giovedì, ottobre 23, 2008

¿Quién sabe reír?

E' la domanda che mi sono sentito porre durante lo scorso weekend.
E' molto interessante: siete convinti di saper ridere? Chi lo è davvero?
Credo che sappia ridere chi prende le cose con semplicità, si circonda delle persone giuste e si riserva sempre un pò di tempo per vivere.
Sono stato a Madrid e ho scoperto un luogo la cui fama per lo sfrenato divertimento è strameritata. Però sui giornali e alla tv ho visto spesso la parola "crisis", esattamente come in Italia.
Però là sembra un pò meglio, nonostante tutto. Secondo me è perchè la gente è un pò più vera: mano sofisticata, più curiosa, più aperta. Parafrasando il commento di un amico che ora risiede là "pare che ai madrileni faccia schifo la propria casa, e che per stare in pace con sé stessi debbano uscire e stare insieme".
Tra le altre quindi, sarebbe anche l'ora che ci togliessimo di dosso un bel pò di salamelecchi e tarantelle, che in fondo è il vero delle cose che interessa. E questo vale sul lavoro ma soprattutto nel privato: impegni che impediscono di organizzar cene, meeting infiniti che sotraggono tempo all'attività fisica, denaro speso per puri status che non contano un cazzo.

Fermandosi a pensare, o buttandosi a rotta di collo in un weekend iberico insieme a R., E. & P., pare evidente che ci sia di meglio da fare. Grazie ragazzi italiani di Madrid, il vostro stile l'italia proprio non lo merita!

Hasta pronto!

giovedì, ottobre 09, 2008

Il valore del dono: grazie Stefano

Ho letto del tuo terribile male, e della tua voglia di lottare e non lasciarsi travolgere. Ti ho donato pochi euro e qualche ora del mio tempo. Ti ho regalato lunghi applausi e qualche lacrima a stento trattenuta.
Ma tu hai fatto molto di più: mi hai fatto capire, col tuo splendido sorriso e col tuo spirito vivo, quanto sia fortunato e come la vita deve essere vissuta. Tutta d'un fiato, testa in alto, senza rimpianti nè rimorsi.

Stefano sei uno di noi. Spero un giorno di poter dire di essere uno come te.

mercoledì, ottobre 01, 2008

Oooooohoooh and I aaaaaaaaaaaaaaam just waiting till the shine wears off...



L'altra sera, Coldplay al Futurshow Station. Non è la prima nè la seconda volta che li vedo, e non voglio lasciarmi andare a commenti trionfalistici e adolescenzali.

Però.

Il pubblico è di facce trentenni, pulite e carine. almeno la metà degli spettatori è più vecchio degli stessi Chris Martin and C. I quali suonano che a volte sembrano gli U2 di "Rattle and Hum", altre volte quelli di "Zooropa", altre ancora i Radiohead e altri ancora. Eppure sono assolutamente originali e trascinanti al tempo stesso, con i loro oltre 40 milioni di dischi venduti e i messaggi di speranza e impegno nei loro testi, molto slegati invece dalla politica e dalle faccende terrene. Mi fa pensare il fatto che quei 4 ragazzi che, insieme, sono i Coldplay abbiamo 3 anni meno di me e già famiglia e prole sulle spalle. Che sia più il "modello britanico" o la ricchezza? Certo è che le scuse, quando non ci sono è facile cercarsele. I bagarini alle nove stavano ancora a comprare, e a vendere a 100 euro..

A me basta il fatto questo concerto abbia radunato 8 di noi nel parterre, dagli esperti a quelli da "alfabetizzare", un lunedì sera qualunque nelle nostre incasinate vite, e già questo spiega tutto. Per un attimo m'è tornata in mente la fischiettata notturna e in coro di San Francisco, la più bella della mia vita, invece mi è poi rimasto il riff di "Lost", che nella mia testa è proseguito in loop anche alle 7 del mattino dopo, quando salivo sull'intercity per Roma. Bello urlare testi pieni di speranza, bello riascoltarli e canticchiarli anche il giorno dopo. Da bimbi ma eccitante continuare scambiarsi sms di impressioni e cagate per tutto il giorno successivo.

E voi, che pezzo o che melodia v'è rimasta in testa il giorno dopo? E qual'è il prossimo concerto in scaletta?

PS: niente da fare, tre anni fa scrivevo commenti sui concerti molto più scanzonati e di stile!

Bye

giovedì, settembre 25, 2008

Areoporti, città, incroci: di passaggio a Francoforte

Ciao, da oggi scribacchio futilità anche su occhiaperti.net eccola appena sfornata!

