mercoledì, settembre 24, 2014

La risposta sta sempre negli altri

Vivo a Bologna da oltre un anno e mezzo e mi sono resoconto anche io, tra una trasferta e l’altra, che non è più lei.
Qualche uscita con amici storici e qualche altra con amici recenti ha tentato di offrirmi un giudizio più lieve, ma erano solo serate di balsamo sulla scure della bocciatura.

Voglio dire: Bologna rimane interessante, ti offre l’opportunità di conoscere gente interessante e talentuosa, ma ormai è un luogo dove prevale inevitabilmente sporcizia, degrado, brutture e se non stai attento, banalità. Di luoghi e di persone.
Forse il mio giudizio sarà determinato dal mio peregrinare che mi porta in luoghi più interessanti ma che sono capitali che non possono essere accostate a Bologna, ma cazzo la sofferenza c’è, la tocchi.
La gente si accontenta, bighellona. I posti nuovi magari sono fantasiosi, ma poveri. Quelli belli sono ormai appassiti e fuori tempo. La città non ha mai avuto una grande anima ma ora è alla mercé del primo che passa. E’ una tensione continua tra chi ci prova a cambiare le cose (le Social Streets, Kilowatt, la Cineteca) e chi si erge comitato per ostacolarle. Come fare?

E’ con questi pensieri che mi affollano la testa che esco per incontrare il mio amico Saverio, un tipico prodotto della sottocultura bolognese del tempo che fu e quindi un individuo splendido, pieno di idee e di positività e un pochettino senza rotta. Si parla di progetti inquinati, si fanno progetti nuovi, si fanno presentazioni lungo un via vai di gente che passa che conosce solo me, o solo lui.
Ci si saluta dopo due ore e il rilancio di nuovi progetti, con sempre al centro quella positività e la voglia di muovere il culo, pur in un contesto sempre più lassista e complicato.
Ma quando è cominciato questo processo di passion drain? boh!

Sono solo le 21 e allora rispondo a un sms arrivatomi un po' prima e raggiungo questa amica che è anche collega, un po' apolide un po' ancora alla scoperta in cui butta il suo frugale stipendio, perché lei a Bologna ci è arrivata per lavoro (a proposito, di lavoro per rimanere poveri ne parlerò presto).
La raggiungo e in realtà sono 4 e tranne le presentazioni le altre non me le filo un granché (ma va?) e rimango fitto a parlare di vacanze e rientro al lavoro veloce viaggio a Mosca e di come facciamo con la mia amica.
Viene il momento di andarsene dal locale in cui siamo (super attivo culturalmente ma adornato da pochi oggetti di riciclo del tempo che fu: un tipico bolognese!) poiché, vengo informato, due delle sue 3 amiche (conosciute con blablacar - ci sarebbe da scriverne un libro) il giorno dopo devono partire presto perché “lasciano Bologna”.
Due salutano e si allontanano appena fuori il locale, la mia amica ha la macchina parcheggiata lontana e allora mi offro di accompagnarla e l’altra ragazza è di strada e viene con noi. E comincia la mia curiosità.
Di dove sei? Cosa fai? Perché te ne vai? Quando hai preso la decisione? Come si fa a prendere una decisione del genere? (niente da fare, avrei dovuto fare il giornalista no way! anzi, sono ancora in tempo!!).

Lei attaca a parlare, molto spigliata e con una faccia simpatica ma soprattutto con dei fuseaux neri attillatissimi e le gambe lunghe e le Superga ai piedi, non la fisso in basso solo perché noto - per la prima volta, giuro! - i suoi bellissimi capelli biondi. Lei prosegue a parlare, a macchinetta, e in 3 minuti e 27 secondi netti mi risponde a tutte le domande, mi tratteggia il suo passato - presente - futuro, mi dà il giudizio definitivo su Bologna e sull’Italia e al contempo, continua a giocare con i suoi boccoli biondi, ad ancheggiare su quelle gambe flessuosissime e ad ammiccare pure con i suoi occhi (blu? sono forse blu?! non li vedo bene… è un quarto all’una).

La mia amica, fino ad allora la sola con cui avevo colloquiato lungo la serata, diventa silenziosa e si defila di fianco, ascoltando e cercando di capire cosa stia succedendo.
Camminiamo per qualche minuto, lei sempre con il pallino della parola in mano ed io a controbattere, fino a che non arriviamo al punto in cui dovremmo separarci e lì ci fermiamo, assumendo questa chiara posizione che le teorie sulla pnl spiegherebbero in modo estremamente chiaro: io di fronte a lei, lei di fronte a me con le mani sui fianchi, la mia/sua amica di fianco a me.
A quel punto il quadro per un attimo si inverte, perché dacché prima l’avessi guardata solo in viso, addirittura l’avessi guardata solo nelle parole oserei dire, attacco a fare l’inverso.
Le osservo i capelli, la linea del collo, le tette enormi (veramente enormi!), il sorrisino inquisitivo stile Monnalisa, l’ancheggiare furetto, le lunghe gambe avvolte nei fuseaux neri, le mani che da buona italiana volteggiano sempre nell’aria, l’occhietto calmo e sereno. E penso: ma guarda che bella figa, vedi cosa ti regala Bologna?

Però, contrariamente a quanto avviene di solito in questi casi, non interrompo di ascoltare quel che sta dicendo, perché è ancora più strampalato e affascinante di lei. Questa vive qui, viene dal mare del nord ovest, lavora (anche se certo non si esalta per quel che fa, ma è un dolore comune) e decide “dopo un anno di pensieri e ripensamenti” di mollare tutto. Ancora una che molla tutto? Sì, ancora una.
Ma fa una cosa diversa: va a studiare in Spagna, 5 anni di studio la attendono in una città di mare ed economica, dove se non hai pretese con due anni del mio stipendio ti compri una casa.
non ho capito se con il moroso o no, ma il progetto sembra ben assettato (“il primo anno poi prenderò anche la disoccupazione..”) e il suo sguardo cosciente e rilassato. 
Le chiedo cosa le mancherà di Bologna, lei che tra studio e lavoro c’è rimasta sette anni, e lei di rimando dice “ma sai? credo nulla. Bologna è una città che attrae gente dai paesini del sud, dunque è una accozzaglia di gente di provincia del sud, ormai offre assai poco di più” e d’un tratto penso che io, considerato attento conoscitore dei fenomeni sociologici, non ci ho mai pensato a questo. Non ci ho mai pensato, no, ma al contempo rifletto e di dico che sta biondina gettona c’ha davvero ragione, ha letto la realtà assai meglio di me. Mi sento d’un tratto nel posto sbagliato nel mio momento adatto.

Scrivo alla mia amica giornalista sulla cronaca locale e le dico che questi sono i fenomeni nuovi da descrivere: un tempo la gente arrivava carica di aspettative, non solo dai paeselli del sud ma da un pò tutta l’Italia e creava quell’atmosfera che era propria di questa città, mentre ora se ne va disillusa e senza regrets. Lei mi dice che darebbero trovate altre storie, ma che sì, ora le cose stanno così, e che in fondo storie del genere ne conosce parecchie anche lei.

Sto post l’ho titolato “la risposta sta sempre negli altri” ma non so il motivo per cui l’ho fatto, perché di risposte quella sera non ne ho trovate davvero.


Anzi, a dir la verità una sì, l’ho trovata. Hai un bel da dire che ti piacciono le tette piccole, che la figura della donna così è più armonica etc etc.. la verità è che le tette grandi sono ancora il più grande anestetico sulla faccia della terra, come le sirene di Omero!

sabato, agosto 30, 2014

100 giorni o giù di lì

No dai cazzo, non è possibile... Come possono essere passati 100 giorni in 10 minuti?
Se qualcuno sa il trucco, me lo spieghi! Qui ci vedo sotto una puzza di fregatura che... Boh!
Anyway, 100 giorni di estate non estate, di viaggi e di weekend nei panni altrui, di camminate e cene e chiacchiere e lavoro e idee. Tante idee. Ah non c'é niente da fare, mi piacciono le idee e mi piace fantasticare.
Viaggi: Dubai e Londra mi hanno confermato che le alternative ci sono e chi é in crisi ma ha un minimo di sacro fuoco ci mette il sacrificio e la fantasia, Parigi mi ha confermato che é un pò bloccata, la Via Francigena che l'Italia e camminare sono bellissime cose, e degli amici non ci si stanca mai.
La vela ha proseguito la sua incisione nel mio cuore e la Sardegna mi si é scoperta in tutta la sua bellezza, più nascosta e più incantevole.
Ho ballato per i concerti in piazza, ho scritto un business Planning, ho detto non dico ti amo ma ma mi piaci.
Ho fatto un lungo giro in moto con la borsa nel portapacchi epoi ho deciso di venderla perchè dall'amore all'affetto mi pare un salto troppo grande. E poi devo alimentare la mia nuova start up di cui parlerò!

