lunedì, agosto 30, 2010

Somewhere, c'è un imbuto

Ciao. Ho delle cose da dire, ma non sono ispirato per nulla. Vado avanti, vediamo.

... innanzi tutto: tornando al post precedente, ci sono altre cose che farei con te: per esempio, ti porterei al Festival del Cinema di Venezia, e magari ci imbucheremo alla festa delle produzioni indipendenti a San Servolo. Poi, chissà, sarebbe il turno del Sundance Film Festival, con annessa capatina nella mia beloved Bay Area, nella rada del Berkeley Marina.... potremmo noleggiare un piccolo cabinato e fare qualche bordo di bolina.. ma sono fantasie. Ah! Ti canterei "Something" di George Harrison, appena un sussurro nell'orecchio. E invece chissà che fai, tu.


Vacanze lente ed istruttive ridanciane cenistiche nel posto più bello e idoneo nel mondo, l'Italia.
In questa coda dell'estate c'è chi fa figli, siano esse famiglie di amici o blogger ex "easy going".

Io invece ho fatto un pò di bilancio di metà anno e devo dire che di cose in questo 2010 ne ho intraprese. Tutte, dico tutte, mi hanno lasciato quella sensazione, in coda.

Ho fatto del "quasi teatro", e all'ultima lezione ho colto quell'attimo che mi faceva intravedere tutto quello che ci sarebbe stato dietro&poi, una volta riuscito a spogliarmi di tutte le sovrastrutture.
Sono stato a Parigi, poi Valencia visitando expat che potevo essere io, poi solo per un attimo sono riuscito a cogliere quel che davvero si prova vivendo quell'esperienza. Appena cercavo di rispiegarmelo però, era già scivolato via.
Ho fatto un corso di vela vivendo una bellissima settimana, ma anche lì solo per un momento ho realizzato cosa volesse dire vivere come un equipaggio, in perfetta armonia ma anche in totale balìa degli elementi della natura.
Bellissima sensazione, un soffio di vento che se ne era già andato però.


Tutte esperienze così, interrotte o perlomeno non completate. Cosa potrà significare?


L'itinerare porta consiglio, ma annacqua e rischia di far fare valutazioni sbagliate: le radici, se non ci sono, vanno create. Mia mamma, Fellini, una telefonata o un pomeriggio in piscina hanno irrobustito le mie, così come una sera spera a ricordare i giorni adolescenti al liceo.

Penso che da qualche parte ci sia un imbuto sufficientemente grande da poter buttarci dentro tutto quello che vorrei fare, imparare, esplorare e conoscere, grazie al quale poter poi raccogliere una scelta dall'altra parte. Ma mica la più intelligente o redditizia, no!
Dico la prima che viene fuori, quella presa a cuor leggero dopo aver finalmente sentito la proria vocina dire "ora"! Dicono che è così, che va..
Comunque: quando si realizza finalmente di conoscere un pò di più sè stessi, tutto cambia prospettiva. Sembra quasi di essere curiosi per la prima volta, domandandosi dove si fosse nascosto tutto questo gusto, fino al giorno prima.

Poi sono andato a Mosca, come sempre più o meno di volata, svogliato più che mai. Naturalmente sono rimasto per questo travolto dall'euforia e dal caos, ma anche oppresso dalla bruttezza di certe facciate e di alcuni atteggiamenti. Ma anche quell'esperienza mi ha lasciato un insegnamento. Quando la giovane e rampante civettuola, Managing Director di questa multinazionale tascabilissima ma arcigna (lo si capiva dalla spilletta a forma di utensile appuntata con orgoglio all'occhiello all'occhiello della giacca del suo socio, orribile ma portata con un orgoglio tale che sembrava una rosa), se ne è uscita con questa bordata: "Sognare è bello, ma dire di sì è la cosa in assoluto più bella di tutte!". E pensare che lungo tutti quei giorni, dalle attese all'areoporto ai trasferimenti in taxi, ho tenuto fermo Storytelling dei Bluvertigo dal mio ipod. Ti assicuro che avere i panorami di Mosca davanti agli occhi e sentire "Complicitààààà, il sogno di sempre.." nelle orecchie è davvero qualcosa di strano.




Ho ben chiari nella testa un progetto di business, uno da lanciare in radio (quasi pronto al lancio!) e uno di fotografia ancora in embrione. Penso che in ogni caso vadano covati e portati alla luce, con qualsiasi futuro dinnanzi. Come mai non sto mai fermo, ne trovo sempre una nuova?? Mah! Ad ogni modo, voglia di mettere le energie sull'attività lavorativa pari a zero.

C'è chi va a Londra, chi rivaluta le cose da Parigi, chi riparte dal punto interroto e chi, spero, esplora nuove strade.

Hai letto "Un giorno" di David Nicholls? Il libro più bello degli ultimi 10 anni, davvero. Ognuno di noi vive con una Em o un Dex, vicino o lontano, prima o poi. Stanno già lavorando al film, ma tu prendi e leggi il libro.

Negli ultimi anni ho scoperto Sofia Coppola e credo che il suo tocco - sia come sceneggiatrice che come regista - sia magico, e che quella scena finale di Lost in Translation abbia pochi pari, almeno negli ultimi 10 anni.

Poi, nell'autunno del 2009, durante i miei giri parigini ri-scopro i Phoenix e quel loro indovinatissimo sound dei primi tre pezzi d'acchito di Wolfgang Amadeus Phoenix, uno stile e un ritmo da Tshirt e gilet leggero, foto sfocate controluce e rayban wayfarer addosso.

E ora che ti scopro? Che Thomas Mars cantante e cantautore dei Phoenix è il compagno della Sofia, e che hanno pure due bimbe, Romy e Cosima (!). Vivono a Parigi, dove la luce è perfetta per girare scene, anche soltanto con gli occhi e le mani allungate a mimare un frame. Non vedo l'ora di vedere il suo prossimo imminente lavoro, Somewhere, in lancio al Festival del Cinema di Venezia venerdì 3 settembre. Anche per capire com'è che ci sono così tanti camei interpretati da attrici italiane, anzi pare che una parte del lungometraggio sia ambientata in Italia. Si finisce sempre lì... esiste ancora oggi "La dolce vita" italiana? Nella cucina, forse?? nel patrimonio artistico??
Irene Tinagli qualche settimana fa su La Stampa ha compiuto la solita lucidissima e spietata analisi su quanto si stia drammaticamente perdendo anche questo aspetto ora, a causa di incapacità e politiche della mano tesa laddove occorrerebbe solo pianificazione. Ma ne parlo nel prossimo post.

Scritto di merda, ma forse utile come promemoria sta sbrodolata! Vi lascio con il trailer di Somewhere
PS: come vedete le foto che metto a corredo dei post saranno pure reali e spesso scattate in condizioni di fortuna, o di fretta. Ma fanno cagare!! Amici fotografi, vi va di collaborare matchando qualche vostro scatto con i miei prossimi sproloqui??!







domenica, agosto 15, 2010

Il senso sfocato dei desideri

Ti scriverei un racconto, ti scatterei una foto, ti prenderei per mano lungo Cow Hollow, guardando il Golden Gate.

Mimeremmo le scene dei film della Nouvelle Vague e sorrideresti sotto il broncio alla lounge dell'aeroporto, ripensando alla vista dallo Unique.

"Moon Safari" solo per le nostre orecchie, da Rue Dautancourt fino alla nostra zattera attraccata fuori la metro di Chalk Farm.

O "Somersault", che arriva piano da una finestra mentre mi fai l'apologia di Barcellona e dell'anarchia come forma di governo.

Ti benderei fino al posto 3A, decisi a visitare gli amici d'oriente e di occidente. Saluteresti tutti con due baci sulle guance.

