sembra che abbiano della gran confusione intesta, ma basta che si fermino un minuto e ritrovano subito la direzione precisa, al grado.
Quelle che ti scrivono delle lettere dall'altro capo del mondo per dirti che è un privilegio conoscerti.

Quelli che escono dalla loro comfort zone, lottano e si mettono in gioco, cadono o godono.
Quelli che se lo dimenticano che sono prima uomini poi impiegati, viaggiatori, segaioli. E lo specchio sarà sempre lì inesorabile a fare tic-tic.
Tu, che le cose arrivano anche se stai fermo.


Quelli che sono sempre stati padri e madri, anche se non lo saranno mai.
E tutto il resto perde il senso, e il lunedì diventa blue. Forza ragazzi, vi sono vicino.

giovedì, dicembre 27, 2012

Disuguaglianze

NOTA: questo post l'avevo impostato 2 mesi fa, lo finalizzo ora.. vabbè.

Settimana negli Stati Uniti, circa 20 giorni fa.
Costa West, la mia. I miei soliti posti, le mie solite visite che alla decima volta meritano la stella.
Sensazioni strane, magari ne racconterò.
Si parla tanto di lavoro con Massi, si osserva quello stile di vita, ancora una volta ci si immagina lì.
Si parla con un giovane miliardario francese trapiantato in Napa Valley, che snocciola il meglio e il peggio, ma avverte che la California non è quasi mai l'America. Mai e poi mai la Napa Valley.
L'America dà le opportunità, ma con chi non le coglie, è crudele.
Incamero le parole e prendo un aereo per Las Vegas, time to work.

Compro il NYT, ossia il New York Times, che nell'edizione domenicale è qualcosa per cui vale davvero la pena di vivere. Avviso: quella che sto raccontando è una storia vera, non c'è nulla di inventato e nulla di verosimile, anche se così sembrerebbe leggendo.
C'è un articolo, in prima pagina poi ripreso in una delle sezioni interne, che parla dei contratti part-time nel settore del retsil, i negozi insomma. I contratti di lavoro delle commesse e dei managers che operano nei negozi, e visto che si tratta di USA, stiamo parlando ormai esclusivamente di grandi catene di brand più o meno noti, che propongono principalmente abbigliamento, prodotti per la casa, ma anche caffetterie, elettronica o frullati, per non parlare delle grandi cattedrali come Macy's o Bloomingsdale.
Si parla del fatto che crescono quasi esclusivamente i contratti di lavoro part-time, appunto, e di come questi per le leggi americane sul lavoro siano retribuiti meno rispetto a quelli a tempo pieno, a parità di ore di lavoro svolte. Non faccio domande e seguito a leggere.
Con lo stile della cronaca dei quotidiani di informazione USA, si passa alle interviste a persone che realmente vivono in questa condizione, come una lavoratrice della catena alimentare Tesco. Lei continua a chiedere alla sua manager di lavorare più ore, ma quello che avviene è che invece vengono assunte nuove lavoratrici a tempo parziale. E lei continua a guadagnare così poco che è costretta a cercarsi un secondo lavoro, anch'esso parziale.
Stessa situazione la vivono altri ragazzi intervistati: chi lavora da Ambercrombie & Fitch, chi al Best Buy e chi ancora da  Jamba Juice, TGIFriday o il denigratissimo Walmart. Tutti afflitti da salari bassissimi, desiderio frustrato di lavorare più ore e vite al limite dell'indigenza (pensate ai pendolari che per lavorare 4 ore, magari al sabato, prendono la metropolitana dalle periferie springteeniane del New Jersey per andare a downtown NY, un commuting di almeno 3 ore al giorno per forse 9 dollari l'ora).

