martedì, marzo 23, 2010

#3 stories

Una coppia nata perfetta.
Questa l'impressione che davano a chiunque li vedesse. Occhi negli occhi, lo stesso sorriso e l'andatura svelta, curiosi e avidi di vita. Mille esperienze, sempre insieme e circondati da molti amici. Erano la quintessenza dell'intesa: bastava uno sguardo, una smorfia, un'alzata di spalle e tutto il resto diveniva superfluo. Ricordo di averli visti camminare mano nella mano per ore, senza mai guardarsi in faccia. Potevi sottoporli ad un'intervista doppia per tentare di metterli in difficoltà, ma sono certo che anche in quel caso, ben poche sarebbero state le discordanze tra loro. Non solo all'interno delle visioni intime che una coppia può avere, nei piccoli ricordi di esperienze condivise, nelle progettualità future. In tutto: poteva trattarsi di politica internazionale o del programma di concerti dal vivo da seguire, del menù al ristorante o del momento di rientrare al sabato sera e mai saresti riuscito a metterli in crisi, poichè l'identità di vedute e la sintonia tra loro parevano essere totali.

Poi un giorno lei deicde di accompagnare l'amica alla clinica e, per semplice autocontrollo e quasi per scherzo, decide di sottoporsi alle analisi del sangue. C'è qualcosa che non va, molto strano. Lei sempre così attenta, sportiva, attenta.
Nuove analisi e una condanna inspiegabile: portatrice sana, sieropositiva presto o tardi. Si tratta di HIV e con queste lettere, che lo voglia o no, deve confrontarsi da ora in avanti.
Non riesce a confessarlo a nessuno, soprattutto alla famiglia. Nemmeno alla madre. Decide di chiudere in sé questa terribile vicenda: il "bravo ragazzo" non era tale, lo sconforto prende il sopravvento. Un periodo devastante, poi la ricostruzione partendo da sé stessa. Ora lei ha un altro ragazzo cui ha avuto il coraggio di confessare il duro problema. Pare avere compreso, per ora. Ma il sesso in effetti è un problema.



La "comune".
Tre ragazzi seguono percorsi diversi, studiano lontano o sotto casa, fanno famiglia subito o si trascinano come single impenitente per lustri, vanno a lavorare all'estero o seguono semplicemente il lavoro del padre. Sono uguali e diversi.
Nonostante questo intreccio di percorsi ed esperienze, dopo anni di inseguimento si concretizza il sogno adolescenziale di andare a vivere sotto un unico grande tetto. L'amico americano e la sua bella famiglia fanno da corollario, a volte li raggiungono anche altri amici da tutta l'Europa e oltre. Talvolta con i loro bimbi al seguito, altre nemmeno accompagnati. Alcuni arrivano con il loro jet personale, altri in autostop. La sala per il pranzo e la cena è comune, e le serate sono meravigliose tra discussioni e confronti davvero interessanti e piacevoli. Il futuro li porterà lontano, oppure immobili, ma questa scelta non convenzionale del cohousing li segnerà, in positivo, per tutta la vita.


La coppia serena.
Sostano al tavolino di un bar, si guardano e si sorridono. Stanno per partire per Roma, sono sereni. Si conoscono e si accompagnano da sempre, non hanno avuto altro compagno che quello seduto di fronte. Hanno vissuto una vita dura ma bellissima.


Fin da piccolo ho sempre odiato chi, magari dall'alto della sua maggiore età, mi voleva convincere che la sua era la verità data e magari, per farlo, mi aggrediva con esempi talvolta troppo banali. Ho sempre avuto il desiderio di curiosare, per cercare di trovare la mia verità delle cose. Occorre essere un pò troppo inconsapevoli per poter essere felici: per questo mi incazzo con chi mi suggerisce di evitare di approfondire un tema, di pensare piuttosto di essere ottimista senza corredare con qualche spiegazione questo suo invito. E allora diffido, piuttosto mi fermo a leggere questo. Può essere spiacevole, ma è allo stesso tempo doveroso conoscere anche le sfaccettature più brutte della realtà, per prepararsi al possibile colpo o per anticiparlo con una finta, con un cambio. Come dico sopra, una ricetta non esiste e forse l'unico segreto è davvero quello di cercare di diventare quello che in fondo si è gia.

That's the Massive idea of Paradise. See ya!


mercoledì, marzo 03, 2010

Time



Ci pensavo l’altro giorno, o meglio: una precisa circostanza mi ha fatto pensare a come il tempo sia strano. Se ci pensate bene è la cosa più personale che ci sia, intendo dire nel modo in cui viene percepito, a seconda delle circostanze, degli umori e delle conseguenze cui si associa.

Ero in macchina e ascoltavo la meravigliosa suite di pezzi che accompagna la prima parte dell’album “Home” by Zero 7 e mi sono ritrovato a pensare ciò che la mia mente associava direttamente a quanto stava ascoltando: quanto durerà quel pezzo, tre minuti e mezzo? Com’è possibile che mi rimandi a una sensazione di tempo dilatato, lento, morbido e senza dubbio accompagnato da un sole giallo che tramonta all’orizzonte? Questo proprio non lo so, però mi affascina da matti.

Allo stesso modo, ma da prospettive diverse, se ci pensiamo bene tutti noi spendiamo montagne di ore al lavoro, chini al computer o in lunghi meeting, dietro una cattedra o pigiando i tasti di una cassa o in chissà quante altre attività. Eppure se ci pensate di tutte quell’armeggiare ci rimane pochissimo, giusto un refolo di ricordo estremamente sbiadito. Come mai?

Voglio dire: capisco che c’entri qualcosa l’interesse e l’attenzione, qualcos’altro la sorpresa e la novità estranea alla routine, però non può stare tutto qui, ci deve essere dell’altro.

Recentemente ho letto una ricerca in cui si affermava, apparentemente in maniera molto coraggiosa, che la vera età della felicità comincia verso i 70 anni, quando decadono le responsabilità ma permane la lucidità e la voglia, e si torna padroni del proprio tempo. Che significa tutto questo?

Questo sproloquio non tocca nessuno dei 93 temi che ho elencato brutalmente nel post di sotto e non cerca di effettuare un’analisi seria, o di dare risposte. Oggi sono solamente sconcertato di come una cosa che dovrei conoscere così a fondo mi possa alla fine sorprendere, risultare quasi sconosciuta nella sua incredibile varietà nel modo di manifestarsi. Quanto valgono 40 ore settimanali di lavoro, un’ora e mezza di commuting time quotidiana, il momento di un bacio rubato, i secondi che precedono una notizia drammatica o sorprendente, l’attimo in cui scatta la scintilla di un’idea, gli anni al fianco di una persona che non si ama, i mesi che una nuova vita passa all’interno di amiche che più passa il tempo e più sono belle? Se ci pensate proprio benebene, il tempo ci è davvero sconosciuto ed è molto più frequente che lui guidi noi del contrario, inseguendo alibi scambiati per sogni o le sei della sera per staccare finalmente dall’ufficio. Carpe diem!



lunedì, febbraio 15, 2010

Alla ricerca della gentilezza perduta

Da tempo avevo in animo di scrivere sulla gentilezza, ma forse solo negli ultimi giorni ho vissuto le situazioni giuste, quelle che fanno scattare la scintilla e l’idea (perché come dice quel drogato di talento che a me piace tanto e che si chiama Morgan, senza un’idea non ci si alza dal letto, anche se sono in molti a ignorare questo precetto!).

