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martedì, febbraio 01, 2011

Il ritorno a Parigi di Emanuele il Dromomaniaco


A volte Dromomania ritorna. Stavolta, a Parigi.
La rassegna Maison & Objet e il significato delle fiere; 
l'incontro a Chez Justine con Julian e la sua storia.
Parigi e il significato di evoluzione.

Emanuele incrocia Violante, e la segue.


venerdì, novembre 05, 2010

Il dromomane fa tappa a Parigi

Eccomi a Parigi.. ormai oltre a non saper scrivere pare sempre più evidente che peggioro sempre più anche nel parlato, ma un pò lo so il perchè. Senza talento, almeno occorre l'artigianato dello studio. Invece io, nulla!
Prometto di tornare presto alla tastiera, appena la dromomania mi da tregua.

Bye!



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giovedì, maggio 06, 2010

Il calcetto e i sussidi francesi

Durante il mio breve soggiorno a Buenos Aires ho sostenuto tanti incontri per lavoro, qualcun altro extralavorativo e in generale passato delle piacevoli giornate. Mi è rimasto quel senso di possibile, esplorabile che credo meriterà repliche.
Ma una cosa, più di ogni altra, dà il senso della vicinanza culturale e dell'umanità della città.
Da tempo seguivo a debita distanza il blog largentina.org e il suo fantastico collettivo di contastorie, giovani neotanos che per seguire un amore o riappropriarsi del tempo sono fuggiti dal belpaese sulle vie di quella che è stata la più grande emigrazione del secolo scorso, ovvero tra le sponde dell'Atlantico: Stati Uniti certo, ma non esiste alcun luogo in cui l'influenza culturale italiana sia più forte che a Baires.
Questi giovani italiani, ragazzi di Alessandria, Bergamo, Roma (ma anche ragazze di Trieste o Latina..) nei giorni scorsi hanno lanciato una sorta di "convocazione" per un calcetto della miglior tradizione pallonara internazionale, Argentina-Italia.
Stanchi di ricorrere ai "Camoranesi" ossia oriundi naturalizzati per quell'ora e mezza, e consapevoli che di giovani italiani nella capitale portena ne vivono a bizzeffe, chiedevano di raggiungere un campetto per sgranchirsi le gambe e levigare la panza.
Beh, succede che rispondo io, per quanto trapiantato per soli 5 giorni. La disponibilità trovata in quel quarto d'ora di chiacchere pre match, parlando con quei ragazzi, non potrò dimenticarla facilmente. Gente dai sorrisi sereni e teste estremamente acute, che in 5 minuti mi hanno fatto sentire uno di loro e con i quali ho proseguito le presentazioni dopo la partita, tirata e forse additittura vinta (la nebbia al cervello dopo troppe - 4 - corse è per me una conseguenza inevitabile).

Non so, mi è parso che quello che ho vissuto sia molto difficilmente replicabile nelle nostre città, almeno al nord, se si ha più di 15 anni. L'agenda va riempita, il tempo e l'orologio guidano le nostre giornate e un pò di grigio e pioggia continuiamo a portarcelo dentro.
Ecco, quei ragazzi mi son sembrati degli adulti adolescenti, nella sua accezioni più fresca e leggera. Gente che, pur con il lavoro e i pargoli a casa, vive in un contesto sconclusionato ma umano e disponibile, in grado di permetterti di vivere il tempo. Chi di voi riesce a riunire in un giorno feriale qualunque, in poche ore, 10 persone per un calcetto all'ultimo sangue e birretta a seguire?

E poi la solita capatina parigina, a godere del bello e del consapevole che c'è da quelle parti: consapevolezza che le tasse diventano automaticamente servizi, che i sussidi sanitari o per la disoccupazione non sono sussidiarietà ma reale sostegno per una vita comunque di qualità, all'interno di una società impeccabile e sempre ricca di stile e di sé. Ecco, quello forse rimane un problema con il quale avrei difficoltà a mischiarmi, alla lunga.
Là le relazioni diffuse e "lente" paiono più essere più rare, un privilegio tra i privilegi.. ma questo aspetto mi rendo conto rappresentare sempre più, per me, la grande difficile e inestimabile ricchezza da accumulare e di cui godere nei prossimi anni, per non dire decenni.

Chiudete gli occhi per due minuti e mezzo.. e sentite questa:



lunedì, novembre 16, 2009

Il secondo motore


Hey!
E' tutta generata dalle sensazioni, questa sensazione che sembra salirmi ora dalle narici.
E' un'elaborazione dei 5 sensi, che lavorano insieme o separatamente. Producono esperienze, generano idee.

Come quando a Tokyo ho visto un esercito di fattorini al mio servizio, ossequiosi a fianco dell'ascensore. L'educazione estrema come lascito di tradizioni secolari. Piaggeria assoluta ma non piegata da una banale mancia. Senso di omologazione interna e esclusione dell'esterno.

