sabato, dicembre 29, 2012

Quella pallina che vibra sottopelle

Sono reduce da una bella, anzi bellissima serata.
Una cena tra amici, inviti a casa mia a cui rispondono quasi tutti (e portano tutti le loro leccornie) e poi l'idea un pò struggente un pò ribelle un pò crudele e un pò sbruffona di andare a ballare.
Torno a casa ora, alle 3.45, e noto sul tavolo 8 bottiglie stese, quasi tutte di Berlucchi o di Champagne, e mi sento felice.
Poi penso che dovrei essere qualcosa di più di "felice", dovrei sentirmi come l'uomo più felice del mondo, in questo momento. Perchè ho fatto una serata come dico io, perchè conosco belle persone come amici, perchè abbiamo ascoltato della bella musica, perchè la vita è adesso.
E perchè tutto potrebbe finire in un battito di ciglia.

Lo so che non è bello pensarci, che sarebbe più facile persare al capodanno imminente. ma il pensiero va inevitabilmente a quella sera.

Un altro pò di amici intercettati in giro, una cara amica matta e simpatica che vive lontano, alcuni dei residenti che riempiono allegramente parecchi weekend. L'appuntamento è in un bar brit e conosciuto, su cui converge anche Federico, che non vedo da un pò.

Lui arriva e presto ci isoliamo, lui ha voglia di parlare e io di ascoltarlo, stasera.
Mi mostra i tatuaggi, mi parla della sua morosa matta bella e innamoratissima che lo sostiene, mi ammonisce sul fatto che i bei tempi a Bruxelles sono andati, ora è costretto a tre cicli di dialisi a settimana nel nuovo ospedale in periferia, che la cosa lo scoccia e gli fa paura, e che a settimane lo attende l'intervento.

Federico è rimasto vittima di una malattia autoimmune, un organo che prima funziona perfettamente poi smette di farlo, così senza una ragione, e per lui cominciano i casini.

La vita e la sua splendida pulizia lo aiutano: la sua ragazza è una stella caduta dal cielo sul suo cammino, decide di seguirlo e lo fa fino alle estreme conseguenze: lascia anche lei Bruxelles e lo segue a Ferrara, non chiede nulla, gli offre sorrisi e strampalatezza, gli rienpie le giornate e gli dà un pò di ragioni per avere voglia di svegliarsi la mattina.
Poi un giorno gli dicono che dovrà andare a Pisa ad operarsi, i massimi specialisti sono là, e così lui si caga sotto, chiede se è possibile evitarla, questa operazione, ma gli dicono che no non è possibile evitarla, anche se smettesse di bere le sue amate Guinness.
Fede mi confessa a cuore aperto che ha paura, che teme il rigetto, che odia anche il fatto che nella migliore delle ipotesi questo nuovo rene tra 20 anni sarà da sostituie di nuovo, mi dice che certe mattine è proprio dura alzarsi dal letto, tra una nuotata ansimante prima che comincino i corsi e i libri della laurea specialistica che ci vuole davvero troppa voglia per aprirli.

C'è che la provoncia gli sta sulle palle, è sempre scappato da lì ma lì occorre stare ora, vicino alla mano amica della famiglia, con una ragazza meravigliosa e splendida accanto, che non chiede nulla e dà amore. Non credo di credere in Dio, ma a a volte accadono cose che la ragione non può spiegare.

Fede entra nei particolari, mi descrive come avviene il processo della dialisi, cosa avviene al sangue in quei cicli e perchè è obbligato a farli così spesso. Mi parla delle vene, di come occorra averle elastiche. Io annuisco, ma non ho idea di cosa stia parlando.
Lui mi sorride sornione e buono nei suoi 27 anni struggenti e mi allunga l'avambraccio, invitandomi a toccare il suo polso. "Dai, su!" insiste. Allora io lo sfioro con un dito, poi mi fermo con il polpastrello e incrocio il suo sguardo.
Una pallina che vibra, vibra incessantemente, appena sottopelle.
Serve per tenergli la vena "aperta", per lui ormai è una compagna di viaggio, per me è uno shock incredibile, un attimo in cui penso a lui, alle sue pene, a me, alle mie fortune, a tutti quelli che ci stanno attorno, alle loro smanie e alle loro lamentele.
Un rene aspetta Fede, e lui mi sembra un gigante, compreso tra le sue paure e la sua dignità splendida, appariscente come i suoi 3 tatuaggi che si è fatto tutti insieme, lui proprio lui che non li amava, perchè dopo sarà troppo pericoloso farli a causa delle possibili infezioni.

Fede, stanotte penso a te e alle mie fortune.

venerdì, dicembre 28, 2012

Il sud è diverso dl nord!

NOTA: anche questo post l'avevo impostato 2 mesi fa, lo finalizzo ora.. ri-vabbè.



Beh insomma una sera, durante il mio soggiorno a Las Vegas per la solita settimana della solita fiera, esco con quel grande anfitrione del nostro contatto a Chicago e con una selezionatissima rappresentanza del padiglione italiano.
Paolo e Antonio, più il loro socio Gennaro. Il nostro uomo a Chicago si chiama Pat, ma chiaramente è una copertura per l'originale Pasquale che spiega tutto. Puglia, Basilicata e Campania contro il piccolo emissario dell'Emilia Romagna: lo capite anche voi che non ci poteva essere partita, vero?

L'uomo a Chicago afferma di avere una voce di spesa, relativa alla trasferta, di 600 dollari per sole cene ancora immacolata e allora ci scegliamo il posto forse più fico di Sin City, una sorta di esoso ristorante di pesce della costiera amalfitana riprodotto all'interno della galleria del Wynn, con affacci su cascate artefatte, marmi ovunque e filodiffusione di classici  pezzi di musica italiana che dà il via alle chiacchere in attesa delle spigole, che mi buttano irrimediabilmente fuori dalla serata e dai ricordi degli altri astanti.


Vado a lavarmi le mani, e mentre esco parte davvero ineffabile la filodiffusione irradiata ovunque, delicata ma persistente: "Mare, mare" di Luca Carboni, subito seguita da "Più bella cosa" di Eros Ramazzotti. Ora, credeteci o no ma nel momento che io sto per tornare al tavolo, che tra l'altro è sotto una cabane meravigliosa, affacciata su una sorta di laghetto retroilluminato (una ambientazione da limonata du-ra!), realizzo che Antonio, Paolo, Gennaro e Pasquale stanno cantando, in coretto, senza alzare la voce ma con intonazione, eleganza, sorrisi e ritmo. Bravissimi!

E lì realizzo: il sud, gente mia, ovunque sia, è diverso dal nord.