Hey folks, ma non pare anche a voi che ultimamente ci siamo incattiviti tutti? Perlomeno in Italia questo è lampante, evidente e scontato al punto da essere protagonista dei commenti dei vari Severgnini e Calabresi sui loro spazi sul Corriere e La Stampa.

“Stronzo!”, ecco come si salutano due sconosciuti! Oppure si entra al bar e l’uomo dietro il bancone manco accenna un saluto, ti guarda tra l’interrogativo e lo scazzato e muove appena il sopracciglio, tanto ti basti sembra voler dire. ‘zzo vuoi?

Siete mai entrati in un negozio chessò di abbigliamento col puro interesse di vedere che c’era di interessante appeso alle grucce? Dite un po’, il proprietario non vi ha guardato forse come se aveste un collant sceso sulla testa e magari un revolver in mano?

Eppure c’è stato un periodo in cui la gente era naturalmente gentile, il che non vuol dire ossequiosa ma tesa a curare la sottile arte dell’accoglienza, quella celebrata in copertina nell’ultimo numero di Monocle e che, con l’indotto in termini di servizi in grado di generare, rappresenta il primo generatore potenziale di PIL nel mondo, sempre che questo indice interessi ancora qualcosa a qualcuno. Poi, tutto è cambiato: colpa dell’effetto serra, della sfiga, delle cavallette o della deriva dei costumi e della pace sociale che, partendo dalla tv si è trasferita in seguito in ogni stanza e ruolo istituzionale del paese e quindi, conseguentemente, nelle abitudini quotidiane di molti che ci troviamo di fronte quotidianamente e addirittura forse di noi stessi?

Beh io questo non lo so, ma il fatto di viaggiare tanto (scrivo dal volo LH 464 diretto da Francoforte a Orlando, su una poltrona di business grazie all’insperato upgrade Lufthansa, una grande gentilezza grazie!) mi porta a veloci ma indicativi confronti con quanto avviene all’estero, soprattutto in certi contesti. Beh la realtà tristissima ma inconfutabile è che noi ci siamo rassegnati ad un livello decisamente basso e anche appannato delle relazioni umane, un mix di arroganza, disinteresse e furberie che quotidianamente si mette in conto di ricevere e che quindi, inconsciamente, si finisce con l’accettare come “inevitabile”, contribuendo con la propria quota di aggressività e boria verso l’esterno.

Proviamo a fare il contrario, io e voi che mi leggete? Eddai!

Facciamoci la promessa che regaleremo 2-3 sorrisi al giorno (soprattutto voi ragazze, il sorriso di una ragazza cambia il senso di una giornata, almeno a me!), che andremo solo al bar o al ristorante dove siamo certi di incontrare un ambiente accogliente anche se magari più lontano e meno “comodo”, che eviteremo i negozi in cui se non si è il notaio del quartiere si viene periziati da cima a fondo come se avessimo una merda di cane appiccicata alla faccia. Diamo gentilezza, cerchiamo ospitalità, diffondiamo il verbo: dall’asfalto cresceranno le margherite!

Se ce l’avete vi chiederei di segnalare un luogo in cui idealmente appiccicare la “stella gentilezza”, da divulgare in modo che questa sua nobile attitudine venga premiata. Allo stesso modo, sputtaniamo e mandiamo in malora tutto ciò che ci tratta come un inconveniente tra i piedi nelle loro giornate egocentriche: da Alitalia alle compagnie telefoniche, dal concessionario col fazzoletto nel taschino che manco si volta quando entri (salvo finire fallito tre anni dopo) fino al commerciante che non saluta e propone 5 euro di sconto per una spesa di 500 agitando l’orologione e piangendo miseria.

Parto io: c’è un bar a Verona appena fuori la porta di Piazza Bra dove saluta con uno squillante “ciao!!” all’ingresso non solo il personale di “front line”, ma anche la barista seminascosta nel retro! C’è una consulente a VeronaFiere che avrà sempre il mio rispetto per la cortesia che mi ha regalato, sopra alle relazioni di lavoro! A Ferrara c’è Orsucci che non ha nemmeno bisogno di presentazioni ma che non può non essere inserito in questa prima listina. Per contro, provate ad andarvi a iscrivere alla palestra Millenium da perfetti sconosciuti e mi direte… che lista lunga ci sarebbe da fare! Facciamo una top 5 dei luoghi o delle situazioni più piacevoli e anche di quelle più sgradevoli? Occorre premiare! (e bocciare).

Kindness to change the world! E ci ho ficcato pure lo slogan… vi ho servito bene o no, lettori gentilissimi e affezionatissimi??

Per stavolta è andata così, ma preparatevi che presto ne leggerete delle belle su Netsukuku (??) e Kiva.org (??), expat e stress, vite preparate a tavolino e valore del dono, neonati e tasse, figas e longdrinks, dizione e concerti, Parigi (again!) e Londra, fotografia e golf, cuccioli e pareti dipinte, conoscenze al bar e in chat, cambiamento e abitudinarietà, adultescenza e IMN “la comune”, cylcefestival e visitmotorvalley, amore e promiscuità, riconoscersi più nudi e per questo fare ciò che è davvero “bene”, nightlifers e bloggers, film marchette e film manifesto, fiere e convegni, capitani che perdono ma vinceranno e radici da rafforzare, ironia e apatia, sorrisi e cultura, vecchie amiche che tornano e l’ultima serie di Lost in cui tutto pare tornare, Samuel, Emma Jo e tutto quello che non potremo lasciare loro, politici e pubblicità, nuoto e corsa, documenti programmatici e residenza mobile, fantasia ed equilibrio, curve pettinate in moto e sole latitante, cucina e bottegai, pompieri, puttanieri, vivaisti, alcolisti, vite liquide..

Di come si debba vendere tutto ciò che si possiede!! Perché questo tutto non fa altro che appesantire il nostro movimento (thanks to Vendotutto su Radio 24) e allora come faremo a fare le finte in un lampo?

..e di 250 mila miglia volo premio che sto pensando dove spendere e su quanti giorni o mesi spalmarle!

Bye

Today’s recipe:

Stay - Erykah Badu

The American – Nouvelle Vague

Fine social scene – Zero 7

Le fleur – 4 Hero

Under the milky way – The Church (occhio che qui vi scapperà il piedino che batte!)


