domenica, settembre 29, 2013

Quella volta che stavo per finire dentro (un anno dopo)

Quella che sto per raccontare è una storia vera, non c'è nulla di inventato e nulla di verosimile, anche se così sembrerebbe leggendo.

Matrimonio di un caro amico, Mirko. Anzi di due cari amici, Lisa e Mirko.
Loro sono dei giramondo: ora vivono ad Amsterdam, ma lei è originaria di Catania e lì decidono di celebrare il matrimonio.
Il gruppo di amici di lui, tra cui io, parte dall'Emilia. Trenta, forse quaranta persone. Naturalmente, tutti prendono l'aereo e in un'ora sono giù, a godersi un weekend di mare e di turismo a Catania.

Io ho ricevuto un'email speciale qualche settimana prima. Mirko mi ha chiesto di fargli da testimone, un'attimo di gioia intima ed intensa. Vorrei rendere quel weekend e quel viaggio qualcosa di speciale, da ricordare.

Un nostro amico è aerofobico, penso non l'abbia mai preso in vita sua. Sì, nel 2013 esiste ancora chi non ha mai preso un aereo in vita sua. Lui ha già annunciato a tutti che si avvarrà, come sempre, del treno.
Un viaggio estenunate, oltre dodici ore per raggiungere la Sicilia. Naturalmente moglie e figlia a casa, lo farà da solo ma è convinto ad esserci e così annuncia a tutti le sue intenzioni.

Io ascolto la sua storia e la collego ad un racconto di amici che, anni prima, avevano preso un traghetto per spostarsi da Napoli a Catania. In un'attimo l'idea prende forma: gli lancio la proposta di andare in treno a Napoli, farci un giretto in città poi di imbarcarci al porto e raggiungere la destinazione dopo dodici ore circa, la mattina successiva.

Un'idea totalmente deficiente, a rileggerla ora che la scrivo. Ma in quel momento ci è sembrata bella.
No di più: geniale. Un'idea gentile addirittura.
Il modo migliore per ricordare quel weekend, quel matrimonio, anche ad anni.. ma che dico a decenni di distanza!

Il posto cabina costa troppo e così per una trentina di euro prendiamo un bel posto ponte, e con altri 30 un treno ad alta velocità che dall'Emilia ci porta sotto il Vesuvio.
La soluzione intrigante e inedita del traghetto fino a Catania, consente una logistica perfetta ovvero partenza davanti al Maschio Angioino e arrivo alla Porta di ingresso della città di Catania.
Voglio dire: perfetto, possibilità di spostarsi a piedi per passare da un mezzo all'altro, impagabile vista del golfo di Napoli dal mare al tramonto e tutte quelle cose lì.
Visto che nessun altro voleva unirsi a Nicola in questa che sembrava un'incisione di tracce lungo lo stivale, ci ho messo 2 secondi a dirgli: "ci vengo io, con te".
In un batter d'occhio abbiamo preso i biglietti del treno e quelli del traghetto, traversata notturna e arrivo preciso giusto alcune ore prima della celebrazione, con delle belle borse sotto gli occhi, s'intende, con la notte passata sbattuti su una poltrona oppure stesi sulla moquette, potevi anche scegliere.

Il viaggio in realtà è stato molto piacevole, passato tra tra un sacco di chiacchere tra noi, un giro in taxi per vedere le bellezze di Napoli per ammazzare la noia prima del traghetto, e qualche bella foto scattata alla partenza, prima di cercare di chiudere un po' gli occhi.

All'alba mi ritrovo al ponte posteriore del traghetto, a respirare l'aria di mare del sud, con il cielo che passa dal blu cobalto all'azzurro, poi rosa e una piccola conformazione di nubi all'orizzonte, come una piccola firma in cielo, in basso a destra. Abbiamo appena passato il punto dello stretto, e guardando indietro vedo il faro di Scilla illuminarsi sulla destra, intermittente. Sulla sinistra una grande antenna sull'estremo punto della Sicilia. Prendo l'iPhone e scatto una foto bellissima, questi colori stupendi e la luce del faro colta al volo. Che bella e bastarda è l'Italia, che bel momento. Sono felice.

Poi vado a svegliare Nicola, rannicchiato su una poltrona. Insieme, cerchiamo almeno di pulirci gli occhi e lavarci i denti nel terribile bagno del traghetto. C'è il bar aperto nella sala grande, la voglia di un caffè è tanta però ci diciamo: teniamo duro un altro quarto d'ora, appena scesi ci fionderemo dentro un bar del centro e oltre a un espresso macchiato fumante, ci godremo anche una granita di mandorle con il panino dolce, una prelibatezza della Sicilia. Sentiamo il profumo dell'estate ancora viva e ormai dimenticata per noi che veniamo dal nord.
Ancora addormentati, con gli occhi ridotti a due fessure e un sorriso ebete in faccia, prendiamo le nostre borse e infiliamo scale di discesa, cercando di chiudere un discorso cominciato 20 ore prima, a Bologna.

Di sotto, subito prima dell'uscita, scorgiamo un paio di figure in bianco, probabilmente addetti alla stazione marittima a terra, e alcune altre in grigio, i soliti finanzieri anche loro assonnati, che faranno finta di fare i soliti controlli.. che palle.. e che bello il sole della Sicilia, splendente appena fuori il buio delle scale che stiamo scendendo.

"Uee fermo fermo FEERMO.. venga con me, perpiacere. E lei, vada vada, scenda!". 

Una delle figure in grigio, entra nel mio campo visivo e in qualche modo mi distrae dal mio torpore. Che cazzo vuole?
Ci metto un po' a capire: prima noto il suo sguardo serio, torvo, il suo braccio che prende il mio proprio sotto l'ascella, poi noto il cane, un pastore tedesco enorme, che mi guarda interrogativo e un po' eccitato, poi vedo Nicola che viene spinto fuori dalla nave e infine vedo un secondo finanziere, enorme, che mi prende in consegna e mi invita ad entrare dentro una stanzetta minuscola, nell'incavo della nave, aprendo una porta arrugginita, mentre tutti gli altri passeggeri mi osservano mentre scendono, parlando sottovoce tra loro.

Ora, vorrei essere chiaro: un minuto prima ero a fotografare un'alba meravigliosa baciato dal sole di fine settembre, sognando una colazione regale. Un minuto dopo, sono in una stanzetta di ferro, arrugginita, minuscola, con un signore scuro in volto e molto più alto di me, che risoluto mi guarda dritto negli occhi e mi dice forte: "forza, tirala fuori".
Mi si aprono gli occhi, ma non capisco.

"il cane ha segnalato, tieni della droga nella borsa!". 
Come come?! In un momento sento freddo lungo la schiena.
"Ma non ho nulla!! Spiamo scherzando?!" cerco di replicare.
"Senti: il cane ha segnalato e chillo non sbaglia. Qua le cose stanno così: se la tiri fuori tu, è un conto. Se mi costringi a cercarla, il reato cambia e sono tutti cazzi tuoi". Il pensiero della granita di mandorle scompare dalla mia testa, quello del matrimonio rimane. Ma non so che dire, non so cosa stia cercando questo signore in grigio.
"Senti, io non ho niente.. - eeeeccerto dicono tutti così! - però non ho controllato la borsa minuto dopo minuto, voglio dire ho dormito qualche ora, non è chiusa con un lucchetto…"
"Eh no, caro mio. Questi sono fatti tuoi!! Allora, che facciamo, me la dai sta droga che nascondi nella borsa, oppure mi costringi a fare un'ispezione?"