Ora, io amo da morire la musica, per me no music no life. Ma seduto al tavolo di un ristorante chicchissimo e costosissimo, anche se permeato da quell'atmosfera di fintoitalia che solo Las Vegas sa trasmettere, beh io a quel tavolo con alcuni signori che non dico siano perfetti sconosciuti, ma quasi, di cantare non mi sarebbe mai passato per l'anticamera del cervello. Per loro, persone più aggraziate e sfacciate e sorridenti ed emozionali di me, è parso quasi inevitabile.

Sud - Nord, 1 a 0. 

Era il tema melodico che li aveva ben presto fatti scivolare nel cameratismo sanremistico e così aneddoti e sfoggio di conoscenze nel settore si sono presto sprecati: ho avuto modo di sentire nomi di cantanti - veri o mitologici - che mai avevo minimamente letto o conosciuto, nemmeno di sfuggita, prima di allora.

Sal da Vinci
Nunzio Gallo
Mino Reitano
(gente non vi perdete i contributi video, delle vere chicche!).

E giù di accenni di strofe canticchiate, ricordi di concerti visti, braccia piegate nel mimare le arrembanti note su di un ipotetico piano, e da lì alle frasi sempre più sfacciate il passo è brevissimo.

Io, forse nemmeno degno spettatore, ma sorridente comunque.
Parte Paolo (o Antonio, non ricordo): "Io a Mosca vado a mangiare solo al Grottino, perchè lì appena capiscono che siamo italiani,  mi cantano tutti "Lasciatemi cantare" di Toto Cutugno, na cosa ssstraordinaria! Mica italo/russi sono, sono russi proprio!! E cantano perfetti!"

Poi Gennaro rilancia: "Può piacere o non piacere, ma Ggiggi D'Alessio è un'icona della musica italiana soprattutto nel mondo! Non è possibile non conoscerlo proprio!! Se va Vasco a Mosca manco i cani ci vanno ad ascoltarlo!! Gggiggi è mondiale". E intanto, ci scofaniamo dalle trenette al pesto al fritto misto che pare di essere a Posillipo con il golfo davanti a noi.
E io che penso che sud e nord sono diversi, inevitabilmente diversi, e ogni tentativo di spiegare questa cosa dovrebbe passare qui adesso, e vedere come questi signori si ritrovino perfettamente sincronizzati, addirittura accalorati, attorno ad argomenti che qualunque mio amico ignorerebbe quasi con sprezzo, a meno che non si trattasse di Pink Floyd, Bruce Springsteen o gli Oasis. Stesso discorso vale per le donne.

Invece qui no, presto si arriva a parlare dei Negramaro che "oggi sono il solo gruppo italiano di tendenza nel paese!" (chissà cosa si intende, per tendenza!)

Ma la frase più bella la tira fuori Antonio, poco dopo: "In Italia ci sono alcune icone che non possono essere toccate mai:
Pippo Baudo
Maurizio Costanzo
Maria de Filippi
Il Papa.."

Ora ditemi voi come potevo anche solo pensare di entrare in discorsi del genere, eh? E chiaro: erano discorsi south exclusive!


Poi il discorso, tra una triglia e un tapis-rulant di cappesante, è scivolato sul fatto che oggi i fenomeni musicali ormai escono solo da programmi come Amici o XFactor.
"Da lì esce la cosa veramente!!", suggella Gennaro. E giù tutti a canticchiare la hit ventennale di Venditti, in filodiffusione lungo il Bartolotta.
Se pensate che la serata era partita con una discussione su ricambi e distribuzione indipendente nel mercato, e stupefacentemente scivolata poi verso "Amici" e i candidati all'edizione 2012 di XFactor, potete capire con che razza di soggetti abbia condiviso la cena!

Espertissimi, tra coppe piene di Greco di Tufo e trionfo di gelato in 24 gusti, sono andati avanti commentando le più piccole dinamiche che avvengono nel mondo della musica leggera italiana, soprattutto quella melodica prodotta da Napoli in giù. 

Altroché calcio e vacanze, questi sono arrivati a parlare con estrema leggerezza di gare di danza, assoli, timbri di voci e anche di tresche amorose tra alcuni dei protagonisti della scena musicale melodica italiana, con una naturalezza che ho sinceramente invidiato. Spettacolo!
Ora: ce li vedreste voi un gruppo di uomini del nord che si imbarca in una serata di disquisizioni su questi temi? Forse per le donne, almeno alcune, sarebbe una fortuna, ma sapete bene che ben difficilmente sarà  così, dalla linea gotica in su. Siamo del nord, abbiamo perso da tempo la grazia!

Tra un commento sulla liason tra Gigi D'Alessio e Anna Tatangelo e un battibecco sulle presunte doti canore di Arisa, si arriva al conto che arricchisce di cliché terrone la sera: abbiamo clamorosamente esagerato e così il check dice 1500 dollari in 5, e 300 di mancia, naturalmente.
Pasquale si adombra, mentre ricorda che la sua diaria era di 600 (già clamorosa..), ma gli altri sono troppo intenti a cantare Mediterraneo di Mango, fingendo addirittura di suonare i diversi strumenti in una accennata jam session virtuale, per tenergli un pò di attenzione..

Niente da fare: il sud è diverso dal nord!


Vabbè, so che le suggestioni musicali in questo post sono travolgenti, ma personalmente penso che seguiterò con la mia personale monografia di questi ultimi mesi, una delle scoperte belle del 2012 per me. 

Untuuculo l'agenda Monti, ciò che conta è il tour del Boss, altrochè!

giovedì, dicembre 27, 2012

Disuguaglianze

NOTA: questo post l'avevo impostato 2 mesi fa, lo finalizzo ora.. vabbè.

Settimana negli Stati Uniti, circa 20 giorni fa.
Costa West, la mia. I miei soliti posti, le mie solite visite che alla decima volta meritano la stella.
Sensazioni strane, magari ne racconterò.
Si parla tanto di lavoro con Massi, si osserva quello stile di vita, ancora una volta ci si immagina lì.
Si parla con un giovane miliardario francese trapiantato in Napa Valley, che snocciola il meglio e il peggio, ma avverte che la California non è quasi mai l'America. Mai e poi mai la Napa Valley.
L'America dà le opportunità, ma con chi non le coglie, è crudele.
Incamero le parole e prendo un aereo per Las Vegas, time to work.