PS: qui in Florida c'è di tutto ma chiunque, anche il più troglodita, si sforza di essere accogliente. Oggi la ragazza delle pulizie s'è fermata appositamente per augurarmi "Happy Valentine's day". Così va una delle più grandi economie del turismo mondiali. Basterebbe copiare.

venerdì, gennaio 15, 2010

Tutto ciò che sta tra tra i pensieri delle due e delle tre

Certo che a volte sono eccessivamente teorico, altre volte invece solo una prova pratica mi mostra la verità sulle cose.
Prendi una trasferta di lavoro alle piramidi con un gruppetto sconosciuto. Metti che le compagne di taxi facciano un lavoro assimilabile al tuo, in un'organizzazione più grandicella e con qualche anno di esperienza in più sulle spalle. Però le loro presentazioni e il loro standing è così ricco che pare qualcos'altro, qualcosa di affascinante e irraggiungibile, come quando mandavo curriculum per fare l'agente di collant e professioni del genere era troppo perfino sognarle.
Persone piene di sè o persone brave? Semplici curiose o veri professionisti in grado davvero di arricchire il mio background? Dopo due giorni di frequentazione sono certo si tratti del secondo caso.
Quindi: occasione giunta al momento opportuno per ricordarmi come lo spettro delle possibilità possibili sia sempre ampio. Di come ogni cambiamento comporti per definizione una modifica radicale di vita, sennò non si chiama cambiamento; di come la mia professione non mi sia caduta in testa ma come sia stata io ad inseguirla strenuamente, amandola da sempre.
L'unica via è quella di analizzare i fatti e trarre da ognuno di essi conseguenze logiche, da elencare in semplice sequenza su un block notes sufficientemente qualsiasi.
Amo viaggiare e non risiedere; amo il nuovo e sono curioso; non ho esperienze straordinarie alle spalle, nè personali nè famigliari: mio padre non è stato inviato ai lavori forzati e non ho vissuto in un'enclave russa sul Baltico. Ho tanto da imparare, e tante comodità. Mi piace una ragazza o forse accarezzo la piacevole idea di questa relazione difficile e distante. Devo sfrondare i rami secchi, anche se a 35 anni come a 15 vorrei leggere tutto, conoscere tutti, vedere tutti i film, fare tutte le esperienze.
Ad esempio, perchè non imparare a cucinare? Accarezzo l'idea di una fuga verso l'esperienza di vita come waiter da secoli e non so nemmeno farmi una frittata, sciocco no? E lo studio delle lingue? In pratica non ne parlo bene nemmeno una, eppure non ho nemmeno scartato l'idea di studiare come si deve anche il francese, se non il portoghese. E quel master sul management of renewable energies? Seattle, right? bleah!!
Se è per questo, il vero sogno della vita rimane quello di scrivere il soggetto di un film e poi girarlo.. no! in realtà il sogno è quello di "mettersi in proprio" ed elaborare nuovi progetti di incoming turistico grazie al web marketing e alla strategia del customer care in salsa motoristica. Anzi no, il sogno è quello di guidare una Fondazione dalle finalità filantropiche. Naturalmente tutto ciò dopo che avrò realizzato il vero sogno: un tuffo in compagnia di chi amo laggiù, dove l'acqua è più blu... avete mai sentito parlare di lencois maranhenses??


Inshallah!


This post's soundtrack:
- Diabolus, Cinematic Orchestra
- Crying, TV on The Radio
- 75 Degrees, Richard Ashcroft


PS del 26 gennaio: Poi una visita all'Ambasciatore al Cairo mi getta nello sconcerto più folgorante.. il mio lavoro mi sa emozionare ancora, di quell'emozione che ti fa tremare la voce e sudare le mani. Chebbello allora vuol dire che sono ancora ancora giovane, che il tempo non mi ha ancora inaridito del tutto!! Vissuto questo, che potrà mai essere una biondina lontana, o la lontana idea di una relazione di lontano? Ma scrivilo questo documento programmatico, ma vivi l'ebrezza delle figuracce, ma chiudi il sipario su questa esperienza ora, quando ti senti sul gradino più alto eppure non sai dove puntare lo sguardo!!


".. sometimes I forget, that we're supposed to be in love, sometimes I forget my position.."



venerdì, gennaio 08, 2010

Ventidieci // strade



".. Strade che si lasciano guidare forte, poche parole piogge calde e buio..
tergicristalli e curve da drizzare, ..strade che si lasciano dimenticare.. "

Eggià, un'altro anno alle spalle e uno nuovo di zecca ci accoglie, ma non invecchiamo mai nel nostro paese immobile. Sempre giovani, sempre genazione di mezzo, i più Lost! della "lost generation" mondiale, secondo le parole del Nobel Prize Paul Krugman, che tutti noi abbiamo studiato almeno un pò.

Ci deve essere qualcosa che non va se il driver dello sviluppo mondiale è un paese - almeno dal punto di vista politico - post comunista ma soprattutto autoritario come la Cina, non trovate? Che facciamo, tifiamo India e Brasile in questo mondiale delle economie in crescita, o accettiamo l'idea che vivremo con meno di quello che abbiamo avuto? Dilemma del prigioniero, ma per ora dei luculliani pranzi delle feste.

Al di là di questo, c'è da dire che sono un commuter. Uno di quelli che la macchina la usa tanto, l'ha sempre usata e, tralasciando gli amari commenti sull'inefficienza delle reti dei servizi di trasporto pubblici nel Belpaese, gli piace farlo. Che figata ragazzi, tiri fuori il tuo "mezzo" dal garage, ti sistemi per benino, innesti la prima. Brummm brrummm!!! eeh?

Ora, so di gente che odia andare in macchina, di altri che - orrore! - non ce l'hanno nemmeno. Dico io: vi rendete conto di ciò che vi perdete? Al massimo, se ti chiami Alain e vivi nell'Île de la Cité a Parigi allora posso comprendere: hai 14 linee di metro, gli autobus, la RATP, la RER e pure le Vélib! Ma se sei un'italiano?? E con questa mi sono del tutto sputtanato come organizzatore di fantomatici Bici Festival..

Vivo l'auto, spesso, come come la mia personale seduta psicanalitica. Nel senso che le e mi parlo, la e mi ascolto, mi analizzo o perlomeno ci provo. Compio elaborazioni mentali clamorose ma anche pensieri raffinati ed estremementi lineari. Formulo ipotesi, le seleziono. A volte decido.

Come quella volta che, solcando il bel mezzo del nulla tra i confini provinciali di Ravenna, Bologna e Ferrara di colpo mi fermai, preso dall'emergenza di appuntarmi cose straordinariamente importanti, convinto anzi assolutamente certo che fossero l'illuminazione, il "soggetto" del resto della mia vita, almeno quella studentesca. Naturalmente non fu così..

Un'altra cosa bellissima che da sempre si associa all'utilizzo dell'auto, specialmente per i viaggi medio lunghi (sapete per me medio significa un'ora e mezzo al giorno, e a volte - ma solo a volte! - arrivo ad invidiare certi amici miei che ce ne passano 7 o 8 di ore, lungo l'A1), è l'universo musicale che si scatena al suo interno. Dall'autoradio Alpine che valeva più della Renault 5 in cui era collocata fino all'integrato attuale, l'impianto stereo rappresenta una componente imprescindibile: una ricca selezione di CD (o file mp3 oramai) sempre a disposizione nell'abitacolo ancor di più. Perchè il bello non è cantare, ma urlare a squarciagola e allo stesso tempo simulare l'assolo della Gibson Les Paul (R.I.P.) o la rullata di batteria, oppure almeno dilettarsi nell'essere il DJ della propria giornata e ritrovarsi ad azzeccare il groove giusto, al termine di un'intensa riunione di lavoro.

