mercoledì, settembre 29, 2010
Ai tifosi succede
Quelli che prendono le ferie per una semifinale di coppa o associano le persone alle squadre per cui tifano. Che vanno bene i tornelli, il biglietto nominale e la tessera del tifoso, basta tifare. Oppure no.
"Succede che si prende la neve, tanta neve sulla Futa per arrivare, poi tanta pioggia in curva per vedere quel pelato scaraventare la palla nell'angolo. Poi bestemmiare, parecchio.
Succede che ci sono tanti cazzi a cui pensare, pure parecchi succhiatempi
che distraggono in rete.
Poi succede che si annusa la partenza del Mister (purtroppo abbastanza
presto), ci si scogliona e finisce la stagione.
Poi l'estate, provo a trovare la linea della bolina perfetta, odio i
quotidiani sportivi e mi rifornisco solo dei brevi dispacci del babbo, che mi dice Mister cambiato, l'ala parte,ci vuole una punta.
Non è disamore, sono colori sbiaditi. Poi la tessera del tifoso, tutto il mio disinteresse.
Poi la cittadella che in fondo è un sogno, che forse la mia città avrà prima un Presidente del Consiglio di un centro sportivo all'altezza. Tutto tira nella direzione sbagliata, come la decisione di fare scorrere e non rinnovare l'abbo. Esiste la crisi del ventottesimo anno da tifoso?
Non so. Ma so che tornerò. Perchè le cose belle, le cose mie, posso sì
perderle, ma solo per un attimo.
Poi, perchè in questi mesi ho tifato a modo mio: viaggiando con la
famiglia quest'estate ci siamo ritrovati al ritiro, dopo un allenamento. Beh vedere mia madre che diceva "sei bello!!" al portiere, oppure "hey tu bolognese!" al difensore, mi ha fatto sentire un alieno. Ma fiero!
Poi a Mosca, per l'ennesima fiera (con annesse gare di bicchierini di
vodka, il resto non lo dico!) che a un certo punto incontro quello semisconosciuto dell'azienda quasi concorrente, che dopo i saluti mi fa "ma è vera quella diceria che tu tifi per loro?", e da lì è un attimo passare a dissertare su quanto ci manca questo, della fattività di quello, di come si possa sfruttare l'assenza dall'Europa. Si ricorda Monaco e Glasgow, i gol del passato e pure quelli del trapassato.
Ci son tanti modi di essere tifosi. La nostra squadra è dov'è ugnuno di noi,ogni giorno."
Da iscf
martedì, settembre 21, 2010
Twitter, Foursquare, fb-like or more. Business tools?!
E questo sarà Twitbook a breve, il prossimo "bar" virtuale.
Di Foursquare nemmeno ne parlo, che ci ho capito troppo poco finora (ma sono già Mayor del leggendario stadio Paolo Mazza!).
Secondo voi possono questi essere veri strumenti per generare ed aumentare l'attività di new business personale?
E dove nel mndo: il USA, Europa, Italia? Oppure in Italia E Europa E USA?
Davvero, morirei dalla voglia di mettermi davvero alla prova con questo progetto, hungry&foolish come agli inizi. Vediamo..
mercoledì, settembre 08, 2010
"Amore di alimento": stile di vita italiano?
Che poi nel frattempo sono tornato, poi andato al lavoro e a gozzovigliare alcuni giorni, poi volato in Germania, trasferito su strade amene in Polonia, gozzovigliato alla morte, tornato. Ma questa è la prossima storia.
Beh insomma sono venuti a prelevarmi all'hotel alle 7 a.m., tenete presente che avevo l'aereo alle 13. Sai c'è un traffico terrificante, mi hanno detto, poi i controlli ai passaporti etc etc.
Se solo parti alle 8 am. rischi di non farcela, credimi! Questo il solito refrain. Beh insomma alle 9 a.m. ero già oltre i controlli, con 4 belle ore di cazzeggio puro davanti a me.
Zero voglia di leggere, di lavorare, di starmene seduto in un angolo. Grande voglia di osservare la gente, come sempre.
Allora comincio a gironzolare, osservo i vari negozi, le persone che passeggia, quelli che ingannano il tempo in attesa davanti ai counter, quelli che vanno di fretta.
Però questo influsso modernizzatore non ha ancora toccato gli aeroporti, e Domodedovo non fa eccezione: ambienti spartani, poche e scomode sedie e panchine, zero musica e lounge fighe. Prendi l'aereo e levati dalle palle! Ecco il senso di ciò che emana quel luogo.
Camminando, arrivo al food court, un'area affollata di bar e un paio di ristoranti, e subito mi cade l'attenzione su quanto apparentemente italiano sembri in quel luogo. Il bar principale è Sbarro, che pur essendo credo una catena di origine statunitense, scimmiotta nei colori e in tutto il resto il cibo italiano.
Giro lo sguardo in alto e quasi casco all'indietro dalle risate!
C'è un cartello enorme, giusto sopra la testa della cameriera, che accanto all'immagine in bianco e nero di una giovane intenta a ricevere un bacio, very Made in Italy, recita testualmente "Amore di alimento".
Io, invece, mi innamoro di quel cartello.
Chissà cosa volevano dirci gli ideatori, cioè se davvero sapevano che stavano inventando in quel momento un neologismo che non significa nulla e mira solo a richiamare l'Italia citando a caso due termini chiave, oppure c'è sotto l'errore del traduttore. Mah!
Sotto, teglie e casseruole colme di cibi informi, dagli stufati di verdure alle salse improbabili, ad ogni modo nulla di paragonabile con quanto si trova la mattina dietro le vetrine dei bar che frequentiamo di solito.
E dunque, perché ora chiunque ci scimmiotta e, nel farlo, ci offende culturalmente e ci svilisce economicamente?
Questo esempio a me è sembrato clamoroso, ma pensa all'idea forza che sta dietro a Starbucks: acquistare e oziare al bar, emblema stesso del nostro stile di vita ideale, clonato e messo in scala come business planetario. Oppure Caffè Nero a Londra, ma l'elenco potrebbe essere infinito.
Come mai a Domodevo c'è un bar che imita lo stile di vita culinario italiano e non quello, che so, della Francia con Pain au chocolate e Croissant ridicoli, Foie Gras tiepido e Brie al sapor di burro? Mah.