Compro il NYT, ossia il New York Times, che nell'edizione domenicale è qualcosa per cui vale davvero la pena di vivere. Avviso: quella che sto raccontando è una storia vera, non c'è nulla di inventato e nulla di verosimile, anche se così sembrerebbe leggendo.
C'è un articolo, in prima pagina poi ripreso in una delle sezioni interne, che parla dei contratti part-time nel settore del retsil, i negozi insomma. I contratti di lavoro delle commesse e dei managers che operano nei negozi, e visto che si tratta di USA, stiamo parlando ormai esclusivamente di grandi catene di brand più o meno noti, che propongono principalmente abbigliamento, prodotti per la casa, ma anche caffetterie, elettronica o frullati, per non parlare delle grandi cattedrali come Macy's o Bloomingsdale.
Si parla del fatto che crescono quasi esclusivamente i contratti di lavoro part-time, appunto, e di come questi per le leggi americane sul lavoro siano retribuiti meno rispetto a quelli a tempo pieno, a parità di ore di lavoro svolte. Non faccio domande e seguito a leggere.
Con lo stile della cronaca dei quotidiani di informazione USA, si passa alle interviste a persone che realmente vivono in questa condizione, come una lavoratrice della catena alimentare Tesco. Lei continua a chiedere alla sua manager di lavorare più ore, ma quello che avviene è che invece vengono assunte nuove lavoratrici a tempo parziale. E lei continua a guadagnare così poco che è costretta a cercarsi un secondo lavoro, anch'esso parziale.
Stessa situazione la vivono altri ragazzi intervistati: chi lavora da Ambercrombie & Fitch, chi al Best Buy e chi ancora da  Jamba Juice, TGIFriday o il denigratissimo Walmart. Tutti afflitti da salari bassissimi, desiderio frustrato di lavorare più ore e vite al limite dell'indigenza (pensate ai pendolari che per lavorare 4 ore, magari al sabato, prendono la metropolitana dalle periferie springteeniane del New Jersey per andare a downtown NY, un commuting di almeno 3 ore al giorno per forse 9 dollari l'ora).

La cosa che più mi ha lasciato a bocca aperta è che il loro orario di lavoro non ha quasi alcuna routinarietà o regolamentazione: è anzi determinato da programmi informatici basati su algoritmi collegati alle previsioni del tempo, perlopiù.
Domani c'è il sole? Vieni avvisato, anche con sole 8 ore di anticipo, che lavorerai 9 ore il giorno successivo. Pioverà, sarà freddissimo? Amico, stattene a casa o vieni per le 4 ore canoniche al massimo. 
Persone trattate come se fosseo utensili, questo credo che possa essere una definizione giusta.
Qualcosa di deviato rispetto a un normale rapporto di un cittadino con il proprio lavoro. 

Ora, io adoro tanti aspetti dell'America e ne odio qualcuno. Mi piace la libertà, la disponibilità all'affermazione e al successo qualora si dimostrino le capacità. Ma i paradossi di cui vi ho accennato in questo post, credo debbano essere evitati in Europa, in Italia. Anche se sarà dura, perchè lo sapete tutti che le tendenze della società che si mettono in atto negli USA arrivano poi con un riverbero del tempo anche da noi, siano esse buone o cattive.

Ma qui si raggiungono livelli di confronto che sfociano nello sfruttamento (che senso ha lavorare per guadagnare appena quello che ti mantiene al pelo con l'indigenza e al contempo essere sempre pienamente disponibile, essendo impedita al tempo stesso la ricerca di una seconda occupazione per integrare un misero salario? bah!).

Pensateci, pensate a questa gente la prossima volta che andrete a New York e vi verrà da litigare con la commessa perchè non ha la taglia giusta, oppure non vi ha salutato con il calore atteso. Chissà che storie hanno alle spalle, questi ragazzi.




domenica, ottobre 14, 2012

Life

Life is what happens to you while you're busy making other plans.
La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti.

Così vero.
Un post breve, alla Achab, ma oggi mi sento così tanto in questo mood che, per non sbagliare, non ho fatto un cazzo.

E ora vado a cena fuori, tié!

sabato, ottobre 13, 2012

Gunaydin Turchia, e chi ti ferma più


Sono reduce da una trasferta in Turchia, questa volta non solo l'affascinante e immensa Istanbul ma anche le città della costa occidentale Bursa e Izmir.
Che posto fantastico è ora questo paese!
Energetico, solare, accogliente, complicato ma in un modo che noi italiani riconosciamo proprio.
È ovvio trovare spunti fuori quando si vive in un paese con l'economia in recessione ormai da 4 anni, incapace di fare i conti con le numerose cose che non possono essere che cambiate. 
È altrettanto ovvio che la Turchia, l cui somma della crescita PIL dice +17% negli ultimi 2 anni, ci incuriosisca come pochi altri paesi.
Un esempio veloce? Se guardate nella foto qui a fianco, il monitor al sedile sull'aereo Turkish Airlines (da quanto li hanno tolti sulle rotte a breve raggio sui vettori europei?) dice che a fronte del traffico, hanno inserito un terzo volo quotidiano Istanbul-New York.. non male vero?

Peró fatemi dire che quei mi pare ci sia di più
Innanzi tutto c'è un paese giovane, quello con la più altra quota di giovani in tutta l'Europa, per quel che significa ora questa parola.
Con un'economia aperta, una società con buone abitudini secolari e le sue ataviche contraddizioni, la Turchia è ormai un posto da guardare con enorme interesse non solo per lo scambio commerciale ma proprio per un possibile trasferimento. Sarà che sono ancora suggestionato dal viaggio, ma ora la vedo così.
Ovunque ti giri, segni del progresso: chiaro spesso si tratta di SUV, bar chic o gioiellerie, ma cosa c'è di diverso dal resto del mondo che si è arricchito? Non ricordo paesi che abbiano investito tutto in scuole di filosofia, o convertito il proprio paese in un'area a inquinamento zero. 
Poi ci sono i ristoranti pieni, per davvero: a Izmir chilometri di lungomare invasi, al martedì sera, da masse di gente, quasi tutti locali, vogliosi di farsi una cena all'aperto spendendo 30/40 euro. Questo è il quadro d'insieme.