Entro in punta di piedi in questo bellissimo spazio perché, pur essendo per me ormai da anni esaurita l’età dello studio, mi ritrovo ancora a scrivere per il puro piacere di farlo, o forse magari per trovare il senso vero delle cose, che mi piacerebbe condividere con chi legge.
Il mio lavoro mi porta a vivere numerosi e spesso frenetici viaggi, di quelli che spesso vedi appena l’aeroporto, l’albergo in cui soggiorni e le tre-quattro facce che devi incontrare, stop. Altre volte va meglio, e con 4-5 giorni si elabora una vaga idea del posto in cui si è, a volte si fanno scoperte e comparazioni con l’Italia con sorprendenti risultati.

Sono a Francoforte, già toccata parecchie volte per appuntamenti di lavoro. E’ un luogo che mi mette addosso sensazioni sempre dello stesso tipo, ma ancora a me incomprensibili. E’ certamente una città cosmopolita e funzionale, però mi pare che le manchi un po’ l’anima. Per cercare di intravederla, mi sono fatto anche una corsa nel lungo Meno, come se fossi sulle nostre Mura, ma nulla. Nessun segno di contatto tra me e Francoforte, nemmeno di fronte a un cielo terso e a un tramonto fantastico che stagliava lo skyline dei quartieri industriali ora riconvertiti. Rimane l’effetto “acqua ossigenata”: il vero contatto umano lo offrono, tanto per cambiare, i latini: un cuoco italiano, una cameriera greca, una delegazione spagnola rumorosa e allegra. E’ certamente un problema mio, che non riesco a entrare in feeling con i cittadini della Westfalia.
Con la crisi incombente di numerose banche d’affari mondiali che qui hanno sede, il velo di tristezza che Francoforte si porta un po’ addosso, m’è parso stavolta più intenso del solito.

Per questo, e a malincuore, tralascerei la città concentrandomi su ciò che più mi impressione e che mi suggestiona, cioè il suo aeroporto, in questo caso è soprannominato Fraport. E’ sì perché gli aeroporti sono la mia passione: li studio, li conto, li analizzo. Mi lasciano quasi sempre a bocca i lunghi corridoi lungo i quali mi trovo a camminare. Esprimono inequivocabilmente il carattere del posto in cui si è, perché gli aeroporti - quelli sì - hanno un’anima, sempre! E quello di Francoforte rimane troppo silenzioso, grande, ordinato e pulito per i nostri standard, è senza dubbio tedesco.
Nel mio transito all’arrivo e soprattutto alla ripartenza, ho avuto l’impressione di fare temporaneamente parte di una vera e propria piccola O.N.U., con gli stessi principi aggreganti e distintivi. Perché nelle poche ore vissute in questi luoghi – non luoghi (direbbero i sociologi) non si riesce a rimanere insensibili di fronte al panorama delle diverse etnie che balzano agli occhi, ma non solo. Lungo i tappeti mobili non si fanno distinzioni di sesso, censo, religione: tutti corricchiano, con diversi gradi di educazione ed ordine probabilmente imposti dai propri luoghi d’origine. Che si tratti di acchiappare una consuetudinaria navetta di collegamento che ripete la rotta 10 volte al giorno, oppure di imbarcarsi su un enorme jumbo per un volo transoceanico, l’importante è muoversi vorticosamente e imprecare di fronte ai controlli di sicurezza, oramai sono indistinguibili dai camerini di un grande magazzino di abbigliamento.
E’ incredibile constatare poi come la lingua ufficiale di tutte queste aree di passaggio, in qualsiasi parte del mondo e quindi anche a Francoforte, sia questa sorta di simil-inglese semplificato e privo di ogni regola grammaticale: tutti si fanno capire grazie ad esso, ma al contempo rimane decisamente affascinante origliare sorpresi tra i gruppetti e sentire le loro incomprensibili ed esotiche conversazioni. Suoni del tutto indecifrabili che ci fanno tutti così diversi, in questo posto così standardizzato, e danno sale alla vita.

Qual'è il vostro aeroporto preferito, se ne avete uno? E la vostra città preferita?