La cosa che più mi ha lasciato a bocca aperta è che il loro orario di lavoro non ha quasi alcuna routinarietà o regolamentazione: è anzi determinato da programmi informatici basati su algoritmi collegati alle previsioni del tempo, perlopiù.
Domani c'è il sole? Vieni avvisato, anche con sole 8 ore di anticipo, che lavorerai 9 ore il giorno successivo. Pioverà, sarà freddissimo? Amico, stattene a casa o vieni per le 4 ore canoniche al massimo. 
Persone trattate come se fosseo utensili, questo credo che possa essere una definizione giusta.
Qualcosa di deviato rispetto a un normale rapporto di un cittadino con il proprio lavoro. 

Ora, io adoro tanti aspetti dell'America e ne odio qualcuno. Mi piace la libertà, la disponibilità all'affermazione e al successo qualora si dimostrino le capacità. Ma i paradossi di cui vi ho accennato in questo post, credo debbano essere evitati in Europa, in Italia. Anche se sarà dura, perchè lo sapete tutti che le tendenze della società che si mettono in atto negli USA arrivano poi con un riverbero del tempo anche da noi, siano esse buone o cattive.

Ma qui si raggiungono livelli di confronto che sfociano nello sfruttamento (che senso ha lavorare per guadagnare appena quello che ti mantiene al pelo con l'indigenza e al contempo essere sempre pienamente disponibile, essendo impedita al tempo stesso la ricerca di una seconda occupazione per integrare un misero salario? bah!).

Pensateci, pensate a questa gente la prossima volta che andrete a New York e vi verrà da litigare con la commessa perchè non ha la taglia giusta, oppure non vi ha salutato con il calore atteso. Chissà che storie hanno alle spalle, questi ragazzi.




sabato, ottobre 13, 2012

Gunaydin Turchia, e chi ti ferma più


Sono reduce da una trasferta in Turchia, questa volta non solo l'affascinante e immensa Istanbul ma anche le città della costa occidentale Bursa e Izmir.
Che posto fantastico è ora questo paese!
Energetico, solare, accogliente, complicato ma in un modo che noi italiani riconosciamo proprio.
È ovvio trovare spunti fuori quando si vive in un paese con l'economia in recessione ormai da 4 anni, incapace di fare i conti con le numerose cose che non possono essere che cambiate. 
È altrettanto ovvio che la Turchia, l cui somma della crescita PIL dice +17% negli ultimi 2 anni, ci incuriosisca come pochi altri paesi.
Un esempio veloce? Se guardate nella foto qui a fianco, il monitor al sedile sull'aereo Turkish Airlines (da quanto li hanno tolti sulle rotte a breve raggio sui vettori europei?) dice che a fronte del traffico, hanno inserito un terzo volo quotidiano Istanbul-New York.. non male vero?

Peró fatemi dire che quei mi pare ci sia di più
Innanzi tutto c'è un paese giovane, quello con la più altra quota di giovani in tutta l'Europa, per quel che significa ora questa parola.
Con un'economia aperta, una società con buone abitudini secolari e le sue ataviche contraddizioni, la Turchia è ormai un posto da guardare con enorme interesse non solo per lo scambio commerciale ma proprio per un possibile trasferimento. Sarà che sono ancora suggestionato dal viaggio, ma ora la vedo così.
Ovunque ti giri, segni del progresso: chiaro spesso si tratta di SUV, bar chic o gioiellerie, ma cosa c'è di diverso dal resto del mondo che si è arricchito? Non ricordo paesi che abbiano investito tutto in scuole di filosofia, o convertito il proprio paese in un'area a inquinamento zero. 
Poi ci sono i ristoranti pieni, per davvero: a Izmir chilometri di lungomare invasi, al martedì sera, da masse di gente, quasi tutti locali, vogliosi di farsi una cena all'aperto spendendo 30/40 euro. Questo è il quadro d'insieme.