A questo ci aggiungo il mio vissuto personale. Personale degli alberghi sempre gentile e veloce e english speaking, compagnia aerea Turkish Airlines di gran lunga meglio delle maggiori europee con puntualità, ottimo servizio a bordo, aeroporti nuovi, costi ridotti.
Città pulite, complesse ma mai caotiche.
Sí c'è la preghiera al mattino, quella a pranzo e quella a sera diffuse dai megafoni ai minareti, ma sono infondo 10 minuti in cui pochi sembrano davvero curarsene, poi si passa oltre.
Quasi tutti gli interlocutori incontrati parlavano un ottimo inglese, ancor meglio le nostre "agenti" locali. 
La prima perfetta come sempre, mi ha portato al ristorante la prima sera e ha portato con sé il marito, persona interessantissima, ingegnere che ha lavorato 2 anni in USA e quindi fluente in inglese (solita domanda: quanti ne conosci in Italia?).
La seconda, Elcin, davvero un misto tra Mata Hari e la collega di James Bond, agente ai servizi segreti di sua maestà.
Una delle persone più produttive, simpatiche e ridicole che abbia mai conosciuto, poteva alternare considerazioni sulle teorie economiche internazionali o sulla geopolitica poi non si tirava mai indietro quando si trattava di spostare pacchi, guidare lunghe berline nel traffico del centro o lanciarsi in pantagrueliche cene al ristorante.
Sempre pronta alla battuta e tra l'altro davvero molto carina, giuro che è stato un puro piacere lavorare con lei, davvero farlo con il sorriso come quasi mai mi avviene quando sono in Italia.

By the way, quando le ho chiesto come mai, lei turca, parlasse così bene l'italiano, lei mi ha risposto che lo ha studiato per 4 anni durante l'università, con lezioni il sabato mattina e due viaggi studio in Italia. Se penso che parla anche bene inglese e francese, e soprattutto se penso dove ho speso io i sabati mattina durante gli anni dell'università (e come me la massa di inetti che ancora oggi si presentano ai rari colloqui da noi..), è doveroso affermare che questo deve essere il loro tempo, se i sacrifici e l'impegno sono dei valori. Non trovate?
Lei si è spostata da casa senza alcuna remora andando a lavorare a Istanbul, viaggia continuamente lavorando fino oltre l'orario di cena, non ha una macchina, si sposta con i mezzi e ride con piena allegria tutto il giorno. Ne conoscete tante in Italia?

Ecco un prodotto buono della globalizzazione! Ecco a chi sorride il futuro. Ma oggi sono meno incazzato perché so che se lo meritano, pur tra tante contraddizioni.

venerdì, ottobre 12, 2012

L'inerzia di una lunga estate


Si fa fatica a riassumere in un post tutto quanto mi è accaduto in questi ultimi 3 mesi esatti, ma non ho altra scelta che fare così
Troppo correlate le cose, troppo comune il destino, troppo coglione io a non volermi mettere lì a scrivere 10 minuti trascinato da impressioni fresche.
Ma non posso impedirmelo ora, che una sera di pioggia mi ricorda quanto sia ormai chiuso anche questo paragrafo della mia vita.

Tornavo da Londra il 12 luglio, torno da Istanbul il 12 ottobre. In mezzo pochi voli, tante storie, tante notti in giro, tanta strada a piedi, per mare, nei film, nei fondi dei bicchieri, nelle parole languide, nelle cene, nei confronti in famiglia.

Il dr. Pirani ed io abbiamo percorso a piedi la Bologna-Firenze, ma un po' a modo nostro. L'obiettivo per noi non era infatti tanto allenare il corpo, ma tenere un "consiglio di amministrazione" delle nostre esistenze in un luogo aperto, nostro, fecondo per un confronto che scavasse oltre la superficie e soprattutto ideale affinché nessuno ci rompesse le palle! Ne sono usciti 3 giorni strampalati, chiacchierati e sudati: i treni locali e i sentieri con le palle gialle hanno riempito le giornate, e noi ci siamo sentiti pellegrini della democrazia e cavalieri del nostro futuro, con le tante parole che ci siamo scambiati brandeggiate come armi.
Dal destino della bellona della terza liceo alle valutazioni sull'attuale Governo tecnico, dall'amico fuggito in Finlandia alle teorie sulla decrescita sempre decantate da pensatori prezzolati e canuti, nulla è stato risparmiato dalle nostre analisi. Nemmeno il futuro dell'economia mondiale, le nuove dinamiche di interazione sociale che si stanno affacciando e quanto H&M abbia fatto la fortuna degli adolescenti di oggi rispetto ai nostri tempi, che i loro capi a buon mercato di fabbricazione vietnamita fanno vamp e spesso maiale le loro compagne di classe, rispetto alle nostre che vestivano con jeans castigati, maglie a girocollo e camicette abbottonate fino al collo.
Le conseguenze, noi, le possiamo solo immaginare.

Camminando per un weekend abbiamo scoperto come l'Italia sia bella, ma la Toscana di più. Abbiamo capito che l'Italia, o per lo meno buona parte del suo decoro, sia retto sul lavoro appassionato e disinteressato dei settantenni, che si svegliano all'alba di sabato e si mettono a sfalciare una siepe lungo il margine di una strada provinciale, perché così "non sta bene", mentre la generazione delle quarantenni amaramente "sogna il posto sicuro, magari alle ferrovie" lasciandoci perplessi se non amareggiati, visto che lavora come receptionist all'alberghetto di famiglia e potrebbe farlo con molta più passione, volendolo.
Abbiamo capito che sarà sempre più dura analizzare e indicare percorsi, sarà sempre più inevitabile affidarci al nostro sesto senso, nelle prossime sfide della nostra vita.
Abbiamo condiviso il piacere di stare insieme, parlandoci addosso dalla mattina presto fino alla notte sul letto e con la bolla al naso, ci siamo interrogati sul perché non vi sia alcun cameriere italiano a servire ai tavoli in piazza della Signoria e di come questo sia un controsenso, visto quanto meravigliosa sarebbe la sua "sede di lavoro", abbiamo convenuto che l'avanguardia non esiste più nella musica, nel cinema, nelle arti e nemmeno nel modo di fare impresa in Italia, ma chi l'ha vissuta s'è goduto davvero un gran bel periodo. Abbiamo convenuto che ci attende un futuro felice forse, di decrescita sicuro. Come lo affronteremo, non possiamo deciderlo da soli ma possiamo prepararci il campo. Abbiamo invidiato per qualche secondo chi ha fatto scelte diverse dalle nostre, ma ci siamo anche detti che esiste il modo di rilanciarsi, basta smettere di seguire qualunque trend della massa e fermarsi a capire quel che davvero si vuole per sè. Mi è piaciuto tantissimo, quella "Via degli Dei" e la compagnia con cui l'ho intrapresa e credo davvero che lo ripeterò in futuro, ogni qual volta saró dinanzi a importanti scelte nella vita.
Lo consiglio appassionatamente a chiunque abbia un amico con cui davvero non si stanca mai di parlare, specialmente se non lo si vede da un po'. Credo che anche il Camino di Santiago in fondo lo abbiano rilanciato per lo stesso motivo, al di là del marketing religioso.