.. e poi ai tavolini di Revoire, Dovesi, dell'Ambasciatori, del Poliziano, dell'Antidote, del Cafè Trieste, al Philosophes, Greco e chissà quanti altri, commenteremmo la folla che passeggia, immaginando le vite degli altri, vizi e virtù.

martedì, agosto 10, 2010

Caprera, Polinesia

Succede che con le persone che ti stanno intorno, persone che non hai mai visto prima e che hanno età, provenienze e lavori diversissimi dai tuoi, nasce qualcosa. Una cosa che non è solo amicizia perché li conosci da troppo poco tempo, una cosa che non è amore perché quello lo riconosceresti. E' una cosa che non hai mai provato perché non sei mai stato in un posto che sembra il paradiso con l'odore del mirto e del mare, perché non hai mai passato 7 ore in mare ogni giorno, perché ogni sera sei stravolto e sei felice e le facce abbronzate che ti stanno intorno assomigliano alla tua, perché sono sorridenti. Allora capisci che non è amore, non è amicizia, è qualcosa di più è come se le persone che ti stanno intorno fossero un po' anche te, come se l'isola e la scuola fossero uno specchio in cui ognuno scopre una parte di sé che non conosceva, e tutti la sera in camerata prima di addormentarsi sentono quel muscolo nuovo che vibra sotto la pelle, e sanno finalmente dargli un nome: si chiama passione e un po' ti fa capire chi sei, perché finalmente hai capito cosa ti piace".
C'è forse qualcosa da aggiungere? Forse sì: che questa è la descrizione del Centro Velico Caprera che diede Matteo Caccia nella sua trasmissione Vendotutto, qualce mese fa, il giorno in cui mise all'asta un corso settimanale di vela.
Le passioni possono essere intrinseche a noi, oppure possiamo scovarle in noi: io ancora non so se mai ho "trovato" una nuova passione nella vela, quindi non so se ho scoperto finalmente qualcos'altro di me, però ho capito il significato di quelle frasi virgolettate là sopra.
L'ho capito perchè ho trascorso una settimana a Caprera, inizialmente tra stanchezza, paura e paura del disinteresse, presto sostituito da desiderio di apprendimento e "distacco" temporaneo dal mio mondo, a loro volta divenuti presto senso di sopraffazione degli elementi naturali sui propri pensieri, incapacità di pensare a tutto quanto era stato lasciato fuori da quell'arcipelago.
In fondo è un pò come sentirsi proiettati in una dimensione paragonabile a quella di "Lost", con un gruppo "nostro" e uno riferibile agli "altri", un senso di mistero e uno di condivisione sempre presenti, le due parti del cerchio come in un Tao.
Ci sono soprannomi che, al solo pronunciarli, hanno il potere di sentirsi come dopo una settimana in una Spa ("Polinesiaaaa!!"), c'è un vocabolario che descrive un mondo di componenti e di azioni nautiche che sembra aramaico all'inizio, e diviene naturale dopo solo una settimana.
C'è che il ritmo è incalzante e sembra di essere sopraffatti, ma come sempre il fisico reagisce prima della mente e la guida al nuovo lifestyle, con naturalezza. Si scoprono compagni di corso che sembrano te, coi loro atteggiamenti e pensieri sull'Italia decadente (ebbene sì, pure lì!), l'altruismo e il cameratismo in barca.
L'ineffabile senso di intima soddisfazione nel constatare che la parola equipaggio significa uno e gruppo allo stesso momento, e che si sta facendo una bella figura nel farne parte.

Poi ci si cerca, si commenta, si condivide una bottiglia di mirto a collo, si canta attorno ad una chitarra. Ci si sente adolescenti a 35 anni, adulti a 18, entusiasti a 60. E poi il discorso di commiato che ci coinvolge e ci commuove. "un pezzo del vostro cuore s'è già staccato e giace sul fondo di Porto Palma"; "Una volta caprerini, per sempre caprerini"; "potrete parlare di tutto questo solo con chi ha vissuto le stesse esperienze: quando vi sembrerà di aver dimenticato tutto, un colpo di vento tra i palazzi in città, o l'azionarsi del tergicristallo, aprirà il portone dei ricordi e un fiume in piena si riverserà su di voi aprendo un mare di sinapsi".
Certe frasi colpiscono duro.
Ancor più forte poi è ritrovarsi a sbirciare all'aeroporto due istruttori scambiarsi effusioni e versare lacrime, dimentichi delle famiglie che li aspettano a casa.
Non so se la vela sia già diventata una mia passione, saranno i prossimi mesi a dirlo. Ad ogni modo Caprera è stata una bellissima esperienza che consiglio a tutti, anche in età adulta. L'insegnamento più grande è sulle passioni in sè: scovarle è un pò come imparare a conoscere sè stessi, qualcosa di straordinario che per questo va inseguito lungo tutto il corso della propria vita. Chi ha passioni, si ricordi di alimentarle sempre; chi non le ha, si dia da fare per trovarne. Il segreto? il solito: mettersi in gioco.

venerdì, luglio 30, 2010

Riprendiamo da: cene, ospitalità, aree di interesse condivise

"Boooh.. non lo so... VAADOOO??!?

N. mi ha invitato a casa di questo tale che manco conosco, per una grigliata.

Che poi io non ho nemmeno tanta fame. E sono pure stancotta dopo la giornataccia oggi al lavoro. Che faccio.. VAADOOO?! Massì.. almeno ci sarà anche la mia amica, così se non so con chi parlare, almeno non mi annoio. Poi magari con un pò di fortuna incontro qualcuno interessante, anche se di questi tempi.. mi accontento di uno appena simpatico GUAARDAA... con alcune aree di interesse condivise, semmai.

Poi mi dicono che ci si diverte là.. dai VADO!

Ok, eehh cosa mi metto??! Mah! direi che è perfetto per semplice top nero aperto dietro e le scarpe aperte davanti, così da far contenti i feticisti. Tutti sti maschi che vanno MAATTII per i piedi scoperti. Come quella volta che al mare ho sorpreso quel signore che me li fotografava col telefonino mentre fingeva di scrivere un sms, quel maiale.."

""Ka' madona ragazit, che FIGATA!! Vabbé ci sarà da tribolare ma vai trenqui che si fa volentieri, che intanto mi faccio quei 3-4 BIRRONI per carburare più 4 chiacchere coi ragazzi.

Da V. ci si SPAVANA sempre, che poi finisce sempre che arriva qualche bella PATATA inaspettata così almeno si sfoga l'occhio, se va bene ci scappa anche il suo telefono.. ANVEDLLORA guarda! Kà madona ac sirada! Che poi finisce che qualcuno SBOCCA nel giardino, nella migliore tradizione!! MOCCCIAAAO c'è anche il canale, amciapp su la canadapesGa che nel caso, una in acqua e una in bocca.. MUUUUAHAAAHAHAAHAHAHAAH!!!

Poi la prosima smana a vag a trùar al Principe MOCCIAAAAAOO!

Grandi salsicce, grandi pitone, grandi castagne!!!! MUAHAHAHAHAH!!! :-)))""


Non sapete la gioia per aver battuto questo record: il record di ospiti nella tradizionale grigliata d’estate a casa dei miei, intendo.

Ormai è una tradizione, ma il bello è che non si sa bene per chi sia una tradizione. Perché ci sono gli amici storici del Gruppo Fefo, ormai in conversione veloce verso il gruppo papà (scopatori!! BRRRA-VI!), poi altre persone che costituiscono la mia “rete” sociale e che muta, cresce, si modifica. Qualche stronzo viene depennato, stop.

Un’altra cosa bellissima, che mi rende estremamente orgoglioso, è che ognuno degli invitati sa che può portare con sé altri amici, sia che io li conosca o che mi siano sconosciuti. L’unica regola è che vengano accompagnati da sorrisi, felicità ed energia, non necessariamente in quest’ordine e tutti insieme.

Insomma l’importante è che si sia tanti, tantissimi, stretti, nel casino, accaldati e costretti a calmarli, mentre continuano a versarsi bicchierini di limoncino o si ostinano a girare la manopola del volume nell’amplificatore.

Come dice il Direttore Stefano Bottoni, in un’intervista a margine della conferenza stampa di presentaione della 23esima edizione del Ferrara Buskers Festival, happening per il quale non ci sono più aggettivi e che rischia di scivolare un pochino nell’ovvio, dicevo come dice lui “che bello!!!”.

Sì, è vero, chebbello!! Perché spesso ci dimentiamo di ricordarcelo e di sottolinearlo. Che ci sono cose che ci fanno stare bene, che ci inorgogliscono, che ci fanno felici.

"The little things that make me so happy..", come cantava Noel Gallagher in un vecchio trasognante B side che non andrebbe mai ascoltato senza essersi accertati di essere sufficientemente forti ed equilibrati, per non rischiare di ritrovarsi con un volto rigato di lacrime salate, ricordando quanto era eccitante fiancheggiare Marble Arch alle 8 e 40 ogni mattina.

A me fa felice l’ospitalità, aggregare persone meglio se per ludici motivi, mi appaga intimamente.

E chi se ne fotte se apparentemente non ho tempo, se tizio non è in buoni rapporti con caio, se costa qualcosa, se devo spendere qualche ora nei giorni precedenti nell’organizzazione, tra spesa preghiere ai miei e una slavina di sms. Se il risultato è quello del 20, mi ripaga di tutto e con altissimi tassi di interesse.

Ma la cosa più bella è data dagli amici che, per puro spirito di servizio e comunione d’intenti, si offrono per dare una mano, per preparare le braci o apparecchiare, offrono quella che rimane la cosa più preziosa: il loro tempo. “Che bello!!”.