Però penso che valga la pena domandarselo, poiché come ormai si legge e si ascolta ovunque tra i guru dell'economia e non solo, il nostro futuro passa da questo tipo di offerte, quelle soft, in grado di trasferire messaggi legati a sensazioni e stili di vita. Se non lo sapranno trasformare in business le nostre imprese in modo corretto, saranno altre a farlo e ovviamente male, visto che non hanno né storia né cultura per farlo al meglio.
Un chicco di questa filosofia me l'ha offerta, sempre a Domodedovo, il bar a fianco: "Espressamente" by Illy. Certo il caffè mi è stato servito nel cartoncino, e la spremuta faceva pena, però si denotava l'impegno e il quadro d'insieme non era così male (vedi foto). Che dite?
Non a caso, il genio ideatore Farinetti s'è mosso per avere i due sindaci, Bloomberg e Chiamparino, all'inaugurazione dello spazio tra Broadway e 5th Avenue.
Ecco gli esempi di cui parlare, da cui prendere spunto. La nostra storia e il nostro innato fascino vanno protetti, se vogliamo che siano ancora il volano del nostro benessere prossimo venturo. In caso contrario, lasceremo spazio ai barbari finché anche noi non lo saremo diventati, e purtroppo la china intrapresa sembra quella.
Ma nel frattempo, cacchio, sono reduce da un matrimonio in Polonia! Perla del weekend, uno degli invitati confessandosi con me dopo il novantesimo "piombo" di Vodka Wiborowa al grido di "Nosdrovje!": "... siamo italiani,,, siamo puttanieri.. eeehh.. così è caro mio! Io finché riesco non pago, poi alla fine ... pagherò pur'io.. c'aggiafà!"
Ineffabile. !
lunedì, agosto 30, 2010
Somewhere, c'è un imbuto
Ciao. Ho delle cose da dire, ma non sono ispirato per nulla. Vado avanti, vediamo.
... innanzi tutto: tornando al post precedente, ci sono altre cose che farei con te: per esempio, ti porterei al Festival del Cinema di Venezia, e magari ci imbucheremo alla festa delle produzioni indipendenti a San Servolo. Poi, chissà, sarebbe il turno del Sundance Film Festival, con annessa capatina nella mia beloved Bay Area, nella rada del Berkeley Marina.... potremmo noleggiare un piccolo cabinato e fare qualche bordo di bolina.. ma sono fantasie. Ah! Ti canterei "Something" di George Harrison, appena un sussurro nell'orecchio. E invece chissà che fai, tu.
Vacanze lente ed istruttive ridanciane cenistiche nel posto più bello e idoneo nel mondo, l'Italia.
In questa coda dell'estate c'è chi fa figli, siano esse famiglie di amici o blogger ex "easy going".
Io invece ho fatto un pò di bilancio di metà anno e devo dire che di cose in questo 2010 ne ho intraprese. Tutte, dico tutte, mi hanno lasciato quella sensazione, in coda.
Ho fatto del "quasi teatro", e all'ultima lezione ho colto quell'attimo che mi faceva intravedere tutto quello che ci sarebbe stato dietro&poi, una volta riuscito a spogliarmi di tutte le sovrastrutture.
Sono stato a Parigi, poi Valencia visitando expat che potevo essere io, poi solo per un attimo sono riuscito a cogliere quel che davvero si prova vivendo quell'esperienza. Appena cercavo di rispiegarmelo però, era già scivolato via.
Ho fatto un corso di vela vivendo una bellissima settimana, ma anche lì solo per un momento ho realizzato cosa volesse dire vivere come un equipaggio, in perfetta armonia ma anche in totale balìa degli elementi della natura.
Bellissima sensazione, un soffio di vento che se ne era già andato però.
Tutte esperienze così, interrotte o perlomeno non completate. Cosa potrà significare?
L'itinerare porta consiglio, ma annacqua e rischia di far fare valutazioni sbagliate: le radici, se non ci sono, vanno create. Mia mamma, Fellini, una telefonata o un pomeriggio in piscina hanno irrobustito le mie, così come una sera spera a ricordare i giorni adolescenti al liceo.
Penso che da qualche parte ci sia un imbuto sufficientemente grande da poter buttarci dentro tutto quello che vorrei fare, imparare, esplorare e conoscere, grazie al quale poter poi raccogliere una scelta dall'altra parte. Ma mica la più intelligente o redditizia, no!
Dico la prima che viene fuori, quella presa a cuor leggero dopo aver finalmente sentito la proria vocina dire "ora"! Dicono che è così, che va..
Comunque: quando si realizza finalmente di conoscere un pò di più sè stessi, tutto cambia prospettiva. Sembra quasi di essere curiosi per la prima volta, domandandosi dove si fosse nascosto tutto questo gusto, fino al giorno prima.
Poi sono andato a Mosca, come sempre più o meno di volata, svogliato più che mai. Naturalmente sono rimasto per questo travolto dall'euforia e dal caos, ma anche oppresso dalla bruttezza di certe facciate e di alcuni atteggiamenti. Ma anche quell'esperienza mi ha lasciato un insegnamento. Quando la giovane e rampante civettuola, Managing Director di questa multinazionale tascabilissima ma arcigna (lo si capiva dalla spilletta a forma di utensile appuntata con orgoglio all'occhiello all'occhiello della giacca del suo socio, orribile ma portata con un orgoglio tale che sembrava una rosa), se ne è uscita con questa bordata: "Sognare è bello, ma dire di sì è la cosa in assoluto più bella di tutte!". E pensare che lungo tutti quei giorni, dalle attese all'areoporto ai trasferimenti in taxi, ho tenuto fermo Storytelling dei Bluvertigo dal mio ipod. Ti assicuro che avere i panorami di Mosca davanti agli occhi e sentire "Complicitààààà, il sogno di sempre.." nelle orecchie è davvero qualcosa di strano.
C'è chi va a Londra, chi rivaluta le cose da Parigi, chi riparte dal punto interroto e chi, spero, esplora nuove strade.
Hai letto "Un giorno" di David Nicholls? Il libro più bello degli ultimi 10 anni, davvero. Ognuno di noi vive con una Em o un Dex, vicino o lontano, prima o poi. Stanno già lavorando al film, ma tu prendi e leggi il libro.
Negli ultimi anni ho scoperto Sofia Coppola e credo che il suo tocco - sia come sceneggiatrice che come regista - sia magico, e che quella scena finale di Lost in Translation abbia pochi pari, almeno negli ultimi 10 anni.