Poi, la barca in Sardegna, ad Agosto. Omar ha curato il 90% dell'organizzazione,anzi facciamo il 100% per quel che mi riguarda, e non posso che ringraziarlo infinitamente.
Passare 8 giorni a strettissimo contatto con altre persone, specie se per buona parte sconosciute, mette a confronto sopratutto con sé stessi, il proprio equilibro e la propria curiosità.
Sono stato, ancora una volta, fortunato.
Ho speso 8 giorni in mezzo al meraviglioso mare della Sardegna, mi sono definitivamente innamorato della vela, ho conosciuto compagni di barca piacevoli con i quali ancora mi scambio messaggi e saluti, ho messo ancor una volta sotto la lente della relatività le mie paure, voglie, convinzioni. Monica è l'immagine dell'umiltà e della bontà, pronta sempre a dare una mano in cambusa, a stringere amicizia o a raccontati le sue avventure, è una tipa che potrebbe tirarsela molto di più dato quello che fa, le scelte di passare dalla provincia alla metropoli e tutto il resto. Ci siamo ritrovati l'ultimo pomeriggio a confessarci molto di noi, e questo fa bene soprattutto se lo fai con qualcuno con cui senti di condividere certe visioni o esperienze.
Amira è libanese, ha vissuto a New York ed è urbanista. Lei è l'emblema della forza e del travaglio del medioriente. Mi racconta dai suoi parenti ad Aleppo ma allo stesso tempo mi dice che lavora per mega progetti a Dubai o in Barhein, che dopo la conclusione della sua storia d'amore forse è pronta a tornare a vivere a New York, e di come non sia poi così diverso vivere in Libano o in Italia. È una ragazza bellissima, con i tipici tratti mediorientali, ma al contempo è molto alla mano, sorridente, travagliata e sempre al telefono. È una roba strana dare e prendere da lei, starci a contatto. Ma certamente è piacevole, e benedico questa vacanza che mi ha estraniato dal mio mondo per aprirmene momentaneamente uno nuovo e altrettanto attraente, con le stelle la notte a facilitare il tutto, fosse una serata alcoolica finita in discoteca alle 7 o il gioco del "would you rather".
Omar è Omar, non c'è bisogno di raccontarlo. Più che altro, c'è bisogno di vivergli accanto per un po', per studiarlo e carpirne qualche segreto se possibile. Per questo sono finito a vivere a casa sua! Una delle scoperte più belle della vacanza in barca, è stata nuova buona musica: da Angus&Julia Stone a Corinne Bailey Rae, grazie a quello strumento divino che risponde al nome di IPad di Monica. Una settimana così bella e fuori dal mondo che se ci penso, mi vengono ancora i lacrimoni. E che vuota, la Sardegna! Impressionante il calo di turisti.

E poi i giorni in Toscana per il Palio, le giornate in Romagna a vedere un'amica speciale, la più amica di tutte le amiche con questa sua nuova silhouette e quel sorriso speciale, splendente. Un altro giorno a cercare di conoscersi con un'altra persona, anche se pare che le cose stiano andando per il verso sbagliato, ma qui vado fuori tema.

Una brutta influenza estiva mi ha fatto saltare Mosca, poi il lavoro mi ha portato a Francoforte, una mia collega ed amica s'è sposata ed è stata una sensazione bella conoscere il suo mondo così perbene e pulito, sveglio e un po' fuori tempo. Ho conosciuto una tipa bellissima.

Poi il matrimonio in Sicilia di Mirko e Lisa che mi ha occupato le notti nelle settimane precedenti per il regalo, ma ho ancora qui sotto pelle la gioia pura delle loro emozioni ascoltando il file, forse una delle poche cose che so davvero fare, mixare suoni, parole e sensazioni e tradurre in qualcosa da assimilare attraverso le orecchie. Per questo non ho ancora abbandonato - pur tra mille complicazioni - il progetto del nuovo programma radio: capito Zuck? 
Spero di aver fatto centro, anzi ne sono convinto. Perché quel matrimonio di due cari amici è stato davvero speciale, con tanto amore preso e dato, il fruscio delle giornate e delle persone speciali tutt'intorno, il leggero malessere a pensare come sia dura vivere il loro contatto, ora che sono lontani per lavoro. È stato l'apice dell'estate per me, un po ritardata ma certamente meritata.

Poi un pomeriggio, solo in casa dei miei, sono tornato a urlare come un ragazzino per un gol della Fiorentina, che non so neanche io il perché, ma sono stati 10 secondi puri e bellissimi.

Un altro giorno mi sono ritrovato all'autogrill, qualche bustina di zucchero in mano con sopra scritte quelle brevi "storie di caffè", il progetto di storifying marketing della famosa azienda, le ho gettate sul sedile del passeggero e sono andate a coprire la copertina di un CD lasciando libera solo l'immagine al centro, il sorriso spettinato del Boss Bruce Springsteen, che soddisfatto appare sul retro del primo album. In 3 secondi avevo dieci idee perfette nella testa, svanite in altrettanti 3 secondi. Come sempre. Un momento perfetto, è sempre un momento. Tipping point? E chi lo sa.

Ci sarebbero mille altre storie, aneddoti, sensazioni, umori, viaggi in auto di notte da raccontare, ma credo che basti così. Come l'estate di 4 anni fa, c'è stato di mezzo un viaggio via terra fino alla Trinacria (perché, per far sí che questo matrimonio rimanesse impresso nella mente, ho deciso di accompagnare Argio nella lunga discesa via treno più traghetto Napoli-Catania, e giuro che mai scelta fu più azzeccata, nel momento in cui si attraversa lo stretto all'alba tra il luccichio del faro e le nubi in formazione a pelo dell'acqua, tutto passa in secondo piano).
Allo stesso tempo, si vede che il tempo è passato: amiche che mi aspettavano a braccia aperte ora si occupano delle loro splendide figlie, Zorz non è più sempre presente ma spesso rapito dalla fidanzata calorosa e sanguigna, facce del tutto sconosciute mi sono diventate note al punto da passare con loro la maggior parte del mio tempo, nuovi hobbies e passioni sono entrati nella mia vita, altri sono usciti, sostanzialmente non ho ancora imparato a far pace con i miei incubi, ma non demordo.

Ancora non riesco a vedere un film, specialmente se sono solo. Fatico a leggere un libro, scavo nelle vita degli altri senza sapere cosa cercare. 
Mi sveglio sempre allegro la mattina, e il pensiero va sempre, sempre a una persona.. ok spesso persone diverse ma persone, mai cose. Sono sempre più allergico alle cose anche se non riesco a rinunciarvi. 
Credo che l'amore sia un sentimento diffuso.