A questo ci aggiungo il mio vissuto personale. Personale degli alberghi sempre gentile e veloce e english speaking, compagnia aerea Turkish Airlines di gran lunga meglio delle maggiori europee con puntualità, ottimo servizio a bordo, aeroporti nuovi, costi ridotti.
Città pulite, complesse ma mai caotiche.
Sí c'è la preghiera al mattino, quella a pranzo e quella a sera diffuse dai megafoni ai minareti, ma sono infondo 10 minuti in cui pochi sembrano davvero curarsene, poi si passa oltre.
Quasi tutti gli interlocutori incontrati parlavano un ottimo inglese, ancor meglio le nostre "agenti" locali. 
La prima perfetta come sempre, mi ha portato al ristorante la prima sera e ha portato con sé il marito, persona interessantissima, ingegnere che ha lavorato 2 anni in USA e quindi fluente in inglese (solita domanda: quanti ne conosci in Italia?).
La seconda, Elcin, davvero un misto tra Mata Hari e la collega di James Bond, agente ai servizi segreti di sua maestà.
Una delle persone più produttive, simpatiche e ridicole che abbia mai conosciuto, poteva alternare considerazioni sulle teorie economiche internazionali o sulla geopolitica poi non si tirava mai indietro quando si trattava di spostare pacchi, guidare lunghe berline nel traffico del centro o lanciarsi in pantagrueliche cene al ristorante.
Sempre pronta alla battuta e tra l'altro davvero molto carina, giuro che è stato un puro piacere lavorare con lei, davvero farlo con il sorriso come quasi mai mi avviene quando sono in Italia.

By the way, quando le ho chiesto come mai, lei turca, parlasse così bene l'italiano, lei mi ha risposto che lo ha studiato per 4 anni durante l'università, con lezioni il sabato mattina e due viaggi studio in Italia. Se penso che parla anche bene inglese e francese, e soprattutto se penso dove ho speso io i sabati mattina durante gli anni dell'università (e come me la massa di inetti che ancora oggi si presentano ai rari colloqui da noi..), è doveroso affermare che questo deve essere il loro tempo, se i sacrifici e l'impegno sono dei valori. Non trovate?
Lei si è spostata da casa senza alcuna remora andando a lavorare a Istanbul, viaggia continuamente lavorando fino oltre l'orario di cena, non ha una macchina, si sposta con i mezzi e ride con piena allegria tutto il giorno. Ne conoscete tante in Italia?

Ecco un prodotto buono della globalizzazione! Ecco a chi sorride il futuro. Ma oggi sono meno incazzato perché so che se lo meritano, pur tra tante contraddizioni.

venerdì, ottobre 12, 2012

L'inerzia di una lunga estate


Si fa fatica a riassumere in un post tutto quanto mi è accaduto in questi ultimi 3 mesi esatti, ma non ho altra scelta che fare così
Troppo correlate le cose, troppo comune il destino, troppo coglione io a non volermi mettere lì a scrivere 10 minuti trascinato da impressioni fresche.
Ma non posso impedirmelo ora, che una sera di pioggia mi ricorda quanto sia ormai chiuso anche questo paragrafo della mia vita.

Tornavo da Londra il 12 luglio, torno da Istanbul il 12 ottobre. In mezzo pochi voli, tante storie, tante notti in giro, tanta strada a piedi, per mare, nei film, nei fondi dei bicchieri, nelle parole languide, nelle cene, nei confronti in famiglia.

Il dr. Pirani ed io abbiamo percorso a piedi la Bologna-Firenze, ma un po' a modo nostro. L'obiettivo per noi non era infatti tanto allenare il corpo, ma tenere un "consiglio di amministrazione" delle nostre esistenze in un luogo aperto, nostro, fecondo per un confronto che scavasse oltre la superficie e soprattutto ideale affinché nessuno ci rompesse le palle! Ne sono usciti 3 giorni strampalati, chiacchierati e sudati: i treni locali e i sentieri con le palle gialle hanno riempito le giornate, e noi ci siamo sentiti pellegrini della democrazia e cavalieri del nostro futuro, con le tante parole che ci siamo scambiati brandeggiate come armi.
Dal destino della bellona della terza liceo alle valutazioni sull'attuale Governo tecnico, dall'amico fuggito in Finlandia alle teorie sulla decrescita sempre decantate da pensatori prezzolati e canuti, nulla è stato risparmiato dalle nostre analisi. Nemmeno il futuro dell'economia mondiale, le nuove dinamiche di interazione sociale che si stanno affacciando e quanto H&M abbia fatto la fortuna degli adolescenti di oggi rispetto ai nostri tempi, che i loro capi a buon mercato di fabbricazione vietnamita fanno vamp e spesso maiale le loro compagne di classe, rispetto alle nostre che vestivano con jeans castigati, maglie a girocollo e camicette abbottonate fino al collo.
Le conseguenze, noi, le possiamo solo immaginare.