Un giorno un amico ha fatto un salto da un cavallo e quindi un volo in elicottero, poi l'hanno fatto dormire per un pò.
Ci ha regalato un weekend a fumare sulle scale antincendio come fossimo ancora al liceo, e tanta tanta apprensione e paura.
C'è l'abbiamo ancora, ce l'abbiamo... ma in cuor mio so che andrá bene per la sua enorme tenacia e per quelle colonne al suo fianco che si ritrova, E e la mamma M.

Un altro amico dopo non avermi chiamato più per mesi, ho scoperto tristemente il perché... non un motivo bello, qualcosa che lascerá tracce indelebili ma che vede della vita davanti. Forza! Lo ringrazio per avermelo voluto dire di persona, rompendo le pessime abitudini dei post precedenti.

Ho conosciuto gran belle persone in Sardegna, gente che lotta e che sorride e che merita tutto il mio rispetto e che vorrò rivedere.

Di recente, sono ripassato da Amsterdam venendo a sapere che i mentor sono in attesa e sempre piú Iron e battaglieri, che amici cari si adattano alla pioggia e al muschio delle scarpe e mai tornerebbero indietro, che la cittá accoglierebbe anche me e, grazie a Lisa, che ormai non conta piú il curriculum, contano network e self branding e quello occorre far uscire per migliorare o virare (ne parlerò poi e vi ricrederete, miscredenti!!).

Altre notizie belle, neutre, tenui, brutte vissute con coraggio, distratte, pessime... ma la barra è sempre in mano salda, pronta a virare per vento migliore, aiutare un amico, lasciare le vele e godersela. Vela, grande scuola di vita.

Infine, arrivo a Mosca e in una folle cena in centro scopro che esistono stanze in affitto a 800 euro, che nelle separazioni di norma il papá si dimentica di aver avuto una famiglia, che i russi sono più furbi degli italiani (avete mai sentito dire di "contratti" di agente e fidanzamento tra imprenditore italiano e agente/fidanzata russa, per pagare meno tasse e avere compagnia a letto nello stesso tempo? Beh, a Mosca esiste!).
Poi ho sapuro che i russi pensano degli americani quello che gli europei pensano dei russi. E che I ragazzi moscoviti amano stare in casa cosí le ragazze indossano tacchi a spillo e mini ed escono tra loro perché amano farsi vedere... che mondo!

sabato, maggio 10, 2014

come arrivano le notizie oggi

Non scrivo da un casino.
Riprendo per dire che insomma sono un pò giù.
Di quei "un pò giù" del cazzo, quelli che magari incontro le persone giuste stasera e già cambio umore, ma insomma sono un pò giù adesso e mi gira il cazzo.
La vera ragione per cui sono un pò giù è in realtà doppia: non riesco a creare una rotta come dico io, chiara precisa e poi perchè non si apprendono più le notizie di persona, ma con quei nuovi mezzi di comunicazione del cazzo dei quali sono drogato anche io.

In pratica, sto disattendendo su tutta la linea il mio post programmatico di qualche mese fa e questo mi fa incazzare, perchè la risposta è sempre nel fare. Avevo preso una bella marcia fino a fine marzo, poi aprile dolce dormire di merda mi ha rallentato, e questo non va per niente bene in quest'anno catartico che mi porterà a chiudere un decennio e aprirne un altro. Ma c'è tempo per recuperare.
C'è sempre, quando hai una bella mappa tracciata sotto mano. Dai, me la devo fare. Tutti quelli bravi e interessanti con cui mi circondo mi possono aiutare, questo sì, ma la mappa è sempre la mia e devo disegnarne un altro pezzo, la storia del mio film lo richiede e tra l'latro è una cosa che mi è sempre piaciuto fare, per cui concludo che mi lascio cullare dalla mia (bella) vita perchè sono un pigro di merda, quindi fanculo dai!
Che magari è anche qualcosa in più, ma non riesco di certo a "leggerlo" e di sicuro ha a che fare con piccoli multipli cambiamenti attorno a me e che riguardano me con i quali litigo sempre, sempre un pò fregato dal mio idealismo che mi fa riflettere anche sulla macchina da cambiare, chi mi frega quanto consuma quanto inquina e tutte quelle menate lì. Che è giusto farsele, poi si passa all'azione però.
Side effect di questa mancanza di rotta di lungo periodo è che non riesco a programmare i viaggi, nè quelli di lavoro (per causa non mia, ma non rompo il cazzo per cambiare le cose) nè quelli privati che potrei ricavarne o pianificare da zero. E di solito quella è un'altra cartina al tornasole.
Poi c'è il tema lavoro che forse sarebbe davvero ora di cambiare, il mio ciclo è finito e l'energia si rinnova solo con il nuovo e quelle menate lì ma pure lì mi blocco: ci vuole tanta energia e self confidence: niente sono in riserva con entrambe. Avanti.

Poi c'è che ieri sono stato informato su due importanti novità di persone che mi conoscono: una con la quale ho passato a stretto contatto 5 anni di quotidiano ha forse scelto definitivamente altre strade, che è una cosa bella per lei. L'altra mi ha confessato cose su di sé che sapeva da tanto ma che non riusciva a digerire, ed è certamente una gran cosa bella per lui.
Le ho sapute una via facebook, una via whats'app e c'è sempre quel senso di impotenza e di mancanza di contatto in quel modo di apprendere le cose che lascia un pò così, smaronati.
Ho pensato che avrei voluto sorridere loro, dirgli "alla grande comunque!!" con la mia voce, magari abbracciarle e prenderci da bere. I nuovi mezzi di comunicazione e internet hanno reso il mondo un mondo una tavola piatta e liscia, ma cazzo ci rendono aridi. Il contatto sarà sempre fondamentale nei rapporti tra le persone, se solo ripenso ai miei giorni a Istanbul e come ci si conosca attraverso lunghe giornate passate insieme, anche per stabilire rapporti di lavoro, ne trovo una immediata conferma.
Anyway, in bocca al lupo E. e M. queste parole sono per voi! M. spero che ora mi chiamerai Manu, ormai siamo amici! E. il mondo si divide solo in stronzi e amici, non vedo altre differenze. Good luck.

Poi sono andato a una partita di calcio e ho visto il peggio di quanto può essere teatralizzato e drammaticizzato uno sport, che è divertimento passione e stare insieme. Due anni fa scrivevo questo post e tra le cose che "mi mancano" nel periodo di vita che mi resta, c'era quella di andare ancora qualche volta allo stadio con mio padre. Beh una finale insieme non so se ci sarà offerto ancora di vederla. A me dispiace perchè ci avete rovinato una giornata speciale, tutto qua. Non solo col le sparatorie e i ritardi, ma anche con ingressi che sembravano pollai, ritardi, gendarmi irriverenti solo con noi, disorganizzazione ovunque. Il sogno lo teniamo legato per noi, non per voi.

Dai che presto torno simpatico, ho da scrivere di come stiamo diventando tedeschi, di genitori che festeggiano 50 anni e ancora va tutto bene, di mentori che non vendono bici ma li vedo felici, di dolore e contegno, di uscite geniali, di bimbi appena nati, di amici che non chiamano più, di Londra e di Amsterdam, di Parigi e di Buenos Aires.
Di amiche che tornano e altre che itinerano. Di gente che ride sempre e tu la vuoi sempre vedere.
Del Dr. Pirani che è sempre lui, individualista e colui che realizza i tuoi sogni in un sol colpo.

Fermarsi guardarsi attorno per poi ripartire è essenziale.

giovedì, febbraio 20, 2014

mi sorridi #difronte

Pomeriggio quasi sera di gennaio, quell'aria pungente ma stranamente piacevole che sanno avere le quasi sere di metà gennaio, io - trafelato come sempre - tra i miei pensieri ti raggiungo, camminiamo verso il solito bar ecochic dove passano un pò tutti quelli che piacciono, ma a cui non interessa "contare". Perchè sono trasversali, o chissà perchè.

Ti guardo dritta negli occhi per un secondo, che sembra che stia succedere chissàche e invece non succede mai niente, e poi ti ascolto dirmi che "prima o poi bisogna scegliere".

Eh già, cara amica mia. Prima o poi, bisogna scegliere.

Poi vado a cena: ci sono queste due che bisogna parlare di cose serie e poi magari ci si scioglie e si finisce per lascare un pò la randa e prendere quel refolo da ponente, se ci si tranquillizza.
Lei mi guarda di traverso, che lo so che c'ha tutta un'esistenza sulla schiena, cose di cui so poco in realtà e non voglio nemmeno sapere.. però lei mi guarda un pò languida, allunga quelle mani lunghe da adolescente e continua a toccarsi i capelli e versarmi del vino, e io penso: ecco, potrebbe essere così.

Potrebbe essere così che scollino, supero quella piccola ulteriore salitella, quello strappo e vedo cosa c'è dopo, se mi si para davanti la cima Coppi oppure parte un dolce declivio.

Te lo vorrei succhiare e leccare quel collo, finchè non si consuma, altrochè.