Ho un'eccitazione strana addosso. Mi stanno accusando di essere un corriere della droga, da Napoli a Catania.. Chissà com'è fatto un pacco di droga. Per un attimo, mentre il finanziere apre la zip della borsa, mi sembra quasi di intravederla. Poi la testa si blocca per un secondo. 
Cioè fammi capire, se davvero lo trova quel pacco nella borsa che la mia immaginazione sembra intravedere, per me si aprono le porte del carcere?
Deglutisco.
Sento una riga di sudore giù dalla tempia destra.
Penso per un attimo alla telefonata che farò a mia madre: "c'è stato un terribile errore!!!" e lei giù a piangere.
Penso a tutto quello che diranno di me, al matrimonio in cui ero stato invitato come testimone.

Le mani del finanziere scavano sotto, lente e un pò indolenti.. poi la porta cigolando si apre, una testa spunta e chiede: "e allora?!".
"Mah, nulla... tu che dici?"
"Eeeeeeehh cheddico CHEDDICOOO... si sarà sbagliato il cane!!".

Si sarà sbagliato il cane. Ma vaffanculo. Io li amo i cani ma qui ci sta. Per quegli altri la stessa cosa, solo che non li amo.

Poche ore dopo ero a ridere raccontandolo al matrimonio, tra le colline deserte e gli edifici barocchi. Ma che paura, mio dio che spavento. Il matrimonio è stato tra i più belli, anzi forse il più bello cui sia mai andato. Ci ho visto amore e tanta prospettiva comune. E non avete idea di quanto mi sono ubriacato. Oggi, è passato un anno e farò un pò festa anche io con Lisa e Mirko, ricordandoli con questo racconto.

Ma la sera dopo, prendendo il traghetto di ritorno, sono stato ben attento a chiuderlo con un lucchetto grosso così!




venerdì, agosto 30, 2013

La montagna incantata e l'igloo

Insomma ragazzi lo so che ormai qui non c'è più speranza, che sto blog lo ritenete tutti morto e sepolto, che solo rarissimamente dà piccoli sussulti, quelli di un cadavere in agonia, ma tant'è.

Tempo per scrivere ne avrei avuto moltissimo, ma non ho fatto nulla.
Perchè gli hobbies, se non son hobbies, che cosa sono?

E poi, a scrivere ci vuole l'ispirazione. Come quel 22 giugno che ho attraversato via Biagio Rossetti mentre il sole cadeva magico proprio al centro della strada sulla mia sinistra, simmetrico tra le case come solo Biagio poteva averlo immaginato... poi ho pensato: "e io adesso che cazzo ci vado a scrivere su questa cosa che non sia una enorme banalità, una cosa già detta (come tutti anche io dico sempre le stesse cose) o una nenia che fa venire il latte alle ginocchia?".
Oppure quell'altra volta che parlando di notte con Ale, lo speleologo della sociologia di mille ricerche e mille ancora, con il quale abbiamo convenuto che noi che avevamo 18 anni nel 1992 è naturale se ora siamo un pò frustrati, certo perchè noi allora abbiamo avuto ideali più grandi di quelli venuti dopo (cosa è successo in fondo dal 1992 che non fosse già stato "lanciato" allora? Internet? Eh, quindi? Tutti chiusi in casa o con la faccia dentro uno smartphone e nessuno più che si guarda in faccia. Ok, ok.. di questo mi riprometto di parlarne).
O ancora la musica: estate 1992 l'anno dell'Europa unita delle mie e delle tue vacanze.. era merda vero? E adesso? Cosa cantiamo? vabbè.
Allora si finisce con fare le vacanze ferme che sono un pò l'inverso di quelle lente, dove ti muovi piano e ascolti la gente e i muri e gli alberi e sai dove nasce quel vento, oppure credi di saperlo.
Le vacanze ferme sono quelle che un pò fai finta di niente e un pò ti annoi, un pò leggi e un pò fantastichi, un pò dici di no (devo imparare a dire di sì!!) e un pò ti specchi nelle vite degli altri, quelle stantie, e solo la famiglia ti fa star bene, che c'è tempo per tutto ma tutto scorre in fretta e anche se non vuoi un pò di ansia sale, non so per cosa ma sale. Saranno le vite degli altri, nelle vacanze ferme.

Poi vai ad Amsterdam che ti aspetta il mentor che non sai spiegare bene perché l'hai cercato e chi l'ha voluto, ma senti che stai un pò meglio adesso che ce l'hai e ti aiuta ad andare con la testa "dal bi al ba". Lui ha una famiglia stupenda, è una delle persone più modeste che conosca anche se lo so bene che fortuna audaces iuvat e lui di audacia ne ha avuta parecchia. Adesso, mi pare che abbia guadagnato la sua razione di serenità.

Beh andiamo al parco, che Amsterdam è straordinariamente soleggiata e tersa quel pomeriggio, e Elvis suo figlio vuole scorazzare tra i giochi. E allora sì, entriamo in un'area riservata ai giochi per bimbi e qui avviene il miracolo di una scena surreale che solo i luoghi hungry and foolish possono regalare.

C'è una piccola area sabbiosa al centro, una struttura metallica sulla sinistra (subito ribattezzata igloo) e una piccola struttura di falsipiani in cemento sulla destra (naturalmente dopo 3 secondi battezzata "la montagna incantata"). Noi ci sediamo sulla panchina a fianco, Elvis corricchia allegro e col fiatone tra l'igloo e la montagna incantata, attento ma non troppo a non cadere ma soprattutto a dar soddisfazione al papà. "Vedi, la cosa più difficile è fingere distacco mentre si dondola dalle travi sulle sole braccia e rischia di cadere e scarnificarsi il mento per la vita, ma sai così si crea la sua self-confidence che lo accompagnerà per sempre.
Che gran papà il mentor, che gran posto l'Olanda.

Mentre incitiamo Elvis che va all'assalto dell'igloo per la 19esima volta, intravediamo un signore sulla quarantina sollevarsi tremante dalla panchina a fianco: dopo aver opportunamente scartato le sue attrezzature nuove di pacca per buoni 20 minuti, si è minuziosamente vestito con ginocchiere, gomitiere e rollerblade e ora tenta una partenza. Invece che fare lo sciolto, o almeno di "cagare la sua merda" tra sè e sè, questi forse erroneamente sentitosi osservato interviene improvviso, come per giustificarsi e con voce forte e un pò tremante: "hay heey sooorryyy sorry it's my first time I donno how to move be patient!" e il mentor - che non è mica mentor per niente - veloce come una faina risponde "no worries!! You are already great!!!". Una scena commovente nella sua ridicolaggine e ludibrio. Due signori con forse già i primi peli bianchi sul petto che si scambiano frasi così oneste e no sense, penso che in Italia non avrò mai il piacere di sentirle.
Ecco, ora immaginate un pò meglio la scena: un signore semovente su rollerblade a sinistra che gira intorno ad un igloo di ferro costantemente scalato da un bambino, un altro paio di bambine allegre che si rotolano nella sabbia al centro, una famigliola inglese sulla panchina alla nostra destra, tutte le ghiandole mammarie di Amsterdam che fanno footing dietro di noi e una montagnetta di scalini di cemento sulla destra, che ogni volta che Elvis incrocia con il suo sguardo sembra un pò quello di Pantani sul Mortirolo, e ogni volta che raggiunge la cima anche lui non ha più forza di esultare, solo quella di alzare 4 dita al cielo ("oh, lo sai che io ho 4 anniii?!").