E poi, facile ricordare con libidine quel faticoso e e piuttosto sconcio petting dei primi anni '90, ospiti dell'angusto sedile posteriore. Ma dite la verità, chi di voi non ha mai dormito nella propria auto almeo una volta? E' stato scomodissimo, vero? E però lo ricordate con struggente malinconia, arivero?

Il viaggio notturno poi è un tema a parte, e quello notturno in solitaria personalmente si colloca nella categoria delle cose irrinunciabili, inalienabili e addirittura antropologicamente utili, intendo dire per innalzare il personale tasso di benessere. So bene quel che mi perdo a rinunciare ai mezzi pubblici, cose come la socializzazione l'acculturamento il riposo e altre menate simili. Però che posso farci se sento quasi una dipendenza da quel momento in cui, comodo e rilassato lungo la corsia di mezzo della A14, col "pezzo" giusto in onda e al volume giusto, finalmente mi accendo una sigaretta per giusto un paio di volute di fumo... impagabile davvero.

Non so perchè ma non me lo sono mai personalizzata, la macchina di turno che mi spostava il culo. Nessun nomignolo o smancerie varie, riservate a Violante. Nessun gadget strano ad esclusione di un garage che con la stessa somma a Buenos Aires, nel fighissimo quartiere di Palermo Soho e al cambio attuale, ci compri un appartamento con terrazza patio e solarium. Solo tanta strada vissuta.

Secondo un veloce calcolo forse 600 mila chilometri, i migliori monologhi della mia vita e qualche litigata ben riuscita. Se guardo avanti, non vedo luogo migliore per le mie prossime dichiarazioni di vita e d'amore. In macchina, perchè no???

Ad ogni modo gente, non piangiamoci addosso.. animo!! energia!! queste le dieci "dritte" che cambieranno il mondo nel 2010, cominciate a pensarci!

" .. Ti guardo che mi guardi non so se salutarti.. o fare finta che non sia già tardi..".. o forse meglio dire ".. baby you can drive my car.. yes a wanna be a star... "



lunedì, novembre 30, 2009

Last night the DJ saved my life!

"Le liste stasera non valgono!", ve lo hanno mai urlato ghighandovi in faccia? a me sì!

Sarà che dopo secoli ho fatto tardi nel mio piccolo paesino con addosso 3 ginlemon tracannati come ai vecchi tempi, sarà che mi accingo a prender per le corna la movida madrilena, sarà che sul profilo facebook di un amico di antichissime scorribande è apparsa una vecchissima memoria audio dei tempi che furono sotto le due torri (ma proprio sotto!), che mi son detto ammappa ma qui c'è della gran necessità di post sul nightclubbing o, come si diceva ai tempi miei, sull'andar per locali.
Non so come comincia la vostra relazione col piedino che tiene il tempo e l'occhio che perizia implacabile le gambe scoperte, ma la mia è indissolubilmente legata alle feste in garage, domenica pomeriggio e poi le prime sere, metà anni '80... l'Enigma era di là da venire! Ma già mi dilettavo nella cameretta col Geloso rosso e il 45 giri di Grease, con la manina che andava su poi giù...
Ho il ricordo perfetto di un capodanno al paesino mio, nello scantinato della casa di mio nonno trasformato nel Pascià per una notte, con "la palla" e lo strobo, le lucine intermittenti e i diciottenni miei vicini di casa (io ne avevo forse 14..) che murano quello spazio angusto con 80, forse 100 persone.. disco music dalle casse, who is in the house??! e robe del genere, una goduria.
Poi le prime fughe al mare, la navetta che collega il campeggio con la disco, le riduzioni, le consumazioni, le cubiste, i buttafuori, le fighe, tutto un linguaggio nuovo che mica sapevo cosa volesse dire o perchè, ricordo solo che le mie compagne di classe arrivavano accompagnate sulle macchine dei rispettivi ragazzi o sulle loro moto, e ora spesso giacciono ingrassate e coi maglioncini lisi in casa, a dar la pappa al bebè.. alcune consapevoli e felici e le altre con la vita che è sfilata loro tra le dita.
Invece per me erano solo uscite con la braga, rigorosamente senza ragazze tra noi e con ben poche chance di conoscerne qualcuna là fuori in quelle giungle di fumo, folla, bassi a palla e tanta fantasia. Però che spettacolo, che adrenalina. Per i più bravi, che maliziose ambiguità (cit.).
Le "liste" alla Rocca, la coda di auto in sosta che arriva quasi all'Idrovora e quella bella atmosfera che scorre addosso, la gente "vestita bene e pulita" che tanto allora si riconosceva in quell'espressione di divertimento; le cassette di Cheope DJ, una al mese rigorosamente nel mangianastri della Renault Super5 e le braccia che disegnavano archi nel cielo.

Poi il periodo più bello dei primi anni all'università: Bologna poi la Romagna come tratto di un provincialismo dolcificato, aperto e disponibile, protetto e divertito fino alla fine. La voglia di mondo era chissà dove allora: per un giovedì al Controsenso avrei dato tutto!
Bigliettini romantici nei parabrezza dell'auto, un profumo anestetizzante, il passi per entrare evitando la fila al Pineta, i balletti stupidi nel privè in faccia a Vieri e addirittura qualche bella limonata: se ci ripenso a un pò più a lungo del solito, mi viene in mente come fosse un rosario da recitare tutta la via crucis settimanale cui tendere come un'ideale supremo: lunedì Lavieenrose (d'estate zorro!), martedì Pineta, mercoledì Pascià (o Kinki!), giovedì Controsenso, venerdì e sabato magari riposo a patto di presenziare la domenica alle Bainduche...
Ho vissuto il meglio, forse l'essenza di tante amicizie all'interno delle "sale da ballo", tra le 3 e le 4 del mattino, fino ad essere convinto che la vita sia l'essenza diluita di alcuni momenti concentratissimi, tutti indistintamente vissuti tra le 3 e le 4 del mattino.
E voi, qual'è la vostra ora ora "di picco", in cui sono avvenute le cose più belle? Pensateci bene: una fascia oraria definita abbraccia tutti i momenti o quasi, vero?
Dai tirami fuori un'esperienza pazza e indimenticabile legata alla notte e alla musica, so che ce l'hai!!