Poi quest'anno c'era la coincidenza voluta del 20 luglio, che non ho annunciato ma sapevo essere “El dia del amigo”, celebrato un po’ in tutti i paesi sudamericani e secondo me segno lampante della superiorità culturale di quei modelli sociali rispetto al nostro, tutto stretto tra furberie e menefreghismo dalle gambe corte.

Il 20 luglio occorre fare qualcosa e spendere il proprio tempo per gli amici, e in questo credo davvero di avere assolto ai miei doveri.

Un tempo, credevo di essere bravino in questo tipo di iniziative ma poi, preso dall’ansia della prestazione e dalla cura dei particolari, finivo per non godermela, impegnato com’ero a sostenere la conversazione con chi tendeva ad isolarsi, trovare il ketchup a chi lo chiedeva o raccogliere i piatti per liberare i tavoli per il gelato.

Poi, molto aiutato dall’esperienza accumulata sul lavoro, ho modificato qualche atteggiamento e allentato l’ansia, con ottimi risultati. La Frabetti sarebbe orgogliosa del suo "cane ululante", che ulula ancora ma ha anche imparato a fermarsi, a volte.

Inviti sì, ma senza l’assillo di non avere nemmeno le sedie sufficienti per farli sedere; calcoli sì, ma poi chi se ne frega se c’erano piadine e coca cola per un reggimento e gelato solo per una selezionatissima parte degli invitati alla cena.

"Se ci sarà adesione, energia e promiscuità, tutto il resto andrà di conseguenza" ecco quel che ho pensato e credo di aver ben colto l’anima della serata.

Sapete cosa? Come le feste universitarie a Bologna e Forlì nei ruggenti 90's, anche se quel 2 è stato sostituito da un 3 nella prima casellina dell’età, sono convinto che qualcuno e qualcuna non se ne siano andati se non dopo una bella e sana limonata da sedicenni, magari solo promessa e poi realizzata nel weekend appena concluso. Dichiaratevi!! J

Purtroppo non sono tra quelli di questo gruppo eletto, essendo volato in Spagna la quale ancora una volta mi ha sbattuto in faccia i suoi pregi (tanti) e difetti (pochi ma tenaci): una visita a Valencia nel weekend a trovare gli ennesimi due expat romagnoli (belli e felici) mi ha dato due ulteriori certezze, che le tasse in Italia sono un polipo inesplicabile sennò non si spiegherebbe come le opere pubbliche della sola città che ospita Coppa America di Vela e GP di Formula 1 (con appena un milione di abitanti) siano maggiori delle intere nuove opere architettoniche che spuntano deboli lungo il nostro amato stivale nelgi ultimi 20 anni.

Punto due, strettamente collegato al punto uno: Valencia è una città italiana, nel senso che basta contare ciclicamente fino a 20 ed è semplicemente impossibile non imbattersi in un manipolo di connazionali, siano essi giovani al bar, famiglie all’Oceanografic o attempate signore in spiaggia. E nemmeno nomino i camerieri o ristoratori in genere.

Valencia, Italia.

Mi sa che ha ragione il mio amico Richi: se ci contiamo bene bene, e magari ci infiliamo tutti un mini chip sottocutaneo, scopriremo che siamo più dei cinesi e in un movimento continuo, a scimmiottare un alveare di api continuamente in moto per qualcosa.

Tutti in fuga, tutti a rimpiangere la pizza, il caffè e la bella gente italiana, che non esiste più.

giovedì, luglio 29, 2010

Cene, ospitalità, dromomania..

Avrei mille cose da scrivere, profonde suggestioni e mirabolanti aneddoti e dotte morali, ma cazzo non ho un minuto per scrivere.
Speriamo che il vento, la luce e il mare mi aiutino a ritrovare il mio tempo lento, un tempo profetizzato due anni fa, che sta per tornare. Oppure no.

Provate le nuove funzionalità e mettetevi un raggio di sole d'estate nel taschino :)

ev

domenica, giugno 27, 2010

Presidenti 2.0 a confronto

Tralasciando quello che fa quel sempre più abbronzato di Obama, scopro per caso che nei giorni scorsi il Presidente russo Medvedev ha visitato il quartier generale di Twitter, il programma di microblogging con sede a downtown SanFrancisco. Si è subito attivato un profilo.
Se pensiamo che il nostro presidente fa spesso uso di gogol, direi che siamo in una botte de féro, non trovate?

Ooooh! che Medvedev adesso non se la tiri: pur senza dire nulla di sensato, ho 65 followers pure io!

Due facce della stessa medaglia

Mi sono divertito da morire, che è quello che conta.
Si sono divertiti gli amici che mi hanno accompagnato, che è quello che conta ancora di più.
Ho ricevuto pensieri carinissimi, testimonianze di amicizia leggera che mi hanno anche sorpreso.

L'esperienza di finalista ad uno pseudoconcorso radioletterario, fianco a fianco con un direttore di rete RAI e qualche altra faccia nota del grande schermo credo che mai avrà un seguito, va presa per quel che è ma al contempo mi ha lasciato un piacevole gusto dolce in bocca, soprattutto grazie alle robuste ancate e ai gin tonic nel DJ set post concorso, tra gli autori e i conduttori del programma radiofonico che ha cadenzato le mie sedute di running e parecchie conversazioni non solo con Sandro, negli gli ultimi mesi.
Un racconto, come una fotografia, è luce, prospettiva, intuito e visione delle cose.


Una giornata come quella di Riva del Garda mi ha meravigliosamente richiamato l'attenzione alle relazioni umane, al gusto di raccontare e raccontarsi, alla raffinata goduria e quasi euforia mentale di entrare in contatto con persone affini, solo più talentuose. Mi sono ritrovato persino ad inseguire ragazzi alti barbuti e simpaticissimi per avere qualcosa di più di un'amabile confronto sulle virtù motoristiche della Audi A2, magari il suo numero di cellulare, manco fosse una bella ventenne con gli occhi verdi e la minigonna.

E poi quella è stata la celebrazione della parola in radio, e tanto bastava. Come dice Tiziano Bonini - uno degli autori e la "colonna sonora" di Vendo Tutto, il programma di Radio24 da cui tutto è partito - in una sua bellissima nota a margine, quello di Riva de Garda è stato un momento che ha ribaltato il concetto di radio per un giorno, da diffusa e invisibile a mostrata e raccolta. E' stata davvero come essere ne "La Repubblica" di Platone per una giornata, in cui si parla si racconta e si ascolta senza filtri e la voce segna il perimetro della repubblica stessa, una repubblica fondata sulla libertà di pensiero, sull'empatia e sulla radio, un bel sogno.

Sì insomma c'era da divertirti, ma anche qualcosa in più. Con un piccolo sforzo mi è parso chiaro che nel sottobosco dell'informazione, nonostante tutto, nonostante il digitale terrestre lottizzato e gli editoriali sul TG1, nonostante l'imbarbarimento della TV e "gli italiani hanno dai media quello che vogliono, non certo il contrario" (citazione che arriva dritta da una conversazione al ristorante nei miei giorni a Montreal, città meravigliosa della quale chissà mai se scriverò qui, come per Belo Horizonte. Tanto lo sapete che cosa direi, no?) .. beh nonostante tutto questo vale sempre la pena di cercare programmi come "Vendo Tutto" o "Dispenser", magari anche qualcosa sulla TV in grado di toccare le corde giuste. Perchè ci sono ancora Direttori che suonano la chitarra tra il pubblico o assistenti di redazione che, disponibilissime, si mettono in posa per una foto con te, tre volte se richiesto.
Conduttori che ti chiedono interessati "ma ti piace quel che fai?".
Ma anche amici che prenotano stanze a Riva del Garda senza nemmeno sapere quel che ci sarà, solo perchè consigliati da me e fiduciosi nel seguirmi, quasi sempre. E che poi addirittura mi comprano gli oggetti all'asta e mi ringraziano!!

Una sottile lingua di complicità è passata, limpida e fresca, quella sera. Ho tenuto quella faccia beota e la nostalgia allegra per almeno 3 giorni. Poi l'ho riacquistata dopo la serata di giovedi.