In questi momenti di passaggio (dalla terra all’area, da un paese all’altro, da una lingua all’altra) capita di assistere a scene buffe ed irripetibili, migliori degli sketch di consumati comici: in attesa del check-in mi ha rubato l’attenzione l’inveire di un elegante uomo, nel suo ordinario e perfetto giacca-cravatta-valigetta, verso una macchina per la biglietteria automatica, rea di non volergli restituire la tessera di Frequent Flyer. Un calcione bene assestato, e senza risultato, ha dato colore al tutto. Naturalmente, gli urlacci che emetteva erano incomprensibili a tutti o quasi: turco, credo. Bella lingua per arrabbiarsi.
Nell’attesa mi capita di pensare a cosa accadrebbe se, volontariamente o meno, finissi col perdere il passaporto o la carta di imbarco quando ormai è troppo tardi, e nemmeno stavolta ha fatto eccezione. Farei forse la fine di Tom Hanks in “The Terminal”? Deciderei forse di vivere per un po’ in questo luogo franco, in attesa che tutte le cose in bilico della mia vita si mettano a posto da sole? E chi lo sa: questa fantasia ricorrente credo risalga al tempo della pre-adolescenza, quando bel bello, all’autostazione di Corso Isonzo, salii sulla corriera sbagliata così io, originario di Cona, mi ritrovai nelle campagne oltre Copparo. Una sensazione di felice smarrimento, molto bella, che ricordo ancora. Vi è mai capitato di perdervi ed essere felici?
Quel che è certo è che ogni tanto, camminando lungo gli ingressi d’imbarco dei voli o guardando negli immensi e rotolanti tabelloni delle partenze, morirei davvero dalla voglia di ignorare i controlli ed i posti assegnati e prendere un aereo a caso, senza nemmeno leggere la destinazione. Immagino che sia successo a tutti voi, l’immaginazione ci porta sempre un po’ troppo oltre. Ecco perché son finito a fare un lavoro che mi fa viaggiare tanto e mi lascia il tempo, in questi frangenti, di volare un po’ con la fantasia.
Vabbè, stavolta ho fatto le cose per bene, mi sono infilato nel terminal 1, poi ai controlli e quindi al Gate 46, in attesa del volo LH3978. Mi sono allacciato le cinture e mi sono subito addormentato, in questo aereo tedesco carico di italiani. Ed ho sognato la prossima città e il prossimo aeroporto che vedrò, e del quale spero vi racconterò.

martedì, settembre 23, 2008

Ma a cosa serve un blog?

In effetti molti mi chiedono (ed io stesso molto spesso mi faccio quasta domanda..)a cosa serve scrivere e commentare qua sopra. E' un diario digitale? Sì, ma molto di più. E' interazione, è informazione, è tanta roba. Pensatelo applicato alle imprese, o anche solo come bacheca di commento sul ristorante dove si è manngiato la sera prima: una stroncatura verrebbe moltiplicata per tutti i miei 15 lettori!
A tutti voi offro questo video esemplificativo, in inglese ma talmente chiaro che non può essere frainteso, anzi ha il potere delle idee! Tanto tanto web 2.0!

PS: un grazie speciale alla Simo, a Fabbri, alla Meggy e a tutti i ragazzi di SMV e non che non perdono occasione di dirmi che amano leggere lamezzastagione. Questo per me è un vero onore, come la vostra amicizia e compagnia di una vita. Ci unisce il viola, e ormai anche il giallo!
Fede e Lotti, ho dei problemi a caricare le foto ma arriveranno presto!

Vice/Manu

mercoledì, settembre 10, 2008

BlogFest 2008: ci vado, ci andiamo?

E' il primo raduno del genere in Italia, e a guardar bene (sponsors) non mi sembra niente male. Va da venerdì 12 a domenica 14 a Riva del Garda, chi viene con me domenica (o sabato)?

Qui il sito web ufficiale, qui l'articolo su La Stampa, qui il programma ufficiale.
Ho una gran voglia di partecipare ad uno dei 9 Barcamp!

eddai! :)

martedì, settembre 09, 2008

Quello che ho lasciato a metà, e quello che devo ancora iniziare

C'era una "to do list" delle mie vacanze lente che è, chiaramente, rimasta in larga parte incompleta, e sulla quale vorrei tornare a breve.
A fianco del mio letto c'è invece una bella pila di libri, le cose che ho accumulato negli ultimi mesi e che ho non ancora finito, iniziato, sfogliato, letto a cazzo, solo annusato. Per la precisione:
- Kitchen Confidential (Anthiny Bourdain)
- La vita: istruzioni per l'uso (George Perec)
- Il volo della classe creativa (Richard Florida)
- Internazionale (speciale di 124 pagine di agosto sul Viaggio)
- World Party, The rough guide
- Economia della Felicità (Luca de Biase)
- Il liberismo è di sinistra (Giavazzi - Alesina)
- Dovevo andarci - Scrittori in viaggio con sè stessi
- Nessuno lo saprà (Enrico Brizzi)
- Who's your city (Richard Florida)
- Gomorra (Roberto Saviano)
- Guida galattica per gli autostoppisti (Douglas Adams)
- Simposio (Platone)
- Tropico del Cancro (Henry Miller)
- Febbre a 90' (Nick Hornby) -- perenne rilettura
- Un weekend postmoderno (Pier Vittorio Tondelli)
- Alta fedeltà (Nick Hornby) -- anche qui perenne rilettura
- Come diventare buoni (sempre Nick Hornby)
- La deriva (Stella - Rizzo)
- Atlante di Repubblica - I giorni di Moro
- un plico alto così di ritagli dal Corriere, Financial Times, Il Sole e Nova 24, Repubblica, la Stampa, Espresso, internazionale, Herald Tribune, El Paìs...