Alzare lo sguardo di 5 gradi, rispondere tra sé e sé a 5 domande puó cambiare la visione del mondo: allora, occorre cominciare subito.

Accanto alle liste delle cose da fare, penso che mi metterò a scrivere quella delle cose fatte, che non è poi così corta.     

venerdì, agosto 03, 2012

Londra è sempre quella cosa lì

"Thank you! Grazie Mr Richard. E' davvero gentile da parte sua riceverci al Naval & Military Club qui a St. James' Square, nel centro del centro di Londra. In questo club dove l'ingresso alle donne - tranne poche dipendenti - è interdetto. Club così devoto alle proprie regole che alcuni giorni fa mi è arrivata una email in cui mi si ricordava come fosse fatto obbligo di presentarsi in giacca e cravatta, e come fosse il caso di sbarbarsi la mattina stessa (italini pelosi!!).
Mr. Richard, questa brodaglia scura che sembra scolo liquido dello sporco della caldaia e che voi chiamate coffee, alla fine non è male. Dico davvero, si beve dai! "...

Sono lì lì che penso a quanto questi inglesi siano lontanissimi dall'Europa così moderna e postmoderna, un luogo in cui giustamente le tradizioni sono andate perdendosi (?) in nome di un europeismo (??) che ci renderà sempre più simili e poveri, quando faccio la domanda sbagliata. O, meglio, rivelatrice.

"Mr Richard: rimanendo strettamente aderenti alle questioni lavorative, come vanno gli affari tra i suoi associati?" e qui arriva la risposta, lucida e tagliente come quella lama per contropelo che ho evitato anche stamani: "Well, occorre registrare che nel 2011 c'è stata una diminuzione generalizzata delle vendite, nell'ordine del 15%. Devo dire che è un ottimo momento quindi per partecipare a nuove fiere, visto che esistono grandi possibilità e interesse nel reperire nuovi segmenti di business per tutti".

Temo di non aver capito e mi aggiusto nervosamente il cinturino dell'orologio, poi passo al ciuffo, al taschino interno della giacca e concludo martoriando il tastino di apertura/chiusura della penna che ho in mano.

No, non è possibile, non posso aver capito bene. In fondo comprendo un'inglese medio, non questa sorta di cockney mangiato e super accentato. Questo signore ha messo nella stessa frase le parole - 15% e grandi opportunità da cogliere? Eeeh?!?!

E invece sì, perchè questo è il secolare spirito britannico, quello che li ha resi imperiali in passato, che ci ha trascinato tutti nella modernità e, ancor oggi, conserva la popolazione con alcune specifiche caratteristiche proprie che li rendono diversi da qualsiasi altro popolo europeo.

Hanno uno spirito incredibile e una tremenda fiducia verso gli altri e il futuro, qualsiasi sia l'andamento contingente delle cose. Londra, in particolare, è questa cosa qua: un mix di tradizione, cambiamento e immarcescibile spirito di gloriosa fiducia nel futuro che arriva di soppiatto, mentre si conversa o si attende in fila il proprio turno dentro un negozio della catena EAT. La fiducia. E la cortesia al cliente, sempre, per vendergli di più.

Bastardi, come mai loro sì e noi, anche se abbiamo tre case, conti correnti gonfi e al sicuro, potenti SUV o spider sotto il culo (e quindi ancor di più se non li abbiamo, ma non stiamo certo lottando per non morire di fame) ci lamentiamo sempre e ci sembra tutta una complicazione e una fregatura?!
Che rabbia.

La cerimonia inaugurale dei giochi olimpici, pochi giorni orsono, non ha fatto altro che ribadire il concetto: la Gran Bretagna, con Londra assolutamente in testa, è un luogo e un paese così sicuro della sua incrollabile identità, tanto da bombardarla di humour e uscirne addirittura rallegrato. Grandi.

Io mica mi sottraggo al confronto, lo perdo per kot con grande serenità: mi lamento del lavoro ma non ne cerco un'altro, chiamo metadone questi viaggi mentre si tratta di qualcosa che mi piace assai!
E quindi, no lavoro vorrebbe dire no viaggi e no a questi post fuffi sghembi e inutili.
Avete capito, ecco cosa dovete augurarvi, che il mio lavoro perduri, o che si trasformi in qualcosa d'altro, se ne volete di nuove!

Ciao.

PS: andate o tornate a Londra asap!



lunedì, luglio 30, 2012

Gorriti cruzando Fitz Roy, un set

Del mio nuovo soggiorno sudamericano non ho tanto da dire, se non qualche fluida sensazione.
Questi non sono paesi, sono subcontinenti, e quindi vi potete immaginare quanto siano variabili, multiformi, sfaccettati, scaltri, eccitanti, a volte logorroici e se affrontati senza aver studiato anche un tantinino noiosi questi due paesoni che rispondono al nome di Brasile e Argentina.
Che poi, badate bene, Brasile e Argentina sono due luoghi dell'anima innanzi tutto, le due facce della stessa medaglia oppure, visto che ci sono più similitudini che differenze tra di loro, la stessa faccia di due medaglie (citazione dottisisma, caffè pagato a chi la indovina).

Lo che sta frase è noiosa come come il palinsesto della RAI, ma mi tocca di ripeterla. Non sono stato in Brasile e Argentina, sono stato a San Paolo, Curitiba, Buenos Aires (e per una sfiga ho mancato per un pelo Cordoba). Lo capite bene che tre città non fanno 2 paesi, per cui vado di sensazioni induttive e bonalè, non state lì a scandalizzarvi o puntualizzare che tanto lo so anche io che ha poco senso.

Insomma io non lo so che idea avete in testa voi del Brasile, probabilmente quella giusta: nel senso che è legittimo associare attraverso facili luoghi comuni il paese dalla bandiera verdeoro al calcio, il samba, i culi, le spiagge, la naturaleza, il Corcovado, la foresta amazzonica, il carnevale e per finire una bella rapina con arma da fuoco.
Ecco, di ste cose ne ho (intra)viste forse una, e attraverso la tv. Immaginate quale! Per il resto, roba da indagine poliziesca.
Il Brasile di San Paolo è invece sinonimo di grattacieli, ristoranti di lusso, centri commerciali, pioggia, auto fuoriserie e tanta, tanta idea di ricchezza esibita oppure a rate, che sbuca un pò dovunque.
San Paolo è una città giovanissima, se paragonata alle nostre, così si dà tanto da fare: i ragazzi lavorano mentre studiano all'università, frequentano corsi di sera, rubano il lavoro ai sesantenni, vanno all'estero e tornano, esportano petrolio e aerei, vincono le gare per Olimpiadi e Mondiali di calcio e hanno probabilmente il miglior ufficio stampa del mondo: tutti ma proprio tutti parlano di loro, anche se i numeri dicono che la crescita è ormai pronta alla planata.