Come quella volta che abbiamo accompagnato un amico fino all'entrata della Villa solo perchè allungasse una rosa alla sua pretendente, o come quando sono rimasto ad aspettare la mia "punta" di quel periodo con le paste in mano del Bombo e l'alba che illuminava la scena in fondo a via Chieti.
Sì sì gli autovelox, la Romea, mia madre che ha più volte rischiato il coccolone da batticuore (e più di una volta a ragione!), la strada tagliata di netto saltando lo stop (vero Barbara??), il cane preso in pieno con la ruota anteriore dello scooter che mi regala ricordi indelebili in faccia (vero Elisa??), le litigate per convincere il gruppo a non starsene a casa... però le sensazioni che quelle notti e quei luoghi mi hanno dato, pur non avendo mai fatto della vera club culture, sono state straordinarie.
Ora ci rido su, forse, ma dalle feste di casa Salvi ai mercoledì d'oro del Kinki; dalle mattine rientrando a casa dallo Zorro a Forlì (con le struggenti chiacchere sotto casa, la voglia di dare altri 5 minuti di parole a quelle meravigliosi notti di compagnie e sindrome da sorrisi) all'ultimo Cocco da inconsapevoli di alcuni mesi fa, ormai incapaci di maneggiarlo e buono solo per ridere di noi stessi.. beh io non rinnego niente. Anzi rinnego di non averne fatte abbastanza!!!
Y ahora, quando vamos a salir por un boliche??

Dedicato a tutti i nightclubbers di spirito del mondo!

lunedì, novembre 16, 2009

Il secondo motore


Hey!
E' tutta generata dalle sensazioni, questa sensazione che sembra salirmi ora dalle narici.
E' un'elaborazione dei 5 sensi, che lavorano insieme o separatamente. Producono esperienze, generano idee.

Come quando a Tokyo ho visto un esercito di fattorini al mio servizio, ossequiosi a fianco dell'ascensore. L'educazione estrema come lascito di tradizioni secolari. Piaggeria assoluta ma non piegata da una banale mancia. Senso di omologazione interna e esclusione dell'esterno.

Come quando a Parigi ho gustato un setoso Chablis, fascinoso quanto la gioviale compagnia femminile al mio tavolo. Tra uno sbuffo e un sorriso, il solito tema di sempre: come mi manca l'Italia.. però non lascerei mai questo posto. Hai visto il Quai Branly? Secondo te in Italia è possibile visitare un luogo del genere?
A proposito di sensi, quella notte ha continuato a fischiarmi un orecchio, forse per quel che di non concluso, chissà.. forse è ancora possibile concluderlo.

Come quando a San Francisco ho toccato la mano di mia nipote (ormai mi arrogo questo titolo, per quante volte Jenny mi ha chiamato uncle, o ssìo!). Ormai è la mia casa vacanza, quel percorso che va da Berkeley alla periferia di Napa. Mi ha riempito il cuore vedere la costruzione e ora la crescita di quella famiglia, che sento da sempre così vicina a me.
C'è sempre un'esperienza da fare, un'eccitazione da cogliere passando da quel concentrato di wonderland. Sarebbe bello impacchettare un pò di quell'energia per i tempi lenti della mia ovattata e inconsapevole valle di lacrime in cui mi dibatto. Poi c'è lei che mi spiazza sempre: un'occhiata e la battuta tagliente. "Ma non ti sei ancora deciso a trasferirti qui per un pò? Di cosa hai paura, di imparare l'inglese, vivere nel posto che ti somiglia, essere felice??"

Come quando a Las Vegas ho sentito l'inconfondibile trambusto della fiducia. Wonderland è stata colpita al cuore, ma in fondo al buio forse si comincia a vedere la speranza di rialzarsi. Hanno voglia di gridarlo al mondo, gli americani. A modo loro, con le luci i colori e i sogni. Lo spettacolo "Love" by Cirque du Soleil sono un capitolo e una sensazione a parte, che non mi sforzerò di spiegarvi poichè di certo lo svilirei. L'unico consiglio è andate, vivetelo e poi ditemi.

Come quando nella marca trevigiana ho annusato il profumo del futuro in salsa nostrana. Quella che si veste in sneakers, jeans e T-shirt, aggrega 200 giovani, se ne fotte di ogni forma di coinvolgimento del settore pubblico ma forse si sporca letteralmente le mani stendendo cavi per la banda larga (quella vera) e costruendo questa cosa qua. Che spettacolo. Espressioni di business a me pressochè incompresi, ma gli occhi che brillano al bad boy shareholder che ci illustra il loro sogno, ormai declinato in 4 continenti grazie ai branch offices di Londra, Seattle e Mumbai. Un luogo energizzante, una conferma che lavorare con gli amici può portare al massimo un'overdose di sorrisi, un'iniezione di adrenalina per chi si arrabatta difficoltosamente ad inseguire i propri sogni.

Quindi, sappiate che Inthemiddleofnowhere è un marchio registrato, e presto o tardi diventerà anche la mia vita.

Raccogliendo le esperienze di corredo: "Whatever Works" di Woody Allen è stupendo, "Ingorious Bastards" di Tarantino solo bello. I glamourosi al Castro sanno il significato del termine "Spaghetti Western". A Parigi il fascino esce dai rubinetti. Tokyo rappresenta l'area urbana più popolosa al mondo (33 milioni di abitanti) ma non dà senso di oppressione, almeno non al di fuori del formicaio della rete metropolitana. Quando chiudono i parchi (a pagamento!) c'è la filodiffusione di quelle musichette da pomeriggio di natale. Le ragazze sono super modaiole, magre ma con le gambe storte!
La classe affaires di Air France, così come le sue business lounges, umilia la business class di LH, ma gli voglio bene lo stesso. I ragazzi di Innocent sono stati folli e pure degli affamati dalle tasche vuote per un pò, ma ora si godono il meritato successo. Mi sforzo di pensare "out of the box" e di avere un "freelander's mindset" (thanks to Gina Trapani, blog da seguire).
Il mondo viaggia, l'america mangia miti e ne sforna di nuovi (twitter è già vecchio, nella Bay Area ora si gira in Tesla, si legge su Kindle e a Seattle di sperimenta il nuovo modello Starbucks 2.0 - in fondo le cup di cartone ci avevano stancato tutti, vero?), l'Italia va al rallenti ma Ferrara - come pure Bologna - è ferma al palo che si specchia.
Vivere senza l'edizione domenicale del NYT è un pò peggio. E ne dimentico 3000!

Senza il secondo motore al giorno d'oggi non ci si alza dal letto. Come dite, non capite? Me l'ha insegnato Calabresi, guardate qui. E' verissimo: l'idea è niente senza la persuasione.

E voi, viaggiate con zero, uno o due motori accesi?

This is Paris, Pont Neuf, ottobre 09.


mercoledì, novembre 04, 2009

Live from my hotel room, Vegas, NV

Lo so manco da secoli, e sono scostante. Un blog è un pò come un figlio, un pò come un tamagotchi, se non lo curi appassisce e diventa brutto, poi nessuno lo segue e così la storia finisce. Triste. Garantisco che tornerò a metterci l'impegno e scrivere spesso, anche se a dire il vero le pensate smart o non banali latitano ultimamente. I viaggi e le giornate belle invece, no.
O tre lettori di questa webpage, me la date una spintina? dai se vi vengono di getto, scrivetemi due paroline sul perchè passate di qui e che cosa vi piae de Lamezzastagione, It would be a really inspiring! grazie in anticipo.