Perchè è chiaro che certe mattate notturne non sono più nelle mie corde, però una cena, un passito, una sigaretta e una magnifica conversazione sono ancora un'alchimia magica.
Anche questo mi ha riportato magnificamente l'attenzione alle relazioni umane, al gusto di raccontare e raccontarsi, alla raffinata goduria e quasi euforia mentale di entrare in contatto con persone affini, solo più talentuose, mannaggia a loro. Due facce della stessa medaglia, non credete?
Ben attento a non spingere troppo sull'aspetto emozionale sennò lei alla fine si sarebbe messa a piangere (eh sì!!), ho capito (ma lo sapevo già) di trovarmi a tavola con la persona più interessante e brillante che avessi conosciuto da mesi e mesi a questa parte.
Intraprendente, ironica, indipendente, intelligente, profonda, cretina, magnetica, piena di esperienze e mai banale. Voglio rubarle qualche segreto sul come faccia ad essere sempre così irresistibile, anche se sarà dura.
Quando mi ha detto, anzi confidato, alcuni suoi pensieri sul valore degli amici e dell'affidabilità, citandomi quasi ad esempio, mi sono sentito orgoglioso, anche se non l'ho dato a vedere.
Certe sere di giugno italiano, fuori da un ristorante greco, sono come una carezza tra i capelli e il collo: vorrei tanto che lo intendesse chi s'è mostrato così angosciato sul proprio futuro ma assolutamente senza alcun motivo ad esclusione della propria mancata pianificazione e capacità di auto-visione. Felicità è la chiave del successo, non certo il contrario. Capito?
Lo vedo su di me e sugli altri così nitidamente che ormai mi sento di fare il suggeritore di questo approccio, senza remore!

Venerdì, nell'arco di 4 ore, sono stato apostrofato da due persone per motivi diversi influenti su di me prima "troppo puro", poi con un " sei un ottimo vicino di tavolo - rimani così!".
Valeva la pena di prenderlo, quel Moment.

martedì, giugno 15, 2010

in finale!


..Travolti da una valanga di racconti e sfiniti da centinaia di ore di lettura, eccovi finalmente l’attesissima lista dei finalisti del concorso Vendoanch’io..




Con queste parole sono stato informato che .. beh sì, anche io sono stato inserito tra i 5 finalisti del Concorso "Vendo Anch'io", ideato dai curatori del programma Vendo Tutto su Radio24.

Per l'autostima, non c'è che dire, una bella botta!

Se sabato sera (il 19) verrete a fare il tifo per me a Riva del Garda, sono certo passerete una bella serata! Poi, mi farete enormemente felice e di certo mi renderete meno tremenda la lettura.. :-)
Sennò, almeno pensatemi profondamente!

Per saperne di più sulle modalità del concorso leggi qui
Per il programma della serata
leggi qui (guarda sotto!)
Per un'idea dei racconti dei miei 4 avversari
leggi qui

Per leggere in
anteprima il mio racconto, scrivimi un messaggio.
Grazie ragazzi, ci vediamo a Riva!

martedì, giugno 08, 2010

Arriva il Mondiale

Però nel paese dei Campioni del Mondo, che rimangono tali, lo si vive con molta tranquillità.

Altrove, una nazione si "sospende" per un mese e tutto, ma proprio tutto, va in secondo piano. Loro davvero, la loro passione per il futbol - e per la patria, potremmo aggiungere - e tutto quel che ne deriva hanno già vinto, prima ancora di scendere in campo. Guardate qui che spot trasmette la TV argentina:







Come si fa a non rimanere affascinati da questo paese che vive una relazione mistica col futbol? E il Brasile?? Per la prossima puntata.
Se vedete spot carini sull'Italia Mundial me li segnalate? Qualcosa un pò meglio di Totti e sua moglie tra le tariffe dei telefoni intendo. Guardate sopra, è ci siamo capiti!

venerdì, maggio 21, 2010

Brasil


Bom dia!
Ero partito preparandomi al sub-continente come se fossimo nel 1983: bossa nova, futbol e cajpirinha.
Ma siamo nel 2010 e in Brasile un milionario ormai può dormire al proprio lato, come asserisce l'utimo numero di Veja, una sorta di Espresso verdeoro (ricordate di aver mai letto un titolo tanto euforico in Italia, ma anche in Europa?).
Il Brasile è sì religione, carnevale e futbol, ma se andate per lavoro state tranquilli: non vi si metteranno a ballare in face non appena aperta la porta della sala riunioni.

San Paolo in effetti dà quella sensazione, intendo quella che si prova solo in certi posti come New York, Los Angeles, Tokyo. Il senso che non finisca mai e che non abbia senso. Però poi a poco a poco la si scopre e si realizza che le code sulle strade sono sì infinite, ma solo nelle ore di punta, in fondo. La sera e a mezzogiorno si scorre veloci e tra i quartieri di Itaim e Jardins ci si impiega 15 minuti appena.
Ci sono il calcio, la Formala 1, la moda (decine e decine di ateliér giusto dietro il nostro hotel), gli hotel a 6 stelle, alcuni dei più sfacciatamente lussuosi shopping center del mondo, il 40% dl PIL del paese, una quantità enorme di belle ragazze, il secondo mercato al mondo per la blindatura delle auto, ristoranti scichi (il modo paulista di leggere chic!) con cucine internazionali, un costo della vita che cambia da quartiere a quartiere come dalla Grecia al Lussemburgo, una società giovane e fiduciosa come mai prima d'ora.
Merito della gente al governo? La questione è aperta e le imminenti elezioni di ottobre aiuteranno a capire, ad ogni modo nessuno mette in dubbio che il Brasile continuerà a crescere molto anche nei prossimi anni, fino a diventare la quinta economia del pianeta entro il 2017 (fonte: la pubblicità sul poggiatesta del seggiolino sul volo TAM di trasferimento interno) .
C'è un'intera via di concessionari auto, tra cui svettano brillanti quelle Ferrari (pare ce ne siano 5 in città), Laborghini e Aston Martin. Le monster 696 come la mia Violante costano 39900 reais, ci sono disco che arrivano a 100 reais per l'ingresso e almeno 20 enormi shopping center creati per il Grupo "A" (un modo a mio vedere volgare ma efficace di segmentare la popolazione della metropoli in base alla ricchezza).
La gente vive il quartiere come se fosse una piccola città nella grande metropoli, raramente ci esce.
I super ricchi abbandonano le ville ("possono essere assaltate!" mi ha detto l'interprete) per i piani alti dei più alti grattacieli (nel senso che le abitazioni sono 3-4 interi piani, gli ultimi, cosine da 2000-3000 mq di appartamentino), protetti da guardie e sorveglianza armata.
C'è un culto per la cucina naturale, per i frullati di frutti tropicali e vitamine, le ragazze sono in genere curatissime e ben vestite ma non mancano giovani obesi e in ciabatte, rigorosamente havaians.

La lingua e i suoi fonemi sono per me ammalianti, bellissimi e vorrei tanto studiarla per arrivare a biascicarlo un pò, il portoghese. Rimane la sensazione di un posto metropolitano e non certo facile, in cui il denaro a disposizione determina la classe sociale di appartenenza e quindi i luoghi a cui avere accesso, senza limiti sia verso l'alto che il basso. Difficile pensare di uscire la sera a fare 4 passi, ci si muove da punto a punto con le antenne dritte. Anche a maggio inoltrato è in genere caldo; al primo refolo di vento in faccia voltando l'angolo non sorprendetevi a sentire un paulista lamentarsi: "ma che frrrreddo!".
Secondo me, in 5 anni diventerà ancora qualcosa di molto diverso e accoglierà tonnellate di lavoratori europei e statunitensi. Lo shock culturale di essere paracadutati in una "società giovane" rimane per me sempre molto difficile da digerire, ma allo stesso tempo bello.
Per la strada tutti vanno a passo spedito, spesso le belle gnocche con il collo del piede o la spalla tatuata ondeggiano, sculettano e ammiccano. Ma nessuna al semaforo si mette a ballare una batucada mannaggia! Tà??

Poi vi dico di Belo Horizonci, per ora um abraco!

giovedì, maggio 06, 2010

Il calcetto e i sussidi francesi

Durante il mio breve soggiorno a Buenos Aires ho sostenuto tanti incontri per lavoro, qualcun altro extralavorativo e in generale passato delle piacevoli giornate. Mi è rimasto quel senso di possibile, esplorabile che credo meriterà repliche.
Ma una cosa, più di ogni altra, dà il senso della vicinanza culturale e dell'umanità della città.
Da tempo seguivo a debita distanza il blog largentina.org e il suo fantastico collettivo di contastorie, giovani neotanos che per seguire un amore o riappropriarsi del tempo sono fuggiti dal belpaese sulle vie di quella che è stata la più grande emigrazione del secolo scorso, ovvero tra le sponde dell'Atlantico: Stati Uniti certo, ma non esiste alcun luogo in cui l'influenza culturale italiana sia più forte che a Baires.
Questi giovani italiani, ragazzi di Alessandria, Bergamo, Roma (ma anche ragazze di Trieste o Latina..) nei giorni scorsi hanno lanciato una sorta di "convocazione" per un calcetto della miglior tradizione pallonara internazionale, Argentina-Italia.
Stanchi di ricorrere ai "Camoranesi" ossia oriundi naturalizzati per quell'ora e mezza, e consapevoli che di giovani italiani nella capitale portena ne vivono a bizzeffe, chiedevano di raggiungere un campetto per sgranchirsi le gambe e levigare la panza.
Beh, succede che rispondo io, per quanto trapiantato per soli 5 giorni. La disponibilità trovata in quel quarto d'ora di chiacchere pre match, parlando con quei ragazzi, non potrò dimenticarla facilmente. Gente dai sorrisi sereni e teste estremamente acute, che in 5 minuti mi hanno fatto sentire uno di loro e con i quali ho proseguito le presentazioni dopo la partita, tirata e forse additittura vinta (la nebbia al cervello dopo troppe - 4 - corse è per me una conseguenza inevitabile).