La segmentazione anzi diciamo bene la segregazione là non avviene per sesso (Dilma è a capo del goverso) nè per razza (la mezcla è una delle principali virtù e orgoglio nazionali) ma per censo. Quelli ricchissimi li chiamano Clase A, poi a seguire la Clase B, la C e la D. Pratiamente si sentono legittimati, i paulistanos perlomeno, quasi di domandarselo a quale categoria appartenga l'interlocutore, e se proprio non lo domandano apertamente lo intuiscono in un baleno, solo vagheggiando su quale sia il centro commerciale in cui si recano con più frequenza, visto che anche questi ultimi sono caratterizzati da una lettera di appartenenza, indicando quale sia il loro target group.
Un pò diverso da un colpo di tacco o una samba, vero?

La gente, cazzo, va veloce. E' in fondo educata alla guida, pochi colpi di clacson e slalom impertinenti soprattutto se si pensa in che formicaio tocca muoversi, e tanta tanta pazienza ai semafori per loro. Ho visto con i miei occhi una delle arterie principali, la Avenida Ibirapuera, piena di macchine sfreccianti verso il downtown già alle 7,10 della mattina, e vedeste con che ritmo!
Qui traspaiono belli forti questi valori, uniti a una certa sicurezza in sè e una fiducia nel futuro che probabilmente è la mediana tra il carattere intrinseco di questo popolo, così aperto alla vita e alla socialità, mescolato con oggettive e ponderate analisi dei trend macroeconomici e alle recenti scoperte di nuove fortune nel sottosuolo che saranno estratte e vendute, dal petrolio a numerosi minerali rari.

Insomma.. il nuovo mondo!

E dell'Argentina ve ne potrei davvero raccontare a dozzine: dai boutique hotel di design al traffico; dal peronismo che ora si declina in Cristinismo alla nazionalizzazione delle imprese; dallo spirito porteno furbissimo che fa essere il cameriere adulatore per quei 3 infiniti secondi che vanno dal primo sorriso all'estrazione della penna e annotazione sul notes dell'ordine, per poi degenerare sullo stronzo andante, incapace della benchè minima attenzione fino alla gran quantità di belle ragazze in giro, tutte con questo look simile, ossia detrminato dai geni italiani, spagnoli e inglesi ben shakerati e arricchiti dal più bell'accento del mondo, sensualismo allo stato puro se esercitato da una donna dalle belle labbra. Il porteno, quella jjjhh trascinata che fa davvero arrapare, non c'è bisogno che a farne uso sia Belen (nota bene: non ho detto che a Buenos Aires, nemmeno a Recoleta, Palermo Soho o Puerto Madero, tutte le ragazze sembrano la sorellina di Belen. Ho detto che ce ne sono in quantità di carine, vestite (ahimè..) con gusti, con culetti piccoli, chiome fluenti e voce roca ed impastata.... poi vedetevela voi e non mi tirate dentro questa storia, ok?!

Dicevo: di storie potrei raccontarvene diverse, ma ciò che davvero mi è rimasto impresso è questo momento pprofondamente cinematografico all'incrocio tra le vie Gorriti e Fitz Roy.
Uno spaccato aderente degli stereotipi e dei quartieri animati di Baires.. ma anche un ambientazione così assurda che si è portati a pensare che sia un set cinematografico.

Scena: esterno notte. Cielo terso, stelle in cielo e un'aria limpida che sembra quasi di essere in un'ambiente ricostruito in studio, ma non è così.
Io me la giro a piedi da solo, questa megalopoli in cui vorrei comprare casa e forse lo farò, non appena sarà possibile. Che poi non è mai possibile, quindi è sempre possibile.

Dicevo.. quartiere Palermo Hollywood, all'incrocio tra le vie Gorridi e Fitz Roy. Immaginate per un attimo che il tempo si fermi, e solo io rimanga in moto, un effetto come se fosse il film "Matrix".
Luce dei lampioni che si riflette sui parabrezza delle macchine e sulle piccole pozze d'acqua del sistema di pulitura delle strade; luccicore del pavé della carreggiata e, in lontananza, due taxi neri in arrivo costeggiano lentamente il marciapiede, con la scritta luminescente LIBRE bella evidente.
Su un angolo dell'incrocio, sotto un Platano, due innamorati si scambiano effusioni e un lungo bacio appassionato, che quasi sento il rumore e lo scivolare delle lingue, una cosa che - rifletto - non si vede con la stessa passione e frequenza in Europa. Non è un bacio camminando, è un lungo piano sequenza di loro che rimangono fermi, le mani che si allungano e le lingue che roteano... sul secondo angolo c'è una macchina, una BMW degli anni '80 forse, che giace appoggiata su due cavalletti di sostegno, visto che è stata privata dei 4 pneumatici. A fianco, la carcassa di un'auto molto più vecchia, una sorta di 128, cui il tempo e l'inutilizzo (e chissà che altro) l'hanno ridotta senza vetri e con solo brandelli di vernice. A un passo, un barbone suona un'armonica.

Sul terzo angolo c'è un locale cool, di tendenza, con luci al neon cangianti e una super figa che fa un pò da buttadentro: una sorta di hamburgheseria fusion, affollata di giovani alla moda; a fianco un locale jazz con alcune persone davanti, intente a fumare, qualcuno con bocchino.
Sul quarto e ultimo lato dell'incrocio-set, ovvero quello che si oppone al primo dei due amanti, un baraccio squallido con tavolini all'aperto. In uno di questi, 3 signori discutono animatamente fintantoché uno tira fuori dalla tasca una bustina bianca e la getta sul tavolo, puntando subito dopo al centro della strada e alzando un braccio: in 3 secondi sale su uno di quei taxi di sopra, che sgommando riparte.

Ecco, questo è un momento di banale straordinarietà a Buenos Aires: pur amandole, scusate ma credo che di fronte  certe scene ideali di naturale armonia e varietà urbana e sociale, non c'è Londra New York o Parigi che tengano.
Qui c'è il profumo dei momenti colorati, o qualcosa del genere.. che tanto lo avete capito no?