Giuro che scriverò le mie impressioni sul viaggio in Giappone, i giorni intensi e belli a Parigi, le mie grandi amicizie italiane del mondo e quelle internazionali. I viaggi intercontinentali coi francesi. Di come sia strana l'amicizia e i rapporti in genere, e di come sia debitore a Emma. Ottobre è stato un mese lunghissimo.. ma per ora tenetevi questo.

C'è il flatscreen acceso su CNN, e Mr Obama che sta parlando credo per l'inaugurazione dell'anno scolastico o cose del genere. Gli ho appena sentito dire cose del tipo "I nostri studenti una volta finiti gli studi devono sapere che potranno essere protagonisti non solo a Chicago o Los Angeles, ma anche a Pechino o Mumbai, devono essere pronti a livello internazionale", oppure "ogni studente deve ricevere un'educazione tale da garantirgli la possibilità di costruirsi una vera carriera" o ancora "gli studenti devono essere parte attiva nel processo educativo, in questo mondo così interconnesso".
E poi penso ai discorsi dei nostri politici, da quelli all'apertura dell'anno accademico fino a uno qualunque, scegliete quel che vi pare. E mi dico cazzo, siamo fermi mentre il treno del mondo è in marcia.. c'è da stringere le chiappe o annullare i confini almeno nella testa.

A presto.




This is Napa Valley


lunedì, ottobre 12, 2009

International press: comments on Italian PM Silvio Berlusconi

Ritagli di viaggio, questi li ho raccolti e fotografati durante i miei giorni a Tokyo (seguirà post a parte..). 11mila chilometri dall'Italia.
Secondo voi Financial Times e International Herald Tribune hanno questo necessario bisogno di "sputtanare" il premier??
Meditate, gente... meditate.

Ora a Parigi, e prosegue lo "sputtanamento" anche su Le Monde. Alè!

mercoledì, settembre 30, 2009

whaiwhai

Gente questa cosa qui è secondo me davvero geniale.
Turismo esperienziale avanti secoli.

Si fondono gioco, ricerca, condivisione, invenzione, esperienza, acculturamento e naturalmente business, in misura sempre maggiore mi auguro.
Li ho scoperti troppo tardi, ma li testerò prestissimo. Questo progetto così come la giovane società che li inventa e il geniale incubatore che li accoglie sono l'eccellenza e il futuro dell'Italia.

Giovani laureati con il futuro tra le mani, il coraggio il sapere e la curiosità sono le armi di cui si ha bisogno. Per il resto sono e saranno sempre terreni da arare.

Ad maiora

martedì, settembre 22, 2009

Non sarà mai campione di simpatia, ma la Francia è un grande paese

Carissimi tre lettori, il flusso di pensiero pare ridestarsi dall'assopimento, o almeno ci provo.
Così, ho un'altra cosa da dire.
Vi siete accorti di quanto siamo assorti a leggere le polemiche da pollaio? a commentare, lamentarci, adeguarci, in definitiva non farci nulla?
Che posso farci io?
Ormai pare un'abitudine, meglio un refrain a punteggiare ogni giornata in Italia, tra un insulto del miniministro e una calunnia del più grande statista d'italia; un defilé da circo Togni sul red carpet del Festival del Cinema di Venezia e la vomitevole mercificazione della donna, sempre più vilipesa e ora "mazziata" alla conferenza stampa del giovane programma di rottura Striscia la Notizia (giunto al suo 21esimo anno di vita se non sbaglio, fresche l'ova eeh??).

In questo abituale pandemonio, anticamera, che a Panebianco piaccia o no, di un prossimo autoritarismo neppure tanto light, si rischia di far passare passare sotto silenzio, almeno qui in Italia, l'idea covata da Sarkozy di istituire un comitato di studio, guidato da personalità nel campo economico quali Joseph Stiglitz, Jean Paul Fitoussi e Amartya Sen per tentare di raccontare, con parametri, indicatori e numeri, ciò che sta oltre il PIL, avvalendoci di nuovi indicatori finora inutilizzati, nel tentativo di misurare il Benessere Interno Lordo.

Si perchè, udite udite!, c'è ancora gente al mondo che non dà tutto per scontato e assodato, che cerca invece di ripensarlo, migliorarlo, addirittura cambiarlo! e noi, al massimo, li guardiamo rapiti.
Personalmente ritengo che la capacità di voler solo misurarsi con sfide di questo livello, lanciate senza alcun dubbio per provare a timonare la Francia verso un approdo di maggiore consapevolezza e protezione dei suoi cittadini, ma anche con reale spirito di osservazione universalistico, dimostra di per sé in modo lampante il livello di avanzamento democratico e programmatico raggiunto da quel paese. Di antipatici elitari, sia chiaro, ma anche di straordinari pensatori. Il Sole24ore ha cercato di applicare questo "giochino" del BIL alla realtà delle oltre cento province italiane, con risultati abbastanza conosciuti: in Romagna, si vive bene. Quindi?

E nell'Italia degli uffici, dei bar, delle palestre secondo voi com'è stato accolto il risultato di questa prima fase di valutazioni ed indagini sul BIL prossimo venturo? Temo un bel chissene, e la conseguente richiesta al boss di un aumento... puah!

.. Intanto, comincio a pensare ai prossimo giro, e di questo di sotto mi piace proprio tutto.. dalla musica ai visi alle espressioni alle locations, le mi prossime locations. Arigatou!

Buenos Aires: la luce, i luoghi, la gente. Ti prende

Nonostante il clamoroso ritardo, non posso non tornare a dire due cose sul soggiorno a Buenos Aires diciamo così, ex post, visto che sono uomo di lettera.

Un giorno di luglio, imbarcato su un jet Iberia, decisi di passare le mie vacanze a Buenos Aires, ancora fulminato da un gruppo di fighe spaziali portene incontrate lungo una calle madrilena poche ore prima.

"Vado a imparare lo spagnolo!", mi dissi. E mi gettai sul fedele laptop connesso wireless, alla ricerca di blogs tanos in corrispondenza dalla capitale Argentina. Così, feci la conoscenza del grande Tanoka, ora parte del più ampio Largentina. Che grande scoperta! ho divorato di lettura quel blog e ci ho trovato di tutto, anche le dritte, i suggerimenti, le sensazioni. Gli scrissi, ad Andrea, e nella sua piacevolissima risposta ci trovai scritto quella che ora capisco essere una grande realtà: Buenos Aires non ha nulla di ecclatante allo sguardo che ti "costringa" ad innamorarti di lei dal primo momento. Ma poi, via dopo via, portone dopo portone, faccia dopo faccia, bar dopo bar e camiseta dopo camiseta, ti entra addosso. Così, come da copione, è stato anche con me.

Per questo ho passato la seconda parte della mia vacanza vivendo sempre più "da porteno", andando alla Cancha di Boca, nei ristoranti di la Canitas, nelle vie bizzarre di Palermo viejo, facendo le parillas in casa, la nostra o quella delle ragazze e dei ragazzi che abbiamo conosciuto. Che fossero dolci o sclerotiche, aristocratiche o caciarone, dark o splendide grafiche, las chicas sono state tutte immancabilmente e meravigliosamente ospitali.