Camminando per un weekend abbiamo scoperto come l'Italia sia bella, ma la Toscana di più. Abbiamo capito che l'Italia, o per lo meno buona parte del suo decoro, sia retto sul lavoro appassionato e disinteressato dei settantenni, che si svegliano all'alba di sabato e si mettono a sfalciare una siepe lungo il margine di una strada provinciale, perché così "non sta bene", mentre la generazione delle quarantenni amaramente "sogna il posto sicuro, magari alle ferrovie" lasciandoci perplessi se non amareggiati, visto che lavora come receptionist all'alberghetto di famiglia e potrebbe farlo con molta più passione, volendolo.
Abbiamo capito che sarà sempre più dura analizzare e indicare percorsi, sarà sempre più inevitabile affidarci al nostro sesto senso, nelle prossime sfide della nostra vita.
Abbiamo condiviso il piacere di stare insieme, parlandoci addosso dalla mattina presto fino alla notte sul letto e con la bolla al naso, ci siamo interrogati sul perché non vi sia alcun cameriere italiano a servire ai tavoli in piazza della Signoria e di come questo sia un controsenso, visto quanto meravigliosa sarebbe la sua "sede di lavoro", abbiamo convenuto che l'avanguardia non esiste più nella musica, nel cinema, nelle arti e nemmeno nel modo di fare impresa in Italia, ma chi l'ha vissuta s'è goduto davvero un gran bel periodo. Abbiamo convenuto che ci attende un futuro felice forse, di decrescita sicuro. Come lo affronteremo, non possiamo deciderlo da soli ma possiamo prepararci il campo. Abbiamo invidiato per qualche secondo chi ha fatto scelte diverse dalle nostre, ma ci siamo anche detti che esiste il modo di rilanciarsi, basta smettere di seguire qualunque trend della massa e fermarsi a capire quel che davvero si vuole per sè. Mi è piaciuto tantissimo, quella "Via degli Dei" e la compagnia con cui l'ho intrapresa e credo davvero che lo ripeterò in futuro, ogni qual volta saró dinanzi a importanti scelte nella vita.
Lo consiglio appassionatamente a chiunque abbia un amico con cui davvero non si stanca mai di parlare, specialmente se non lo si vede da un po'. Credo che anche il Camino di Santiago in fondo lo abbiano rilanciato per lo stesso motivo, al di là del marketing religioso.