Non so, mi è parso che quello che ho vissuto sia molto difficilmente replicabile nelle nostre città, almeno al nord, se si ha più di 15 anni. L'agenda va riempita, il tempo e l'orologio guidano le nostre giornate e un pò di grigio e pioggia continuiamo a portarcelo dentro.
Ecco, quei ragazzi mi son sembrati degli adulti adolescenti, nella sua accezioni più fresca e leggera. Gente che, pur con il lavoro e i pargoli a casa, vive in un contesto sconclusionato ma umano e disponibile, in grado di permetterti di vivere il tempo. Chi di voi riesce a riunire in un giorno feriale qualunque, in poche ore, 10 persone per un calcetto all'ultimo sangue e birretta a seguire?

E poi la solita capatina parigina, a godere del bello e del consapevole che c'è da quelle parti: consapevolezza che le tasse diventano automaticamente servizi, che i sussidi sanitari o per la disoccupazione non sono sussidiarietà ma reale sostegno per una vita comunque di qualità, all'interno di una società impeccabile e sempre ricca di stile e di sé. Ecco, quello forse rimane un problema con il quale avrei difficoltà a mischiarmi, alla lunga.
Là le relazioni diffuse e "lente" paiono più essere più rare, un privilegio tra i privilegi.. ma questo aspetto mi rendo conto rappresentare sempre più, per me, la grande difficile e inestimabile ricchezza da accumulare e di cui godere nei prossimi anni, per non dire decenni.

Chiudete gli occhi per due minuti e mezzo.. e sentite questa:



mercoledì, aprile 28, 2010

Baires, urcazza l'oca tu mi tenti città tanta!



Ci vieni per lavoro, pensi di non avere il tempo di nulla. Ma poi il tempo lo trovi.
Le partite alla cancha sono troppo invitanti, così come un cortado y dos alfajores, utilizzando un wifi diffuso dove spesso manco serve la password, si entra e via.
E poi i mille corsi, i ristoranti di design, le strade decadenti e romantiche, i barrios tutti diversi. E la gente, così piacevole. Una società giovane come può non entusiasmare un adultescente come me?
Le ragazze che, incrociandoti, abbassano lo sguardo, poi però lo rialzano.. e il Lunfardo! Ah, che suoni magici.

E poi, il cielo terso: basta alzare lo sguardo e ci si sente in vacanza, mentre sotto tutto si muove in un eccitante disordine, che continua a calamitare qui tanti, da tutto il mondo.
Urcazza l'oca, mi rendo conto che il mio piano B chiede più attenzione.

Mi sa che siamo ancora un pò troppo sicuri

Visto che nei miei blog di riferimento si parla di inefficenze, ci metto i miei due cents.

Beh insomma succede che ri-ri-ri-ri-ri perdo il portafoglio.
A Parigi, con molta compostezza e direi quasi savoir faire.
C'è da rifare i documenti e i plastic money bancari. Il bancomat "nuovo" funziona solo per qualche giorno poi pare come essere smagnetizzato, semplicemente quando vado per infilarlo nella ferritoia non dà segni di vita, per cui zero denaro.
Gentilmente - per via di un parente stretto che rappresenta il mio contatto più che preferenziale - ottengo velocemente un nuovo supporto, con nuovo codice allegato. Dopo due settimane e forse 4-5 utilizzi, la stessa storia.

Sono le 13.30 di un lunedì di gloria, noto una filiale del mio istituto nei pressi dell'ufficio, sono nella pausa pranzo, la filiale bancaria è all'interno di un centro commerciale e fa orario continuato. Decido di entrare a chiedere spiegazioni. Comincia il cinema in HD.
Un solerte impiegato si fa carico del mio problema, proviamo a infilare la tessera nei tre apparecchi abilitati nelle vicinanze, ma nulla. Mi dice che chiameremo la mia filiale appena riapriranno dopo la pausa pranzo, mi suggerisce a mia volta di andare a pranzo ma non tengo il becco di un quattrino per cui mi sposto di pochi metri e qualche sportello per effettuare una paleozoica operazione di prelievo.
Coda di 4 umarells e due extracomunitari che immagino siano molto più in regola con lo stato che parecchi di noi, e dopo almeno 15 minuti mi introduco allo sportellista. Spiego di avere una tessera bancomat smagnetizzata, di essere di un'altra filiale a 30 km di distanza, di aver bisogno di denaro. Segue lungo sbuffo del pasciuto pelatone perlomeno 55enne, poi rapido giro di bulbi oculari alla ricerca di foglio salvifico che gli ricordi il codice relativo alla mia filiale.
Lunga e anfanante digitata a sguardo basso cui segue richiesta di: cognome, nome, data di nascita, documento. Io ero entrato al centro commerciale come ogni giorno di corsa, evitando di prender con me l'ingombrante portafoglio ma solo un leggero portadocumenti contenente appena la denuncia di smarrimento patente eseguita dopo lungo peregrinare pochi giorni prima.
Dapprima, cerco di farmi amico il dirimpettaio dicendo che sì, sono io.. sarei tornato di lì a poco per reclamare un nuovo bancomat, che mi occorrevano per ora giusto 50 euro, anche 20 dei MIEI euri per andare a pranzo, che la carta d'identità era in auto nel parcheggio, o forse in ufficio ma che gli assicuravo che ero proprio io, pronto a rispondere alla domanda di riserva se necessario... lui ripicchietta sulla tastiera con un misto di noiosa nevrosi, tiene lo sguardo basso, allunga una mano verso il cassettino magico.. poi alza lo sguardo e mi stronca: "ma la macchina ce l'ha lontana??!".
No, non era lontana, ma evidentemente quel giorno ce l'avevo con me stesso, così decisi di andare incontro senza difese al mio destino.
Tornai alla macchina, prendendo il portafoglio e notando che ormai ho poco più di 20 minuti liberi prima di riprendere il lavoro. Raccatto le monetine nel cassettino con le quali mi permetto un tramezzino smunto, acqua minerale e un caffè e quindi, ritemprato e agguerrito, torno alla carica manco fossimo in Rocky II.
Ineffabile il sorriso sornione dell'impiegato quando mi vede rientrare, credo che in cuor suo abbia tirato giù tutti i mezzibusti sacri della chiesa in cui è stato sacramentato.
Comunque, è un professionista: alza la cornetta, chiama la filiale e segnala il caso, ricevendo tra l'altro un fantomatico nullaosta per il mio prelievo presso di loro. L'amabile conversazione con la collega lontana è calda e fattiva, però ha il torto di protrarsi, a soluzione del problema avvenuta, per almeno altri 10 amorevoli minuti in cui il vostro affezionatissimo sosta impassibile e paziente, tentando intimamente di quantificare quanti posti di lavoro per le nuove generazioni vengano bruciati con questo tipo di telefonate, ripetute con convinzione immagino almeno 5 o 10 volte al giorno.
Al che, pur senza abbassare la cornetta, l'impiegato (oppure quadro, magari direttore) mi invita a tornare alla zona casse per effettuare il prelievo, completando l'informazione comunicandomi che i soli abilitati all'emissione di una nuova tessera sono i colleghi della mia filiale (ma allora che cazzo ne fate 3000 sparse in giro tutte uguali, santo dio!) e che devo recarmi da loro dalle 8.30 alle 16 (bemmo come, mi prendo le ferie per il bancomat.. fat dar!).
Coda. Due casse aperte. Finisco dall'altro cassiere. E capisco che quello con cui avevo avuto a che fare prima era un dilettante.

Mi introduco velocemente dicendo chi sono, che semplice operazione ho bisogno di fare e del fatto della tessera bancomat smagnetizzata e lui, arrogante e mediocre uomo in polo nera sulla almeno 50ina mi apostrofa con un "ah, questo a me non interessa". Ce ne sarebbe abbastanza per cambiare istituto, non fosse altro che ne abbraccerei un'altro identico. La non concorrenza dei servizi in Italia ha moltiplicato l'inefficienza, questo lo so da secoli. Ma abbandonarsi ad essa questo no, cazzo.
E' quella cosa lì che davvero mi fa girare le palle, quando magari di ritorno da un viaggio negli USA ma anche ad esempio in Argentina (quindi non solo in Lussemburgo o a Montecarlo) mi ritrovo dentro un bar a casa mia, nella mia città, a salutare ma non essere ricambiato; dentro uno sportello della mia banca a essere trattato con spocchia e, per giunta, allo stesso tempo vedermi costretto a litigare con coloro i quali sono con me perchè loro lo reputano tutto questo "il solito" e che non c'è da scandalizzarsi come faccio sempre io, passando da isterico. Ma svegliatevi tutti!