Poi, nell'autunno del 2009, durante i miei giri parigini ri-scopro i Phoenix e quel loro indovinatissimo sound dei primi tre pezzi d'acchito di Wolfgang Amadeus Phoenix, uno stile e un ritmo da Tshirt e gilet leggero, foto sfocate controluce e rayban wayfarer addosso.
Irene Tinagli qualche settimana fa su La Stampa ha compiuto la solita lucidissima e spietata analisi su quanto si stia drammaticamente perdendo anche questo aspetto ora, a causa di incapacità e politiche della mano tesa laddove occorrerebbe solo pianificazione. Ma ne parlo nel prossimo post.
Scritto di merda, ma forse utile come promemoria sta sbrodolata! Vi lascio con il trailer di Somewhere
PS: come vedete le foto che metto a corredo dei post saranno pure reali e spesso scattate in condizioni di fortuna, o di fretta. Ma fanno cagare!! Amici fotografi, vi va di collaborare matchando qualche vostro scatto con i miei prossimi sproloqui??!
domenica, agosto 15, 2010
Il senso sfocato dei desideri
Mimeremmo le scene dei film della Nouvelle Vague e sorrideresti sotto il broncio alla lounge dell'aeroporto, ripensando alla vista dallo Unique.
"Moon Safari" solo per le nostre orecchie, da Rue Dautancourt fino alla nostra zattera attraccata fuori la metro di Chalk Farm.
O "Somersault", che arriva piano da una finestra mentre mi fai l'apologia di Barcellona e dell'anarchia come forma di governo.
Ti benderei fino al posto 3A, decisi a visitare gli amici d'oriente e di occidente. Saluteresti tutti con due baci sulle guance.
.. e poi ai tavolini di Revoire, Dovesi, dell'Ambasciatori, del Poliziano, dell'Antidote, del Cafè Trieste, al Philosophes, Greco e chissà quanti altri, commenteremmo la folla che passeggia, immaginando le vite degli altri, vizi e virtù.
martedì, agosto 10, 2010
Caprera, Polinesia
venerdì, luglio 30, 2010
Riprendiamo da: cene, ospitalità, aree di interesse condivise
"Boooh.. non lo so... VAADOOO??!?
N. mi ha invitato a casa di questo tale che manco conosco, per una grigliata.
Che poi io non ho nemmeno tanta fame. E sono pure stancotta dopo la giornataccia oggi al lavoro. Che faccio.. VAADOOO?! Massì.. almeno ci sarà anche la mia amica, così se non so con chi parlare, almeno non mi annoio. Poi magari con un pò di fortuna incontro qualcuno interessante, anche se di questi tempi.. mi accontento di uno appena simpatico GUAARDAA... con alcune aree di interesse condivise, semmai.
Poi mi dicono che ci si diverte là.. dai VADO!
Ok, eehh cosa mi metto??! Mah! direi che è perfetto per semplice top nero aperto dietro e le scarpe aperte davanti, così da far contenti i feticisti. Tutti sti maschi che vanno MAATTII per i piedi scoperti. Come quella volta che al mare ho sorpreso quel signore che me li fotografava col telefonino mentre fingeva di scrivere un sms, quel maiale.."
""Ka' madona ragazit, che FIGATA!! Vabbé ci sarà da tribolare ma vai trenqui che si fa volentieri, che intanto mi faccio quei 3-4 BIRRONI per carburare più 4 chiacchere coi ragazzi.
Da V. ci si SPAVANA sempre, che poi finisce sempre che arriva qualche bella PATATA inaspettata così almeno si sfoga l'occhio, se va bene ci scappa anche il suo telefono.. ANVEDLLORA guarda! Kà madona ac sirada! Che poi finisce che qualcuno SBOCCA nel giardino, nella migliore tradizione!! MOCCCIAAAO c'è anche il canale, amciapp su la canadapesGa che nel caso, una in acqua e una in bocca.. MUUUUAHAAAHAHAAHAHAHAAH!!!
Poi la prosima smana a vag a trùar al Principe MOCCIAAAAAOO!
Grandi salsicce, grandi pitone, grandi castagne!!!! MUAHAHAHAHAH!!! :-)))""
Non sapete la gioia per aver battuto questo record: il record di ospiti nella tradizionale grigliata d’estate a casa dei miei, intendo.
Ormai è una tradizione, ma il bello è che non si sa bene per chi sia una tradizione. Perché ci sono gli amici storici del Gruppo Fefo, ormai in conversione veloce verso il gruppo papà (scopatori!! BRRRA-VI!), poi altre persone che costituiscono la mia “rete” sociale e che muta, cresce, si modifica. Qualche stronzo viene depennato, stop.
Un’altra cosa bellissima, che mi rende estremamente orgoglioso, è che ognuno degli invitati sa che può portare con sé altri amici, sia che io li conosca o che mi siano sconosciuti. L’unica regola è che vengano accompagnati da sorrisi, felicità ed energia, non necessariamente in quest’ordine e tutti insieme.
Insomma l’importante è che si sia tanti, tantissimi, stretti, nel casino, accaldati e costretti a calmarli, mentre continuano a versarsi bicchierini di limoncino o si ostinano a girare la manopola del volume nell’amplificatore.
Come dice il Direttore Stefano Bottoni, in un’intervista a margine della conferenza stampa di presentaione della 23esima edizione del Ferrara Buskers Festival, happening per il quale non ci sono più aggettivi e che rischia di scivolare un pochino nell’ovvio, dicevo come dice lui “che bello!!!”.
Sì, è vero, chebbello!! Perché spesso ci dimentiamo di ricordarcelo e di sottolinearlo. Che ci sono cose che ci fanno stare bene, che ci inorgogliscono, che ci fanno felici.
"The little things that make me so happy..", come cantava Noel Gallagher in un vecchio trasognante B side che non andrebbe mai ascoltato senza essersi accertati di essere sufficientemente forti ed equilibrati, per non rischiare di ritrovarsi con un volto rigato di lacrime salate, ricordando quanto era eccitante fiancheggiare Marble Arch alle 8 e 40 ogni mattina.
A me fa felice l’ospitalità, aggregare persone meglio se per ludici motivi, mi appaga intimamente.
E chi se ne fotte se apparentemente non ho tempo, se tizio non è in buoni rapporti con caio, se costa qualcosa, se devo spendere qualche ora nei giorni precedenti nell’organizzazione, tra spesa preghiere ai miei e una slavina di sms. Se il risultato è quello del 20, mi ripaga di tutto e con altissimi tassi di interesse.