Poi vado lontano in treno e finisco in quel posto lì, quello di fronte, e tu leggi Monocle e mi sorridi #difronte ed io che di nuovo "ecco!!" ma allora è una coincidenza seriale o cosa? Mi sorridi di nuovo, attacchi bottone, mi chiedi se voglio qualcosa al bar... si può dire che flirtiamo?
E qui? Dopo questo scollinamento, cosa ci sarebbe? Una cima Coppi, o un dolce declivio?
O addirittura una discesa a rotta di collo, di quelle in cui chi si lascia andare senza saper fare perfettamente poi scivola e sbatte la testa contro una pietra a bordo strada? Non so, davvero.

Poi ci sei tu, che parli una lingua straniera in una terra straniera, che mi parli a lungo poi rimani ad ascoltarmi, #difronte. Sì, poi sorridi, anche tu: anzi ridiamo di gusto tutti e due e lo so che stai pensando a chissà cos'altro, chi altro, dov'altro. Anche io lo sto facendo, sai?!
Però poi siamo in metro, tu sei un pò inclinata rispetto a me e d'improvviso muovi il collo in quel gesto sensualissimo e femminile, e pare che le tue labbra siano più rosse che mai e te le vengo ad assaggiare, non c'è nient'altro che possa fare ora, mentre ognuno si porta dietro il fardello delle proprie vite.
Cosa credi, che non lo so?

E poi ci sei tu, con quel maglioncino a V che fa vedere un pò di divertimento e infatti ridiamo un casino.. cosa cazzo avrà da ridere questa?

Ma forse questa è già un'altra storia che vi racconto la prossima volta, ok?
Si vede, vero? che ieri ho ascoltato la puntata di Matteo Caccia su Voi Siete Qui, Radio 24, in cui si parlava di una copy che come secondo lavoro scriveva storie per "Le Ore"?

Giuro che mi sedo, buonanotte!!

martedì, dicembre 17, 2013

Trying to chase the stars

Sarà passata pasqua da una settimana, massimo 2..
E' l'inizio della storia, della mia storia e di quelli della mia età.
Ricordi, esperienze che sono ancora di là da venire, tranne quelle paciugate degli anni del liceo, mentre in un liquido giovedì pomeriggio ci ritroviamo in sala studio a chiederci: "Perchè non adiamo al Pineta stasera?"

Sta cosa mi colpisce al centro della fronte adesso, tanti, tantissimi anni dopo, che di ricordi ne ho collezionati un pacco eppure quando ne vorrei immagazzinare qualcun altro ancora. Non so perchè.


C'è odore di primavera, di fretta, di sorrisi di eterno e di sesso in tutto quello che succede quella primavera, e chissene se ci sarrano gli esami tra poco e se con i soldi rimasti devo anche pagare l'affitto. I soldi, anche se sono uno studente, ricordo che non sono mai un problema a metà degli anni '90, sbucano fuori dalle tasche magicamente sempre dei gran fogli da 50 mila come ridere, e quando non ce li ho io, li tira fuori Richy, o Massimo, o Enrico.

Vesto sempre firmato, prendo le prime low cost per Londra, compro dischi ogni weekend e vado a ballare. Ogni tanto provo anche le novità sul mercato, ma con sale in zucca che non ci voglio rimanere..

Non che adesso stia male, s'intende, ma allora si stava meglio, poco da dire.


Il grande fratello, le braccia tatuate, i pantaloni col cavallo basso, i villani in giro dovevano ancora arrivare, e per fortuna!

Andare a ballare era ancora considerata un'occasione: noi ragazzi passavamo tempo a pettinarci o indovinare l'accoppiata T-shirt bianca e panta scuro, e ci inondavamo di Jean Paul Gautier femme! ..perchè con quello - ci si diceva - le ragazze avrebbero trovato un morbido terreno per l'atterraggio, mentre le ragazze si chiudevano nel bagno già dal tardo pomeriggio uscendone ore e ore dopo con chiome curate, ciglia delineate, phard per allungare la forma degli zigomi e minigonne con belle gambe tornite, già abbronzate ad aprile, che dove non arrivava il sole, potevano le lampade, ma usate con stile, non cafonaggine.

La musica era un elemento fondamentale della nostra vita, dall'easy listening al groove al britpop, era tutto un fiorire di suoni nuovi e rivisitati, che dopo pochi anni sarebbero entrati in scena i Daft Punk con il loro repertorio di french touch, ma allora, in quei mesi infiniti di serate morbide come la seta, verso la Riviera era ancora la sinuosa voce di Bjork che usciva dalle casse della macchina, my name is Isobel e tutta quella roba là.


"Oh, ma la Patti allora ci sta con Kalle? Matteo l'hai sentito, ha vinto la borsa Erasmus.. e la Sara c'è stasera.. soccia che due tette che ha la Sara.. ma la smetti di darmi i pizzicotti?! basta!! Stai buonino e pensa alla francesina... - e l'altro di rimando, dal sedile dietro -  ooh! mercoledì prossimo andiamo all'Echoes?! sai Bufo ha le liste, tranqui chiamo io, sennò sono 30 carte a entrare... chi mette su i dischi? Boh, mi pare i Pasta Boys, comunque roba figa... serata gay, ci sarà pieno di gnocca!!" 


Era tutto un lavoro così, almeno tre o quattro sere a settimana.. studiare e fare cene in casa, studiare e andare a ballare.. le stagioni passavano lisce come l'olio.

Chissà come facevamo a comunicare: non avevamo né email, né telefonino, e ovviamente nemmeno facebook e quella roba lì. Al massimo, il telefono di casa. La gente usciva e basta, si ritrovava agli orari stabiliti per andare al mare, i ragazzi si guardavano negli occhi, ci si innamorava in 2 minuti, poi un'ora dopo si pensava già a un'altra..

Perchè mai mi è venuta in mente tutta sta roba, come ricordi usciti da un comò polveroso? Perchè cipollavo su Spotify e ho ascoltato una delle canzoni cult dell'epoca e uno stream of cosciousness è partito, ha fatto tutto da sé.

Mi sembra ancora di essere là per un'ultima sera: una gran limonata con la Laura alla rotonda, due gin lemon con i regaz da Bologna che avrebbero attaccato a lavorare tre ore dopo, le pizzette da Baldani, il ritorno a casa con il finestrino giù, l'odore di morbido che accarezza l'avanbraccio, e questa qua soffice, tenue, leggera che ci riaccompagna, che domani il gioco ricomincia, e con lui il piacere e la speranza sempre declinate al presente. Che bei tempi cazzo.

Then you answer your feelings
And looked deep inside
You know there's got to be meaning
Or are we here for the ride?
Caught up
Here with you
Trying to make this old thing new
Caught up
Trying to chase the stars..






giovedì, dicembre 05, 2013

la settimana scorsa e poi, cosa mi metto a fare.



Cosa avevo di così importante da dire l'altra sera, senza avere la forza per farlo?
Che sono felice e pieno di energia. Ecco.
Ma questa mal si accoppia con la serenità, almeno nel mio caso.
L'energia me l'ha data il bioritmo e la settimana scorsa, e la settimana scorsa per me ha significato 
tutta una serie di incontri, corse, voli aerei, viaggi in treno, chiacchiere davanti a un Margarida, sveglie alle 6, dediche sui libri, cartoline nella cassetta della posta, abbracci, lavori notturni, condivisione di ricordi e considerazioni su come l'ingresso di una sola persona possa cambiare totalmente la scena. Tutto ciò mi ha fatto sentenziare inderogabilmente che la chiave di tutto è non quello che si ha, ma la fiducia.

La fiducia in sé stessi, nella forza delle proprie idee. La fiducia negli altri, che sono poi il riflesso dell'anima o almeno del passato e di come ci si è posti verso il mondo. Avere la fiducia è il passepartout verso il figo, il benessere, tutte quelle robe là, che sembrano impossibili a volte, e invece sono solo nascoste in una tasca dell'altro giubbotto.

Poi l'altro giorno mi sono preso le ferie, sono andato al Buy Tourism Online e ci ho visto dentro il mondo che vorrei, soprattutto il mestiere che vorrei e che forse farò, perchè un pò io i sogni me li realizzo.
Giravo per Firenze alle sei della sera, solo, leggendo i commenti dei partecipanti a questa rassegna su Twitter finchè non arrivo a Piazza Duomo, e una vista così magnificiente mi fa dire che lo vedi, puoi avere il lavoro più figo del mondo ma come fai a misurare questa cosa qua? Una serata tra risate e pacche sulle spalle con gli amici di sempre? Un bacio morbido tutte le volte che vuoi? Un caffè fatto con passione? Chissà, magari la risposta è che occorrono tutte e due, il lavoro figo e le piccole cose. Soprattutto occorre inseguire tutti e due i traguardi, sempre di più.