Poi, la barca in Sardegna, ad Agosto. Omar ha curato il 90% dell'organizzazione,anzi facciamo il 100% per quel che mi riguarda, e non posso che ringraziarlo infinitamente.
Passare 8 giorni a strettissimo contatto con altre persone, specie se per buona parte sconosciute, mette a confronto sopratutto con sé stessi, il proprio equilibro e la propria curiosità.
Sono stato, ancora una volta, fortunato.
Ho speso 8 giorni in mezzo al meraviglioso mare della Sardegna, mi sono definitivamente innamorato della vela, ho conosciuto compagni di barca piacevoli con i quali ancora mi scambio messaggi e saluti, ho messo ancor una volta sotto la lente della relatività le mie paure, voglie, convinzioni. Monica è l'immagine dell'umiltà e della bontà, pronta sempre a dare una mano in cambusa, a stringere amicizia o a raccontati le sue avventure, è una tipa che potrebbe tirarsela molto di più dato quello che fa, le scelte di passare dalla provincia alla metropoli e tutto il resto. Ci siamo ritrovati l'ultimo pomeriggio a confessarci molto di noi, e questo fa bene soprattutto se lo fai con qualcuno con cui senti di condividere certe visioni o esperienze.
Amira è libanese, ha vissuto a New York ed è urbanista. Lei è l'emblema della forza e del travaglio del medioriente. Mi racconta dai suoi parenti ad Aleppo ma allo stesso tempo mi dice che lavora per mega progetti a Dubai o in Barhein, che dopo la conclusione della sua storia d'amore forse è pronta a tornare a vivere a New York, e di come non sia poi così diverso vivere in Libano o in Italia. È una ragazza bellissima, con i tipici tratti mediorientali, ma al contempo è molto alla mano, sorridente, travagliata e sempre al telefono. È una roba strana dare e prendere da lei, starci a contatto. Ma certamente è piacevole, e benedico questa vacanza che mi ha estraniato dal mio mondo per aprirmene momentaneamente uno nuovo e altrettanto attraente, con le stelle la notte a facilitare il tutto, fosse una serata alcoolica finita in discoteca alle 7 o il gioco del "would you rather".
Omar è Omar, non c'è bisogno di raccontarlo. Più che altro, c'è bisogno di vivergli accanto per un po', per studiarlo e carpirne qualche segreto se possibile. Per questo sono finito a vivere a casa sua! Una delle scoperte più belle della vacanza in barca, è stata nuova buona musica: da Angus&Julia Stone a Corinne Bailey Rae, grazie a quello strumento divino che risponde al nome di IPad di Monica. Una settimana così bella e fuori dal mondo che se ci penso, mi vengono ancora i lacrimoni. E che vuota, la Sardegna! Impressionante il calo di turisti.

E poi i giorni in Toscana per il Palio, le giornate in Romagna a vedere un'amica speciale, la più amica di tutte le amiche con questa sua nuova silhouette e quel sorriso speciale, splendente. Un altro giorno a cercare di conoscersi con un'altra persona, anche se pare che le cose stiano andando per il verso sbagliato, ma qui vado fuori tema.

Una brutta influenza estiva mi ha fatto saltare Mosca, poi il lavoro mi ha portato a Francoforte, una mia collega ed amica s'è sposata ed è stata una sensazione bella conoscere il suo mondo così perbene e pulito, sveglio e un po' fuori tempo. Ho conosciuto una tipa bellissima.

Poi il matrimonio in Sicilia di Mirko e Lisa che mi ha occupato le notti nelle settimane precedenti per il regalo, ma ho ancora qui sotto pelle la gioia pura delle loro emozioni ascoltando il file, forse una delle poche cose che so davvero fare, mixare suoni, parole e sensazioni e tradurre in qualcosa da assimilare attraverso le orecchie. Per questo non ho ancora abbandonato - pur tra mille complicazioni - il progetto del nuovo programma radio: capito Zuck? 
Spero di aver fatto centro, anzi ne sono convinto. Perché quel matrimonio di due cari amici è stato davvero speciale, con tanto amore preso e dato, il fruscio delle giornate e delle persone speciali tutt'intorno, il leggero malessere a pensare come sia dura vivere il loro contatto, ora che sono lontani per lavoro. È stato l'apice dell'estate per me, un po ritardata ma certamente meritata.

Poi un pomeriggio, solo in casa dei miei, sono tornato a urlare come un ragazzino per un gol della Fiorentina, che non so neanche io il perché, ma sono stati 10 secondi puri e bellissimi.

Un altro giorno mi sono ritrovato all'autogrill, qualche bustina di zucchero in mano con sopra scritte quelle brevi "storie di caffè", il progetto di storifying marketing della famosa azienda, le ho gettate sul sedile del passeggero e sono andate a coprire la copertina di un CD lasciando libera solo l'immagine al centro, il sorriso spettinato del Boss Bruce Springsteen, che soddisfatto appare sul retro del primo album. In 3 secondi avevo dieci idee perfette nella testa, svanite in altrettanti 3 secondi. Come sempre. Un momento perfetto, è sempre un momento. Tipping point? E chi lo sa.

