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martedì, settembre 01, 2015

Liolà

Ci scrivo poco ormai quassù ma stavolta, come alcune vecchie abitudini, so che mi servirà e mi piacerà, così lo faccio.
Estate, vacanze. Alla mia età funziona così: hai famiglia, già a Natale sai che destino ti attende. Sei accoppiato, spesso te ne finisci una settimana in un luogo super ameno con la tua metà, uno di quelli mai visti prima né da te e né da lei.
Se non sei accompagnato, il gioco si fa più complicato perchè crescono sia i rischi che le opportunità. Rischi di rimanere tagliato fuori, di non sapere che fare, di litigare con i tuoi amici su dove andare, di cullare sogni di viaggi incredibili poi non riuscire a metterli in pratica.
Opportunità di fare davvero quel che ti piace, di visitare i luoghi del cuore, di decidere in piena libertà chi avere accanto, di aprirsi alle possibilità novità.

Il mix di questa roba qua, per me, significa una e una sola cosa: salire su una barca a vela in Sardegna. L'anno scorso avevo tirato la moneta ed era uscita una vacanza bellissima e un feeling che non se ne voleva andare via. Quest'anno, penso, quei ragazzi li voglio ritrovare. Anzi sarebbero davvero perfetti per me, persone con le quali ho speso due settimane lo scorso anno, con i quali mi sono trovato benissimo e che soprattutto non sanno nulla del mio quotidiano, delle beghe al lavoro o della tipa con cui sto uscendo, se ho problemi economici o se sto attendendo l'esito di quel colloquio per un lavoro a Milano. So solo che sono due ragazzi con cui sono stato bene, quindi certamente lo sarò di nuovo, e che in fondo il gruppo su whatsapp dopo la vacanza dell'anno scorso proprio a questo scopo, in fondo, serve.


Occorre cercare la barca: la quarta compagna della vacanza lo scorso anno, così unica nel suo modo di essere, aggressiva ma simpatica e quasi materna, ci suggerisce di cercare sul web questo scafo, Liolà, e parlare con i proprietari, che anche lei vorrebbe venire ma tra amici che arrivano dal Brasile a trovarla e gli hosts di Airbnb che le occupano casa, sta nei casini - chi ha queste vite tumultuose, fateci caso, sta sempre nei casini.
Noi ci mandiamo un pò di messaggi poi diciamo che sì, Antonia ha ragione: dalle foto la barca appare molto bella, l'itinerario previsto ci piace, la ragazza che ci spiega un pò le cose ci ispira molta simpatia e poi abbiamo tutti questa voglia di rivederci, così sincera e così forte. Naturalmente, siamo liberi da impegni e siamo arrivati al 30 luglio che ancora non sappiamo cosa fare e quindi la tendenza a dire sì è piuttosto naturale.
Alessandra, che funge da collegamento tra il Comandante di Liolà e i vacanzieri con basici rudimenti velistici (e apprenderemo dopo essere la sua compagna, ritrovandocela in barca alla partenza), ci informa che una cabina è già stata presa da due ragazze tempo prima, due tipe molto tranquille e sulla trentina, ci fa lei.
Il meteo nella nostra testa passa da sereno con bonaccia a variabile, con possibile moto ondoso in aumento.
Sì perchè - chi ha mai fatto vacanze in barca lo sa bene - lo spazio a bordo, per definizione è angusto, non c'è un bar dove andare se si vuole stare soli, occorre stabilire insieme tutta una serie di cose (dalla cambusa alle rotte, ai tempi di stazionamento in una determinata caletta) e poi vai tu a sapere che cazzo di alchimia si può creare a bordo? Quella è sempre un terno al lotto. In cuor nostro, speriamo che Antonia (la nostra compagna dell'anno prima) si decida a unirsi a noi, in modo da formare una solida maggioranza a bordo, collaudata e in grado di "gestire" le cose in ogni momento in cui c'è da prendere una decisione. E invece no: una mattina, Alessandra ci informa che ha dato conferma ad un'altra ragazza, amica di amici suoi, che arriverà in traghetto e che conosceremo alla stazione marittima di Olbia.
Le mie sensazioni sono positive ma alcune nubi, in questa estate dei concerti e dei cieli tersi, si addensano nella mia testa. E se le 3 ragazze non andassero d'accordo tra loro? E se, peggio ancora, fossero in qualche maniera inutilmente coalizzate con lo scopo di crearci imbarazzi, una volta a bordo?
Chissà: fatto sta che ci si presenta e subito veniamo spediti tutti a fare la spesa per la cambusa, poi a bordo e via, rotta verso la Corsica.
Noi 3 ragazzi sappiamo come si stia bene insieme, gli argomenti da toccare e quelli meno interessanti, le confessioni da tirare fuori la prima sera e tutte queste robe qua. Veniamo a sapere che per le ragazze a bordo si tratta della prima esperienza velica ma appaiono sorridenti e strafottenti, anche quando finiscono di corsa al bagno per vomitare, che nelle bocche il mare è agitato. Sorridono, trasmettono un feeling di benessere e complicità aiutato dal fatto che il Comandante e Alessandra sono cordiali e pieni di esperienza per farci superare le piccole barriere iniziali.