Ah, poi c'è qualche film che ho, nel laptop o in DVD, che mai ho finito, o iniziato:

- La grande abbuffata (Marco Ferreri)
- Il deserto rosso (Michelangelo Antonioni)
- Invito a cena con delitto (Peret Sellers)
- Catch 22 (Joseph Heller)
- Tutti a casa (Luigi Comencini)
- Ocean's 13 (Steven Soderbergh)
- L'audace colpo dei soliti ignoti (Nanni Loy)
- Absolute beginners (Julien Temple)
- Bande a part (Jean-Luc Godard)
- L'intervista (Federico Fellini)
- Fino all'ultimo respiro (Jean-Luc Godard)
- Il settimo sigillo (Ingmar Bergman)
- Il fascino discreto della borghesia (Luis Bunuel)
- L'avventura (Michelangelo Antonioni)
- Le mani sulla città (Francesco Rosi)
- Scusate il ritardo (Massimo Troisi)
- Memorias del Saqueo (Fernando Solanas)
- La banda Casaroli (Florestano Vancini)
- La classe operaia va in paradiso (Elio Petri)
- Crimen (Mario Camerini)
- Zabriskie Point (Michelangelo Antonioni)

La musica la tralascio...
Come dite, sono un inconcludente? E' evidente!
Ma lasciatemi dire che dedicherò un post alle opere che invece ho concluso, mi hanno ispirato e posso commentare. Nel frattempo ditemi.. che scheletri avete nei vostri armadi?
Cosa vi resta da finire, o avete semplicemente acquistato o scaricato in un raptus compulsivo, e poi nemmeno avete iniziato?

E' proprio vero che viviamo nell'era dell'accesso... pure troppo!

giovedì, settembre 04, 2008

Sa tié ingarbujà, pensa in dialèt!

Ad esempio,

"cat'iena l'saltinsù in na camara bassa!!"

non lo puoi pensare che così com'è detto, e alla fine l'incazzatura si trasforma in una bella risata no? :)

E voi, qual'è il detto in dialetto preferito?

martedì, settembre 02, 2008

Sulle coincidenze, la Sicilia, l'amicizia

Succede che cominciano le vacanze "lente", quelle da passare tassativamente almeno per metà attorno al proprio backyard, completamente alla ricerca dei ritmi e ritrovi della pre-adolescenza (e vedrete se fra due-tre anni non sarà un must da copertina di Internazionale, altrochè Formentera..) e subito cado nel dolce pensiero di chi, della mia "community", non sento da troppo, cui rivorrei parlare.
Tre, quattro persone al massimo che mancano all'appello da un pò troppo tempo.
Coincidenza: in pratica, mentre le penso, due di queste mi chiamano in sequenza, e con loro finisco con il progettare un tratto delle mie vacanze "lente", col tempo che rallenta ma è ancora troppo corto e le parole troppo lunghe per quelle poche ore, pranzi, giornate, cene.
Sempre troppe idee, troppe persone che è necessario rivedere o conoscere, quel senso della "conversazione in pillole" che un anno di lavoro ha lasciato sottopelle e che fatica ad andarsene.
Ma poi, poco a poco, ce la faccio.

Mi tolgo le scarpe, mi spettino e ritorno nel mio tempo della pancia.
Come si fa a star senza? Come si fa a star senza noi stessi intendo?

Dovrebbe essere sempre così, che si piglia la macchina e si fa il punto della situazione della propria vita come si facevano i conti dal bottegaio, su un foglietto e con la penna all'orecchio.

Fatto, fatto, mi manca ancora questo e questo. Lascio da pagare qualcosa, ma ripasso.

E non li faccio da solo, me li faccio fare. Se poi tutto questo è condiviso, proprio vissuto insieme con le persone giuste, beh allora è sempre la prova del nove.

Poi altre coincidenze che proseguono, lungo il crinale della mia mano e dell'Italia, in questo agosto pieno di stelle cadenti e di film e di cene sotto ad un falò o in una piazza: a Zorz (l'autobiografia un pò alla volta te la scrivo!) alla fine l'ho anche detto che "potremmo anche vivere insieme tra un pò, come in una comune". Perchè è splendido vedere che tantissimo ci accomuna, e che a volte basta stare insieme per ricreare quell'essenza che ognuno contribuisce a creare.
Quelle idee riprese con Ale che, tra mille progetti, ci rimangono in testa e forse un pochino prendono corpo.