Quella mattina a Firenze era in collegamento da Chicago Oscar Farinetti quello che ha fatto tante cose tra cui l'ultima, quella più straordinariamente sognata, Eataly. Beh Farinetti ha detto "fortunatamente gente mia c'è ancora quasi tutto ancora da fare, e sempre sarà così. Per chi lo vede, ci sarà sempre ancora quasi tutto da fare. Ed è per questo che il futuro è radioso, per tutti quelli che la vedono così, compresi gli italiani e l'Italia, che ha un patrimonio inestimabile, più di tutti".

La mia amica Giovanna (che poi un giorno devo raccontare anche questa, anzi spero di farlo e di metterci tanta ciccia dentro) lo vorrebbe ministro, io non lo so. So solo
che ho dato di me quella definizione (uno che ha ancora quasi tutto da fare) che non so perchè mi sono sentito orgoglioso per un secondo, elettrizzato per due ore. Ecco, la fiducia. Che Matteo Caccia su Laeffe forse ci ha già dedicato una puntata, e se no, dovrebbe!


Sai cosa mi metto a fare? Mi metto a rompere il cazzo, perchè ho dormito anche troppo.
Perchè quando ho chiesto, le opportunità scaturite sono sempre state di più delle sdentate sulla faccia, e poi anche un pò di quelle rinforzano, non fanno male.

Quindi scrivere, telefonare, prendersi il tempo per andare a conoscere di persona ciò che interessa, chiedere introduzioni, liberare tutta quella curiosità che ancora ho addosso. Ecco cosa voglio fare.
E non so se sarà un piano per poche settimane o parecchi anni, mi interessa solo sapere che voglio intraprenderlo subito, adesso. Ora. Cominciare a fare qualcosa di nuovo è nella mia natura, che se volessi essere comodo con il culo al caldo, tre cene a settimana, una casetta carina e una donnina da coccolare e che mi tenga tranquillo, avrei già tutto il mano.
Ma la mia natura è diversa, diversa.. non c'è niente da fare.

E comincio ora, anche se domani vorrà dire viaggio ad Amsterdam, poi Shanghai.. o forse esattamente per quello.

lunedì, dicembre 02, 2013

Prossimo post

Ora, se voi portate un pò di pazienza e non rompete il cazzo, domani vi scrivo una bella storia!


lunedì, novembre 18, 2013

Upper deck and the mug

E via in America, guess what? 
Ho voglia, visto che sarà anche l'occasione per prendermi un break dai miei amici italyankee.


E lo racconto ora, che sto tornando indietro. Ne avevo voglia, ne ho avuto abbastanza (tranne che di San Francisco: di quella non ne avrò mai mai mai abbastanza).
Beh insomma all'andata per la prima volta mi accomodo alla fila 77, upper deck del 747 KLM su cui salgo (grazie azienda, che ancora ci sei!). Beh, una figata: clima ancor più lazy e cozy (se tale aggettivo può essere utilizzato per reale compagnia aerea olandese..), l'impressione di una esperienza piuttosto rara, l'occasione per vedere quanto i flight assistants vadano avanti e indietro dalla cabina dei piloti. Cazzo ci vanno a fare poi?
Detto ciò: volo tranquillo, cibo buono ma nulla di trascendentale soprattutto pensando che è una business class; solito seggiolone che un pò si stende un pò no e ti fa coricare in discesa, enorme selezione musicale con cuffie potenti che ti portano da un'altra parte, ma solo se ti va.
E poi: hostess sorridente e giunonica che storpia il tuo nome in tutti i modi possibili ma - imperterrita - ci riprova a farti sentire un pò più unico, e un pò più coccolato. E ci riesce, sapete? O perlomeno, con un'alchimia tutta sua, riesce a portarti buonumore e tranquillità. Che poi ci vuol poco, se dall'altra parte, una volta atterrati, ti aspettano la California e alcuni giorni di vacanza nella città più bella del mondo.
Mi guardo attorno, tra gli ospiti tra le file 72 e 78, e mi ritrovo a pensare che lavoro fanno, quanto guadagnano, di che nazionalità sono.
Una cosa che mi sorprende (e l'ho notato anche nei voli in business class con Air France, le non poche volte in cui l'ho presa) è che ci siano persone piuttosto giovani, mescolate a qualche arzilla coppietta fiamminga. E c'è anche qualche donna, anzi meglio ragazza, cosa che ai tempi in cui ero un affezionato frequent flyer alla ricerca di status member Senator con Lufthansa, mai si verificava. Sugli aerei dell'airone era tutto perfetto, asettico, con senso molto più di efficienza che di lusso e con ospiti che al 90% rispondevano al profilo di cinquantenne con pantalone grigio, camicia bianca, occhiale con montatura tecnica e trolley Rimowa nelle cappelliere. Molti di loro, intenti a picchiettare sui tasti del loro portatile per tutta la durata del viaggio, oppure coricati su un fianco con l'impossibilità di rivolgere loro nemmeno una parola, perchè stronzi come sono ti giravano il culo come auf wiedersen.

Sui voli KLM la gente ride, guarda i film proposti dal sistema di intrattenimento, va avanti e indietro, attende il momento del regalo più ambito dai paranoici ossia la Blu Delft House che ce ne sono 94 ma loro, i paranoici, si ricordano benissimo quelle che a loro mancano per finire la collezione, e se non se lo ricordano magari si sono scritti una listina ad hoc. Folli!
Beh insomma dicevo prima, stare in upper deck chiude il cerchio di un milione di viaggi, centinaia di foto scattate, discorsi con i pochi amici frequent flyers come me ma al contempo mi offre la possibilità di stare in un'ambiente piccolo, con poco più di 20 persone e quindi analizzarne il comportamento, ammirarne il fascino (c'erano un paio di tipe molto carine, chissà magari studentesse a qualche scuola di recitazione o giù di lì) e realizzare che gli assistenti di volo fanno avanti e indietro con la cabina di pilotaggio ogni dieci minuti, una cosa incredibile! Me li riesco a immaginare i piloti, con un'occhio agli strumenti e uno alla scollatura della giunonica, le domandano se è rimasto un pò di chicken, beef o cod da mangiare e riguardo i beverages chissà qual'è la policy?
Solo acqua e CocaCola? Vietato bere alcolici come fossero dei taxisti? Oppure per loro non vale la regola, perchè si tratta di Comandante, primo ufficiale e gente con dei titoli del genere una volta per aria fà ciò che gli pare? Ricordo di essermi perso a lungo tra quei pensieri, finchè ovviamente mi sono ritrovato con la bolla al naso per ore e ore, in attesa del touchdown a LAX.
Poi arriviamo e quindi si richiude la borsa, si raccolgono le proprie cose, si rubacchia tutto quel che si può (la trousse, principlamente, ma a volte un cucchiaino, la saliera..) si infila il giubbotto e si va.. un momento.. chi cazzo è quella sventola?!?! Dov'era seduta?!?! Impossibile che non l'abbia notata, avrò fatto il corridoietto almeno 4-5 volte.. ma vuoi vedere che.. naaaa!! Minchia era in cabina di pilotaggio! 
Maglia leggera e scollata con le spalline sfasate, jeans che più aderente non si può, stivaletto arrapante, capelli biondo cenere e sguardo da panterona: mi faccio un film in testa in 2,8 secondi.
Adesso lo so cosa mi direte: sarà stata la fidanzata di un pilota, avrà avuto un biglietto di economy e ricevuto un upgrade, fatti i cazzi tuoi.. ma qualunque sia la ragione ufficiale, io mi son fatto un film della madonna. Sta tipa in una cabina minuscola e letto a fianco con il comandante e gli altri 2, per 11 ore? Beh io mi sarò fatto 4 coppe di Champagne, ma voi siete delle belle merde valà! Te invece, sei una gran sana!
Menzione speciale per lo steward che, beccatomi a osservarle il lato B come ipnotizzato, mi sorride e mi fa l'occhiolino mentre saluta deciso "hope to see you soon, Mr Vinceiinei!".