Ma la cosa più bella è data dagli amici che, per puro spirito di servizio e comunione d’intenti, si offrono per dare una mano, per preparare le braci o apparecchiare, offrono quella che rimane la cosa più preziosa: il loro tempo. “Che bello!!”.
Poi quest'anno c'era la coincidenza voluta del 20 luglio, che non ho annunciato ma sapevo essere “El dia del amigo”, celebrato un po’ in tutti i paesi sudamericani e secondo me segno lampante della superiorità culturale di quei modelli sociali rispetto al nostro, tutto stretto tra furberie e menefreghismo dalle gambe corte.
Il 20 luglio occorre fare qualcosa e spendere il proprio tempo per gli amici, e in questo credo davvero di avere assolto ai miei doveri.
Un tempo, credevo di essere bravino in questo tipo di iniziative ma poi, preso dall’ansia della prestazione e dalla cura dei particolari, finivo per non godermela, impegnato com’ero a sostenere la conversazione con chi tendeva ad isolarsi, trovare il ketchup a chi lo chiedeva o raccogliere i piatti per liberare i tavoli per il gelato.
Poi, molto aiutato dall’esperienza accumulata sul lavoro, ho modificato qualche atteggiamento e allentato l’ansia, con ottimi risultati. La Frabetti sarebbe orgogliosa del suo "cane ululante", che ulula ancora ma ha anche imparato a fermarsi, a volte.
Inviti sì, ma senza l’assillo di non avere nemmeno le sedie sufficienti per farli sedere; calcoli sì, ma poi chi se ne frega se c’erano piadine e coca cola per un reggimento e gelato solo per una selezionatissima parte degli invitati alla cena.
"Se ci sarà adesione, energia e promiscuità, tutto il resto andrà di conseguenza" ecco quel che ho pensato e credo di aver ben colto l’anima della serata.
Sapete cosa? Come le feste universitarie a Bologna e Forlì nei ruggenti 90's, anche se quel 2 è stato sostituito da un 3 nella prima casellina dell’età, sono convinto che qualcuno e qualcuna non se ne siano andati se non dopo una bella e sana limonata da sedicenni, magari solo promessa e poi realizzata nel weekend appena concluso. Dichiaratevi!! J
Purtroppo non sono tra quelli di questo gruppo eletto, essendo volato in Spagna la quale ancora una volta mi ha sbattuto in faccia i suoi pregi (tanti) e difetti (pochi ma tenaci): una visita a Valencia nel weekend a trovare gli ennesimi due expat romagnoli (belli e felici) mi ha dato due ulteriori certezze, che le tasse in Italia sono un polipo inesplicabile sennò non si spiegherebbe come le opere pubbliche della sola città che ospita Coppa America di Vela e GP di Formula 1 (con appena un milione di abitanti) siano maggiori delle intere nuove opere architettoniche che spuntano deboli lungo il nostro amato stivale nelgi ultimi 20 anni.
Punto due, strettamente collegato al punto uno: Valencia è una città italiana, nel senso che basta contare ciclicamente fino a 20 ed è semplicemente impossibile non imbattersi in un manipolo di connazionali, siano essi giovani al bar, famiglie all’Oceanografic o attempate signore in spiaggia. E nemmeno nomino i camerieri o ristoratori in genere.
Valencia, Italia.
Mi sa che ha ragione il mio amico Richi: se ci contiamo bene bene, e magari ci infiliamo tutti un mini chip sottocutaneo, scopriremo che siamo più dei cinesi e in un movimento continuo, a scimmiottare un alveare di api continuamente in moto per qualcosa.
Tutti in fuga, tutti a rimpiangere la pizza, il caffè e la bella gente italiana, che non esiste più.
giovedì, luglio 29, 2010
Cene, ospitalità, dromomania..
domenica, giugno 27, 2010
Presidenti 2.0 a confronto
Se pensiamo che il nostro presidente fa spesso uso di gogol, direi che siamo in una botte de féro, non trovate?
Due facce della stessa medaglia

martedì, giugno 15, 2010
in finale!
..Travolti da una valanga di racconti e sfiniti da centinaia di ore di lettura, eccovi finalmente l’attesissima lista dei finalisti del concorso Vendoanch’io..
Con queste parole sono stato informato che .. beh sì, anche io sono stato inserito tra i 5 finalisti del Concorso "Vendo Anch'io", ideato dai curatori del programma Vendo Tutto su Radio24.
Sennò, almeno pensatemi profondamente!
martedì, giugno 08, 2010
Arriva il Mondiale
Altrove, una nazione si "sospende" per un mese e tutto, ma proprio tutto, va in secondo piano. Loro davvero, la loro passione per il futbol - e per la patria, potremmo aggiungere - e tutto quel che ne deriva hanno già vinto, prima ancora di scendere in campo. Guardate qui che spot trasmette la TV argentina:
Come si fa a non rimanere affascinati da questo paese che vive una relazione mistica col futbol? E il Brasile?? Per la prossima puntata.
Se vedete spot carini sull'Italia Mundial me li segnalate? Qualcosa un pò meglio di Totti e sua moglie tra le tariffe dei telefoni intendo. Guardate sopra, è ci siamo capiti!
venerdì, maggio 21, 2010
Brasil
Ero partito preparandomi al sub-continente come se fossimo nel 1983: bossa nova, futbol e cajpirinha.
giovedì, maggio 06, 2010
Il calcetto e i sussidi francesi
Ma una cosa, più di ogni altra, dà il senso della vicinanza culturale e dell'umanità della città.
Da tempo seguivo a debita distanza il blog largentina.org e il suo fantastico collettivo di contastorie, giovani neotanos che per seguire un amore o riappropriarsi del tempo sono fuggiti dal belpaese sulle vie di quella che è stata la più grande emigrazione del secolo scorso, ovvero tra le sponde dell'Atlantico: Stati Uniti certo, ma non esiste alcun luogo in cui l'influenza culturale italiana sia più forte che a Baires.
Questi giovani italiani, ragazzi di Alessandria, Bergamo, Roma (ma anche ragazze di Trieste o Latina..) nei giorni scorsi hanno lanciato una sorta di "convocazione" per un calcetto della miglior tradizione pallonara internazionale, Argentina-Italia.