Succede che si finisce in Toscana, poi in Sicilia, risalendo lungo il filo delle necessità di contatto, di parole e grande musica condivisa per tutta una vita. Si ritrovano le persone giuste al momento giusto all'ombra di una barca arenata (grazie Mariella! ne voglio ancora delle nostre risate!), si nutre la mente con quasi tutte le sette arti: dovrebbero farlo durare un pò più a lungo, questo agosto lento. Hanno davvero capito tutto giù in Bhutan, che per loro l'unico indice che conta non è il PIL ma la Gross National Happiness

Ho conosciuto due persone interessanti e che mi piacciono, e questo è sempre il sale per me. Ho finalmente imparato a fare qualche complimento al momento giusto, quando lo sento per davvero.Ho messo una firma su un atto del Comune, ed è uscito uno sgorbio ché mi tremava la mano dall'emozione: in bocca al lupo per la vostra vita ragazzi miei.

Succede che finiscono le vacanze "lente"con il lascito di una nuova consapevolezza: in queste giornate limpide, per me è forse ora di ripartire. Spero solo non cali l'oscurità troppo in fretta, perchè ho ancora bisogno di qualche momento, perchè l'immagine del futuro si impressioni bene nella retina della mia mente.

E poi switch! Fare senza pensare.

Non so come mai, ho ricevuto, così tutti insieme, alcuni struggenti intelligenti brillanti anonimi inaspettati adorati complimenti per quello che sono o che scrivo o che penso, troppo per me. L'imbarazzo rimane totale!
Quel che sono è tutto merito/colpa vostra, ne sono convinto. E vale anche per voi.


Aloha, a presto prestissimo.

Today's recipe (così, mixed one into the other, in Radionova style):

- Pink Floyd "Meddle (part 5&6)"
- Jimi Hendrix "Al along the Watchtower"
- Pino Daniele "Je sò pazzo"
- Bruno Martino "E la chiamano estate" voce Nicki Nicolai

martedì, luglio 29, 2008

Il concerto dell'anno


In fondo in fondo, è il sogno di tutti: fare un concerto da protagonista di fronte ai propri amici. E, sempre in fondo in fondo, anche sposarsi lo è, dai (o almeno, allargando il concetto, trovare la donna della propria vita).

Gio ha fatto entrambe le cose nell'arco di 6 ore, tirando così una bella riga su due punti della lista delle cose da fare prima di lasciare questo mondo. Ha infilato un anello al dito della ragazza che gli stava di fronte alle 4 (e qui ve lo immaginate già, per cui tralascio descrizioni e commenti), ed è salito sul palco alle 10, coadiuvato da una band pensata e "messa in piedi" da lui, tra cui un amico di una vita, e ha cantato la "sua" scaletta, quella che vedete sopra.

Avrei voluto essere al suo posto, perchè davvero ci ha fatto, e ci hanno fatto, divertire come non mai, rendendo il rinfresco post matrimonio un vero evento e regalandoci una mezzora indimenticabile.


Naturalmente la folla di invitati è andata in visibilio da subito, ed appena è partita la "Vasco session" con Lunedì, sembrava d'essere a San Siro. Gioia, talento, condivisione, libertà, fantasia, amicizia, amore e molto altro si sono ritrovate nel chiostro e per un pò ci hanno mostrato tutto il bello e il giusto che c'è dentro e fuori di noi.



La neo sposa, ignara di tutto fino a cinque minuti prima, s'è sciolta di fronte alle dediche prese a prestito dalle migliori liriche di Jovanotti e De Gregori. Ma è con i super classici finali e con i ringraziamenti che s'è raggiunto l'apice, con l'abbraccio collettivo che ha reso questa sera di luglio davvero indimenticabile.

Sono sempre i particolari che fanno la differenza, e il senso della serata sta tutto nelle pizzette fredde di Benito magicamente apparse a mezzanotte. Tutto perfetto, ci conosciamo davvero bene. Sei sempre tu il nostro comandante.

Menzione speciale al "Boss", davvero il numero 1 di questa sera speciale che ci ha ritrovati così vicini.


mercoledì, luglio 09, 2008

Questa non è un'opposizione, questa non è la sinistra

Ho avuto modo di vedere in tv di sfuggita, e leggere un pò distrattamente sui giornali, della manifestazione detta "Anti Cav". Il mio commento è: ma che spazzatura è questa?
Ma che razza di turpiloquio circense è stato messo in piedi, con raffiche di insulti a ruota libera non solo contro il Presidente del Consiglio, ma anche contro il Papa e il Presidente della Repubblica?
Ma era appoggiata dai girotondi e l'IdV + Grillo, direte voi. Il PD ne era fuori, come Casini.
Va bene: ma che stanno a fare questi? Litigi sul sesso degli Angeli, distinguo, confronto interno... ma scherziamo davvero?