Però lo sguardo si allunga un attimo in più, appena oltre la montagna incantata c'è anche un corrimano in acciaio, lungo forse 10 metri e diviso in tre parti, alto massimo un metro, perfetto per gli esercizi delle ginnaste, avete presente no? Beh le bambine, quelle di prima, si dividono in effetti tra la sabbia e il corrimano, si dondolano sulle braccia alcuni secondi lasciando in sospensione le gambe, poi si buttano e tornano sulla terra. Elvis, quello non si azzarda nemmeno di avvicinarcisi, a quel coso. Scorgiamo però quella che sembra la mamma di una delle due bimbe, simpatica.. belloccia... fa scorrere la mano lungo il corrimano, poi lentamente flette una gamba sulla sbarra, si allunga con un movimento da danzatrice, così, nei suoi jeans. Ci sa fare la mamma, e presto la passione prende il sopravvento: stringe le mani attorno alla sbarra e si proietta in alcune pose plastiche davvero fantastiche, degne di una ginnasta: spaccata aerea, spin a gambe tese e altre eccitanti robe del genere. Il mentor e il sottoscritto girano la testa e sono sicuro che aprono un pò la bocca, al che lei senza alcun pudore né malizia, effettua un movimento inverso lasciandosi dondolare sulle mani, con le gambe tese e i piedi nudi a far da perno sulla sbarra. Ciò le allunga i jeans neri e piano piano le si vede il sedere, ma lei fa l'indifferente. Continua a far l'indifferente anche quando dai jeans sbuca chiarissima la sagoma di un perizoma nero che s'infila preciso tra le chiappe.
Noi, deglutiamo.
Il pattinatore incapace di stare in piedi alla nostra sinistra (40 anni, pelo forse bianco).
La famiglia inglese alla nostra destra a chiaccherare indifferente.
Elvis che richiama l'attenzione di papà dalla cima della montagna incantata.
E noi, al centro di quella scena degna del primo Tarantino, che deglutiamo.
Poi, io credo di aver proferito solamente "che pornomamma!" mentre il mentor si lancia in una sottile ma pungente analisi dell'effervescenza del popolo olandese mista all'incapacità di controllo di quello italiano. O perlomeno di quello italiano presente in quel momento nell'area giochi del parco. Che città, Amsterdam. Come fai a non innamorarti?

Vi giuro che in quel momento avrebbe potuto palesarsi Vincent Vega in persona, con il suo abito e cravatta neri e capelli sulle spalle (ricordate? Ha vissuto 3 anni ad Amsterdam prima di tornare a LA e fare Pulp Fiction) e mettersi a giocare sulla sabbia, oppure scalare insieme a Elvis la montagna incantata, che non sarebbe apparso affatto stonato. No, no.

Cominciamo a tirar giù qualche santo per quella visione divina, eccitante e imbarazzante al tempo stesso, ma lei va avanti a flettersi e mostrarci il suo striminzito intimo per alcuni lunghi minuti, nell'indifferenza generale (intanto, BOOMHH!! il 40enne con i rollerblade cade rovinosamente a terra, da fermo, e grida I GOT IT!!), tra spaccate e verticali sinuose, poi con nostra somma sorpresa dà un "cinque" alle due bimbe e se ne va soddisfatta. Era sola, era venuta per fare un pò di allenamento, certo mai e poi mai era venuta per arraparci. Le bimbe sono della famiglia inglese che continua nella sua quieta discussione su weather and royal baby tutto il tempo, indifferente all'ingrifata che montava attorno.
Vabbè, ci diciamo, è ora di riprendere le nostre biciclette. Il mentor fa un fischio a Elvis che di rimando gli ricorda di avere 4 anni, dalla cima della montagna incantata. Accanto all'igloo invece, il neo rollerblade muove il primo metro. Che spettacolo, Voldenpark.

Così, sono cominciati i miei tre giorni di mentoring meeting in terra Orange.
Grazie mille A per ascoltare e aiutare!


martedì, gennaio 29, 2013

Blue monday

Quelli che al lunedì mettono delle firme.

Quelli che al lunedì ti sembrano tutti meglio di te, tutti ti guardano negli occhi e abbassi lo sguardo  non sai nemmeno tu il perchè ma sai solo che torneresti a letto.
Quelli che al lunedì si accorgono che la "to do list" del weekend è rimasta lì sul tavolo, immacolata.
Quelli che mettono in affitto il loro appartamento, e ne affittano un altro.
Quelli che a loro basta un sorriso e un ammiccamento, si innamorano di un momento e si fanno un film di una vita nella testa.

Quelli che alla domenica sera ti danno una notizia amarissima, con un mezzo sorriso anestetizzato e non sai nemmeno essere triste come dovresti.
Quelli che ti capiscono solo dalla piega che prende la tua testa, mentre pensi ad un luogo in cui sei stato.

Quelli che vanno a Parigi per lavoro e rimangono per il weekend, poi a Roma, e tengono il muso e lo sanno che sono degli sfigati.
Quelli che non se lo ricordano più, specie al lunedì, che se non ci provi non lo saprai mai.

Quelli che fanno conversazioni notturne via chat con persone che non conosceranno mai di persona, che magari quella con la foto da adolescente è un ciccione statunitense.
Quelli che lo prendono nei denti e non lo meritano, ma a testa alta dopo dieci secondi sono lì che sorridono e guardano alla prossima sfida, qualunque essa sia.

Quelli che dicono che abbiamo un problema, anche quando arriva un cliente nuovo l'approccio è sempre quello di dover affrontare un nuovo problema.
Quelle che arrivano e non dicono una parola, poi ti chiedono se ci sono problemi.
Lei, con cui vai a mangiare al greco, ci parli tutta sera e sei felice.

Quelli che scoprono nuova musica tutte le settimane.
Quelli che non riescono più a leggere un libro, a vedere un film, ma continuano a provarci.
Quelli che la domenica sera ha senso solo se la si passa a chiaccherare sul divano con gli amici di sempre.

Quelli che non sanno se andranno a votare, se saranno in Italia, se hanno la tessera elettorale.
Quelli che sembra che abbiano della gran confusione intesta, ma basta che si fermino un minuto e ritrovano subito la direzione precisa, al grado.
Quelle che ti scrivono delle lettere dall'altro capo del mondo per dirti che è un privilegio conoscerti.

Quelli che escono dalla loro comfort zone, lottano e si mettono in gioco, cadono o godono.
Quelli che se lo dimenticano che sono prima uomini poi impiegati, viaggiatori, segaioli. E lo specchio sarà sempre lì inesorabile a fare tic-tic.
Tu, che le cose arrivano anche se stai fermo.


Quelli che sono sempre stati padri e madri, anche se non lo saranno mai.
E tutto il resto perde il senso, e il lunedì diventa blue. Forza ragazzi, vi sono vicino.

giovedì, gennaio 03, 2013

Ogni stop è solo un altro start: propositi del 2013

Ciao a tutti,

Visto che ogni start è solo un altro stop, mi tocca di rifarlo evidentemente.

Un anno fa riguardo i propositi del 2012 scrivevo questa roba qua. Per non parlare dell'autunno 2011, che preso dall'ansia di fare mi lanciavo addirittura qui

Beh calcolando che il 2012 è stato davvero un anno brutto forte, tra crisi mondiale, terremoto e crisi personali di persone che mi stanno molto a cuore, direi che le cose per me non sono andate male.