Stanchi di ricorrere ai "Camoranesi" ossia oriundi naturalizzati per quell'ora e mezza, e consapevoli che di giovani italiani nella capitale portena ne vivono a bizzeffe, chiedevano di raggiungere un campetto per sgranchirsi le gambe e levigare la panza.
Beh, succede che rispondo io, per quanto trapiantato per soli 5 giorni. La disponibilità trovata in quel quarto d'ora di chiacchere pre match, parlando con quei ragazzi, non potrò dimenticarla facilmente. Gente dai sorrisi sereni e teste estremamente acute, che in 5 minuti mi hanno fatto sentire uno di loro e con i quali ho proseguito le presentazioni dopo la partita, tirata e forse additittura vinta (la nebbia al cervello dopo troppe - 4 - corse è per me una conseguenza inevitabile).
Non so, mi è parso che quello che ho vissuto sia molto difficilmente replicabile nelle nostre città, almeno al nord, se si ha più di 15 anni. L'agenda va riempita, il tempo e l'orologio guidano le nostre giornate e un pò di grigio e pioggia continuiamo a portarcelo dentro.
E poi la solita capatina parigina, a godere del bello e del consapevole che c'è da quelle parti: consapevolezza che le tasse diventano automaticamente servizi, che i sussidi sanitari o per la disoccupazione non sono sussidiarietà ma reale sostegno per una vita comunque di qualità, all'interno di una società impeccabile e sempre ricca di stile e di sé. Ecco, quello forse rimane un problema con il quale avrei difficoltà a mischiarmi, alla lunga.
Là le relazioni diffuse e "lente" paiono più essere più rare, un privilegio tra i privilegi.. ma questo aspetto mi rendo conto rappresentare sempre più, per me, la grande difficile e inestimabile ricchezza da accumulare e di cui godere nei prossimi anni, per non dire decenni.
mercoledì, aprile 28, 2010
Baires, urcazza l'oca tu mi tenti città tanta!
Mi sa che siamo ancora un pò troppo sicuri
martedì, aprile 06, 2010
Il metodo: fare!
Fare fare fare, cercando di rimanere stupidi e affamati. Inseguire la vita, non farsela sbattere contro.
E ora, ognuno per la sua strada!!!
martedì, marzo 23, 2010
#3 stories
Questa l'impressione che davano a chiunque li vedesse. Occhi negli occhi, lo stesso sorriso e l'andatura svelta, curiosi e avidi di vita. Mille esperienze, sempre insieme e circondati da molti amici. Erano la quintessenza dell'intesa: bastava uno sguardo, una smorfia, un'alzata di spalle e tutto il resto diveniva superfluo. Ricordo di averli visti camminare mano nella mano per ore, senza mai guardarsi in faccia. Potevi sottoporli ad un'intervista doppia per tentare di metterli in difficoltà, ma sono certo che anche in quel caso, ben poche sarebbero state le discordanze tra loro. Non solo all'interno delle visioni intime che una coppia può avere, nei piccoli ricordi di esperienze condivise, nelle progettualità future. In tutto: poteva trattarsi di politica internazionale o del programma di concerti dal vivo da seguire, del menù al ristorante o del momento di rientrare al sabato sera e mai saresti riuscito a metterli in crisi, poichè l'identità di vedute e la sintonia tra loro parevano essere totali.
Poi un giorno lei deicde di accompagnare l'amica alla clinica e, per semplice autocontrollo e quasi per scherzo, decide di sottoporsi alle analisi del sangue. C'è qualcosa che non va, molto strano. Lei sempre così attenta, sportiva, attenta.
Nuove analisi e una condanna inspiegabile: portatrice sana, sieropositiva presto o tardi. Si tratta di HIV e con queste lettere, che lo voglia o no, deve confrontarsi da ora in avanti.
Non riesce a confessarlo a nessuno, soprattutto alla famiglia. Nemmeno alla madre. Decide di chiudere in sé questa terribile vicenda: il "bravo ragazzo" non era tale, lo sconforto prende il sopravvento. Un periodo devastante, poi la ricostruzione partendo da sé stessa. Ora lei ha un altro ragazzo cui ha avuto il coraggio di confessare il duro problema. Pare avere compreso, per ora. Ma il sesso in effetti è un problema.
La "comune".
Tre ragazzi seguono percorsi diversi, studiano lontano o sotto casa, fanno famiglia subito o si trascinano come single impenitente per lustri, vanno a lavorare all'estero o seguono semplicemente il lavoro del padre. Sono uguali e diversi.
Nonostante questo intreccio di percorsi ed esperienze, dopo anni di inseguimento si concretizza il sogno adolescenziale di andare a vivere sotto un unico grande tetto. L'amico americano e la sua bella famiglia fanno da corollario, a volte li raggiungono anche altri amici da tutta l'Europa e oltre. Talvolta con i loro bimbi al seguito, altre nemmeno accompagnati. Alcuni arrivano con il loro jet personale, altri in autostop. La sala per il pranzo e la cena è comune, e le serate sono meravigliose tra discussioni e confronti davvero interessanti e piacevoli. Il futuro li porterà lontano, oppure immobili, ma questa scelta non convenzionale del cohousing li segnerà, in positivo, per tutta la vita.
La coppia serena.
Sostano al tavolino di un bar, si guardano e si sorridono. Stanno per partire per Roma, sono sereni. Si conoscono e si accompagnano da sempre, non hanno avuto altro compagno che quello seduto di fronte. Hanno vissuto una vita dura ma bellissima.
Fin da piccolo ho sempre odiato chi, magari dall'alto della sua maggiore età, mi voleva convincere che la sua era la verità data e magari, per farlo, mi aggrediva con esempi talvolta troppo banali. Ho sempre avuto il desiderio di curiosare, per cercare di trovare la mia verità delle cose. Occorre essere un pò troppo inconsapevoli per poter essere felici: per questo mi incazzo con chi mi suggerisce di evitare di approfondire un tema, di pensare piuttosto di essere ottimista senza corredare con qualche spiegazione questo suo invito. E allora diffido, piuttosto mi fermo a leggere questo. Può essere spiacevole, ma è allo stesso tempo doveroso conoscere anche le sfaccettature più brutte della realtà, per prepararsi al possibile colpo o per anticiparlo con una finta, con un cambio. Come dico sopra, una ricetta non esiste e forse l'unico segreto è davvero quello di cercare di diventare quello che in fondo si è gia.