Ci sarebbero mille altre storie, aneddoti, sensazioni, umori, viaggi in auto di notte da raccontare, ma credo che basti così. Come l'estate di 4 anni fa, c'è stato di mezzo un viaggio via terra fino alla Trinacria (perché, per far sí che questo matrimonio rimanesse impresso nella mente, ho deciso di accompagnare Argio nella lunga discesa via treno più traghetto Napoli-Catania, e giuro che mai scelta fu più azzeccata, nel momento in cui si attraversa lo stretto all'alba tra il luccichio del faro e le nubi in formazione a pelo dell'acqua, tutto passa in secondo piano).
Allo stesso tempo, si vede che il tempo è passato: amiche che mi aspettavano a braccia aperte ora si occupano delle loro splendide figlie, Zorz non è più sempre presente ma spesso rapito dalla fidanzata calorosa e sanguigna, facce del tutto sconosciute mi sono diventate note al punto da passare con loro la maggior parte del mio tempo, nuovi hobbies e passioni sono entrati nella mia vita, altri sono usciti, sostanzialmente non ho ancora imparato a far pace con i miei incubi, ma non demordo.

Ancora non riesco a vedere un film, specialmente se sono solo. Fatico a leggere un libro, scavo nelle vita degli altri senza sapere cosa cercare. 
Mi sveglio sempre allegro la mattina, e il pensiero va sempre, sempre a una persona.. ok spesso persone diverse ma persone, mai cose. Sono sempre più allergico alle cose anche se non riesco a rinunciarvi. 
Credo che l'amore sia un sentimento diffuso.

Alzare lo sguardo di 5 gradi, rispondere tra sé e sé a 5 domande puó cambiare la visione del mondo: allora, occorre cominciare subito.

Accanto alle liste delle cose da fare, penso che mi metterò a scrivere quella delle cose fatte, che non è poi così corta.     

martedì, gennaio 03, 2012

Le liste nei sacchi del "fatto" e del "da fare"

Ogni stop è solo un altro start, dicevano quelli.

E allora mi ritrovo qui sul divano, con uno stiramento al polpaccio che mi forza a stare fermo e mi spinge a riflettere. Anzi, senza esagerare, a "fare liste".
Quella delle cose da fare nel 2012, certamente.
Ma anche quella delle cose che ho già terminato, così come quella delle cose "messe in cantiere", cioè da terminare, da timonare, da sviluppare. E non sono poche.

Beh nel 2012 mi accontenterei di cambiare qualcosa. Perché parecchie cose in fondo, vanno bene. E poi perché occorre essere molto thankful per quel che si ha.
Per essere pronti al peggio, per cominciare davvero ad usare quel che si ha.

Innanzi tutto vorrei cercare di portare avanti gli hobbies così emozionanti che ho scoperto amare negli ultimi anni, così affascinati e bisognosi di tempo per essere appresi almeno in modo rudimentale.
La radio, la vela, la scrittura e lo storytelling in generale.

E poi, vorrei provare a stare più tempo con le persone con cui sto bene, che mi piacciono.

Devo continuare a sbattermene del lavoro, trovare una direzione che mi spinga a compattare le energie verso una (vabbè, poche..) direzioni chiare, piuttosto che mille rivoli.
Mi sono rotto il cazzo?!? E allora via, Emanuele prendi sta cazzo di decisione e cambia! Ogni stop è solo un altro start, dico bene?
Magari non ci sarà un altro lavoro così di etichetta dietro l'angolo, ma ragionevolmente ci possono essere almeno 2 collaborazioni, più la gestione del proprio tempo che apre teoricamente a scenari molto interessanti.
Sono troppo fifone per fare sto salto? E allora bòna! Emanuele fermati, smettila di pensarci e goditi il bello di quello che fai: pianifica i prossimi viaggi, godi delle esternalità vantaggiose e rifletti sul fatto che hanno più bisogno loro di te, che tu di loro.
E poi sai cosa? Come dice Achab: la vogliono bianca? E allora dagliela bianca! La vogliono blu? Voilà, basta dargliela blu!