Il resto, beh il resto non lo posso raccontare.
Perchè non ci sono le parole, o perlomeno perchè io non le conosco. Le parole per descrivere l'assoluta bellezza e ineffabilità di quei sette giorni spesi tra il mare, rade e località stupendi e soprattutto ognuno un pò, sempre di più, dentro il tempo degli altri, con il piacere puro di stare insieme, conoscersi, confrontarsi, parlarsi. E ridere.. mamma mia da quanto tempo non ridevo così tanto.
E come sempre mi sono ritrovato a constatare che buttarsi, alzarsi dal letto e fare qualcosa porta con sé il potere fortissimo di aprirsi alla serendipità, apprendere da ciò che si sente, ciò che accade.
Ho imparato tantissime cose, che spero di portare con me il più a lungo possibile.
Ho imparato che andavamo verso Bonifacio, Cala della Rondinara o Lavezzi ma in realtà andavamo ogni giorno di più verso Isabel, Gigi, Eleonora, Paolino, Rosa con la grande fortuna di avere accanto persone che sono un pò così anche nella vita reale, un pò sono davvero quelle che sono state accanto a me in quei meravigliosi giorni intorno all'arcipelago della Maddalena, anche se le incroci al supermercato sotto casa. Che culo, ragazzi miei, avervi incontrato.

La vela è vita perchè impari a capire che non puoi cambiare il vento, ma puoi sempre regolare le vele.
La vela è vita anche perchè ti mette a stretto contatto con gli altri e ti impone di cercare il miglior te stesso da offrire agli altri, che la barca così sarà molto più stabile.

A volte ho fatto questo gioco di trovare i "momenti perfetti" e sono stato fortunato quest'estate perchè ne ho vissuto più di uno. Nella settimana passata su Liolà ce n'è stato uno che vi voglio raccontare.
Saranno state le tre del pomeriggio, o forse le quattro, nel rarefarsi del tempo che solo il sole sulla pelle e alcuni giorni nomadici in barca avela ti possono dare. Non riesci più a pensare a niente, anzi meglio: finalmente riesci a non pensare più a niente, che se ti chiedessero il numero del pin del bancomat rimarresti a bocca aperta per mezz'ora. La barca è quasi deserta, siamo rimasti  a bordo in tre, che tutti gli altri hanno deciso di nuotare fino a riva, battigia dell'isola di Cavallo, per quel poco che la si può calpestare visto che è privata e popolata da rade, meravigliose ville.
Io sono a prua, steso al sole, apro "L'estate infinita" di Edoardo Nesi e ne leggo alcune pagine, poi cado addormentato. Dopo un pò mi sveglio, mi guardo attorno, scambio due parole con il Comandante e realizzo che sono le 4 appena. Tutto il pomeriggio davanti. Magari potrei fare un tuffo, oppure mi rimetto a leggere, e stasera potremo giocare a indovinare i film mimandone i titoli, oppure raccontarci gli ultimi 3 anni della nostra vita.
E' ancora quel momento lì quello che a me piace più di tutti.