Con la radio ho concluso il secondo progetto, con la barca ci ho fatto un paio di weekend di training e una settimana di vacanze, anche se non ho migliorato un granchè sotto il profilo tecnico. Mi serve Caprera, e so già che ci tornerò quest'anno, appena possibile.

Il secondo progetto radiofonico s'è concluso, senza quel grande feeling nè le vere sensazioni giuste per me, ma è stata ancora una volta una bella palestra: ho capito che - perchè diventi una gioia più che un impegno, alla lunga - mi ci vuole un socio.
E credo proprio di averlo trovato, anche se occorrerà un pò di allenamento per "fasarci".





Sul lavoro ho rispettato le consegne: fregarmene, viaggiare, godere delle esternalità (vedi foto a sinistra, premio a chi indovina la città).
Fatto, anche se la gabbia appare sempre più stretta.
"Vedi, dopo 7/8 anni ci si stanca di qualunque cosa..!!" mi ha ammonito un vecchio amico dell'università che la sa più lunga di me, devo prenderne consapevolezza.

Molti amici hanno trovato serenità, relazioni stabili, scenari futuri chiari. E' quello che auguro anche a me, per il prossimo anno: cominciare a mettere radici nelle mie cose, che tutto parte dalla segatura che si ha nella testa, altroché suggestioni.

Dura mettersi in gioco ma ancora più dura scegliere, e da lì si passa per costruire qualcosa, che è per i trentottenni come la pista Polistil a Natale quando si ha 10 anni.

Che in effetti mi sono troppo accucciato nella mia area di confort, nel 2012, e ora che ho trovato un mentore (o quello che vorrà essere) sarebbe l'ora di seguire i suoi consigli: sono troppo giovane per non volere uscire da quel confort e trovare un pò di obiettivi nuovi cui tendere, per fare invece che pensare (sempre la chiave di volta!).

Farò un master? Pensa prima a cosa ti dovrà condurre! Prenderò un sabbatico? Definisci prima gli obiettivi: l'investimento di tempo è come quello di denaro!

La rinascita dalle ceneri della mia squadra del cuore mi ha riportato un pò di passione, ma più nel lavoro che lo staff ha messo per rinascere dalle ceneri, che quella pura e ignorante di un tempo. La cosa migliore rimangono le cene a Barberino e le giornate passate con il babbo.

Una cara amica mi ha parlato della calma come priorità, imporsela per favorire le giuste decisioni: vedrò di darle ascolto.

E ora, dopo le cose importanti, dopo i fini, un pò di mezzi:
leggere di più e meglio (Wallace, Frenzen, Calvino, La Stampa, Monocle e meno economia e twitter)
trovare un pò di musica e qualche podcast che valga la pena di ascoltare.
tornare a guardare i film, non come quando avevo 18 anni dove avevo una dipendenza, ma ritrovare il senso di quelle sere di ricreazione dello spirito.
frequentare sempre di più le persone che mi piacciono e ignorare quelle che mi fanno incazzare.
andare a stare a Bologna e riconsiderare le cose da là, che c'è ancora tempo per un bel colpo.
stare con la mia famiglia per quanto mi è possibile.
giudicare le persone da quel che fanno, più che da quel che dicono.
fare una bella vacanza questa estate, in un luogo mai visto prima come la Malesia o il Messico.
guardare buona tv.
spendere consapevolmente, guardando l'etichetta e chi la fa quella cosa, se vale il prezzo che porta. studiare francese, o portoghese.
fare la maratona, o almeno fare sport bene e con regolarità.
vedere 4-5 concerti che valgano la pena.
tentare di diventare socio Platinum con i punti di Skyteam (se l'ultimo viaggio l'avessi fatto con AF!!)



Organizzare il Pole-to-Pole 2014, o almeno fantasticarlo.

may I always ask for forgiveness, not for permission (anche vivendo e lavorando in Italia, sì può sìsìsì!!).

Del 2012 mi rimangono il 10 giugno, le notti in Sardegna, un paio di matrimoni (uno magico, in particolare), qualche scambio di messaggi da ricordare, il Cammino lungo la Via degli Dei, qualche bella cena organizzata, la meravigliosa curva dei suoi fianchi.. ma è già ora di ripartire!






PS: ultimo proposito. I bravi sono più brevi!

photos and experiences: Emanuele Vicentini ©

sabato, dicembre 29, 2012

Quella pallina che vibra sottopelle

Sono reduce da una bella, anzi bellissima serata.
Una cena tra amici, inviti a casa mia a cui rispondono quasi tutti (e portano tutti le loro leccornie) e poi l'idea un pò struggente un pò ribelle un pò crudele e un pò sbruffona di andare a ballare.
Torno a casa ora, alle 3.45, e noto sul tavolo 8 bottiglie stese, quasi tutte di Berlucchi o di Champagne, e mi sento felice.
Poi penso che dovrei essere qualcosa di più di "felice", dovrei sentirmi come l'uomo più felice del mondo, in questo momento. Perchè ho fatto una serata come dico io, perchè conosco belle persone come amici, perchè abbiamo ascoltato della bella musica, perchè la vita è adesso.
E perchè tutto potrebbe finire in un battito di ciglia.

Lo so che non è bello pensarci, che sarebbe più facile persare al capodanno imminente. ma il pensiero va inevitabilmente a quella sera.

Un altro pò di amici intercettati in giro, una cara amica matta e simpatica che vive lontano, alcuni dei residenti che riempiono allegramente parecchi weekend. L'appuntamento è in un bar brit e conosciuto, su cui converge anche Federico, che non vedo da un pò.

Lui arriva e presto ci isoliamo, lui ha voglia di parlare e io di ascoltarlo, stasera.
Mi mostra i tatuaggi, mi parla della sua morosa matta bella e innamoratissima che lo sostiene, mi ammonisce sul fatto che i bei tempi a Bruxelles sono andati, ora è costretto a tre cicli di dialisi a settimana nel nuovo ospedale in periferia, che la cosa lo scoccia e gli fa paura, e che a settimane lo attende l'intervento.

Federico è rimasto vittima di una malattia autoimmune, un organo che prima funziona perfettamente poi smette di farlo, così senza una ragione, e per lui cominciano i casini.

La vita e la sua splendida pulizia lo aiutano: la sua ragazza è una stella caduta dal cielo sul suo cammino, decide di seguirlo e lo fa fino alle estreme conseguenze: lascia anche lei Bruxelles e lo segue a Ferrara, non chiede nulla, gli offre sorrisi e strampalatezza, gli rienpie le giornate e gli dà un pò di ragioni per avere voglia di svegliarsi la mattina.
Poi un giorno gli dicono che dovrà andare a Pisa ad operarsi, i massimi specialisti sono là, e così lui si caga sotto, chiede se è possibile evitarla, questa operazione, ma gli dicono che no non è possibile evitarla, anche se smettesse di bere le sue amate Guinness.
Fede mi confessa a cuore aperto che ha paura, che teme il rigetto, che odia anche il fatto che nella migliore delle ipotesi questo nuovo rene tra 20 anni sarà da sostituie di nuovo, mi dice che certe mattine è proprio dura alzarsi dal letto, tra una nuotata ansimante prima che comincino i corsi e i libri della laurea specialistica che ci vuole davvero troppa voglia per aprirli.

C'è che la provoncia gli sta sulle palle, è sempre scappato da lì ma lì occorre stare ora, vicino alla mano amica della famiglia, con una ragazza meravigliosa e splendida accanto, che non chiede nulla e dà amore. Non credo di credere in Dio, ma a a volte accadono cose che la ragione non può spiegare.