That's the Massive idea of Paradise. See ya!
mercoledì, marzo 03, 2010
Time
Ci pensavo l’altro giorno, o meglio: una precisa circostanza mi ha fatto pensare a come il tempo sia strano. Se ci pensate bene è la cosa più personale che ci sia, intendo dire nel modo in cui viene percepito, a seconda delle circostanze, degli umori e delle conseguenze cui si associa.
Ero in macchina e ascoltavo la meravigliosa suite di pezzi che accompagna la prima parte dell’album “Home” by Zero 7 e mi sono ritrovato a pensare ciò che la mia mente associava direttamente a quanto stava ascoltando: quanto durerà quel pezzo, tre minuti e mezzo? Com’è possibile che mi rimandi a una sensazione di tempo dilatato, lento, morbido e senza dubbio accompagnato da un sole giallo che tramonta all’orizzonte? Questo proprio non lo so, però mi affascina da matti.
Allo stesso modo, ma da prospettive diverse, se ci pensiamo bene tutti noi spendiamo montagne di ore al lavoro, chini al computer o in lunghi meeting, dietro una cattedra o pigiando i tasti di una cassa o in chissà quante altre attività. Eppure se ci pensate di tutte quell’armeggiare ci rimane pochissimo, giusto un refolo di ricordo estremamente sbiadito. Come mai?
Voglio dire: capisco che c’entri qualcosa l’interesse e l’attenzione, qualcos’altro la sorpresa e la novità estranea alla routine, però non può stare tutto qui, ci deve essere dell’altro.
Recentemente ho letto una ricerca in cui si affermava, apparentemente in maniera molto coraggiosa, che la vera età della felicità comincia verso i 70 anni, quando decadono le responsabilità ma permane la lucidità e la voglia, e si torna padroni del proprio tempo. Che significa tutto questo?
Questo sproloquio non tocca nessuno dei 93 temi che ho elencato brutalmente nel post di sotto e non cerca di effettuare un’analisi seria, o di dare risposte. Oggi sono solamente sconcertato di come una cosa che dovrei conoscere così a fondo mi possa alla fine sorprendere, risultare quasi sconosciuta nella sua incredibile varietà nel modo di manifestarsi. Quanto valgono 40 ore settimanali di lavoro, un’ora e mezza di commuting time quotidiana, il momento di un bacio rubato, i secondi che precedono una notizia drammatica o sorprendente, l’attimo in cui scatta la scintilla di un’idea, gli anni al fianco di una persona che non si ama, i mesi che una nuova vita passa all’interno di amiche che più passa il tempo e più sono belle? Se ci pensate proprio benebene, il tempo ci è davvero sconosciuto ed è molto più frequente che lui guidi noi del contrario, inseguendo alibi scambiati per sogni o le sei della sera per staccare finalmente dall’ufficio. Carpe diem!
lunedì, febbraio 15, 2010
Alla ricerca della gentilezza perduta
Da tempo avevo in animo di scrivere sulla gentilezza, ma forse solo negli ultimi giorni ho vissuto le situazioni giuste, quelle che fanno scattare la scintilla e l’idea (perché come dice quel drogato di talento che a me piace tanto e che si chiama Morgan, senza un’idea non ci si alza dal letto, anche se sono in molti a ignorare questo precetto!).
Hey folks, ma non pare anche a voi che ultimamente ci siamo incattiviti tutti? Perlomeno in Italia questo è lampante, evidente e scontato al punto da essere protagonista dei commenti dei vari Severgnini e Calabresi sui loro spazi sul Corriere e La Stampa.
“Stronzo!”, ecco come si salutano due sconosciuti! Oppure si entra al bar e l’uomo dietro il bancone manco accenna un saluto, ti guarda tra l’interrogativo e lo scazzato e muove appena il sopracciglio, tanto ti basti sembra voler dire. ‘zzo vuoi?
Siete mai entrati in un negozio chessò di abbigliamento col puro interesse di vedere che c’era di interessante appeso alle grucce? Dite un po’, il proprietario non vi ha guardato forse come se aveste un collant sceso sulla testa e magari un revolver in mano?
Eppure c’è stato un periodo in cui la gente era naturalmente gentile, il che non vuol dire ossequiosa ma tesa a curare la sottile arte dell’accoglienza, quella celebrata in copertina nell’ultimo numero di Monocle e che, con l’indotto in termini di servizi in grado di generare, rappresenta il primo generatore potenziale di PIL nel mondo, sempre che questo indice interessi ancora qualcosa a qualcuno. Poi, tutto è cambiato: colpa dell’effetto serra, della sfiga, delle cavallette o della deriva dei costumi e della pace sociale che, partendo dalla tv si è trasferita in seguito in ogni stanza e ruolo istituzionale del paese e quindi, conseguentemente, nelle abitudini quotidiane di molti che ci troviamo di fronte quotidianamente e addirittura forse di noi stessi?
Beh io questo non lo so, ma il fatto di viaggiare tanto (scrivo dal volo LH 464 diretto da Francoforte a Orlando, su una poltrona di business grazie all’insperato upgrade Lufthansa, una grande gentilezza grazie!) mi porta a veloci ma indicativi confronti con quanto avviene all’estero, soprattutto in certi contesti. Beh la realtà tristissima ma inconfutabile è che noi ci siamo rassegnati ad un livello decisamente basso e anche appannato delle relazioni umane, un mix di arroganza, disinteresse e furberie che quotidianamente si mette in conto di ricevere e che quindi, inconsciamente, si finisce con l’accettare come “inevitabile”, contribuendo con la propria quota di aggressività e boria verso l’esterno.
Proviamo a fare il contrario, io e voi che mi leggete? Eddai!
Facciamoci la promessa che regaleremo 2-3 sorrisi al giorno (soprattutto voi ragazze, il sorriso di una ragazza cambia il senso di una giornata, almeno a me!), che andremo solo al bar o al ristorante dove siamo certi di incontrare un ambiente accogliente anche se magari più lontano e meno “comodo”, che eviteremo i negozi in cui se non si è il notaio del quartiere si viene periziati da cima a fondo come se avessimo una merda di cane appiccicata alla faccia. Diamo gentilezza, cerchiamo ospitalità, diffondiamo il verbo: dall’asfalto cresceranno le margherite!