Detto ciò, il dialogo nonostante tutto, prosegue. Spiego di essere di un'altra filiale e di avere appena parlato col suo collega - vede? quello là in fondo - e a quel punto avviene un fatto che se non fosse drammatico sarebbe meravigliosamente comico. Sarà stato un ufficio con massimo 20 postazioni, persone a stretto contatto quotidiano ma lui, il cassiere/freno sociale raccoglie con la mano un foglio A4 plastificato e cerca di risalire, con devastante lentezza, al numero dell'interno cui fa riferimento quella schiena che sto indicando. Prova a raggiungerla telefonicamente ma, è chiaro, la linea è occupata - e voi sapete anche perchè e con chi, dato che ve l'ho raccontato io stesso poche righe sopra. Inefficienza, cazzeggio, lassismo, menefreghismo si spandono, si moltiplicano. Il nostro adorabile cassiere digrigna i denti, parte battendo i ditini sulla tastiera, mi chiede le generalità e un documento che fornisco, stavolta. Chiedo 300 euro, lui nemmeno si distrae per rispondermi.
Continua a spingere sui tasti, ma con una ritmica tutta sua. Per almeno 5 minuti. Chissà che cosa scrive. Poi stampa un foglietto, che ripone dietro di sè. Un secondo foglietto, che mi chiede di firmare senza consegnarmi alcuna penna. Poi, si mete le banconote tra le dita. Le conta, tre volte.
Le riconta un'ultima volta, infine.. me le consegna accennando a mezza bocca un salutino, ovviamente guardando altrove.

Sono le 15.20, e in questo lasso di tempo a Shangai hanno probabilmente costruito 7 grattacieli. Mi sa che siamo ancora un pò troppo sicuri: di noi, dei nostri lavori, della nostre vite inossidabili. Ciò che accadrà, ce lo saremo meritati.

Scusate la lunga e ingiustificata assenza.

martedì, aprile 06, 2010

Il metodo: fare!

Ragazzi non ho nulla da dire, ma nulla! O perlomeno non ho nemmeno quel leggero incanto per riuscire a scriverlo decentemente. La primavera è da vivere: dal pensare è necessario passare al fare, di qualsiasi cosa si tratti. Un'application, un urlo, una corsa, un'intervento, una transumanza, una capriola nel prato, una traversata transoceanica, una cena con gli amici, una dichiarazione di fede e una d'amore.
Fare fare fare, cercando di rimanere stupidi e affamati. Inseguire la vita, non farsela sbattere contro.

E ora, ognuno per la sua strada!!!

martedì, marzo 23, 2010

#3 stories

Una coppia nata perfetta.
Questa l'impressione che davano a chiunque li vedesse. Occhi negli occhi, lo stesso sorriso e l'andatura svelta, curiosi e avidi di vita. Mille esperienze, sempre insieme e circondati da molti amici. Erano la quintessenza dell'intesa: bastava uno sguardo, una smorfia, un'alzata di spalle e tutto il resto diveniva superfluo. Ricordo di averli visti camminare mano nella mano per ore, senza mai guardarsi in faccia. Potevi sottoporli ad un'intervista doppia per tentare di metterli in difficoltà, ma sono certo che anche in quel caso, ben poche sarebbero state le discordanze tra loro. Non solo all'interno delle visioni intime che una coppia può avere, nei piccoli ricordi di esperienze condivise, nelle progettualità future. In tutto: poteva trattarsi di politica internazionale o del programma di concerti dal vivo da seguire, del menù al ristorante o del momento di rientrare al sabato sera e mai saresti riuscito a metterli in crisi, poichè l'identità di vedute e la sintonia tra loro parevano essere totali.

Poi un giorno lei deicde di accompagnare l'amica alla clinica e, per semplice autocontrollo e quasi per scherzo, decide di sottoporsi alle analisi del sangue. C'è qualcosa che non va, molto strano. Lei sempre così attenta, sportiva, attenta.
Nuove analisi e una condanna inspiegabile: portatrice sana, sieropositiva presto o tardi. Si tratta di HIV e con queste lettere, che lo voglia o no, deve confrontarsi da ora in avanti.
Non riesce a confessarlo a nessuno, soprattutto alla famiglia. Nemmeno alla madre. Decide di chiudere in sé questa terribile vicenda: il "bravo ragazzo" non era tale, lo sconforto prende il sopravvento. Un periodo devastante, poi la ricostruzione partendo da sé stessa. Ora lei ha un altro ragazzo cui ha avuto il coraggio di confessare il duro problema. Pare avere compreso, per ora. Ma il sesso in effetti è un problema.



La "comune".
Tre ragazzi seguono percorsi diversi, studiano lontano o sotto casa, fanno famiglia subito o si trascinano come single impenitente per lustri, vanno a lavorare all'estero o seguono semplicemente il lavoro del padre. Sono uguali e diversi.
Nonostante questo intreccio di percorsi ed esperienze, dopo anni di inseguimento si concretizza il sogno adolescenziale di andare a vivere sotto un unico grande tetto. L'amico americano e la sua bella famiglia fanno da corollario, a volte li raggiungono anche altri amici da tutta l'Europa e oltre. Talvolta con i loro bimbi al seguito, altre nemmeno accompagnati. Alcuni arrivano con il loro jet personale, altri in autostop. La sala per il pranzo e la cena è comune, e le serate sono meravigliose tra discussioni e confronti davvero interessanti e piacevoli. Il futuro li porterà lontano, oppure immobili, ma questa scelta non convenzionale del cohousing li segnerà, in positivo, per tutta la vita.


La coppia serena.
Sostano al tavolino di un bar, si guardano e si sorridono. Stanno per partire per Roma, sono sereni. Si conoscono e si accompagnano da sempre, non hanno avuto altro compagno che quello seduto di fronte. Hanno vissuto una vita dura ma bellissima.


Fin da piccolo ho sempre odiato chi, magari dall'alto della sua maggiore età, mi voleva convincere che la sua era la verità data e magari, per farlo, mi aggrediva con esempi talvolta troppo banali. Ho sempre avuto il desiderio di curiosare, per cercare di trovare la mia verità delle cose. Occorre essere un pò troppo inconsapevoli per poter essere felici: per questo mi incazzo con chi mi suggerisce di evitare di approfondire un tema, di pensare piuttosto di essere ottimista senza corredare con qualche spiegazione questo suo invito. E allora diffido, piuttosto mi fermo a leggere questo. Può essere spiacevole, ma è allo stesso tempo doveroso conoscere anche le sfaccettature più brutte della realtà, per prepararsi al possibile colpo o per anticiparlo con una finta, con un cambio. Come dico sopra, una ricetta non esiste e forse l'unico segreto è davvero quello di cercare di diventare quello che in fondo si è gia.

That's the Massive idea of Paradise. See ya!


mercoledì, marzo 03, 2010

Time



Ci pensavo l’altro giorno, o meglio: una precisa circostanza mi ha fatto pensare a come il tempo sia strano. Se ci pensate bene è la cosa più personale che ci sia, intendo dire nel modo in cui viene percepito, a seconda delle circostanze, degli umori e delle conseguenze cui si associa.

Ero in macchina e ascoltavo la meravigliosa suite di pezzi che accompagna la prima parte dell’album “Home” by Zero 7 e mi sono ritrovato a pensare ciò che la mia mente associava direttamente a quanto stava ascoltando: quanto durerà quel pezzo, tre minuti e mezzo? Com’è possibile che mi rimandi a una sensazione di tempo dilatato, lento, morbido e senza dubbio accompagnato da un sole giallo che tramonta all’orizzonte? Questo proprio non lo so, però mi affascina da matti.

Allo stesso modo, ma da prospettive diverse, se ci pensiamo bene tutti noi spendiamo montagne di ore al lavoro, chini al computer o in lunghi meeting, dietro una cattedra o pigiando i tasti di una cassa o in chissà quante altre attività. Eppure se ci pensate di tutte quell’armeggiare ci rimane pochissimo, giusto un refolo di ricordo estremamente sbiadito. Come mai?

Voglio dire: capisco che c’entri qualcosa l’interesse e l’attenzione, qualcos’altro la sorpresa e la novità estranea alla routine, però non può stare tutto qui, ci deve essere dell’altro.

Recentemente ho letto una ricerca in cui si affermava, apparentemente in maniera molto coraggiosa, che la vera età della felicità comincia verso i 70 anni, quando decadono le responsabilità ma permane la lucidità e la voglia, e si torna padroni del proprio tempo. Che significa tutto questo?