Fede entra nei particolari, mi descrive come avviene il processo della dialisi, cosa avviene al sangue in quei cicli e perchè è obbligato a farli così spesso. Mi parla delle vene, di come occorra averle elastiche. Io annuisco, ma non ho idea di cosa stia parlando.
Lui mi sorride sornione e buono nei suoi 27 anni struggenti e mi allunga l'avambraccio, invitandomi a toccare il suo polso. "Dai, su!" insiste. Allora io lo sfioro con un dito, poi mi fermo con il polpastrello e incrocio il suo sguardo.
Una pallina che vibra, vibra incessantemente, appena sottopelle.
Serve per tenergli la vena "aperta", per lui ormai è una compagna di viaggio, per me è uno shock incredibile, un attimo in cui penso a lui, alle sue pene, a me, alle mie fortune, a tutti quelli che ci stanno attorno, alle loro smanie e alle loro lamentele.
Un rene aspetta Fede, e lui mi sembra un gigante, compreso tra le sue paure e la sua dignità splendida, appariscente come i suoi 3 tatuaggi che si è fatto tutti insieme, lui proprio lui che non li amava, perchè dopo sarà troppo pericoloso farli a causa delle possibili infezioni.

Fede, stanotte penso a te e alle mie fortune.

venerdì, dicembre 28, 2012

Il sud è diverso dl nord!

NOTA: anche questo post l'avevo impostato 2 mesi fa, lo finalizzo ora.. ri-vabbè.



Beh insomma una sera, durante il mio soggiorno a Las Vegas per la solita settimana della solita fiera, esco con quel grande anfitrione del nostro contatto a Chicago e con una selezionatissima rappresentanza del padiglione italiano.
Paolo e Antonio, più il loro socio Gennaro. Il nostro uomo a Chicago si chiama Pat, ma chiaramente è una copertura per l'originale Pasquale che spiega tutto. Puglia, Basilicata e Campania contro il piccolo emissario dell'Emilia Romagna: lo capite anche voi che non ci poteva essere partita, vero?

L'uomo a Chicago afferma di avere una voce di spesa, relativa alla trasferta, di 600 dollari per sole cene ancora immacolata e allora ci scegliamo il posto forse più fico di Sin City, una sorta di esoso ristorante di pesce della costiera amalfitana riprodotto all'interno della galleria del Wynn, con affacci su cascate artefatte, marmi ovunque e filodiffusione di classici  pezzi di musica italiana che dà il via alle chiacchere in attesa delle spigole, che mi buttano irrimediabilmente fuori dalla serata e dai ricordi degli altri astanti.


Vado a lavarmi le mani, e mentre esco parte davvero ineffabile la filodiffusione irradiata ovunque, delicata ma persistente: "Mare, mare" di Luca Carboni, subito seguita da "Più bella cosa" di Eros Ramazzotti. Ora, credeteci o no ma nel momento che io sto per tornare al tavolo, che tra l'altro è sotto una cabane meravigliosa, affacciata su una sorta di laghetto retroilluminato (una ambientazione da limonata du-ra!), realizzo che Antonio, Paolo, Gennaro e Pasquale stanno cantando, in coretto, senza alzare la voce ma con intonazione, eleganza, sorrisi e ritmo. Bravissimi!

E lì realizzo: il sud, gente mia, ovunque sia, è diverso dal nord.

Ora, io amo da morire la musica, per me no music no life. Ma seduto al tavolo di un ristorante chicchissimo e costosissimo, anche se permeato da quell'atmosfera di fintoitalia che solo Las Vegas sa trasmettere, beh io a quel tavolo con alcuni signori che non dico siano perfetti sconosciuti, ma quasi, di cantare non mi sarebbe mai passato per l'anticamera del cervello. Per loro, persone più aggraziate e sfacciate e sorridenti ed emozionali di me, è parso quasi inevitabile.

Sud - Nord, 1 a 0. 

Era il tema melodico che li aveva ben presto fatti scivolare nel cameratismo sanremistico e così aneddoti e sfoggio di conoscenze nel settore si sono presto sprecati: ho avuto modo di sentire nomi di cantanti - veri o mitologici - che mai avevo minimamente letto o conosciuto, nemmeno di sfuggita, prima di allora.

Sal da Vinci
Nunzio Gallo
Mino Reitano
(gente non vi perdete i contributi video, delle vere chicche!).

E giù di accenni di strofe canticchiate, ricordi di concerti visti, braccia piegate nel mimare le arrembanti note su di un ipotetico piano, e da lì alle frasi sempre più sfacciate il passo è brevissimo.

Io, forse nemmeno degno spettatore, ma sorridente comunque.
Parte Paolo (o Antonio, non ricordo): "Io a Mosca vado a mangiare solo al Grottino, perchè lì appena capiscono che siamo italiani,  mi cantano tutti "Lasciatemi cantare" di Toto Cutugno, na cosa ssstraordinaria! Mica italo/russi sono, sono russi proprio!! E cantano perfetti!"

Poi Gennaro rilancia: "Può piacere o non piacere, ma Ggiggi D'Alessio è un'icona della musica italiana soprattutto nel mondo! Non è possibile non conoscerlo proprio!! Se va Vasco a Mosca manco i cani ci vanno ad ascoltarlo!! Gggiggi è mondiale". E intanto, ci scofaniamo dalle trenette al pesto al fritto misto che pare di essere a Posillipo con il golfo davanti a noi.
E io che penso che sud e nord sono diversi, inevitabilmente diversi, e ogni tentativo di spiegare questa cosa dovrebbe passare qui adesso, e vedere come questi signori si ritrovino perfettamente sincronizzati, addirittura accalorati, attorno ad argomenti che qualunque mio amico ignorerebbe quasi con sprezzo, a meno che non si trattasse di Pink Floyd, Bruce Springsteen o gli Oasis. Stesso discorso vale per le donne.

Invece qui no, presto si arriva a parlare dei Negramaro che "oggi sono il solo gruppo italiano di tendenza nel paese!" (chissà cosa si intende, per tendenza!)

Ma la frase più bella la tira fuori Antonio, poco dopo: "In Italia ci sono alcune icone che non possono essere toccate mai:
Pippo Baudo
Maurizio Costanzo
Maria de Filippi
Il Papa.."

Ora ditemi voi come potevo anche solo pensare di entrare in discorsi del genere, eh? E chiaro: erano discorsi south exclusive!


Poi il discorso, tra una triglia e un tapis-rulant di cappesante, è scivolato sul fatto che oggi i fenomeni musicali ormai escono solo da programmi come Amici o XFactor.
"Da lì esce la cosa veramente!!", suggella Gennaro. E giù tutti a canticchiare la hit ventennale di Venditti, in filodiffusione lungo il Bartolotta.
Se pensate che la serata era partita con una discussione su ricambi e distribuzione indipendente nel mercato, e stupefacentemente scivolata poi verso "Amici" e i candidati all'edizione 2012 di XFactor, potete capire con che razza di soggetti abbia condiviso la cena!

Espertissimi, tra coppe piene di Greco di Tufo e trionfo di gelato in 24 gusti, sono andati avanti commentando le più piccole dinamiche che avvengono nel mondo della musica leggera italiana, soprattutto quella melodica prodotta da Napoli in giù. 