E "the mug", diranno i più attenti e rompicazzo di voi?
"The mug" è un pò il compendio degli USA, almeno in questa storia.
Conclusosi il mio periodo diciamo vacanziero in questo posto qua a destra, mi stavo accingendo a riprendere il lavoro e volare a las Vegas, per le solite visite e le mille strette di mano alle sempre più grandi ed euforiche e vocianti fiere di settore. Bene.
Ho passato giorni belli e piacevoli con il mio vecchio amico massi, che ormai 12 anni fa ha fatto una svolta a sinistra e ora si ritrova a ragionare in dollari. Sono stato con lui soprattutto, a bere, girare, mangiare e parlare di tutti gli altri che non lo vengono mai a trovare. Ma sono stato anche con i suoi figli Giulia e Luca (prime parole in italiano!!), con Jen sua moglie, l'anima jankee, con alcuni loro amici delle wineries, con lo staff del Rivacucina e ho pure incontrato Amira, amica di un'amica curiosa e smart che qui (beata lei!) ha trovato l'amore e il suo principe azzurro che proprio in quei giorni l'ha portata davanti all'oceano e le ha chiesto di sposarla. Roba forte! 
Il giorno della partenza Massi è impegnato e allora è Jen che si offre di accompagnarmi fino al Bart con il quale raggiungerò l'aeroporto.
Saranno forse 45 minuti di viaggio in auto, stiamo per partire ma lei sentenzia: ho voglia di un caffè! Rientra in casa e ne esce poco dopo con una tazza, una mug appunto, colma di caffè americano nero e liquido e bollente. La ficca nell'oblò della nuova fiammante Volvo XC90 e si va.
Conversazione interessante con quella che Massi chiama "il boss", Jen conosce l'Italia e fa domande sempre intelligenti e argute, cerca di fare un parallelo tra i diversi sistemi sanitari, domanda perchè la crisi "non va via", chiede delle novità del mio lavoro mentre, ogni tanto, sorseggia la sua brodaglia. E io, piccolo e provinciale, a chiedermi che senso abbia portarsi dietro una tazza da cucina in auto, solo perchè si ha voglia di un pò di cazzo di caffè.
Poi arriviamo a destinazione, lei gentilissima e premurosa mi vuole abbracciare per salutarmi, quindi salta fuori dall'auto. Ma ha troppe cose attorno a sé: uno smartphone con le cuffie, una borsa piena di cose, trucchi tra le dita, la tazza nell'altra mano.. che ovviamente le scivola e rimbalza sul sedile della fiammante Volvo XC90, impregnandolo per sempre di caffè nero americano, finendo poi la sua corsa sull'asfalto, disintegrata in mille pezzi.
"Ma cazzo di budda, non potevi lasciarla a casa e tenerti la voglia?!" penso io!
"Shit!! no way!!" Urla lei. Ma poi aggiunge: vabbè la tazza la ricompriamo, i sedili li facciamo pulire, anzi magari compro un set nuovo di "mugs" da cucina.

Cazzo, l'America. 

sabato, novembre 09, 2013

Il perché delle passioni in 15'

Insomma io un post bello, della madonna, accalorato e scritto quasi di getto pochi giorni dopo aver vissuto "live" la cosa l'avevo fatto.
Ma niente: il tentativo di "restaurare" l'ultimo salvataggio del vecchio Mac nel nuovo mi ha cancellato tutto.
Fanculo! Riprovo?
Fiorentina-Juventus ha sempre rappresentato il mio senso di inferiorità.
Allora: io ci credo, e tanto, che la propria squadra di calcio del cuore in qualche modo segue i tuoi bioritmi, un po' ti influenza con i suoi risultati e un po' la influenzi tu, con le tue vittorie e le tue sconfitte. Semplicemente ci si accompagna, tutto qua.
La Fiorentina mi é sempre piaciuta, chiaro a causa della passione di mio padre, però una volta cresciuto e conosciuta la sua storia, credo che ad ogni modo sarebbe potuta diventare la mia squadra: elegante ma non vincente, orgogliosa ma anche tesa allo stile, con una grande tifoseria ma non così vasta, che rimanga una cosa in po' tra noi.
E poi, da adolescente, faceva sentire diverso. Chi "lui", quello della Fiorentina? Ecco, mi piaceva.
Però mi consolavo con il fatto che raramente riusciva a battere le strisciare, soprattutto la Juve, e questo il qualche modo mi dava l'occasione di pensare che dai, anche se non si vince (che diventava anche se lei non mi bacia, se non ho il motorino, se segno 2 gol all'anno di punta nella squadra del paese, se prendo 4/5 in latino, se sono scarsissimo a nuotare, se al mare fatico a salutare la meno bruttina mentre qualcun altro fa petting spinto con la bellona coi boccoli, se le le 2 volte che ho provato a picchiarmi me la sono data presto a gambe..).
se sei pervaso da un sottile senso di inferiorità insomma, puó andare.
Ecco perché la Fiorentina ed io siamo quasi amici: ci diciamo che c'è comunque un'altra via alla felicità.
Detto ció, c'e da dire che da un paio di anni a questa parte c'è di nuovo che la Fiorentina fa un calcio bellissimo, elegante e all'attacco e fa davvero piacere vederla. Mi trovo ad Amsterdam (ma va?) e la Fiorentina gioca con la Juve. Da 15 anni non la batte in casa. Sempre sofferto, quasi sempre rimasto deluso.
Bisogna vedere la partita, non fosse altro perché al fischio finale so che chiamerà mio padre, come quasi sempre accade.
Trovo lo "Sports Bar" in Leidseplein (sempre sia lodato!) che trasmette in contemporanea mezza serie A, Liga, Premier.
Attorno a me, prima pochi disperati che in buona parte ancora si segano a due mani. Poi alcuni reduci della maratona che si rifocillano.
La partita comincia, io mi scofano un club sandwich e due cocacole medie e al 60* siamo due a zero per loro. La solita partita di merda con gli episodi a sfavore, penso.
Mi sta per arrivare addosso quella sensazione di sconfitta, di bravi ma lontani dai vincenti, quella la conosco e oggi non mi va di vedere fino alla fine, me ne andrò prima.
Nel mentre Rossi dimezza le distanze su rigore, che sposta poco la sostanza.
Chiedo il conto.
Nel frattempo, già in piedi, ributto lo sguardo al tv e vedo la palla uscire da un assembramento di giocatori al limite dell'area e finire nell'angolo. 2-2.
Si sente un urlo, dall'altra parte della saletta due ragazzi confessano il loro credo, io resto impassibile.
Una cameriera si avvicina per gridare BE QUIEEET PLEASE!! ma nel mentre la palla per ragioni che non saranno mai spiegate, è di nuovo al limite dell'area dei gobbacci schifosi (Juve per i non addetti ai lavori) e arriva a uno dei nostri, e.. e..e.. è completamente libero!!
Tiro, sospensione del tempo, gol! GOOOL!!
Qui i ragazzi fanno urla da maiale scotennato, ma in più ne faccio uno anche io, ne faccio. Arriva dritto dalla pancia, non potevo tenerlo. E l'urlo mi tira come gli occhi, non so come dire me li sento come più aperti, e delle lacrime cominciano a scendere. Io non voglio, ma scendono!
Nel frattempo, e saranno passati 2 minuti al massimo, forse uno e mezzo, arriva la cameriera con il mio conto ma proprio in contemporanea la palla schizza come impazzita dal cuore della nostra area e ci ritroviamo in pieno contropiede così, in campo aperto.
Dal calcio all'atletica.
La palla si avvicina all'area, sospinta quasi senza difesa, io stringo le spalle della cameriera e 4 secondi dopo é la fine del mondo: la palla entra ancora in rete, la cameriera urla mentre io la stringo fortissimo e i due giovani viola mi saltano addosso, mi esce un urlo pazzesco, ancestrale, poi esco di corsa dal locale con singhiozzi incontenibili e una faccia stravolta.
Cosa è successo? Perché tutto oggi?
E mi viene in mente in un lampo il perchè. Imola e Glasgow, i mille viaggi lungo l'appennino, gli amici che mi sono fatto, i sogni che mi son fatto, quel 6-0 a Milano e la Coppa del 1990. Mi viene in mente che i giornali non scrivono mai di noi, mi viene su da una vena l'applauso sotto la pioggia contro l'Everton, si apre una sinapsi e arriva il ricordo del gol di Bati a San Siro, poi il minuto di silenzio quando è morta la moglie di Prandelli.
E mi ricordo della mia Polo da sola sotto il settore a Parma, di un giorno sotto la neve a Gubbio, dello spareggio con Perugia comprato ma bellissimo quel giro in mezzo al campo. E infine, la foto con dietro il grande logo del giglio scattata nell'area vip con il babbo. Le mille telefonate dai 4 angoli del mondo a parlare della partita appena finita..
Il quale, chiaro, subito dopo chiama, che forse la partita non è ancora finita e quello che riesco a dire è solo BABAAAA!! perché ormai ho mollato gli ormeggi e piango con i singhiozzi pesi e non lo so neanche io il perché ma ormai è così.
Lui blatera qualcosa sul fatto che non ha mai visto una partita così folle, poi ci si saluta che sono atteso a casa dal mentor e non voglio farmi vedere messo così, per una cosa così stupida.
Una persona cui tengo tanto mi scrive un sms con una bellissima richiesta, e lei non sa nemmeno cosa sia una partita. Ve l'ho detto: la squadra ed io viaggiamo a braccetto, e oggi a meraviglia si uniscono altre cose belle. Con tutti i tifosi avviene così.
Arrivo da lui, sperando di aver ripreso un minimo di decoro, gioco un po' con il suo bimbo, saluto ringrazio poi mi avvio verso l'aeroporto.
Mi fermo a scattare una foto per immortalare il 20 ottobre, giorno dello stupore.
È tutto vero, e vuol dire tanto per me e non so come e non so perché ma va bene così.
Attaccano i sms e poi facebook, oggi sono popolare eh?
Sul treno per l'aeroporto, mi metto una mano in tasca e trovo lo scontrino del locale di prima: mica l'ho pagato il pranzo, non padrone di me stesso ho preso la porta e sono uscito!! Ale!!
Facciamo che saldo la prossima volta, ok?

domenica, settembre 29, 2013

Quella volta che stavo per finire dentro (un anno dopo)

Quella che sto per raccontare è una storia vera, non c'è nulla di inventato e nulla di verosimile, anche se così sembrerebbe leggendo.