Ormai tutta la sinistra, aldilà delle etichette, cavalca concetti superati dalla storia e anche dalla società. In Spagna Zapatero porta il paese all'avanguardia con decisioni emblematiche circa la laicità dello stato, la parità dei diritti, l'equità sociale. Da noi? Si litiga e ci si guarda allo specchio.

Credo che, insieme all'attuale maggioranza di governo, tutta l'opposizione nelle sue varie forme sia altrettanto connivente in quella che è stata una perfetta azione di "techizzazione" (se mi si passa il termine) della politica. Effetto "Isola dei famosi", insomma: di là loro, di quà il paese, che guarda, si lagna, sgobba, ruba, frega, si impoverisce, si arricchisce, si polarizza e se ne frega.
Rimango convinto che una profonda differenza tra gli schieramenti sia che il Popolo delle Libertà il suo elettorato lo sappia ascoltare, e molto bene: ai loro elettori del "Salva Rete4" o del "Lodo Alfano" non interessa, l'importante è che venga concessa la libertà di operare (o di connivere, al sud).
La forza delle sinistre, soprattutto quella postcomunista in cui mai mi sono riconosciuto, è sempre stato il forte contatto con la base, con la gente che lavora e si ritrova in un anno benzina, pasta e pane (beni di consumo quotidiano) aumentati del 30-50%. Potere d'acquisto dei salari azzerato. Scuola per i figli dequalificata. Sicurezza dell'aetà pensionistica svanite. Ora le comunicazioni sono a zero. Quando è avvenuto questo distacco?

Pare che si possa parlare solo di sicurezza, che naturalmente è un tema importante, ma cazzo ce dell'altro che si trascura e perchè? La sicurezza sul lavoro! L'innovazione tecnologica! I CONTRATTI DI LAVORO forse buoni negli anni '70 ma totalmente inadatti oggi. E chi parla alla gente (come minimo il 43% dell'elettorato che non ha votato per la maggioranza e che, a naso, a sti temi è molto interessata) di queste cose?

Come mai a sinistra nessuno si sente investito del DOVERE della rappresentatività? Davvero per noi a parlare per noi sono rimasti solo Grillo, la Guzzanti e Travaglio - tutte persone più o meno accettabili, ma nient'altro che presunti comici o giornalisti?
L'intera classe politica rappresentativa dei valori progressisti e democratici secondo me è da abbattere e ricostruire dalle fondamenta: l'alternativa è un periodo potenzialmente infinito di "dittatura soft" del leader conservatore di turno.

ev

mercoledì, luglio 02, 2008

Before....

Che strana sensazione pensare che Londra per me sta diventando "uncountable"... alla domanda: quante volte ci sei stato? Ormai fatico a rispondere, e devo mettermi mentalmente a contare.
Era, è e sarà sempre uno dei miei tre "centri del mondo", i luoghi entro i quali si triangola il mio segnale e i miei messaggi.
Ci si va per mille motivi diversi, e sempre gli stessi. Per l'avanguardia e il passato, con le solite facce e gente nuova, verso i tornelli di alcune fermate della Tube girati mille volte e posti mai visti prima.
Ci si va perchè non c'è niente in Italia che nemmeno ci avvicini a quella dimensione, e il provincialismo ci tiene sempre più con la testa bassa.
Ci si va per vivere!
Ho armato l'Ipod, per i ricordi e la fantasia: "Trainspotting - O.S.T."; "Beatles - Abbey Road"; "Oasis - Whatever (CD single)"; "Sleepers - The it girl".
A presto mates!

Vice/Manu

giovedì, giugno 26, 2008

Sta tutto qui?

"Successo significa andare da fallimento a fallimento senza perdere entusiasmo".

Winston Churchill - Il più illuminato conservatore della Storia.

martedì, giugno 24, 2008

Italia

Lavorare stanca, ma a volte mi dà la possibilità di vedere posti del genere.








Più viaggio e più mi rendo conto di quanto l'Italia sia la vera e propria tesoreria delle bellezze artistiche e naturali del mondo.
Chi indovina dov'ero? Suggerimentino che capiranno in due: bipompica!
Sempre vostro
ev