Altroché calcio e vacanze, questi sono arrivati a parlare con estrema leggerezza di gare di danza, assoli, timbri di voci e anche di tresche amorose tra alcuni dei protagonisti della scena musicale melodica italiana, con una naturalezza che ho sinceramente invidiato. Spettacolo!
Ora: ce li vedreste voi un gruppo di uomini del nord che si imbarca in una serata di disquisizioni su questi temi? Forse per le donne, almeno alcune, sarebbe una fortuna, ma sapete bene che ben difficilmente sarà  così, dalla linea gotica in su. Siamo del nord, abbiamo perso da tempo la grazia!

Tra un commento sulla liason tra Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo e un battibecco sulle presunte doti canore di Arisa, si arriva al conto che arricchisce di cliché terrone la sera: abbiamo clamorosamente esagerato e così il check dice 1500 dollari in 5, e 300 di mancia, naturalmente.
Pasquale si adombra, mentre ricorda che la sua diaria era di 600 (già clamorosa..), ma gli altri sono troppo intenti a cantare Mediterraneo di Mango, fingendo addirittura di suonare i diversi strumenti in una accennata jam session virtuale, per tenergli un pò di attenzione..

Niente da fare: il sud è diverso dal nord!


Vabbè, so che le suggestioni musicali in questo post sono travolgenti, ma personalmente penso che seguiterò con la mia personale monografia di questi ultimi mesi, una delle scoperte belle del 2012 per me. 

Untuuculo l'agenda Monti, ciò che conta è il tour del Boss, altrochè!

giovedì, dicembre 27, 2012

Disuguaglianze

NOTA: questo post l'avevo impostato 2 mesi fa, lo finalizzo ora.. vabbè.

Settimana negli Stati Uniti, circa 20 giorni fa.
Costa West, la mia. I miei soliti posti, le mie solite visite che alla decima volta meritano la stella.
Sensazioni strane, magari ne racconterò.
Si parla tanto di lavoro con Massi, si osserva quello stile di vita, ancora una volta ci si immagina lì.
Si parla con un giovane miliardario francese trapiantato in Napa Valley, che snocciola il meglio e il peggio, ma avverte che la California non è quasi mai l'America. Mai e poi mai la Napa Valley.
L'America dà le opportunità, ma con chi non le coglie, è crudele.
Incamero le parole e prendo un aereo per Las Vegas, time to work.

Compro il NYT, ossia il New York Times, che nell'edizione domenicale è qualcosa per cui vale davvero la pena di vivere. Avviso: quella che sto raccontando è una storia vera, non c'è nulla di inventato e nulla di verosimile, anche se così sembrerebbe leggendo.
C'è un articolo, in prima pagina poi ripreso in una delle sezioni interne, che parla dei contratti part-time nel settore del retsil, i negozi insomma. I contratti di lavoro delle commesse e dei managers che operano nei negozi, e visto che si tratta di USA, stiamo parlando ormai esclusivamente di grandi catene di brand più o meno noti, che propongono principalmente abbigliamento, prodotti per la casa, ma anche caffetterie, elettronica o frullati, per non parlare delle grandi cattedrali come Macy's o Bloomingsdale.
Si parla del fatto che crescono quasi esclusivamente i contratti di lavoro part-time, appunto, e di come questi per le leggi americane sul lavoro siano retribuiti meno rispetto a quelli a tempo pieno, a parità di ore di lavoro svolte. Non faccio domande e seguito a leggere.
Con lo stile della cronaca dei quotidiani di informazione USA, si passa alle interviste a persone che realmente vivono in questa condizione, come una lavoratrice della catena alimentare Tesco. Lei continua a chiedere alla sua manager di lavorare più ore, ma quello che avviene è che invece vengono assunte nuove lavoratrici a tempo parziale. E lei continua a guadagnare così poco che è costretta a cercarsi un secondo lavoro, anch'esso parziale.
Stessa situazione la vivono altri ragazzi intervistati: chi lavora da Ambercrombie & Fitch, chi al Best Buy e chi ancora da  Jamba Juice, TGIFriday o il denigratissimo Walmart. Tutti afflitti da salari bassissimi, desiderio frustrato di lavorare più ore e vite al limite dell'indigenza (pensate ai pendolari che per lavorare 4 ore, magari al sabato, prendono la metropolitana dalle periferie springteeniane del New Jersey per andare a downtown NY, un commuting di almeno 3 ore al giorno per forse 9 dollari l'ora).

La cosa che più mi ha lasciato a bocca aperta è che il loro orario di lavoro non ha quasi alcuna routinarietà o regolamentazione: è anzi determinato da programmi informatici basati su algoritmi collegati alle previsioni del tempo, perlopiù.
Domani c'è il sole? Vieni avvisato, anche con sole 8 ore di anticipo, che lavorerai 9 ore il giorno successivo. Pioverà, sarà freddissimo? Amico, stattene a casa o vieni per le 4 ore canoniche al massimo. 
Persone trattate come se fosseo utensili, questo credo che possa essere una definizione giusta.
Qualcosa di deviato rispetto a un normale rapporto di un cittadino con il proprio lavoro. 

Ora, io adoro tanti aspetti dell'America e ne odio qualcuno. Mi piace la libertà, la disponibilità all'affermazione e al successo qualora si dimostrino le capacità. Ma i paradossi di cui vi ho accennato in questo post, credo debbano essere evitati in Europa, in Italia. Anche se sarà dura, perchè lo sapete tutti che le tendenze della società che si mettono in atto negli USA arrivano poi con un riverbero del tempo anche da noi, siano esse buone o cattive.

Ma qui si raggiungono livelli di confronto che sfociano nello sfruttamento (che senso ha lavorare per guadagnare appena quello che ti mantiene al pelo con l'indigenza e al contempo essere sempre pienamente disponibile, essendo impedita al tempo stesso la ricerca di una seconda occupazione per integrare un misero salario? bah!).

Pensateci, pensate a questa gente la prossima volta che andrete a New York e vi verrà da litigare con la commessa perchè non ha la taglia giusta, oppure non vi ha salutato con il calore atteso. Chissà che storie hanno alle spalle, questi ragazzi.




domenica, ottobre 14, 2012

Life

Life is what happens to you while you're busy making other plans.
La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti.

Così vero.
Un post breve, alla Achab, ma oggi mi sento così tanto in questo mood che, per non sbagliare, non ho fatto un cazzo.

E ora vado a cena fuori, tié!

sabato, ottobre 13, 2012

Gunaydin Turchia, e chi ti ferma più


Sono reduce da una trasferta in Turchia, questa volta non solo l'affascinante e immensa Istanbul ma anche le città della costa occidentale Bursa e Izmir.
Che posto fantastico è ora questo paese!
Energetico, solare, accogliente, complicato ma in un modo che noi italiani riconosciamo proprio.
È ovvio trovare spunti fuori quando si vive in un paese con l'economia in recessione ormai da 4 anni, incapace di fare i conti con le numerose cose che non possono essere che cambiate. 
È altrettanto ovvio che la Turchia, l cui somma della crescita PIL dice +17% negli ultimi 2 anni, ci incuriosisca come pochi altri paesi.
Un esempio veloce? Se guardate nella foto qui a fianco, il monitor al sedile sull'aereo Turkish Airlines (da quanto li hanno tolti sulle rotte a breve raggio sui vettori europei?) dice che a fronte del traffico, hanno inserito un terzo volo quotidiano Istanbul-New York.. non male vero?