Se ce l’avete vi chiederei di segnalare un luogo in cui idealmente appiccicare la “stella gentilezza”, da divulgare in modo che questa sua nobile attitudine venga premiata. Allo stesso modo, sputtaniamo e mandiamo in malora tutto ciò che ci tratta come un inconveniente tra i piedi nelle loro giornate egocentriche: da Alitalia alle compagnie telefoniche, dal concessionario col fazzoletto nel taschino che manco si volta quando entri (salvo finire fallito tre anni dopo) fino al commerciante che non saluta e propone 5 euro di sconto per una spesa di 500 agitando l’orologione e piangendo miseria.
Parto io: c’è un bar a Verona appena fuori la porta di Piazza Bra dove saluta con uno squillante “ciao!!” all’ingresso non solo il personale di “front line”, ma anche la barista seminascosta nel retro! C’è una consulente a VeronaFiere che avrà sempre il mio rispetto per la cortesia che mi ha regalato, sopra alle relazioni di lavoro! A Ferrara c’è Orsucci che non ha nemmeno bisogno di presentazioni ma che non può non essere inserito in questa prima listina. Per contro, provate ad andarvi a iscrivere alla palestra Millenium da perfetti sconosciuti e mi direte… che lista lunga ci sarebbe da fare! Facciamo una top 5 dei luoghi o delle situazioni più piacevoli e anche di quelle più sgradevoli? Occorre premiare! (e bocciare).
Kindness to change the world! E ci ho ficcato pure lo slogan… vi ho servito bene o no, lettori gentilissimi e affezionatissimi??
Per stavolta è andata così, ma preparatevi che presto ne leggerete delle belle su Netsukuku (??) e Kiva.org (??), expat e stress, vite preparate a tavolino e valore del dono, neonati e tasse, figas e longdrinks, dizione e concerti, Parigi (again!) e Londra, fotografia e golf, cuccioli e pareti dipinte, conoscenze al bar e in chat, cambiamento e abitudinarietà, adultescenza e IMN “la comune”, cylcefestival e visitmotorvalley, amore e promiscuità, riconoscersi più nudi e per questo fare ciò che è davvero “bene”, nightlifers e bloggers, film marchette e film manifesto, fiere e convegni, capitani che perdono ma vinceranno e radici da rafforzare, ironia e apatia, sorrisi e cultura, vecchie amiche che tornano e l’ultima serie di Lost in cui tutto pare tornare, Samuel, Emma Jo e tutto quello che non potremo lasciare loro, politici e pubblicità, nuoto e corsa, documenti programmatici e residenza mobile, fantasia ed equilibrio, curve pettinate in moto e sole latitante, cucina e bottegai, pompieri, puttanieri, vivaisti, alcolisti, vite liquide..
Di come si debba vendere tutto ciò che si possiede!! Perché questo tutto non fa altro che appesantire il nostro movimento (thanks to Vendotutto su Radio 24) e allora come faremo a fare le finte in un lampo?
..e di 250 mila miglia volo premio che sto pensando dove spendere e su quanti giorni o mesi spalmarle!
Bye
Today’s recipe:
Stay - Erykah Badu
The American – Nouvelle Vague
Fine social scene – Zero 7
Le fleur – 4 Hero
Under the milky way – The Church (occhio che qui vi scapperà il piedino che batte!)
PS: qui in Florida c'è di tutto ma chiunque, anche il più troglodita, si sforza di essere accogliente. Oggi la ragazza delle pulizie s'è fermata appositamente per augurarmi "Happy Valentine's day". Così va una delle più grandi economie del turismo mondiali. Basterebbe copiare.
venerdì, gennaio 15, 2010
Tutto ciò che sta tra tra i pensieri delle due e delle tre
Prendi una trasferta di lavoro alle piramidi con un gruppetto sconosciuto. Metti che le compagne di taxi facciano un lavoro assimilabile al tuo, in un'organizzazione più grandicella e con qualche anno di esperienza in più sulle spalle. Però le loro presentazioni e il loro standing è così ricco che pare qualcos'altro, qualcosa di affascinante e irraggiungibile, come quando mandavo curriculum per fare l'agente di collant e professioni del genere era troppo perfino sognarle.
Persone piene di sè o persone brave? Semplici curiose o veri professionisti in grado davvero di arricchire il mio background? Dopo due giorni di frequentazione sono certo si tratti del secondo caso.
Quindi: occasione giunta al momento opportuno per ricordarmi come lo spettro delle possibilità possibili sia sempre ampio. Di come ogni cambiamento comporti per definizione una modifica radicale di vita, sennò non si chiama cambiamento; di come la mia professione non mi sia caduta in testa ma come sia stata io ad inseguirla strenuamente, amandola da sempre.
L'unica via è quella di analizzare i fatti e trarre da ognuno di essi conseguenze logiche, da elencare in semplice sequenza su un block notes sufficientemente qualsiasi.
Amo viaggiare e non risiedere; amo il nuovo e sono curioso; non ho esperienze straordinarie alle spalle, nè personali nè famigliari: mio padre non è stato inviato ai lavori forzati e non ho vissuto in un'enclave russa sul Baltico. Ho tanto da imparare, e tante comodità. Mi piace una ragazza o forse accarezzo la piacevole idea di questa relazione difficile e distante. Devo sfrondare i rami secchi, anche se a 35 anni come a 15 vorrei leggere tutto, conoscere tutti, vedere tutti i film, fare tutte le esperienze.
Ad esempio, perchè non imparare a cucinare? Accarezzo l'idea di una fuga verso l'esperienza di vita come waiter da secoli e non so nemmeno farmi una frittata, sciocco no? E lo studio delle lingue? In pratica non ne parlo bene nemmeno una, eppure non ho nemmeno scartato l'idea di studiare come si deve anche il francese, se non il portoghese. E quel master sul management of renewable energies? Seattle, right? bleah!!
Se è per questo, il vero sogno della vita rimane quello di scrivere il soggetto di un film e poi girarlo.. no! in realtà il sogno è quello di "mettersi in proprio" ed elaborare nuovi progetti di incoming turistico grazie al web marketing e alla strategia del customer care in salsa motoristica. Anzi no, il sogno è quello di guidare una Fondazione dalle finalità filantropiche. Naturalmente tutto ciò dopo che avrò realizzato il vero sogno: un tuffo in compagnia di chi amo laggiù, dove l'acqua è più blu... avete mai sentito parlare di lencois maranhenses??
Inshallah!
