giovedì, ottobre 23, 2008

¿Quién sabe reír?

E' la domanda che mi sono sentito porre durante lo scorso weekend.
E' molto interessante: siete convinti di saper ridere? Chi lo è davvero?
Credo che sappia ridere chi prende le cose con semplicità, si circonda delle persone giuste e si riserva sempre un pò di tempo per vivere.
Sono stato a Madrid e ho scoperto un luogo la cui fama per lo sfrenato divertimento è strameritata. Però sui giornali e alla tv ho visto spesso la parola "crisis", esattamente come in Italia.
Però là sembra un pò meglio, nonostante tutto. Secondo me è perchè la gente è un pò più vera: mano sofisticata, più curiosa, più aperta. Parafrasando il commento di un amico che ora risiede là "pare che ai madrileni faccia schifo la propria casa, e che per stare in pace con sé stessi debbano uscire e stare insieme".
Tra le altre quindi, sarebbe anche l'ora che ci togliessimo di dosso un bel pò di salamelecchi e tarantelle, che in fondo è il vero delle cose che interessa. E questo vale sul lavoro ma soprattutto nel privato: impegni che impediscono di organizzar cene, meeting infiniti che sotraggono tempo all'attività fisica, denaro speso per puri status che non contano un cazzo.

Fermandosi a pensare, o buttandosi a rotta di collo in un weekend iberico insieme a R., E. & P., pare evidente che ci sia di meglio da fare. Grazie ragazzi italiani di Madrid, il vostro stile l'italia proprio non lo merita!

Hasta pronto!

giovedì, ottobre 09, 2008

Il valore del dono: grazie Stefano

Ho letto del tuo terribile male, e della tua voglia di lottare e non lasciarsi travolgere. Ti ho donato pochi euro e qualche ora del mio tempo. Ti ho regalato lunghi applausi e qualche lacrima a stento trattenuta.
Ma tu hai fatto molto di più: mi hai fatto capire, col tuo splendido sorriso e col tuo spirito vivo, quanto sia fortunato e come la vita deve essere vissuta. Tutta d'un fiato, testa in alto, senza rimpianti nè rimorsi.

Stefano sei uno di noi. Spero un giorno di poter dire di essere uno come te.

mercoledì, ottobre 01, 2008

Oooooohoooh and I aaaaaaaaaaaaaaam just waiting till the shine wears off...



L'altra sera, Coldplay al Futurshow Station. Non è la prima nè la seconda volta che li vedo, e non voglio lasciarmi andare a commenti trionfalistici e adolescenzali.

Però.

Il pubblico è di facce trentenni, pulite e carine. almeno la metà degli spettatori è più vecchio degli stessi Chris Martin and C. I quali suonano che a volte sembrano gli U2 di "Rattle and Hum", altre volte quelli di "Zooropa", altre ancora i Radiohead e altri ancora. Eppure sono assolutamente originali e trascinanti al tempo stesso, con i loro oltre 40 milioni di dischi venduti e i messaggi di speranza e impegno nei loro testi, molto slegati invece dalla politica e dalle faccende terrene. Mi fa pensare il fatto che quei 4 ragazzi che, insieme, sono i Coldplay abbiamo 3 anni meno di me e già famiglia e prole sulle spalle. Che sia più il "modello britanico" o la ricchezza? Certo è che le scuse, quando non ci sono è facile cercarsele. I bagarini alle nove stavano ancora a comprare, e a vendere a 100 euro..

A me basta il fatto questo concerto abbia radunato 8 di noi nel parterre, dagli esperti a quelli da "alfabetizzare", un lunedì sera qualunque nelle nostre incasinate vite, e già questo spiega tutto. Per un attimo m'è tornata in mente la fischiettata notturna e in coro di San Francisco, la più bella della mia vita, invece mi è poi rimasto il riff di "Lost", che nella mia testa è proseguito in loop anche alle 7 del mattino dopo, quando salivo sull'intercity per Roma. Bello urlare testi pieni di speranza, bello riascoltarli e canticchiarli anche il giorno dopo. Da bimbi ma eccitante continuare scambiarsi sms di impressioni e cagate per tutto il giorno successivo.

E voi, che pezzo o che melodia v'è rimasta in testa il giorno dopo? E qual'è il prossimo concerto in scaletta?

PS: niente da fare, tre anni fa scrivevo commenti sui concerti molto più scanzonati e di stile!

Bye