Peró fatemi dire che quei mi pare ci sia di più
Innanzi tutto c'è un paese giovane, quello con la più altra quota di giovani in tutta l'Europa, per quel che significa ora questa parola.
Con un'economia aperta, una società con buone abitudini secolari e le sue ataviche contraddizioni, la Turchia è ormai un posto da guardare con enorme interesse non solo per lo scambio commerciale ma proprio per un possibile trasferimento. Sarà che sono ancora suggestionato dal viaggio, ma ora la vedo così.
Ovunque ti giri, segni del progresso: chiaro spesso si tratta di SUV, bar chic o gioiellerie, ma cosa c'è di diverso dal resto del mondo che si è arricchito? Non ricordo paesi che abbiano investito tutto in scuole di filosofia, o convertito il proprio paese in un'area a inquinamento zero. 
Poi ci sono i ristoranti pieni, per davvero: a Izmir chilometri di lungomare invasi, al martedì sera, da masse di gente, quasi tutti locali, vogliosi di farsi una cena all'aperto spendendo 30/40 euro. Questo è il quadro d'insieme.

A questo ci aggiungo il mio vissuto personale. Personale degli alberghi sempre gentile e veloce e english speaking, compagnia aerea Turkish Airlines di gran lunga meglio delle maggiori europee con puntualità, ottimo servizio a bordo, aeroporti nuovi, costi ridotti.
Città pulite, complesse ma mai caotiche.
Sí c'è la preghiera al mattino, quella a pranzo e quella a sera diffuse dai megafoni ai minareti, ma sono infondo 10 minuti in cui pochi sembrano davvero curarsene, poi si passa oltre.
Quasi tutti gli interlocutori incontrati parlavano un ottimo inglese, ancor meglio le nostre "agenti" locali. 
La prima perfetta come sempre, mi ha portato al ristorante la prima sera e ha portato con sé il marito, persona interessantissima, ingegnere che ha lavorato 2 anni in USA e quindi fluente in inglese (solita domanda: quanti ne conosci in Italia?).
La seconda, Elcin, davvero un misto tra Mata Hari e la collega di James Bond, agente ai servizi segreti di sua maestà.
Una delle persone più produttive, simpatiche e ridicole che abbia mai conosciuto, poteva alternare considerazioni sulle teorie economiche internazionali o sulla geopolitica poi non si tirava mai indietro quando si trattava di spostare pacchi, guidare lunghe berline nel traffico del centro o lanciarsi in pantagrueliche cene al ristorante.
Sempre pronta alla battuta e tra l'altro davvero molto carina, giuro che è stato un puro piacere lavorare con lei, davvero farlo con il sorriso come quasi mai mi avviene quando sono in Italia.

By the way, quando le ho chiesto come mai, lei turca, parlasse così bene l'italiano, lei mi ha risposto che lo ha studiato per 4 anni durante l'università, con lezioni il sabato mattina e due viaggi studio in Italia. Se penso che parla anche bene inglese e francese, e soprattutto se penso dove ho speso io i sabati mattina durante gli anni dell'università (e come me la massa di inetti che ancora oggi si presentano ai rari colloqui da noi..), è doveroso affermare che questo deve essere il loro tempo, se i sacrifici e l'impegno sono dei valori. Non trovate?
Lei si è spostata da casa senza alcuna remora andando a lavorare a Istanbul, viaggia continuamente lavorando fino oltre l'orario di cena, non ha una macchina, si sposta con i mezzi e ride con piena allegria tutto il giorno. Ne conoscete tante in Italia?

Ecco un prodotto buono della globalizzazione! Ecco a chi sorride il futuro. Ma oggi sono meno incazzato perché so che se lo meritano, pur tra tante contraddizioni.

venerdì, ottobre 12, 2012

L'inerzia di una lunga estate


Si fa fatica a riassumere in un post tutto quanto mi è accaduto in questi ultimi 3 mesi esatti, ma non ho altra scelta che fare così
Troppo correlate le cose, troppo comune il destino, troppo coglione io a non volermi mettere lì a scrivere 10 minuti trascinato da impressioni fresche.
Ma non posso impedirmelo ora, che una sera di pioggia mi ricorda quanto sia ormai chiuso anche questo paragrafo della mia vita.

Tornavo da Londra il 12 luglio, torno da Istanbul il 12 ottobre. In mezzo pochi voli, tante storie, tante notti in giro, tanta strada a piedi, per mare, nei film, nei fondi dei bicchieri, nelle parole languide, nelle cene, nei confronti in famiglia.

Il dr. Pirani ed io abbiamo percorso a piedi la Bologna-Firenze, ma un po' a modo nostro. L'obiettivo per noi non era infatti tanto allenare il corpo, ma tenere un "consiglio di amministrazione" delle nostre esistenze in un luogo aperto, nostro, fecondo per un confronto che scavasse oltre la superficie e soprattutto ideale affinché nessuno ci rompesse le palle! Ne sono usciti 3 giorni strampalati, chiacchierati e sudati: i treni locali e i sentieri con le palle gialle hanno riempito le giornate, e noi ci siamo sentiti pellegrini della democrazia e cavalieri del nostro futuro, con le tante parole che ci siamo scambiati brandeggiate come armi.
Dal destino della bellona della terza liceo alle valutazioni sull'attuale Governo tecnico, dall'amico fuggito in Finlandia alle teorie sulla decrescita sempre decantate da pensatori prezzolati e canuti, nulla è stato risparmiato dalle nostre analisi. Nemmeno il futuro dell'economia mondiale, le nuove dinamiche di interazione sociale che si stanno affacciando e quanto H&M abbia fatto la fortuna degli adolescenti di oggi rispetto ai nostri tempi, che i loro capi a buon mercato di fabbricazione vietnamita fanno vamp e spesso maiale le loro compagne di classe, rispetto alle nostre che vestivano con jeans castigati, maglie a girocollo e camicette abbottonate fino al collo.
Le conseguenze, noi, le possiamo solo immaginare.

Camminando per un weekend abbiamo scoperto come l'Italia sia bella, ma la Toscana di più. Abbiamo capito che l'Italia, o per lo meno buona parte del suo decoro, sia retto sul lavoro appassionato e disinteressato dei settantenni, che si svegliano all'alba di sabato e si mettono a sfalciare una siepe lungo il margine di una strada provinciale, perché così "non sta bene", mentre la generazione delle quarantenni amaramente "sogna il posto sicuro, magari alle ferrovie" lasciandoci perplessi se non amareggiati, visto che lavora come receptionist all'alberghetto di famiglia e potrebbe farlo con molta più passione, volendolo.
Abbiamo capito che sarà sempre più dura analizzare e indicare percorsi, sarà sempre più inevitabile affidarci al nostro sesto senso, nelle prossime sfide della nostra vita.
Abbiamo condiviso il piacere di stare insieme, parlandoci addosso dalla mattina presto fino alla notte sul letto e con la bolla al naso, ci siamo interrogati sul perché non vi sia alcun cameriere italiano a servire ai tavoli in piazza della Signoria e di come questo sia un controsenso, visto quanto meravigliosa sarebbe la sua "sede di lavoro", abbiamo convenuto che l'avanguardia non esiste più nella musica, nel cinema, nelle arti e nemmeno nel modo di fare impresa in Italia, ma chi l'ha vissuta s'è goduto davvero un gran bel periodo. Abbiamo convenuto che ci attende un futuro felice forse, di decrescita sicuro. Come lo affronteremo, non possiamo deciderlo da soli ma possiamo prepararci il campo. Abbiamo invidiato per qualche secondo chi ha fatto scelte diverse dalle nostre, ma ci siamo anche detti che esiste il modo di rilanciarsi, basta smettere di seguire qualunque trend della massa e fermarsi a capire quel che davvero si vuole per sè. Mi è piaciuto tantissimo, quella "Via degli Dei" e la compagnia con cui l'ho intrapresa e credo davvero che lo ripeterò in futuro, ogni qual volta saró dinanzi a importanti scelte nella vita.
Lo consiglio appassionatamente a chiunque abbia un amico con cui davvero non si stanca mai di parlare, specialmente se non lo si vede da un po'. Credo che anche il Camino di Santiago in fondo lo abbiano rilanciato per lo stesso motivo, al di là del marketing religioso.