This post's soundtrack:
- Diabolus, Cinematic Orchestra
- Crying, TV on The Radio
- 75 Degrees, Richard Ashcroft
PS del 26 gennaio: Poi una visita all'Ambasciatore al Cairo mi getta nello sconcerto più folgorante.. il mio lavoro mi sa emozionare ancora, di quell'emozione che ti fa tremare la voce e sudare le mani. Chebbello allora vuol dire che sono ancora ancora giovane, che il tempo non mi ha ancora inaridito del tutto!! Vissuto questo, che potrà mai essere una biondina lontana, o la lontana idea di una relazione di lontano? Ma scrivilo questo documento programmatico, ma vivi l'ebrezza delle figuracce, ma chiudi il sipario su questa esperienza ora, quando ti senti sul gradino più alto eppure non sai dove puntare lo sguardo!!
".. sometimes I forget, that we're supposed to be in love, sometimes I forget my position.."
venerdì, gennaio 08, 2010
Ventidieci // strade
".. Strade che si lasciano guidare forte, poche parole piogge calde e buio..
tergicristalli e curve da drizzare, ..strade che si lasciano dimenticare.. "
Eggià, un'altro anno alle spalle e uno nuovo di zecca ci accoglie, ma non invecchiamo mai nel nostro paese immobile. Sempre giovani, sempre genazione di mezzo, i più Lost! della "lost generation" mondiale, secondo le parole del Nobel Prize Paul Krugman, che tutti noi abbiamo studiato almeno un pò.
Ci deve essere qualcosa che non va se il driver dello sviluppo mondiale è un paese - almeno dal punto di vista politico - post comunista ma soprattutto autoritario come la Cina, non trovate? Che facciamo, tifiamo India e Brasile in questo mondiale delle economie in crescita, o accettiamo l'idea che vivremo con meno di quello che abbiamo avuto? Dilemma del prigioniero, ma per ora dei luculliani pranzi delle feste.
Al di là di questo, c'è da dire che sono un commuter. Uno di quelli che la macchina la usa tanto, l'ha sempre usata e, tralasciando gli amari commenti sull'inefficienza delle reti dei servizi di trasporto pubblici nel Belpaese, gli piace farlo. Che figata ragazzi, tiri fuori il tuo "mezzo" dal garage, ti sistemi per benino, innesti la prima. Brummm brrummm!!! eeh?
Ora, so di gente che odia andare in macchina, di altri che - orrore! - non ce l'hanno nemmeno. Dico io: vi rendete conto di ciò che vi perdete? Al massimo, se ti chiami Alain e vivi nell'Île de la Cité a Parigi allora posso comprendere: hai 14 linee di metro, gli autobus, la RATP, la RER e pure le Vélib! Ma se sei un'italiano?? E con questa mi sono del tutto sputtanato come organizzatore di fantomatici Bici Festival..
Vivo l'auto, spesso, come come la mia personale seduta psicanalitica. Nel senso che le e mi parlo, la e mi ascolto, mi analizzo o perlomeno ci provo. Compio elaborazioni mentali clamorose ma anche pensieri raffinati ed estremementi lineari. Formulo ipotesi, le seleziono. A volte decido.
Come quella volta che, solcando il bel mezzo del nulla tra i confini provinciali di Ravenna, Bologna e Ferrara di colpo mi fermai, preso dall'emergenza di appuntarmi cose straordinariamente importanti, convinto anzi assolutamente certo che fossero l'illuminazione, il "soggetto" del resto della mia vita, almeno quella studentesca. Naturalmente non fu così..
Un'altra cosa bellissima che da sempre si associa all'utilizzo dell'auto, specialmente per i viaggi medio lunghi (sapete per me medio significa un'ora e mezzo al giorno, e a volte - ma solo a volte! - arrivo ad invidiare certi amici miei che ce ne passano 7 o 8 di ore, lungo l'A1), è l'universo musicale che si scatena al suo interno. Dall'autoradio Alpine che valeva più della Renault 5 in cui era collocata fino all'integrato attuale, l'impianto stereo rappresenta una componente imprescindibile: una ricca selezione di CD (o file mp3 oramai) sempre a disposizione nell'abitacolo ancor di più. Perchè il bello non è cantare, ma urlare a squarciagola e allo stesso tempo simulare l'assolo della Gibson Les Paul (R.I.P.) o la rullata di batteria, oppure almeno dilettarsi nell'essere il DJ della propria giornata e ritrovarsi ad azzeccare il groove giusto, al termine di un'intensa riunione di lavoro.
E poi, facile ricordare con libidine quel faticoso e e piuttosto sconcio petting dei primi anni '90, ospiti dell'angusto sedile posteriore. Ma dite la verità, chi di voi non ha mai dormito nella propria auto almeo una volta? E' stato scomodissimo, vero? E però lo ricordate con struggente malinconia, arivero?
Il viaggio notturno poi è un tema a parte, e quello notturno in solitaria personalmente si colloca nella categoria delle cose irrinunciabili, inalienabili e addirittura antropologicamente utili, intendo dire per innalzare il personale tasso di benessere. So bene quel che mi perdo a rinunciare ai mezzi pubblici, cose come la socializzazione l'acculturamento il riposo e altre menate simili. Però che posso farci se sento quasi una dipendenza da quel momento in cui, comodo e rilassato lungo la corsia di mezzo della A14, col "pezzo" giusto in onda e al volume giusto, finalmente mi accendo una sigaretta per giusto un paio di volute di fumo... impagabile davvero.
Non so perchè ma non me lo sono mai personalizzata, la macchina di turno che mi spostava il culo. Nessun nomignolo o smancerie varie, riservate a Violante. Nessun gadget strano ad esclusione di un garage che con la stessa somma a Buenos Aires, nel fighissimo quartiere di Palermo Soho e al cambio attuale, ci compri un appartamento con terrazza patio e solarium. Solo tanta strada vissuta.
Secondo un veloce calcolo forse 600 mila chilometri, i migliori monologhi della mia vita e qualche litigata ben riuscita. Se guardo avanti, non vedo luogo migliore per le mie prossime dichiarazioni di vita e d'amore. In macchina, perchè no???
Ad ogni modo gente, non piangiamoci addosso.. animo!! energia!! queste le dieci "dritte" che cambieranno il mondo nel 2010, cominciate a pensarci!
" .. Ti guardo che mi guardi non so se salutarti.. o fare finta che non sia già tardi..".. o forse meglio dire ".. baby you can drive my car.. yes a wanna be a star... "