mercoledì, giugno 11, 2008

Dubailand

E venne il giorno che andai a Venezia e presi un aeroplano per gli Emirati Arabi Uniti, precisamente per Dubai.
Stetti quattro giorni, poi tornai in Emilia, a casa mia, sempre via Serenissima ("Se te gà l'aparecchio te ghe lo dirà, dio càn!").
Perchè sì, dopo soli 4 giorni me ne andai da quel Dubai afoso, calorifero, ammorbante.
Me ne andai da quel Dubai futurista, immaginifico, enorme. Quel Dubai-cantiere.
Eccerto, me ne andavo da quel luogo di religione, di affari, di soldi di fighe russe di emiri di grattacieli di palme di mondi di vele di cantieri, di acqua col sale e senza sale.
E me ne andai da quell'hotel col receptionist sudafricano, la concierge tunisina, la cameriera malese le puttane ucraine le inservienti pakistane e i proprietari americani.
Me ne andai da quel posto che fa anche 5 gradi all'alba in gennaio, ma anche 30 a febbraio financo 40 de notte e 50 di giorno a giugno.
Me ne andai dal Dubai della Emirates delle Dhiram, della sabbia, delle strade del mare lontano delle piscine del sushi dei "tremendous deal", quell'oriente così occidentale così ricco così finto così alieno.
Me ne andai da quelle pompe di benzina a 18 centesimi di euro al litro, da quel caldo maiale, da quell'acqua schifosa e sinonimo di riccheza, me ne andai da quel finto pulito e vero sporco.
Me ne andai da quel Dubai di merda! E mi misi in affari con l'Oman.

Sempre vostro

Vice/Manu

Soundtrack:
Remo Remotti - Mamma Roma, addio!

mercoledì, maggio 28, 2008

Ci pensavo da un pò, e non solo io.. Che città sei?

Non prendetemi per matto (e scusatemi per l'assenza, ma i cieli d'Europa solcati in orizzontale, verticale e diagonale hanno influito... e poi avevo troppe cose da dire e non mi decidevo), ma questa domanda mi ronzava in testa ormai da anni, soprattutto da quando alcuni amici hanno compiuto la scelta consapevole di cambiare città, nazione e hanno deciso di farlo per la vita.

Perchè accade tutto questo?

Ora, è noto a tutti come Nick Hornby, alcuni amici ed io viviamo di classifiche e guidiamo la nostra vita grazie a loro. Ne ho redatte di ogni genere negli anni, da quella sul miglior terzino sinistro della Fiorentina a quella sul migliore "B side" dei singoli degli Oasis, ma sulle città no, non sono riuscito mai a metterle in aperta comparazione. Troppe cose da buttare sulla bilancia del confronto, dal clima agli intrattenimenti, dalle chance di lavoro a quelle di vita.. e poi il posto in cui si nasce dà un certo tipo di imprinting che non puoi poi "lavare"... anche se molti sembrano stare bene solo lontano dalla propria hometown, oppure dopo un lungo periodo passato all'estero si riscoprono persone nuove.

E dunque?

Una risposta americanocentrica arriva dall'economista visionario Richard Florida, il quale dopo aver enunciato nei suoi precedenti scritti la propria teoria circa l'Economia della "Classe Creatività" e di come essa governerà il mondo del futuro (più idealista che neorealista il ragazzo..), arriva con questo nuovo libro "Who's your city"(chissà mai se arriverà in Europa arricchito di nuove sezioni ad hoc) a indicarci la via del nostro futuro, nel posto più adatto a noi.

"La nuova classe creativa sta rendendo sempre più il luogo in cui vivere la più importante scelta della nostra vita!", questo il suo postulato di partenza. In effetti, per certi versi è lapalissiano: un pubblicitario si troverà meglio a Milano, un broker finanziario a Londra o NY...
Però c'è dell'altro.

C'è la parte non facilmente misurabile, quella offerta dai viaggi, dalle amicizie, dagli amori vissuti in luoghi che rimangono nella mente e poi finiscono con il ritornare. Oppure da casi della vita (I tipping points!) che ci fanno piovere in un posto e non abbandonarlo più.

Fino a un paio di generazioni fa, questi concetti non avrebbero trovato spazio, se non tra gli emigranti. Si nasceva e si cresceva in un posto, e l'eminenza grigia al massimo era il farmacista del paese.

Ma ora no, viviamo nell'economia del trasporto e della multiresidenzialità di vita.
Sarà il prossimo viaggio in Dubai a suggerirmi tutto questo, ma anche pensando a me stesso, pur rimanendo profondamente legato al mio triangolo territoriale emiliano-romagnolo, che rappresenta il germe di tutto quanto sono ora, anche io ho almeno tre città-sogno nelle quali sto vivendo vite parallele ed immaginarie, che magari potranno diventare vite future: Firenze, Londra, San Francisco. Ci sono mille ragioni e nessuna, ma ormai mi considero non un viaggiatore ma un pendolare da e per quei luoghi.

E voi, ci sono luoghi del cuore, città in cui avete vissuto, vivete o vivreste che pensate vi possano rappresentare al meglio, nelle quali tirereste fuori il meglio di voi? O è solo il luogo in cui si nasce la vera città che siamo?

E su questa scia il discorso credo potrebbe allargarsi alle professioni, ma anche al concetto stesso di famiglia. Facile dirsi controcorrente o spiriti liberi, più dira liberarsi degli schemi o delle convenzioni.