Poi, la barca in Sardegna, ad Agosto. Omar ha curato il 90% dell'organizzazione,anzi facciamo il 100% per quel che mi riguarda, e non posso che ringraziarlo infinitamente.
Passare 8 giorni a strettissimo contatto con altre persone, specie se per buona parte sconosciute, mette a confronto sopratutto con sé stessi, il proprio equilibro e la propria curiosità.
Sono stato, ancora una volta, fortunato.
Ho speso 8 giorni in mezzo al meraviglioso mare della Sardegna, mi sono definitivamente innamorato della vela, ho conosciuto compagni di barca piacevoli con i quali ancora mi scambio messaggi e saluti, ho messo ancor una volta sotto la lente della relatività le mie paure, voglie, convinzioni. Monica è l'immagine dell'umiltà e della bontà, pronta sempre a dare una mano in cambusa, a stringere amicizia o a raccontati le sue avventure, è una tipa che potrebbe tirarsela molto di più dato quello che fa, le scelte di passare dalla provincia alla metropoli e tutto il resto. Ci siamo ritrovati l'ultimo pomeriggio a confessarci molto di noi, e questo fa bene soprattutto se lo fai con qualcuno con cui senti di condividere certe visioni o esperienze.
Amira è libanese, ha vissuto a New York ed è urbanista. Lei è l'emblema della forza e del travaglio del medioriente. Mi racconta dai suoi parenti ad Aleppo ma allo stesso tempo mi dice che lavora per mega progetti a Dubai o in Barhein, che dopo la conclusione della sua storia d'amore forse è pronta a tornare a vivere a New York, e di come non sia poi così diverso vivere in Libano o in Italia. È una ragazza bellissima, con i tipici tratti mediorientali, ma al contempo è molto alla mano, sorridente, travagliata e sempre al telefono. È una roba strana dare e prendere da lei, starci a contatto. Ma certamente è piacevole, e benedico questa vacanza che mi ha estraniato dal mio mondo per aprirmene momentaneamente uno nuovo e altrettanto attraente, con le stelle la notte a facilitare il tutto, fosse una serata alcoolica finita in discoteca alle 7 o il gioco del "would you rather".
Omar è Omar, non c'è bisogno di raccontarlo. Più che altro, c'è bisogno di vivergli accanto per un po', per studiarlo e carpirne qualche segreto se possibile. Per questo sono finito a vivere a casa sua! Una delle scoperte più belle della vacanza in barca, è stata nuova buona musica: da Angus&Julia Stone a Corinne Bailey Rae, grazie a quello strumento divino che risponde al nome di IPad di Monica. Una settimana così bella e fuori dal mondo che se ci penso, mi vengono ancora i lacrimoni. E che vuota, la Sardegna! Impressionante il calo di turisti.

E poi i giorni in Toscana per il Palio, le giornate in Romagna a vedere un'amica speciale, la più amica di tutte le amiche con questa sua nuova silhouette e quel sorriso speciale, splendente. Un altro giorno a cercare di conoscersi con un'altra persona, anche se pare che le cose stiano andando per il verso sbagliato, ma qui vado fuori tema.

Una brutta influenza estiva mi ha fatto saltare Mosca, poi il lavoro mi ha portato a Francoforte, una mia collega ed amica s'è sposata ed è stata una sensazione bella conoscere il suo mondo così perbene e pulito, sveglio e un po' fuori tempo. Ho conosciuto una tipa bellissima.

Poi il matrimonio in Sicilia di Mirko e Lisa che mi ha occupato le notti nelle settimane precedenti per il regalo, ma ho ancora qui sotto pelle la gioia pura delle loro emozioni ascoltando il file, forse una delle poche cose che so davvero fare, mixare suoni, parole e sensazioni e tradurre in qualcosa da assimilare attraverso le orecchie. Per questo non ho ancora abbandonato - pur tra mille complicazioni - il progetto del nuovo programma radio: capito Zuck? 
Spero di aver fatto centro, anzi ne sono convinto. Perché quel matrimonio di due cari amici è stato davvero speciale, con tanto amore preso e dato, il fruscio delle giornate e delle persone speciali tutt'intorno, il leggero malessere a pensare come sia dura vivere il loro contatto, ora che sono lontani per lavoro. È stato l'apice dell'estate per me, un po ritardata ma certamente meritata.

Poi un pomeriggio, solo in casa dei miei, sono tornato a urlare come un ragazzino per un gol della Fiorentina, che non so neanche io il perché, ma sono stati 10 secondi puri e bellissimi.

Un altro giorno mi sono ritrovato all'autogrill, qualche bustina di zucchero in mano con sopra scritte quelle brevi "storie di caffè", il progetto di storifying marketing della famosa azienda, le ho gettate sul sedile del passeggero e sono andate a coprire la copertina di un CD lasciando libera solo l'immagine al centro, il sorriso spettinato del Boss Bruce Springsteen, che soddisfatto appare sul retro del primo album. In 3 secondi avevo dieci idee perfette nella testa, svanite in altrettanti 3 secondi. Come sempre. Un momento perfetto, è sempre un momento. Tipping point? E chi lo sa.

Ci sarebbero mille altre storie, aneddoti, sensazioni, umori, viaggi in auto di notte da raccontare, ma credo che basti così. Come l'estate di 4 anni fa, c'è stato di mezzo un viaggio via terra fino alla Trinacria (perché, per far sí che questo matrimonio rimanesse impresso nella mente, ho deciso di accompagnare Argio nella lunga discesa via treno più traghetto Napoli-Catania, e giuro che mai scelta fu più azzeccata, nel momento in cui si attraversa lo stretto all'alba tra il luccichio del faro e le nubi in formazione a pelo dell'acqua, tutto passa in secondo piano).
Allo stesso tempo, si vede che il tempo è passato: amiche che mi aspettavano a braccia aperte ora si occupano delle loro splendide figlie, Zorz non è più sempre presente ma spesso rapito dalla fidanzata calorosa e sanguigna, facce del tutto sconosciute mi sono diventate note al punto da passare con loro la maggior parte del mio tempo, nuovi hobbies e passioni sono entrati nella mia vita, altri sono usciti, sostanzialmente non ho ancora imparato a far pace con i miei incubi, ma non demordo.

Ancora non riesco a vedere un film, specialmente se sono solo. Fatico a leggere un libro, scavo nelle vita degli altri senza sapere cosa cercare. 
Mi sveglio sempre allegro la mattina, e il pensiero va sempre, sempre a una persona.. ok spesso persone diverse ma persone, mai cose. Sono sempre più allergico alle cose anche se non riesco a rinunciarvi. 
Credo che l'amore sia un sentimento diffuso.

Alzare lo sguardo di 5 gradi, rispondere tra sé e sé a 5 domande puó cambiare la visione del mondo: allora, occorre cominciare subito.

Accanto alle liste delle cose da fare, penso che mi metterò a scrivere quella delle cose fatte, che non è poi così corta.