Gente vera, ragazze "più donne", ragazzi "più amici", avventori del bar "più ironici"... come se fosse stata data una mano di "vero" sulla pelle di tutte le persone che abbiamo conosciuto e con cui abbiamo condiviso tempo ed esperienze. Mille cose su cui riflettere, tra cui questo strano virus che porta sempre più italiani, giovani italiani, a lasciare la madrepatria per stabilirsi in questo posto che è freddo d'inverno e umido d'estate, dove la disoccupazione morde così come la delinquenza e il mare è poco più di un racconto. Ma è affascinante, cosmopolita, culturalmente vicino, vero e vivo.

Guardate qua cosa ha scritto il Magazine del Corsera dieci giorni fa. Ammazza quanto sono "sul pezzo", oppure sarebbe meglio dire: ma quanti siamo a pensare ad un'alternativa a questa vita volgare, egoista e egoreferenziale che ci propone il belpaese in questi ultimi anni? Davvero è così brutta questa comoda e quieta disperazione?

Com'è facile, al ritorno e ancora vittime del jet lag, ritrovarsi, in piena notte, a soppesare pro e contro non tanto di una fuga, quanto un serio e ragionato trasferimento. Chi lo sa..

Stai a vedere che in fondo in fondo, all'ultimo, un barlume d'anima di questo posto sono riuscito a coglierla... e se dovessi essermi confuso, beh sarà il motivo per tornare e cercare di capirci qualcosa di più. No?




mercoledì, agosto 26, 2009

Buenos Aires: una citta', tante societa'

Tanto che non scrivo, troppo. E' che qui si gira, si osserva, si vive, si valuta.
Metodo barbaro (che qui in slang sta per stupendo!) , ma visto lo scarso tempo vado di elencone flipper, riservandomi di approfondire a breve.

Buenos Aires e' "Ciudad de La Santísima Trinidad y Puerto de Santa María del Buen Ayre", e' un distretto federale e una provincia, con un terzo degli argentini dentro (13 milioni). E' mille quartieri periferici, con officine davvero back in the seventiees.
Buenos Aires e' traffico, grattacieli, smog. E' Recoleta e Palermo. E' Cañitas e Villa 31 .
E' la seconda piu' grande citta' del Sudamerica, con tutte le contraddizioni che vivono floride nell'emisfero australe del mondo. Un luogo dove per decreto lo stato da' 400 milioni di pesos alla AFA (Federcalcio Argentina) per far partire il campionato, mentre fuori in strada giusto di fronte alla porta del nostro appartamento c'e' chi fruga nella spazzatura, tutte le sere, per raccogliere i materiali da riciclo e raccattare 4 monete.
4 pesos per un dollaro, 5,5 per un'euro. La classe "media" scolarizzata guadagna circa 1500-2000 pesos al mese, 400 euro circa. Pensiamoci mentre prenotiamo il prossimo viaggio, nel luna park dei prezzi delle airlines che hanno globalizzato i costi. Tutti, a parte i ricchi di Olivos o giu' di li', semplicemente non hanno i soldi per viaggiare, quindi conoscere etc, etc. Sara' forse per questo che, da queste parti, chi non va dallo psicologo per lo meno e' un profondo seguace dello yoga?

Poi c'e' il Tango, il calcio, la parilla, il turismo. Impossibile pensare di comprendere a fondo tutto questo, pero' ci vuole poco a capire che il primo e' nascosto nelle milonghe di quartiere ma il Festival Mondiale del Tango lo porta addirittura nel vecchio palazzo Harrods (avete letto bene), abbandonato da tempo ma recuperato, in tutta la sua decadenza, per l'occasione. Il secondo e' tante cose insieme: passione, argomento di discussione ovunque, strumento di controllo sociale, mito e anche parecchio turismo (guardate il Boca che fa settimanalmente!); ad ogni modo sono andato a vedere dal vivo sia River che Boca e devo dire che, pur preferendo l'atmosfera della Bombonera, se mi stabilissi qui sarebbero altre le squadre sulle quali concentrerei la mia attenzione: troppo sotto i riflettori queste due. La carne argentina l'ho mangiata ovunque, dai ristoclub alle abitazioni private e confermo che e' uno dei motivi per cui vale la pena venire fino a qui.
E poi il turismo: contraddittorio, come tutto il resto. Molto smart e ricco di marketing da un lato (un esempio chiaro sono questi siti istituzionali, qui e qui), malconcio sotto altri aspetti. O forse malconci sono soltanto i marciapiedi, ma per un cittadino del primo mondo questo impatto ha un effetto. In questo periodo, crisi e timore della Gripe A hanno quasi dimezzato le occupazioni degli alberghi, che pena.

Ma i luoghi da visitare in Argentina sono davvero molti e il progetto di rimanere qua attorno (mentre in Ghedo ha vinto il senso di avventura ed e' partito destinazione Bolivia) fa davvero pensare che occorrera' un'altra visita "federale" per farsi un'idea completa del paese.
Che dire dei porteños? Svelti, accoglienti, spesso scherzosi, metropolitani dunque un po' schizzofrenici e forse ma in fondo consci del loro "paraculismo". Di certo, per loro stessa ammissione, odiati dal resto degli argentini.
E poi ci sarebbe da dire su Empanadas, quotidiani molto interessanti come Clarin e Nacion, librerie ovunque, Mafalda, la Avenida 9 luglio, San Isidro e Colonia in Uruguay che ho visitato, l'area attorno al Jardin Japoneses attorno al quale ho fatto jogging insieme a tutta la gioventu' piu' o meno sportiva di Palermo, il calcio giocato ovunque, anche due contro due alla fermata del bus. e poi Caminito, il ponte di Calatrava (genio! rivende la stessa cosa a tutti!!), la Floralis Generica (geniale), il planetario le Fiat Palio Siena e soprattutto 127 ben diffuse in giro... rimando alla prossima volta.

Che dire del lunfardo? Maravijoso! Me ne sono innamorato, mi fermerei qui solo per cercare di apprendere questo accento biascicato e ricco di termini italiani, rauco nostalgico e suadente.
Y las chicas de aca'? Hay, que dolor!!! Sono sincero, pensavo tanto meglio, maledetto marketing di Belen!! Poi sembra che si prendano cosi' seriamente, con un che di altezzoso che le fa quasi sembrare italiane ma senza quel livello di sofisticazione. Mi sa che come sempre ho capito la cosa al contrario... ad ogni modo il fatto di essere italiani interessa l'interlocutore, in ogni contesto.

Il resto, cioe' quasi tutto, sta nel non detto: dallo shopping "Bay area style" in negozietti d'avanguardia alle notti di carica nei club piu' belli, dalle chiacchere impreviste in San Telmo alle presentazioni shockanti alle cene di sushi con la vera nomenclatura della societa'porteña (che, anche qui, misura lo status e la ricchezza con quanti iphone ci sono sul tavolo in cui si cena, o al massimo nella sala in quel momento).