Con tutto il mare davanti
Con tutto il libro da leggere
Con tutto il tempo per aspettare gli altri che torneranno.

Che poi sceglieremo insieme una canzone, ci passeremo l'accendino e fantasticheremo su un possibile ritrovo ad ottobre. "Momenti perfetti", li chiamo io e sono la cartina al tornasole di una vacanza perfetta, che per fortuna si sta trasformando in una fine estate di nuovi contatti e progetti.

venerdì, ottobre 12, 2012

L'inerzia di una lunga estate


Si fa fatica a riassumere in un post tutto quanto mi è accaduto in questi ultimi 3 mesi esatti, ma non ho altra scelta che fare così
Troppo correlate le cose, troppo comune il destino, troppo coglione io a non volermi mettere lì a scrivere 10 minuti trascinato da impressioni fresche.
Ma non posso impedirmelo ora, che una sera di pioggia mi ricorda quanto sia ormai chiuso anche questo paragrafo della mia vita.

Tornavo da Londra il 12 luglio, torno da Istanbul il 12 ottobre. In mezzo pochi voli, tante storie, tante notti in giro, tanta strada a piedi, per mare, nei film, nei fondi dei bicchieri, nelle parole languide, nelle cene, nei confronti in famiglia.

Il dr. Pirani ed io abbiamo percorso a piedi la Bologna-Firenze, ma un po' a modo nostro. L'obiettivo per noi non era infatti tanto allenare il corpo, ma tenere un "consiglio di amministrazione" delle nostre esistenze in un luogo aperto, nostro, fecondo per un confronto che scavasse oltre la superficie e soprattutto ideale affinché nessuno ci rompesse le palle! Ne sono usciti 3 giorni strampalati, chiacchierati e sudati: i treni locali e i sentieri con le palle gialle hanno riempito le giornate, e noi ci siamo sentiti pellegrini della democrazia e cavalieri del nostro futuro, con le tante parole che ci siamo scambiati brandeggiate come armi.
Dal destino della bellona della terza liceo alle valutazioni sull'attuale Governo tecnico, dall'amico fuggito in Finlandia alle teorie sulla decrescita sempre decantate da pensatori prezzolati e canuti, nulla è stato risparmiato dalle nostre analisi. Nemmeno il futuro dell'economia mondiale, le nuove dinamiche di interazione sociale che si stanno affacciando e quanto H&M abbia fatto la fortuna degli adolescenti di oggi rispetto ai nostri tempi, che i loro capi a buon mercato di fabbricazione vietnamita fanno vamp e spesso maiale le loro compagne di classe, rispetto alle nostre che vestivano con jeans castigati, maglie a girocollo e camicette abbottonate fino al collo.
Le conseguenze, noi, le possiamo solo immaginare.

Camminando per un weekend abbiamo scoperto come l'Italia sia bella, ma la Toscana di più. Abbiamo capito che l'Italia, o per lo meno buona parte del suo decoro, sia retto sul lavoro appassionato e disinteressato dei settantenni, che si svegliano all'alba di sabato e si mettono a sfalciare una siepe lungo il margine di una strada provinciale, perché così "non sta bene", mentre la generazione delle quarantenni amaramente "sogna il posto sicuro, magari alle ferrovie" lasciandoci perplessi se non amareggiati, visto che lavora come receptionist all'alberghetto di famiglia e potrebbe farlo con molta più passione, volendolo.
Abbiamo capito che sarà sempre più dura analizzare e indicare percorsi, sarà sempre più inevitabile affidarci al nostro sesto senso, nelle prossime sfide della nostra vita.
Abbiamo condiviso il piacere di stare insieme, parlandoci addosso dalla mattina presto fino alla notte sul letto e con la bolla al naso, ci siamo interrogati sul perché non vi sia alcun cameriere italiano a servire ai tavoli in piazza della Signoria e di come questo sia un controsenso, visto quanto meravigliosa sarebbe la sua "sede di lavoro", abbiamo convenuto che l'avanguardia non esiste più nella musica, nel cinema, nelle arti e nemmeno nel modo di fare impresa in Italia, ma chi l'ha vissuta s'è goduto davvero un gran bel periodo. Abbiamo convenuto che ci attende un futuro felice forse, di decrescita sicuro. Come lo affronteremo, non possiamo deciderlo da soli ma possiamo prepararci il campo. Abbiamo invidiato per qualche secondo chi ha fatto scelte diverse dalle nostre, ma ci siamo anche detti che esiste il modo di rilanciarsi, basta smettere di seguire qualunque trend della massa e fermarsi a capire quel che davvero si vuole per sè. Mi è piaciuto tantissimo, quella "Via degli Dei" e la compagnia con cui l'ho intrapresa e credo davvero che lo ripeterò in futuro, ogni qual volta saró dinanzi a importanti scelte nella vita.
Lo consiglio appassionatamente a chiunque abbia un amico con cui davvero non si stanca mai di parlare, specialmente se non lo si vede da un po'. Credo che anche il Camino di Santiago in fondo lo abbiano rilanciato per lo stesso motivo, al di là del marketing religioso.