Matrimonio di un caro amico, Mirko. Anzi di due cari amici, Lisa e Mirko.
Loro sono dei giramondo: ora vivono ad Amsterdam, ma lei è originaria di Catania e lì decidono di celebrare il matrimonio.
Il gruppo di amici di lui, tra cui io, parte dall'Emilia. Trenta, forse quaranta persone. Naturalmente, tutti prendono l'aereo e in un'ora sono giù, a godersi un weekend di mare e di turismo a Catania.

Io ho ricevuto un'email speciale qualche settimana prima. Mirko mi ha chiesto di fargli da testimone, un'attimo di gioia intima ed intensa. Vorrei rendere quel weekend e quel viaggio qualcosa di speciale, da ricordare.

Un nostro amico è aerofobico, penso non l'abbia mai preso in vita sua. Sì, nel 2013 esiste ancora chi non ha mai preso un aereo in vita sua. Lui ha già annunciato a tutti che si avvarrà, come sempre, del treno.
Un viaggio estenunate, oltre dodici ore per raggiungere la Sicilia. Naturalmente moglie e figlia a casa, lo farà da solo ma è convinto ad esserci e così annuncia a tutti le sue intenzioni.

Io ascolto la sua storia e la collego ad un racconto di amici che, anni prima, avevano preso un traghetto per spostarsi da Napoli a Catania. In un'attimo l'idea prende forma: gli lancio la proposta di andare in treno a Napoli, farci un giretto in città poi di imbarcarci al porto e raggiungere la destinazione dopo dodici ore circa, la mattina successiva.

Un'idea totalmente deficiente, a rileggerla ora che la scrivo. Ma in quel momento ci è sembrata bella.
No di più: geniale. Un'idea gentile addirittura.
Il modo migliore per ricordare quel weekend, quel matrimonio, anche ad anni.. ma che dico a decenni di distanza!

Il posto cabina costa troppo e così per una trentina di euro prendiamo un bel posto ponte, e con altri 30 un treno ad alta velocità che dall'Emilia ci porta sotto il Vesuvio.
La soluzione intrigante e inedita del traghetto fino a Catania, consente una logistica perfetta ovvero partenza davanti al Maschio Angioino e arrivo alla Porta di ingresso della città di Catania.
Voglio dire: perfetto, possibilità di spostarsi a piedi per passare da un mezzo all'altro, impagabile vista del golfo di Napoli dal mare al tramonto e tutte quelle cose lì.
Visto che nessun altro voleva unirsi a Nicola in questa che sembrava un'incisione di tracce lungo lo stivale, ci ho messo 2 secondi a dirgli: "ci vengo io, con te".
In un batter d'occhio abbiamo preso i biglietti del treno e quelli del traghetto, traversata notturna e arrivo preciso giusto alcune ore prima della celebrazione, con delle belle borse sotto gli occhi, s'intende, con la notte passata sbattuti su una poltrona oppure stesi sulla moquette, potevi anche scegliere.

Il viaggio in realtà è stato molto piacevole, passato tra tra un sacco di chiacchere tra noi, un giro in taxi per vedere le bellezze di Napoli per ammazzare la noia prima del traghetto, e qualche bella foto scattata alla partenza, prima di cercare di chiudere un po' gli occhi.

All'alba mi ritrovo al ponte posteriore del traghetto, a respirare l'aria di mare del sud, con il cielo che passa dal blu cobalto all'azzurro, poi rosa e una piccola conformazione di nubi all'orizzonte, come una piccola firma in cielo, in basso a destra. Abbiamo appena passato il punto dello stretto, e guardando indietro vedo il faro di Scilla illuminarsi sulla destra, intermittente. Sulla sinistra una grande antenna sull'estremo punto della Sicilia. Prendo l'iPhone e scatto una foto bellissima, questi colori stupendi e la luce del faro colta al volo. Che bella e bastarda è l'Italia, che bel momento. Sono felice.

Poi vado a svegliare Nicola, rannicchiato su una poltrona. Insieme, cerchiamo almeno di pulirci gli occhi e lavarci i denti nel terribile bagno del traghetto. C'è il bar aperto nella sala grande, la voglia di un caffè è tanta però ci diciamo: teniamo duro un altro quarto d'ora, appena scesi ci fionderemo dentro un bar del centro e oltre a un espresso macchiato fumante, ci godremo anche una granita di mandorle con il panino dolce, una prelibatezza della Sicilia. Sentiamo il profumo dell'estate ancora viva e ormai dimenticata per noi che veniamo dal nord.
Ancora addormentati, con gli occhi ridotti a due fessure e un sorriso ebete in faccia, prendiamo le nostre borse e infiliamo scale di discesa, cercando di chiudere un discorso cominciato 20 ore prima, a Bologna.

Di sotto, subito prima dell'uscita, scorgiamo un paio di figure in bianco, probabilmente addetti alla stazione marittima a terra, e alcune altre in grigio, i soliti finanzieri anche loro assonnati, che faranno finta di fare i soliti controlli.. che palle.. e che bello il sole della Sicilia, splendente appena fuori il buio delle scale che stiamo scendendo.

"Uee fermo fermo FEERMO.. venga con me, perpiacere. E lei, vada vada, scenda!". 

Una delle figure in grigio, entra nel mio campo visivo e in qualche modo mi distrae dal mio torpore. Che cazzo vuole?
Ci metto un po' a capire: prima noto il suo sguardo serio, torvo, il suo braccio che prende il mio proprio sotto l'ascella, poi noto il cane, un pastore tedesco enorme, che mi guarda interrogativo e un po' eccitato, poi vedo Nicola che viene spinto fuori dalla nave e infine vedo un secondo finanziere, enorme, che mi prende in consegna e mi invita ad entrare dentro una stanzetta minuscola, nell'incavo della nave, aprendo una porta arrugginita, mentre tutti gli altri passeggeri mi osservano mentre scendono, parlando sottovoce tra loro.

Ora, vorrei essere chiaro: un minuto prima ero a fotografare un'alba meravigliosa baciato dal sole di fine settembre, sognando una colazione regale. Un minuto dopo, sono in una stanzetta di ferro, arrugginita, minuscola, con un signore scuro in volto e molto più alto di me, che risoluto mi guarda dritto negli occhi e mi dice forte: "forza, tirala fuori".
Mi si aprono gli occhi, ma non capisco.

"il cane ha segnalato, tieni della droga nella borsa!". 
Come come?! In un momento sento freddo lungo la schiena.
"Ma non ho nulla!! Spiamo scherzando?!" cerco di replicare.
"Senti: il cane ha segnalato e chillo non sbaglia. Qua le cose stanno così: se la tiri fuori tu, è un conto. Se mi costringi a cercarla, il reato cambia e sono tutti cazzi tuoi". Il pensiero della granita di mandorle scompare dalla mia testa, quello del matrimonio rimane. Ma non so che dire, non so cosa stia cercando questo signore in grigio.
"Senti, io non ho niente.. - eeeeccerto dicono tutti così! - però non ho controllato la borsa minuto dopo minuto, voglio dire ho dormito qualche ora, non è chiusa con un lucchetto…"
"Eh no, caro mio. Questi sono fatti tuoi!! Allora, che facciamo, me la dai sta droga che nascondi nella borsa, oppure mi costringi a fare un'ispezione?"

Ho un'eccitazione strana addosso. Mi stanno accusando di essere un corriere della droga, da Napoli a Catania.. Chissà com'è fatto un pacco di droga. Per un attimo, mentre il finanziere apre la zip della borsa, mi sembra quasi di intravederla. Poi la testa si blocca per un secondo. 
Cioè fammi capire, se davvero lo trova quel pacco nella borsa che la mia immaginazione sembra intravedere, per me si aprono le porte del carcere?
Deglutisco.
Sento una riga di sudore giù dalla tempia destra.
Penso per un attimo alla telefonata che farò a mia madre: "c'è stato un terribile errore!!!" e lei giù a piangere.
Penso a tutto quello che diranno di me, al matrimonio in cui ero stato invitato come testimone.

Le mani del finanziere scavano sotto, lente e un pò indolenti.. poi la porta cigolando si apre, una testa spunta e chiede: "e allora?!".
"Mah, nulla... tu che dici?"
"Eeeeeeehh cheddico CHEDDICOOO... si sarà sbagliato il cane!!".

Si sarà sbagliato il cane. Ma vaffanculo. Io li amo i cani ma qui ci sta. Per quegli altri la stessa cosa, solo che non li amo.