In sincerita' non ho ancora trovato l'anima di questo posto che volta le spalle al mare, chissa' se mai ce la faro'. L'Europa mi sembra cosi' lontana.. e le avanguardie mi sembrano altrove, anche se certi luoghi come il Malba o l'Universita' del Cine mi hanno aperto il cuore. In una esquina, qualquiera, puede ser..

A presto, suerte!

giovedì, agosto 13, 2009

Il vero viaggio..

.. non sta nello scoprire luoghi nuovi, ma nel vedere con occhi nuovi. Saggio Voltaire, eeh?

Poi non sapete quante ne ho lette, in questi giorni.. di profonde, commoventi, lucide, romantiche, creative e innovative. E su tutte le fonti, persino sui muri delle case.
Dovrebbero metterla d'obbligo sempre: un'ora di lettura al giorno. Un governo ideale, s'intende, non uno specifico.

E allora, come mai me ne vado a Buenos Aires poi me ne esco con frasi come quelle di sopra? Ma che ne so!

Però sappiate o due lettori che ho un sacco di idee in testa, e profonda volontà di continuare a curiosare in futuro.
Per cui, nella sparanza che ne valga la pena, cofido che continuiate a seguirmi.
.. seguitemi, seguitemi...

Buone vacanze

martedì, agosto 04, 2009

Troppo occupato a leggere

All'inizio delle sospirate vacanze, nello schema fordista della vita proprio dell'inizio del secolo scorso e che ancora la società ci propina, su queste sponde, mentre il mondo viaggia a velocità supersonica, mi ritrovo nel totale piacere della lettura.
Saggi, blog, quotidiani, interviste su youtube. Mille idee da raccogliere, inutile provare a in fila le poverissime mie qui sopra. Meglio non perder tempo e seguitare a riempire il serbatoio di cibo per la mente, che certamente metabolizzerà producendo qualcosa.

Certo, quelli del lavoro da me si son persi qualche mia interessante scintilla che avrei tentato di innestare nel mio quotidiano operare, investito come sono di intuizioni e impulsi all'innovazione.

Per ora lascio scorrere, suggerisco solo di leggere ed ascoltare Mario Calabresi, direttore della Stampa, uno degli under 40 cui metterei ad occhi chiusi le chiavi del paese in mano

giovedì, luglio 16, 2009

Headed to SF, again

Lo so che avrei mille altre cose da fare o di cui scrivere... ma sono addicted di sta cosa qui.
Sarà perchè sto tornado allegramente qui?





back soon

venerdì, giugno 26, 2009

My second baby

Come dicono a Napoli, "nu second je chiù bell angor!".
Per esperienza diretta posso dire che, almeno nei progetti di lavoro, questo è vero.

Al posto o accanto alla schizzofrenia, si cerca infatti di infilarci anche una piccola parte di esperienza che finisce col far vivere le varie "seconde volte" in modo parzialmente diverso, certamente più pieno, anche se la strada in questo senso è ancora lunga.

I trajes utilizzati sono addirittura cresciuti rispetto a due anni fa, nei giorni di gestazione del mio "second baby" (unica espressione felice di un consulente altrimenti da prendere e lapidare), ma il sudore è rimasto stavolta a livelli di guardia. Tanto altro è poi successo.

Quella sensazione dolcemente inconsapevole - ma rasserenante ed eccitante al tempo stesso - che pervade, quando un progetto - composto da tanti sottoprogetti ad incastro - prende finalmente vita.
Questo posso dire è accaduto, e prorpio per questo pesto la mia terra giorno dopo giorno, non certamente per timbrare un cartellino, sennò me ne sarei già andato ad offrire le mie opere al settore primario dell'economia da un bel pezzo.
Quindi cosa dovrei fare se non, per una volta, ringraziare me stesso (cosa molto di moda in quelle giornate campali!) nella mia folle perseveranza nell'inseguire, anni orsono, il mio sogno tangibile di un lavoro fatto di organizzazione e confusione, meetings in uffici gelidi e insolazioni sotto il sole camminando da un'area all'altra, tre telefoni che squillano in contemporanea e l'assoluta precisione nel controllare le ciano di stampa; caffè e pasticcini a tutte le ore e l'impossibilità per 3 settimane di avere un pranzo normale; compagni di lavoro smart virtuosi e amici e l'incapacità solo di conversare con loro; strapagati consulenti stronzi e perfetti signori nessuno che sistemano tutto con un sorriso; situazioni di estrema visibilità e opportunità anche a livello personale e il post-brindisi passato disperati a cercare un pezzo di gomma; pranzi fianco a fianco di ambasciatori e sigarette velocemente fumate con un gruppo di sorridenti marocchini.

E' il mio lavoro. Dire che lo amo è una parola grossa, diciamo che gli voglio bene. L'ho sposato tempo addietro, ci ho pure fatto due babies. Il futuro dirà che il suo fascino saprà essere superiore al logorio della vita moderna e all'allure naturale di qualcosa che si affaccia, nuovo ed inaspettato.

Nel frattempo mi godo questo, che è tanta roba. Tra l'altro maggio si conferma il mese per eccellenza delle sorprese e delle rese dei conti nella battaglia dei sessi, o almeno nel guazzabuglio del sesso.. riguardo il quale approfondirò presto. Dì certo, in questo caso, è meglio salire su un nuovo piuttosto che fare la manutenzione su un usato...

bye!

Welcome to this world sweet Giulia

La vita è un miracolo meraviglioso.

Quando questo miracolo si rinnova, grazie all'amore e alla perseveranza di amici così vicini, seppur lontani, ci si ritrova coinvolti davvero tanto, come se si fosse parte di quell'evento. Ma non è così, si è solo testimoni di qualche cosa che, finalmente, fa trasalire, accapponare la pelle e battere il cuore.

Ciao Giulia, e scusa per il ritardo. Ormai hai fatto esperienza, hai quasi un mese. Non vedo l'ora di incontrarti. Sarà perchè ho vissuto così da vicino la strana e straordinaria storia del tuo papà e della tua mamma, sarà per quel tuo sangue misto che ti scorre nelle vene e per la fortuna che ti auguro di avere crescendo nel posto più liberal e aperto d'America, che mi sembri bellissima e già consapevole del tuo ruolo.
So che da ora mi sentirà ancora più casa, quando sarò a casa tua.. che bella sensazione.

Hello world, il tuo babyblog, presto sarà tra i più letti del web, ci scommetto!

Ciao mamma e papà.. good job guys!

domenica, giugno 14, 2009

Il mio paese che vorrei è multietnico

e il vostro?

Dell'Italia e delle considerazioni di presunta non multietnicità espresse dal presidente del consiglio, sentite che dice l'autorevole e non direi eversivo Guardian http://www.guardian.co.uk/world/audio/2009/may/11/silvio-berlusconi-italy

L'Italia non diventerrà multietnica? E chi ci dice allora che cosa faranno tra 15-20 anni tutti i figli delle minoranze etniche che oggi frequentano le scuole elementari e medie? Non sono essi italiani? Non rendono già oggi l'Italia multietnica?

E' il caso di dire ancora una volta ma valà!