Sì insomma occorre pensare meno al lavoro, dedicarci meno ore a meno che non piaccia da morire. E come mai accade sempre così di rado? Mah. Che poi se lo si perde, poi si passano le giornate a pensarci sopra. Forse è proprio un'equazione inversa.
Mi sono ritrovato a leggere le storie di Ferruccio Lamborghini o Flaminio Bertoni o Adriano Olivetti e mi dico che gente con quel coraggio oggi non esiste più. Davvero, non esiste, anche andandoli a cercare non se ne troverebbe uno!

E invece è solo la mia ignoranza, perché di ragazzi talentuosi e coraggiosi e geniali ce ne sono moltissimi, basta andare a stanare evitando di limitarsi ai connazionali, che l'ennesima crisi valutaria e dell'equilibrio delle forze finanziarie in campo ce l'ha detto, che i confini sono una roba stupida.
E allora basta sbirciare tra coloro che lavorano sulla frontiera delle nanotecnologie o del crowdsurcing per intuire come questa ricerca del nuovo non potrà mai fermarsi.

Poi penso che di cose ne ho anche fatte, e di belle, potrei addirittura azzardare.

Il programma alla radio Dromomania è il mio fiore all'occhiello del 2011. A voi farà cagare, a me è piaciuto da morire farlo, riscoprendomi anche un minimo creativo e organizzato!
Nel 2012 con il nuovo programma "Tracce" le aspettative aumentano, dall'alto della sua copertura finanziaria mi osserva anche la Venere alata, occorre non deluderla! Se poi penso che certi amici dell'adolescenza, sempre emeriti cazzoni come allora, hanno il compito di far crescere figli in questo 2012, beh mi mando a fanculo da solo.

Nel 2011 ho imparato un pò meglio a cavarmela con i punti di cima, di scotta e di randa; con le orzature e lo scarroccio: ma c'è tanto altro da fare! Omar mi aiuterà, conto tanto su di lui.
Il mio obiettivo è un tramonto al lasco con la birretta in mano e i 5-6 fidati amici con me. Tra 3 anni, dai.
Ho ripreso ad andare in moto con puro piacere e su itinerari brevi, bene per ora.

Si è affievolita la mia passione di tifoso ma, prosciugando tutto il superfluo, rimangono vive alcune solide amicizie con le quali ritrovarsi per una bistecca meditando sul futuro e sognando al passato, ma stando bene insieme.

Ho tanto viaggiato per lavoro, consapevole che sia l'unica alternativa all'emigrazione: e in futuro chissà cosa mi verrà riservato! Obiettivo 2012 è viaggiare ancora tanto, tutti i mesi. Farlo al massimo per lavoro, capitalizzare le altre opportunità nel privato. Socializzare per quanta voglia ancora ho addosso di mettermi in gioco. Riservarsi sempre il tempo di fare conoscenza con qualche persona nuova che possa arricchirmi. Perché come mi ha insegnato "Dromomania", la destinazione dei viaggi sono sempre le persone, non i luoghi.

Forse i germi che si sono generosamente schiusi in questa fine d'anno, daranno gli sperati frutti in primavera. Lo spero tanto!
Forse vado a vivere a Bologna, con un occhio sempre verso le lowlands e un'altro verso il mondo.
Forse ho incrociato il suo destino, forse imparo a cucinare, forse faccio un master serio.

Infine, nel 2012 vorrei riuscire a dare una concreta mano ad un'amico nel suo visionario progetto di campare con l'intangibile. Aumentare la realtà... e chi lo dice che ci sarebbe riuscito solo il Doc Emmett Brown di "Back to the Future"?

Grande Giove!!! Al solit casìn!