Poche ore dopo ero a ridere raccontandolo al matrimonio, tra le colline deserte e gli edifici barocchi. Ma che paura, mio dio che spavento. Il matrimonio è stato tra i più belli, anzi forse il più bello cui sia mai andato. Ci ho visto amore e tanta prospettiva comune. E non avete idea di quanto mi sono ubriacato. Oggi, è passato un anno e farò un pò festa anche io con Lisa e Mirko, ricordandoli con questo racconto.

Ma la sera dopo, prendendo il traghetto di ritorno, sono stato ben attento a chiuderlo con un lucchetto grosso così!




venerdì, agosto 30, 2013

La montagna incantata e l'igloo

Insomma ragazzi lo so che ormai qui non c'è più speranza, che sto blog lo ritenete tutti morto e sepolto, che solo rarissimamente dà piccoli sussulti, quelli di un cadavere in agonia, ma tant'è.

Tempo per scrivere ne avrei avuto moltissimo, ma non ho fatto nulla.
Perchè gli hobbies, se non son hobbies, che cosa sono?

E poi, a scrivere ci vuole l'ispirazione. Come quel 22 giugno che ho attraversato via Biagio Rossetti mentre il sole cadeva magico proprio al centro della strada sulla mia sinistra, simmetrico tra le case come solo Biagio poteva averlo immaginato... poi ho pensato: "e io adesso che cazzo ci vado a scrivere su questa cosa che non sia una enorme banalità, una cosa già detta (come tutti anche io dico sempre le stesse cose) o una nenia che fa venire il latte alle ginocchia?".
Oppure quell'altra volta che parlando di notte con Ale, lo speleologo della sociologia di mille ricerche e mille ancora, con il quale abbiamo convenuto che noi che avevamo 18 anni nel 1992 è naturale se ora siamo un pò frustrati, certo perchè noi allora abbiamo avuto ideali più grandi di quelli venuti dopo (cosa è successo in fondo dal 1992 che non fosse già stato "lanciato" allora? Internet? Eh, quindi? Tutti chiusi in casa o con la faccia dentro uno smartphone e nessuno più che si guarda in faccia. Ok, ok.. di questo mi riprometto di parlarne).
O ancora la musica: estate 1992 l'anno dell'Europa unita delle mie e delle tue vacanze.. era merda vero? E adesso? Cosa cantiamo? vabbè.
Allora si finisce con fare le vacanze ferme che sono un pò l'inverso di quelle lente, dove ti muovi piano e ascolti la gente e i muri e gli alberi e sai dove nasce quel vento, oppure credi di saperlo.
Le vacanze ferme sono quelle che un pò fai finta di niente e un pò ti annoi, un pò leggi e un pò fantastichi, un pò dici di no (devo imparare a dire di sì!!) e un pò ti specchi nelle vite degli altri, quelle stantie, e solo la famiglia ti fa star bene, che c'è tempo per tutto ma tutto scorre in fretta e anche se non vuoi un pò di ansia sale, non so per cosa ma sale. Saranno le vite degli altri, nelle vacanze ferme.

Poi vai ad Amsterdam che ti aspetta il mentor che non sai spiegare bene perché l'hai cercato e chi l'ha voluto, ma senti che stai un pò meglio adesso che ce l'hai e ti aiuta ad andare con la testa "dal bi al ba". Lui ha una famiglia stupenda, è una delle persone più modeste che conosca anche se lo so bene che fortuna audaces iuvat e lui di audacia ne ha avuta parecchia. Adesso, mi pare che abbia guadagnato la sua razione di serenità.

Beh andiamo al parco, che Amsterdam è straordinariamente soleggiata e tersa quel pomeriggio, e Elvis suo figlio vuole scorazzare tra i giochi. E allora sì, entriamo in un'area riservata ai giochi per bimbi e qui avviene il miracolo di una scena surreale che solo i luoghi hungry and foolish possono regalare.

C'è una piccola area sabbiosa al centro, una struttura metallica sulla sinistra (subito ribattezzata igloo) e una piccola struttura di falsipiani in cemento sulla destra (naturalmente dopo 3 secondi battezzata "la montagna incantata"). Noi ci sediamo sulla panchina a fianco, Elvis corricchia allegro e col fiatone tra l'igloo e la montagna incantata, attento ma non troppo a non cadere ma soprattutto a dar soddisfazione al papà. "Vedi, la cosa più difficile è fingere distacco mentre si dondola dalle travi sulle sole braccia e rischia di cadere e scarnificarsi il mento per la vita, ma sai così si crea la sua self-confidence che lo accompagnerà per sempre.
Che gran papà il mentor, che gran posto l'Olanda.

Mentre incitiamo Elvis che va all'assalto dell'igloo per la 19esima volta, intravediamo un signore sulla quarantina sollevarsi tremante dalla panchina a fianco: dopo aver opportunamente scartato le sue attrezzature nuove di pacca per buoni 20 minuti, si è minuziosamente vestito con ginocchiere, gomitiere e rollerblade e ora tenta una partenza. Invece che fare lo sciolto, o almeno di "cagare la sua merda" tra sè e sè, questi forse erroneamente sentitosi osservato interviene improvviso, come per giustificarsi e con voce forte e un pò tremante: "hay heey sooorryyy sorry it's my first time I donno how to move be patient!" e il mentor - che non è mica mentor per niente - veloce come una faina risponde "no worries!! You are already great!!!". Una scena commovente nella sua ridicolaggine e ludibrio. Due signori con forse già i primi peli bianchi sul petto che si scambiano frasi così oneste e no sense, penso che in Italia non avrò mai il piacere di sentirle.
Ecco, ora immaginate un pò meglio la scena: un signore semovente su rollerblade a sinistra che gira intorno ad un igloo di ferro costantemente scalato da un bambino, un altro paio di bambine allegre che si rotolano nella sabbia al centro, una famigliola inglese sulla panchina alla nostra destra, tutte le ghiandole mammarie di Amsterdam che fanno footing dietro di noi e una montagnetta di scalini di cemento sulla destra, che ogni volta che Elvis incrocia con il suo sguardo sembra un pò quello di Pantani sul Mortirolo, e ogni volta che raggiunge la cima anche lui non ha più forza di esultare, solo quella di alzare 4 dita al cielo ("oh, lo sai che io ho 4 anniii?!").

Però lo sguardo si allunga un attimo in più, appena oltre la montagna incantata c'è anche un corrimano in acciaio, lungo forse 10 metri e diviso in tre parti, alto massimo un metro, perfetto per gli esercizi delle ginnaste, avete presente no? Beh le bambine, quelle di prima, si dividono in effetti tra la sabbia e il corrimano, si dondolano sulle braccia alcuni secondi lasciando in sospensione le gambe, poi si buttano e tornano sulla terra. Elvis, quello non si azzarda nemmeno di avvicinarcisi, a quel coso. Scorgiamo però quella che sembra la mamma di una delle due bimbe, simpatica.. belloccia... fa scorrere la mano lungo il corrimano, poi lentamente flette una gamba sulla sbarra, si allunga con un movimento da danzatrice, così, nei suoi jeans. Ci sa fare la mamma, e presto la passione prende il sopravvento: stringe le mani attorno alla sbarra e si proietta in alcune pose plastiche davvero fantastiche, degne di una ginnasta: spaccata aerea, spin a gambe tese e altre eccitanti robe del genere. Il mentor e il sottoscritto girano la testa e sono sicuro che aprono un pò la bocca, al che lei senza alcun pudore né malizia, effettua un movimento inverso lasciandosi dondolare sulle mani, con le gambe tese e i piedi nudi a far da perno sulla sbarra. Ciò le allunga i jeans neri e piano piano le si vede il sedere, ma lei fa l'indifferente. Continua a far l'indifferente anche quando dai jeans sbuca chiarissima la sagoma di un perizoma nero che s'infila preciso tra le chiappe.
Noi, deglutiamo.
Il pattinatore incapace di stare in piedi alla nostra sinistra (40 anni, pelo forse bianco).
La famiglia inglese alla nostra destra a chiaccherare indifferente.
Elvis che richiama l'attenzione di papà dalla cima della montagna incantata.
E noi, al centro di quella scena degna del primo Tarantino, che deglutiamo.
Poi, io credo di aver proferito solamente "che pornomamma!" mentre il mentor si lancia in una sottile ma pungente analisi dell'effervescenza del popolo olandese mista all'incapacità di controllo di quello italiano. O perlomeno di quello italiano presente in quel momento nell'area giochi del parco. Che città, Amsterdam. Come fai a non innamorarti?

Vi giuro che in quel momento avrebbe potuto palesarsi Vincent Vega in persona, con il suo abito e cravatta neri e capelli sulle spalle (ricordate? Ha vissuto 3 anni ad Amsterdam prima di tornare a LA e fare Pulp Fiction) e mettersi a giocare sulla sabbia, oppure scalare insieme a Elvis la montagna incantata, che non sarebbe apparso affatto stonato. No, no.