Questo sproloquio non tocca nessuno dei 93 temi che ho elencato brutalmente nel post di sotto e non cerca di effettuare un’analisi seria, o di dare risposte. Oggi sono solamente sconcertato di come una cosa che dovrei conoscere così a fondo mi possa alla fine sorprendere, risultare quasi sconosciuta nella sua incredibile varietà nel modo di manifestarsi. Quanto valgono 40 ore settimanali di lavoro, un’ora e mezza di commuting time quotidiana, il momento di un bacio rubato, i secondi che precedono una notizia drammatica o sorprendente, l’attimo in cui scatta la scintilla di un’idea, gli anni al fianco di una persona che non si ama, i mesi che una nuova vita passa all’interno di amiche che più passa il tempo e più sono belle? Se ci pensate proprio benebene, il tempo ci è davvero sconosciuto ed è molto più frequente che lui guidi noi del contrario, inseguendo alibi scambiati per sogni o le sei della sera per staccare finalmente dall’ufficio. Carpe diem!



lunedì, febbraio 15, 2010

Alla ricerca della gentilezza perduta

Da tempo avevo in animo di scrivere sulla gentilezza, ma forse solo negli ultimi giorni ho vissuto le situazioni giuste, quelle che fanno scattare la scintilla e l’idea (perché come dice quel drogato di talento che a me piace tanto e che si chiama Morgan, senza un’idea non ci si alza dal letto, anche se sono in molti a ignorare questo precetto!).

Hey folks, ma non pare anche a voi che ultimamente ci siamo incattiviti tutti? Perlomeno in Italia questo è lampante, evidente e scontato al punto da essere protagonista dei commenti dei vari Severgnini e Calabresi sui loro spazi sul Corriere e La Stampa.

“Stronzo!”, ecco come si salutano due sconosciuti! Oppure si entra al bar e l’uomo dietro il bancone manco accenna un saluto, ti guarda tra l’interrogativo e lo scazzato e muove appena il sopracciglio, tanto ti basti sembra voler dire. ‘zzo vuoi?

Siete mai entrati in un negozio chessò di abbigliamento col puro interesse di vedere che c’era di interessante appeso alle grucce? Dite un po’, il proprietario non vi ha guardato forse come se aveste un collant sceso sulla testa e magari un revolver in mano?

Eppure c’è stato un periodo in cui la gente era naturalmente gentile, il che non vuol dire ossequiosa ma tesa a curare la sottile arte dell’accoglienza, quella celebrata in copertina nell’ultimo numero di Monocle e che, con l’indotto in termini di servizi in grado di generare, rappresenta il primo generatore potenziale di PIL nel mondo, sempre che questo indice interessi ancora qualcosa a qualcuno. Poi, tutto è cambiato: colpa dell’effetto serra, della sfiga, delle cavallette o della deriva dei costumi e della pace sociale che, partendo dalla tv si è trasferita in seguito in ogni stanza e ruolo istituzionale del paese e quindi, conseguentemente, nelle abitudini quotidiane di molti che ci troviamo di fronte quotidianamente e addirittura forse di noi stessi?

Beh io questo non lo so, ma il fatto di viaggiare tanto (scrivo dal volo LH 464 diretto da Francoforte a Orlando, su una poltrona di business grazie all’insperato upgrade Lufthansa, una grande gentilezza grazie!) mi porta a veloci ma indicativi confronti con quanto avviene all’estero, soprattutto in certi contesti. Beh la realtà tristissima ma inconfutabile è che noi ci siamo rassegnati ad un livello decisamente basso e anche appannato delle relazioni umane, un mix di arroganza, disinteresse e furberie che quotidianamente si mette in conto di ricevere e che quindi, inconsciamente, si finisce con l’accettare come “inevitabile”, contribuendo con la propria quota di aggressività e boria verso l’esterno.

Proviamo a fare il contrario, io e voi che mi leggete? Eddai!

Facciamoci la promessa che regaleremo 2-3 sorrisi al giorno (soprattutto voi ragazze, il sorriso di una ragazza cambia il senso di una giornata, almeno a me!), che andremo solo al bar o al ristorante dove siamo certi di incontrare un ambiente accogliente anche se magari più lontano e meno “comodo”, che eviteremo i negozi in cui se non si è il notaio del quartiere si viene periziati da cima a fondo come se avessimo una merda di cane appiccicata alla faccia. Diamo gentilezza, cerchiamo ospitalità, diffondiamo il verbo: dall’asfalto cresceranno le margherite!

Se ce l’avete vi chiederei di segnalare un luogo in cui idealmente appiccicare la “stella gentilezza”, da divulgare in modo che questa sua nobile attitudine venga premiata. Allo stesso modo, sputtaniamo e mandiamo in malora tutto ciò che ci tratta come un inconveniente tra i piedi nelle loro giornate egocentriche: da Alitalia alle compagnie telefoniche, dal concessionario col fazzoletto nel taschino che manco si volta quando entri (salvo finire fallito tre anni dopo) fino al commerciante che non saluta e propone 5 euro di sconto per una spesa di 500 agitando l’orologione e piangendo miseria.

Parto io: c’è un bar a Verona appena fuori la porta di Piazza Bra dove saluta con uno squillante “ciao!!” all’ingresso non solo il personale di “front line”, ma anche la barista seminascosta nel retro! C’è una consulente a VeronaFiere che avrà sempre il mio rispetto per la cortesia che mi ha regalato, sopra alle relazioni di lavoro! A Ferrara c’è Orsucci che non ha nemmeno bisogno di presentazioni ma che non può non essere inserito in questa prima listina. Per contro, provate ad andarvi a iscrivere alla palestra Millenium da perfetti sconosciuti e mi direte… che lista lunga ci sarebbe da fare! Facciamo una top 5 dei luoghi o delle situazioni più piacevoli e anche di quelle più sgradevoli? Occorre premiare! (e bocciare).

Kindness to change the world! E ci ho ficcato pure lo slogan… vi ho servito bene o no, lettori gentilissimi e affezionatissimi??

Per stavolta è andata così, ma preparatevi che presto ne leggerete delle belle su Netsukuku (??) e Kiva.org (??), expat e stress, vite preparate a tavolino e valore del dono, neonati e tasse, figas e longdrinks, dizione e concerti, Parigi (again!) e Londra, fotografia e golf, cuccioli e pareti dipinte, conoscenze al bar e in chat, cambiamento e abitudinarietà, adultescenza e IMN “la comune”, cylcefestival e visitmotorvalley, amore e promiscuità, riconoscersi più nudi e per questo fare ciò che è davvero “bene”, nightlifers e bloggers, film marchette e film manifesto, fiere e convegni, capitani che perdono ma vinceranno e radici da rafforzare, ironia e apatia, sorrisi e cultura, vecchie amiche che tornano e l’ultima serie di Lost in cui tutto pare tornare, Samuel, Emma Jo e tutto quello che non potremo lasciare loro, politici e pubblicità, nuoto e corsa, documenti programmatici e residenza mobile, fantasia ed equilibrio, curve pettinate in moto e sole latitante, cucina e bottegai, pompieri, puttanieri, vivaisti, alcolisti, vite liquide..

Di come si debba vendere tutto ciò che si possiede!! Perché questo tutto non fa altro che appesantire il nostro movimento (thanks to Vendotutto su Radio 24) e allora come faremo a fare le finte in un lampo?

..e di 250 mila miglia volo premio che sto pensando dove spendere e su quanti giorni o mesi spalmarle!

Bye

Today’s recipe:

Stay - Erykah Badu

The American – Nouvelle Vague

Fine social scene – Zero 7

Le fleur – 4 Hero

Under the milky way – The Church (occhio che qui vi scapperà il piedino che batte!)