Poi, la barca in Sardegna, ad Agosto. Omar ha curato il 90% dell'organizzazione,anzi facciamo il 100% per quel che mi riguarda, e non posso che ringraziarlo infinitamente.
Passare 8 giorni a strettissimo contatto con altre persone, specie se per buona parte sconosciute, mette a confronto sopratutto con sé stessi, il proprio equilibro e la propria curiosità.
Sono stato, ancora una volta, fortunato.
Ho speso 8 giorni in mezzo al meraviglioso mare della Sardegna, mi sono definitivamente innamorato della vela, ho conosciuto compagni di barca piacevoli con i quali ancora mi scambio messaggi e saluti, ho messo ancor una volta sotto la lente della relatività le mie paure, voglie, convinzioni. Monica è l'immagine dell'umiltà e della bontà, pronta sempre a dare una mano in cambusa, a stringere amicizia o a raccontati le sue avventure, è una tipa che potrebbe tirarsela molto di più dato quello che fa, le scelte di passare dalla provincia alla metropoli e tutto il resto. Ci siamo ritrovati l'ultimo pomeriggio a confessarci molto di noi, e questo fa bene soprattutto se lo fai con qualcuno con cui senti di condividere certe visioni o esperienze.
Amira è libanese, ha vissuto a New York ed è urbanista. Lei è l'emblema della forza e del travaglio del medioriente. Mi racconta dai suoi parenti ad Aleppo ma allo stesso tempo mi dice che lavora per mega progetti a Dubai o in Barhein, che dopo la conclusione della sua storia d'amore forse è pronta a tornare a vivere a New York, e di come non sia poi così diverso vivere in Libano o in Italia. È una ragazza bellissima, con i tipici tratti mediorientali, ma al contempo è molto alla mano, sorridente, travagliata e sempre al telefono. È una roba strana dare e prendere da lei, starci a contatto. Ma certamente è piacevole, e benedico questa vacanza che mi ha estraniato dal mio mondo per aprirmene momentaneamente uno nuovo e altrettanto attraente, con le stelle la notte a facilitare il tutto, fosse una serata alcoolica finita in discoteca alle 7 o il gioco del "would you rather".
Omar è Omar, non c'è bisogno di raccontarlo. Più che altro, c'è bisogno di vivergli accanto per un po', per studiarlo e carpirne qualche segreto se possibile. Per questo sono finito a vivere a casa sua! Una delle scoperte più belle della vacanza in barca, è stata nuova buona musica: da Angus&Julia Stone a Corinne Bailey Rae, grazie a quello strumento divino che risponde al nome di IPad di Monica. Una settimana così bella e fuori dal mondo che se ci penso, mi vengono ancora i lacrimoni. E che vuota, la Sardegna! Impressionante il calo di turisti.