Come quando a Parigi ho gustato un setoso Chablis, fascinoso quanto la gioviale compagnia femminile al mio tavolo. Tra uno sbuffo e un sorriso, il solito tema di sempre: come mi manca l'Italia.. però non lascerei mai questo posto. Hai visto il Quai Branly? Secondo te in Italia è possibile visitare un luogo del genere?
A proposito di sensi, quella notte ha continuato a fischiarmi un orecchio, forse per quel che di non concluso, chissà.. forse è ancora possibile concluderlo.

Come quando a San Francisco ho toccato la mano di mia nipote (ormai mi arrogo questo titolo, per quante volte Jenny mi ha chiamato uncle, o ssìo!). Ormai è la mia casa vacanza, quel percorso che va da Berkeley alla periferia di Napa. Mi ha riempito il cuore vedere la costruzione e ora la crescita di quella famiglia, che sento da sempre così vicina a me.
C'è sempre un'esperienza da fare, un'eccitazione da cogliere passando da quel concentrato di wonderland. Sarebbe bello impacchettare un pò di quell'energia per i tempi lenti della mia ovattata e inconsapevole valle di lacrime in cui mi dibatto. Poi c'è lei che mi spiazza sempre: un'occhiata e la battuta tagliente. "Ma non ti sei ancora deciso a trasferirti qui per un pò? Di cosa hai paura, di imparare l'inglese, vivere nel posto che ti somiglia, essere felice??"

Come quando a Las Vegas ho sentito l'inconfondibile trambusto della fiducia. Wonderland è stata colpita al cuore, ma in fondo al buio forse si comincia a vedere la speranza di rialzarsi. Hanno voglia di gridarlo al mondo, gli americani. A modo loro, con le luci i colori e i sogni. Lo spettacolo "Love" by Cirque du Soleil sono un capitolo e una sensazione a parte, che non mi sforzerò di spiegarvi poichè di certo lo svilirei. L'unico consiglio è andate, vivetelo e poi ditemi.

Come quando nella marca trevigiana ho annusato il profumo del futuro in salsa nostrana. Quella che si veste in sneakers, jeans e T-shirt, aggrega 200 giovani, se ne fotte di ogni forma di coinvolgimento del settore pubblico ma forse si sporca letteralmente le mani stendendo cavi per la banda larga (quella vera) e costruendo questa cosa qua. Che spettacolo. Espressioni di business a me pressochè incompresi, ma gli occhi che brillano al bad boy shareholder che ci illustra il loro sogno, ormai declinato in 4 continenti grazie ai branch offices di Londra, Seattle e Mumbai. Un luogo energizzante, una conferma che lavorare con gli amici può portare al massimo un'overdose di sorrisi, un'iniezione di adrenalina per chi si arrabatta difficoltosamente ad inseguire i propri sogni.

Quindi, sappiate che Inthemiddleofnowhere è un marchio registrato, e presto o tardi diventerà anche la mia vita.

Raccogliendo le esperienze di corredo: "Whatever Works" di Woody Allen è stupendo, "Ingorious Bastards" di Tarantino solo bello. I glamourosi al Castro sanno il significato del termine "Spaghetti Western". A Parigi il fascino esce dai rubinetti. Tokyo rappresenta l'area urbana più popolosa al mondo (33 milioni di abitanti) ma non dà senso di oppressione, almeno non al di fuori del formicaio della rete metropolitana. Quando chiudono i parchi (a pagamento!) c'è la filodiffusione di quelle musichette da pomeriggio di natale. Le ragazze sono super modaiole, magre ma con le gambe storte!
La classe affaires di Air France, così come le sue business lounges, umilia la business class di LH, ma gli voglio bene lo stesso. I ragazzi di Innocent sono stati folli e pure degli affamati dalle tasche vuote per un pò, ma ora si godono il meritato successo. Mi sforzo di pensare "out of the box" e di avere un "freelander's mindset" (thanks to Gina Trapani, blog da seguire).
Il mondo viaggia, l'america mangia miti e ne sforna di nuovi (twitter è già vecchio, nella Bay Area ora si gira in Tesla, si legge su Kindle e a Seattle di sperimenta il nuovo modello Starbucks 2.0 - in fondo le cup di cartone ci avevano stancato tutti, vero?), l'Italia va al rallenti ma Ferrara - come pure Bologna - è ferma al palo che si specchia.
Vivere senza l'edizione domenicale del NYT è un pò peggio. E ne dimentico 3000!

Senza il secondo motore al giorno d'oggi non ci si alza dal letto. Come dite, non capite? Me l'ha insegnato Calabresi, guardate qui. E' verissimo: l'idea è niente senza la persuasione.

E voi, viaggiate con zero, uno o due motori accesi?

This is Paris, Pont Neuf, ottobre 09.