Cominciamo a tirar giù qualche santo per quella visione divina, eccitante e imbarazzante al tempo stesso, ma lei va avanti a flettersi e mostrarci il suo striminzito intimo per alcuni lunghi minuti, nell'indifferenza generale (intanto, BOOMHH!! il 40enne con i rollerblade cade rovinosamente a terra, da fermo, e grida I GOT IT!!), tra spaccate e verticali sinuose, poi con nostra somma sorpresa dà un "cinque" alle due bimbe e se ne va soddisfatta. Era sola, era venuta per fare un pò di allenamento, certo mai e poi mai era venuta per arraparci. Le bimbe sono della famiglia inglese che continua nella sua quieta discussione su weather and royal baby tutto il tempo, indifferente all'ingrifata che montava attorno.
Vabbè, ci diciamo, è ora di riprendere le nostre biciclette. Il mentor fa un fischio a Elvis che di rimando gli ricorda di avere 4 anni, dalla cima della montagna incantata. Accanto all'igloo invece, il neo rollerblade muove il primo metro. Che spettacolo, Voldenpark.

Così, sono cominciati i miei tre giorni di mentoring meeting in terra Orange.
Grazie mille A per ascoltare e aiutare!


martedì, gennaio 29, 2013

Blue monday

Quelli che al lunedì mettono delle firme.

Quelli che al lunedì ti sembrano tutti meglio di te, tutti ti guardano negli occhi e abbassi lo sguardo  non sai nemmeno tu il perchè ma sai solo che torneresti a letto.
Quelli che al lunedì si accorgono che la "to do list" del weekend è rimasta lì sul tavolo, immacolata.
Quelli che mettono in affitto il loro appartamento, e ne affittano un altro.
Quelli che a loro basta un sorriso e un ammiccamento, si innamorano di un momento e si fanno un film di una vita nella testa.

Quelli che alla domenica sera ti danno una notizia amarissima, con un mezzo sorriso anestetizzato e non sai nemmeno essere triste come dovresti.
Quelli che ti capiscono solo dalla piega che prende la tua testa, mentre pensi ad un luogo in cui sei stato.

Quelli che vanno a Parigi per lavoro e rimangono per il weekend, poi a Roma, e tengono il muso e lo sanno che sono degli sfigati.
Quelli che non se lo ricordano più, specie al lunedì, che se non ci provi non lo saprai mai.

Quelli che fanno conversazioni notturne via chat con persone che non conosceranno mai di persona, che magari quella con la foto da adolescente è un ciccione statunitense.
Quelli che lo prendono nei denti e non lo meritano, ma a testa alta dopo dieci secondi sono lì che sorridono e guardano alla prossima sfida, qualunque essa sia.

Quelli che dicono che abbiamo un problema, anche quando arriva un cliente nuovo l'approccio è sempre quello di dover affrontare un nuovo problema.
Quelle che arrivano e non dicono una parola, poi ti chiedono se ci sono problemi.
Lei, con cui vai a mangiare al greco, ci parli tutta sera e sei felice.

Quelli che scoprono nuova musica tutte le settimane.
Quelli che non riescono più a leggere un libro, a vedere un film, ma continuano a provarci.
Quelli che la domenica sera ha senso solo se la si passa a chiaccherare sul divano con gli amici di sempre.

Quelli che non sanno se andranno a votare, se saranno in Italia, se hanno la tessera elettorale.
Quelli che sembra che abbiano della gran confusione intesta, ma basta che si fermino un minuto e ritrovano subito la direzione precisa, al grado.
Quelle che ti scrivono delle lettere dall'altro capo del mondo per dirti che è un privilegio conoscerti.

Quelli che escono dalla loro comfort zone, lottano e si mettono in gioco, cadono o godono.
Quelli che se lo dimenticano che sono prima uomini poi impiegati, viaggiatori, segaioli. E lo specchio sarà sempre lì inesorabile a fare tic-tic.
Tu, che le cose arrivano anche se stai fermo.


Quelli che sono sempre stati padri e madri, anche se non lo saranno mai.
E tutto il resto perde il senso, e il lunedì diventa blue. Forza ragazzi, vi sono vicino.

giovedì, gennaio 03, 2013

Ogni stop è solo un altro start: propositi del 2013

Ciao a tutti,

Visto che ogni start è solo un altro stop, mi tocca di rifarlo evidentemente.

Un anno fa riguardo i propositi del 2012 scrivevo questa roba qua. Per non parlare dell'autunno 2011, che preso dall'ansia di fare mi lanciavo addirittura qui

Beh calcolando che il 2012 è stato davvero un anno brutto forte, tra crisi mondiale, terremoto e crisi personali di persone che mi stanno molto a cuore, direi che le cose per me non sono andate male.





Con la radio ho concluso il secondo progetto, con la barca ci ho fatto un paio di weekend di training e una settimana di vacanze, anche se non ho migliorato un granchè sotto il profilo tecnico. Mi serve Caprera, e so già che ci tornerò quest'anno, appena possibile.

Il secondo progetto radiofonico s'è concluso, senza quel grande feeling nè le vere sensazioni giuste per me, ma è stata ancora una volta una bella palestra: ho capito che - perchè diventi una gioia più che un impegno, alla lunga - mi ci vuole un socio.
E credo proprio di averlo trovato, anche se occorrerà un pò di allenamento per "fasarci".





Sul lavoro ho rispettato le consegne: fregarmene, viaggiare, godere delle esternalità (vedi foto a sinistra, premio a chi indovina la città).
Fatto, anche se la gabbia appare sempre più stretta.
"Vedi, dopo 7/8 anni ci si stanca di qualunque cosa..!!" mi ha ammonito un vecchio amico dell'università che la sa più lunga di me, devo prenderne consapevolezza.

Molti amici hanno trovato serenità, relazioni stabili, scenari futuri chiari. E' quello che auguro anche a me, per il prossimo anno: cominciare a mettere radici nelle mie cose, che tutto parte dalla segatura che si ha nella testa, altroché suggestioni.

Dura mettersi in gioco ma ancora più dura scegliere, e da lì si passa per costruire qualcosa, che è per i trentottenni come la pista Polistil a Natale quando si ha 10 anni.

Che in effetti mi sono troppo accucciato nella mia area di confort, nel 2012, e ora che ho trovato un mentore (o quello che vorrà essere) sarebbe l'ora di seguire i suoi consigli: sono troppo giovane per non volere uscire da quel confort e trovare un pò di obiettivi nuovi cui tendere, per fare invece che pensare (sempre la chiave di volta!).

Farò un master? Pensa prima a cosa ti dovrà condurre! Prenderò un sabbatico? Definisci prima gli obiettivi: l'investimento di tempo è come quello di denaro!

La rinascita dalle ceneri della mia squadra del cuore mi ha riportato un pò di passione, ma più nel lavoro che lo staff ha messo per rinascere dalle ceneri, che quella pura e ignorante di un tempo. La cosa migliore rimangono le cene a Barberino e le giornate passate con il babbo.

Una cara amica mi ha parlato della calma come priorità, imporsela per favorire le giuste decisioni: vedrò di darle ascolto.

E ora, dopo le cose importanti, dopo i fini, un pò di mezzi:
leggere di più e meglio (Wallace, Frenzen, Calvino, La Stampa, Monocle e meno economia e twitter)
trovare un pò di musica e qualche podcast che valga la pena di ascoltare.
tornare a guardare i film, non come quando avevo 18 anni dove avevo una dipendenza, ma ritrovare il senso di quelle sere di ricreazione dello spirito.
frequentare sempre di più le persone che mi piacciono e ignorare quelle che mi fanno incazzare.
andare a stare a Bologna e riconsiderare le cose da là, che c'è ancora tempo per un bel colpo.
stare con la mia famiglia per quanto mi è possibile.
giudicare le persone da quel che fanno, più che da quel che dicono.
fare una bella vacanza questa estate, in un luogo mai visto prima come la Malesia o il Messico.
guardare buona tv.
spendere consapevolmente, guardando l'etichetta e chi la fa quella cosa, se vale il prezzo che porta. studiare francese, o portoghese.
fare la maratona, o almeno fare sport bene e con regolarità.
vedere 4-5 concerti che valgano la pena.
tentare di diventare socio Platinum con i punti di Skyteam (se l'ultimo viaggio l'avessi fatto con AF!!)



Organizzare il Pole-to-Pole 2014, o almeno fantasticarlo.

may I always ask for forgiveness, not for permission (anche vivendo e lavorando in Italia, sì può sìsìsì!!).

Del 2012 mi rimangono il 10 giugno, le notti in Sardegna, un paio di matrimoni (uno magico, in particolare), qualche scambio di messaggi da ricordare, il Cammino lungo la Via degli Dei, qualche bella cena organizzata, la meravigliosa curva dei suoi fianchi.. ma è già ora di ripartire!






PS: ultimo proposito. I bravi sono più brevi!

photos and experiences: Emanuele Vicentini ©