E poi i giorni in Toscana per il Palio, le giornate in Romagna a vedere un'amica speciale, la più amica di tutte le amiche con questa sua nuova silhouette e quel sorriso speciale, splendente. Un altro giorno a cercare di conoscersi con un'altra persona, anche se pare che le cose stiano andando per il verso sbagliato, ma qui vado fuori tema.

Una brutta influenza estiva mi ha fatto saltare Mosca, poi il lavoro mi ha portato a Francoforte, una mia collega ed amica s'è sposata ed è stata una sensazione bella conoscere il suo mondo così perbene e pulito, sveglio e un po' fuori tempo. Ho conosciuto una tipa bellissima.

Poi il matrimonio in Sicilia di Mirko e Lisa che mi ha occupato le notti nelle settimane precedenti per il regalo, ma ho ancora qui sotto pelle la gioia pura delle loro emozioni ascoltando il file, forse una delle poche cose che so davvero fare, mixare suoni, parole e sensazioni e tradurre in qualcosa da assimilare attraverso le orecchie. Per questo non ho ancora abbandonato - pur tra mille complicazioni - il progetto del nuovo programma radio: capito Zuck? 
Spero di aver fatto centro, anzi ne sono convinto. Perché quel matrimonio di due cari amici è stato davvero speciale, con tanto amore preso e dato, il fruscio delle giornate e delle persone speciali tutt'intorno, il leggero malessere a pensare come sia dura vivere il loro contatto, ora che sono lontani per lavoro. È stato l'apice dell'estate per me, un po ritardata ma certamente meritata.

Poi un pomeriggio, solo in casa dei miei, sono tornato a urlare come un ragazzino per un gol della Fiorentina, che non so neanche io il perché, ma sono stati 10 secondi puri e bellissimi.

Un altro giorno mi sono ritrovato all'autogrill, qualche bustina di zucchero in mano con sopra scritte quelle brevi "storie di caffè", il progetto di storifying marketing della famosa azienda, le ho gettate sul sedile del passeggero e sono andate a coprire la copertina di un CD lasciando libera solo l'immagine al centro, il sorriso spettinato del Boss Bruce Springsteen, che soddisfatto appare sul retro del primo album. In 3 secondi avevo dieci idee perfette nella testa, svanite in altrettanti 3 secondi. Come sempre. Un momento perfetto, è sempre un momento. Tipping point? E chi lo sa.

Ci sarebbero mille altre storie, aneddoti, sensazioni, umori, viaggi in auto di notte da raccontare, ma credo che basti così. Come l'estate di 4 anni fa, c'è stato di mezzo un viaggio via terra fino alla Trinacria (perché, per far sí che questo matrimonio rimanesse impresso nella mente, ho deciso di accompagnare Argio nella lunga discesa via treno più traghetto Napoli-Catania, e giuro che mai scelta fu più azzeccata, nel momento in cui si attraversa lo stretto all'alba tra il luccichio del faro e le nubi in formazione a pelo dell'acqua, tutto passa in secondo piano).
Allo stesso tempo, si vede che il tempo è passato: amiche che mi aspettavano a braccia aperte ora si occupano delle loro splendide figlie, Zorz non è più sempre presente ma spesso rapito dalla fidanzata calorosa e sanguigna, facce del tutto sconosciute mi sono diventate note al punto da passare con loro la maggior parte del mio tempo, nuovi hobbies e passioni sono entrati nella mia vita, altri sono usciti, sostanzialmente non ho ancora imparato a far pace con i miei incubi, ma non demordo.

Ancora non riesco a vedere un film, specialmente se sono solo. Fatico a leggere un libro, scavo nelle vita degli altri senza sapere cosa cercare. 
Mi sveglio sempre allegro la mattina, e il pensiero va sempre, sempre a una persona.. ok spesso persone diverse ma persone, mai cose. Sono sempre più allergico alle cose anche se non riesco a rinunciarvi. 
Credo che l'amore sia un sentimento diffuso.

Alzare lo sguardo di 5 gradi, rispondere tra sé e sé a 5 domande puó cambiare la visione del mondo: allora, occorre cominciare subito.

Accanto alle liste delle cose da fare, penso che mi metterò a scrivere quella delle cose fatte, che non è poi così corta.