PS: qui in Florida c'è di tutto ma chiunque, anche il più troglodita, si sforza di essere accogliente. Oggi la ragazza delle pulizie s'è fermata appositamente per augurarmi "Happy Valentine's day". Così va una delle più grandi economie del turismo mondiali. Basterebbe copiare.

venerdì, gennaio 15, 2010

Tutto ciò che sta tra tra i pensieri delle due e delle tre

Certo che a volte sono eccessivamente teorico, altre volte invece solo una prova pratica mi mostra la verità sulle cose.
Prendi una trasferta di lavoro alle piramidi con un gruppetto sconosciuto. Metti che le compagne di taxi facciano un lavoro assimilabile al tuo, in un'organizzazione più grandicella e con qualche anno di esperienza in più sulle spalle. Però le loro presentazioni e il loro standing è così ricco che pare qualcos'altro, qualcosa di affascinante e irraggiungibile, come quando mandavo curriculum per fare l'agente di collant e professioni del genere era troppo perfino sognarle.
Persone piene di sè o persone brave? Semplici curiose o veri professionisti in grado davvero di arricchire il mio background? Dopo due giorni di frequentazione sono certo si tratti del secondo caso.
Quindi: occasione giunta al momento opportuno per ricordarmi come lo spettro delle possibilità possibili sia sempre ampio. Di come ogni cambiamento comporti per definizione una modifica radicale di vita, sennò non si chiama cambiamento; di come la mia professione non mi sia caduta in testa ma come sia stata io ad inseguirla strenuamente, amandola da sempre.
L'unica via è quella di analizzare i fatti e trarre da ognuno di essi conseguenze logiche, da elencare in semplice sequenza su un block notes sufficientemente qualsiasi.
Amo viaggiare e non risiedere; amo il nuovo e sono curioso; non ho esperienze straordinarie alle spalle, nè personali nè famigliari: mio padre non è stato inviato ai lavori forzati e non ho vissuto in un'enclave russa sul Baltico. Ho tanto da imparare, e tante comodità. Mi piace una ragazza o forse accarezzo la piacevole idea di questa relazione difficile e distante. Devo sfrondare i rami secchi, anche se a 35 anni come a 15 vorrei leggere tutto, conoscere tutti, vedere tutti i film, fare tutte le esperienze.
Ad esempio, perchè non imparare a cucinare? Accarezzo l'idea di una fuga verso l'esperienza di vita come waiter da secoli e non so nemmeno farmi una frittata, sciocco no? E lo studio delle lingue? In pratica non ne parlo bene nemmeno una, eppure non ho nemmeno scartato l'idea di studiare come si deve anche il francese, se non il portoghese. E quel master sul management of renewable energies? Seattle, right? bleah!!
Se è per questo, il vero sogno della vita rimane quello di scrivere il soggetto di un film e poi girarlo.. no! in realtà il sogno è quello di "mettersi in proprio" ed elaborare nuovi progetti di incoming turistico grazie al web marketing e alla strategia del customer care in salsa motoristica. Anzi no, il sogno è quello di guidare una Fondazione dalle finalità filantropiche. Naturalmente tutto ciò dopo che avrò realizzato il vero sogno: un tuffo in compagnia di chi amo laggiù, dove l'acqua è più blu... avete mai sentito parlare di lencois maranhenses??


Inshallah!


This post's soundtrack:
- Diabolus, Cinematic Orchestra
- Crying, TV on The Radio
- 75 Degrees, Richard Ashcroft


PS del 26 gennaio: Poi una visita all'Ambasciatore al Cairo mi getta nello sconcerto più folgorante.. il mio lavoro mi sa emozionare ancora, di quell'emozione che ti fa tremare la voce e sudare le mani. Chebbello allora vuol dire che sono ancora ancora giovane, che il tempo non mi ha ancora inaridito del tutto!! Vissuto questo, che potrà mai essere una biondina lontana, o la lontana idea di una relazione di lontano? Ma scrivilo questo documento programmatico, ma vivi l'ebrezza delle figuracce, ma chiudi il sipario su questa esperienza ora, quando ti senti sul gradino più alto eppure non sai dove puntare lo sguardo!!


".. sometimes I forget, that we're supposed to be in love, sometimes I forget my position.."



venerdì, gennaio 08, 2010

Ventidieci // strade



".. Strade che si lasciano guidare forte, poche parole piogge calde e buio..
tergicristalli e curve da drizzare, ..strade che si lasciano dimenticare.. "

Eggià, un'altro anno alle spalle e uno nuovo di zecca ci accoglie, ma non invecchiamo mai nel nostro paese immobile. Sempre giovani, sempre genazione di mezzo, i più Lost! della "lost generation" mondiale, secondo le parole del Nobel Prize Paul Krugman, che tutti noi abbiamo studiato almeno un pò.

Ci deve essere qualcosa che non va se il driver dello sviluppo mondiale è un paese - almeno dal punto di vista politico - post comunista ma soprattutto autoritario come la Cina, non trovate? Che facciamo, tifiamo India e Brasile in questo mondiale delle economie in crescita, o accettiamo l'idea che vivremo con meno di quello che abbiamo avuto? Dilemma del prigioniero, ma per ora dei luculliani pranzi delle feste.

Al di là di questo, c'è da dire che sono un commuter. Uno di quelli che la macchina la usa tanto, l'ha sempre usata e, tralasciando gli amari commenti sull'inefficienza delle reti dei servizi di trasporto pubblici nel Belpaese, gli piace farlo. Che figata ragazzi, tiri fuori il tuo "mezzo" dal garage, ti sistemi per benino, innesti la prima. Brummm brrummm!!! eeh?

Ora, so di gente che odia andare in macchina, di altri che - orrore! - non ce l'hanno nemmeno. Dico io: vi rendete conto di ciò che vi perdete? Al massimo, se ti chiami Alain e vivi nell'Île de la Cité a Parigi allora posso comprendere: hai 14 linee di metro, gli autobus, la RATP, la RER e pure le Vélib! Ma se sei un'italiano?? E con questa mi sono del tutto sputtanato come organizzatore di fantomatici Bici Festival..

Vivo l'auto, spesso, come come la mia personale seduta psicanalitica. Nel senso che le e mi parlo, la e mi ascolto, mi analizzo o perlomeno ci provo. Compio elaborazioni mentali clamorose ma anche pensieri raffinati ed estremementi lineari. Formulo ipotesi, le seleziono. A volte decido.

Come quella volta che, solcando il bel mezzo del nulla tra i confini provinciali di Ravenna, Bologna e Ferrara di colpo mi fermai, preso dall'emergenza di appuntarmi cose straordinariamente importanti, convinto anzi assolutamente certo che fossero l'illuminazione, il "soggetto" del resto della mia vita, almeno quella studentesca. Naturalmente non fu così..

Un'altra cosa bellissima che da sempre si associa all'utilizzo dell'auto, specialmente per i viaggi medio lunghi (sapete per me medio significa un'ora e mezzo al giorno, e a volte - ma solo a volte! - arrivo ad invidiare certi amici miei che ce ne passano 7 o 8 di ore, lungo l'A1), è l'universo musicale che si scatena al suo interno. Dall'autoradio Alpine che valeva più della Renault 5 in cui era collocata fino all'integrato attuale, l'impianto stereo rappresenta una componente imprescindibile: una ricca selezione di CD (o file mp3 oramai) sempre a disposizione nell'abitacolo ancor di più. Perchè il bello non è cantare, ma urlare a squarciagola e allo stesso tempo simulare l'assolo della Gibson Les Paul (R.I.P.) o la rullata di batteria, oppure almeno dilettarsi nell'essere il DJ della propria giornata e ritrovarsi ad azzeccare il groove giusto, al termine di un'intensa riunione di lavoro.

E poi, facile ricordare con libidine quel faticoso e e piuttosto sconcio petting dei primi anni '90, ospiti dell'angusto sedile posteriore. Ma dite la verità, chi di voi non ha mai dormito nella propria auto almeo una volta? E' stato scomodissimo, vero? E però lo ricordate con struggente malinconia, arivero?

Il viaggio notturno poi è un tema a parte, e quello notturno in solitaria personalmente si colloca nella categoria delle cose irrinunciabili, inalienabili e addirittura antropologicamente utili, intendo dire per innalzare il personale tasso di benessere. So bene quel che mi perdo a rinunciare ai mezzi pubblici, cose come la socializzazione l'acculturamento il riposo e altre menate simili. Però che posso farci se sento quasi una dipendenza da quel momento in cui, comodo e rilassato lungo la corsia di mezzo della A14, col "pezzo" giusto in onda e al volume giusto, finalmente mi accendo una sigaretta per giusto un paio di volute di fumo... impagabile davvero.

Non so perchè ma non me lo sono mai personalizzata, la macchina di turno che mi spostava il culo. Nessun nomignolo o smancerie varie, riservate a Violante. Nessun gadget strano ad esclusione di un garage che con la stessa somma a Buenos Aires, nel fighissimo quartiere di Palermo Soho e al cambio attuale, ci compri un appartamento con terrazza patio e solarium. Solo tanta strada vissuta.

Secondo un veloce calcolo forse 600 mila chilometri, i migliori monologhi della mia vita e qualche litigata ben riuscita. Se guardo avanti, non vedo luogo migliore per le mie prossime dichiarazioni di vita e d'amore. In macchina, perchè no???

Ad ogni modo gente, non piangiamoci addosso.. animo!! energia!! queste le dieci "dritte" che cambieranno il mondo nel 2010, cominciate a pensarci!

" .. Ti guardo che mi guardi non so se salutarti.. o fare finta che non sia già tardi..".. o forse meglio dire ".. baby you can drive my car.. yes a wanna be a star... "