Un'amica recentemente mi ha suggerito: "ognuno dovrebbe definire il proprio concetto di famiglia, quindi metterlo in pratica" e mi ha trovato d'accordo. Nelle convenzioni ce n'è una sola, per chi non l'accetta la soluzione è la fuga o l'accettazione dello stato delle cose. Invece si potrebbe cercare di perseguire davvero i propri presupposti di benessere e felicità, soprattutto quando si ha la straordinaria fortuna di riscire a condividerli con qualcuno.

E come si fa, quando si cresce nella convinzione di dover diventare ingegnere, quando invece dentro ci si sente tanto cuoco? Occorre coraggio per essere all'altezza dei sogni che ognuno di noi crea. Nella città giusta, forse è più facile tradurli in realtà.

Quello che davvero ci manca, in misura diversa ma davvero un pò a tutti in Italia, è il coraggio di seguire ciò che davvero si è. Speriamo arrivino presto quei giorni.

While reading this, please listen to:
- Radiohead; Creep
- Red Hot Chili Pepper; Under The Bridge
- Pink Floyd; Any Colour You Like
Vice/Manu

martedì, aprile 29, 2008

Tra gli Highlander

Una volata a Glasgow... prima del roadshow di maggio.
Ragazzi, oh com'è allegra la Gran Bretagna!




Ma soprattutto che calore, orgoglio, rispetto.
Che bello meritarselo, che bello emozionarsi per un applauso che forse ha cambiato per sempre la mia percezione su queste cose.

E voi, quand'è stata l'ultima volta che vi siete emozionati per qualcosa di totalmente inaspettato?

A Roma Papa tedesco, sindaco alemanno.... e tutti che svoltano sempre a destra! Ma in provincia precedenza a sinistra!

Soundtrack del post:
Goldfrapp - Happiness

Vice/Manu

martedì, aprile 15, 2008

Diamoci al giardinaggio dei "Fiori del male"


Abbandono in fretta l'argomento di sotto, e passo ad altro..
Dopo un pò son tornato a vedere un concertino intimo, i Baustelle.
Loro bravi, gli intermezzi di Battiato apprezzati, le vecchie canzoni son sembrate le meglio interpretate, tutta la piccola folla si è innamorata di Rachele, gli ammonimenti nei testi spero siamo stati raccolti.
Vederlo con amici cari e nuove conoscenze, aggiunge sempre qualcosa di essenziale alla scena.
Una cosa di nicchia, insomma, ma di classe aussi.
Per il resto, con l'aria che tira, possiamo darci al giardinaggio... Per fortuna non avevo ancora pagato il bollo della macchina! (non è mia, è una cit. dal blog di Linus - linus.blog.deejay.it
PS: ringrazio sentitamente i due lettori che non commentano (dai fatelo!) ma mi dicono in faccia che leggono e apprezzano il blog! Non sapete quanto mi fa piacere sentirmelo dire.
A presto
Vice/Manu

lunedì, marzo 31, 2008

13 giorni alle elezioni. Votiamo? Che COSA votiamo?

In effetti il tema è di attualità. Pur restando forte il mio scetticismo sulle opzioni in campo (e sul valore stesso del voto, tra le altre per l'attuale legge elettorale, ma non solo..), ho trovato questo interessante test che mi ha dato il seguente risultato:


Praticamente un socialista. Te pareva... peccato che dietro un simbolo e ideali bellissimi, ci siano facce piatte impossibili da ricordare.
E voi, dove siete sulla mappa?

PS: look at the counter!

Vice/Manu

giovedì, marzo 20, 2008

Spring is in the air, cool music on air!

E finalmente, pare che ci siamo.
Primavera: luce, colori, odori.
Musica che esce dai finestrini aperti...
Qui a Bologna non può non essere l'ormai adolescente carboniana...

"..Di colpo,
oggi come allora, la stessa
fatica a stare, in casa
e annusando l’aria, di nuovo
con la stessa smania, di allora
con la stessa voglia, di andare.. "

e la venticinquenne evergreen, sparata direttamente dallo stereo di una R4

".. Aaaaaaaaaaaaaaria,
ti respiro ancora sai
nell'aaaaaaaaaaaaaria,
ti scaccio ma ci sei!
voooooooooooooooglia,
tanta voglia dentro me.. "

o addirittura liriche e melodie britpop da eterno sabato del villaggio:

"..And I want you to know
I've got my mind made up now
But I need more time
And I want you to say
Do you know what I'm saying?
But I need more ....
Coz I'll be you and you'll be me
There's lots and lots for us to see
There's lots and lots for us to do
She is electric, can I be electric too??!!"


E d'un tratto si moltiplicano incontri, progetti di vacanze, notti in giro, viaggi in macchina, voli per il mondo, nuovi progetti.. toh anche sogni.. bellissimo!!!!!


Vice/Manu