Ecco, avendo avuto scarso tempo e ancora minor spinta, credo che questo sia quanto di meglio lasciare ai posteri riguardo il mio ultimo viaggio in sudamerica, molto più del fatto - ad esempio - che il premier cinese, il compagno Hu Jintao, sembrava che seguisse i miei spostamenti e quindi prima me lo sono ritrovato in TV a stringere la mano a Dilma, poi a sorridere sornione accanto alla presidenta Cristina.
E vabbè.. by the way: vi starete domandando "e chissene!". Come no. Ma ora riflettete sul tempo passato dall'ultima volta che abbiamo ospitato il premier cinese in Italia. Ecco: quel numero è in diretta proporzione con la percentuale di rischio sul mantenimento della nostra occupazione nel Belpaese nei prossimi anni.

Catastrofico? Pensate a vela, curling, figa (e Olimpiadi!), va là!

Ringraziamenti speciali ai lettori che mi colgono di sorpresa e me lo dicono alle cene.
Che poi io penso: avrò scritto qualcosa di compromettente? .. e dopo tre secondi mi dimentico di essermi fatto questa domanda.

Grazie! Dai interagite qui sopra.. diventerà ancora più interessante!


photos: Emanuele Vicentini ©


giovedì, luglio 05, 2012

E venne la volta che vidi Bruce

Lo so, lo so.
"Andare ad un concerto di Bruce Springsteen (con il Ciccio)" non era tra l'elenco di cose che mi restano da fare, elencato nel post sotto. Ma è stato un errore mio: avrei dovuto scriverlo. 
In realtà fino ad allora non avrei mai pensato di scriverlo, ma a modo suo quello è stato un evento che ha determinato un "prima" e un "dopo" per mille e un motivi che cercherò di spiegare.
Partiamo dal presupposto che ho sempre considerato Springsteen un tipo forte ma che faceva musica non accattivante, non per i miei gusti. Lui stesso mi è sempre apparso un sempliciotto, un'espressione dell'America verace e burbera, pronta a reclamare il suo posto di leader nella storia ma piuttosto consapevolmente ignorante su tutto il resto.
La sua musica, tra chitarre, violini, piano e molto country e folk l'ho spesso trovata una nenia, tanto che fino a domenica le sue canzoni che più avevo chiare nella testa erano quelle iniettate di anni 80 e delle loro tastiere elettroniche e sintetizzatori, come "Borrn in The USA" e "Tunnel of Love".

Però qui la musica c'entra il giusto. E' qualcosa che, forse, ha più a che fare con il riconoscimento, l'appartenenza e la consapevolezza di ciò che si è. Domenica, allo stadio di Firenze che più volte ho raggiunto negli ultimi 20 anni, ho capito che Bruce Springsteen rappresenta un veicolo per tutto questo, un mezzo verso un percorso di redenzione a sè che si esprime in tanti, diversi modi. 

Partiamo con ordine: l'arrivo allo stadio e l'analisi del pubblico.
Eterogeneo, facce pulite, nessuna droga o birra di troppo. Età le più varie, dai 20 ai 60 e oltre, con un senso di evento sacro laico nelle pupille degli occhi e nelle mani giunte o sulla fronte, in attesa dell'ingresso della band e del Bruce. C'è chi aveva la bandiera al collo, chi aveva un bimbo al collo, chi il Manifesto in tasca, chi le patatine, chi chiedeva dell'Italia che giocava agli europei e chi baciava la moglie. Uno spaccato di società civile, a modo suo.

E poi loro, quelli sul palco: gente diretta e semplice, bravi professionisti super allenati e pronti ad andar dietro alla scaletta e alle innumerevoli estemporanee idee di Springsteen nate sul momento.
Poi lui: non so come spiegare, ma già all'ingresso un brivido di consapevolezza mi è sceso sottopelle. Questo non ha nulla da dimostrare, col le luci semplici e la maglietta nera addosso e la chitarra a tracollo. Questo qui ha un'energia speciale che trasmette anche in silenzio, con il semplice sorriso che mai ha perso nelle 4 ore successive.
Poi ha detto "Siete pronti Ferenze? Allora c'mon!" ed ha attaccato con tutta l'energia che aveva in corpo, cantando con la vena che gli gonfiava il collo come se fosse l'ultima canzone che mai avrebbe potuto cantare.
Non può andare avanti così, questo ho pensato. E invece l'ha fatto. Anzi molto di più: l'ha fatto sotto una pioggia sempre più torrenziale, sempre con quel sorriso stampato in faccia e con quell'energia e quella fiducia così pure come solo l'America può regalare.

Quell'energia che è propria del suo pubblico: dagli esperti ai nuovi, chiunque è scattato in piedi saltando e così è rimasto per oltre 3 ore e mezza, sfidando un temporale potente ed infinito che ha fatto anche dei danni, il mio iPhone per esempio annegato sotto tanta acqua.
Noto una signora davanti a me, comincia a saltare come una dannata ma avrà forse 60 anni. Non li sente evidentemente, e non smette di certo, ma raddoppia slancio ed energia a ogni riff.
Poi c'è una famiglia: il padre sui 50 con gli occhialini tondi e la faccia da professore, la moglie bionda ed educata, due figli di circa 15 e dieci anni.
Quando il concerto è partitol e ancora di più quando è attaccato a piovere, si è letteralmente trasfigurato.
Cosa stava facendo quella signore? Cosa faceva quell'uomo con la faccia da professore alzando le mani al figlio adolescente e saltellando su un piede solo, mentre la pioggia gli inzuppava la fronte e gli occhiali? Cosa faceva la moglie che ondeggiava sulle anche, con la figlioletta in braccio e le braccia a disegnare traiettorie in cielo?
Si facevano del bene, ecco cosa.

E così poco a poco è accaduto anche a me: da ospite mi sono sentito parte dell'evento. Ed è in questi moneti che poi si passa dallo stare fermi al muoversi, anzi a ballare un pò "come viene viene" sotto la pioggia sempre più battente, per oltre 3 ore, e sfidarla questa pioggia e allo stesso tempo amarla perchè alla fine in cuor tuo capisci che ti regalerà una serata irripetibile per il resto della vita e forse ti ha acceso qualcosa. 
Mi sono ritrovato a condividere quei momenti prima interessanti, poi belli e alla fine inebrianti con  gli amici e con tanta, tantissima gente che era lì come me che ero al primo concerto, come chi era al trentesimo; chi con 20 anni e chi 60 e chi 12.. tutta gente che non conosci ma a cui senti di volere empaticamente bene perchè per un momento ci siamo ritrovati tutti insieme sotto lo stesso mood e tutti felici e i problemi e le speranze sono le stesse, per tutti, in quel momento.
Siamo rimasti esaltati e noncuranti di tutto quel che accadeva fuori, o che sarebbe accaduto dopo quello stadio.. c'è stato solo qui e ora per quelle tre infinite ore e oltre ed anche io ho quasi singhiozzato pensando che "The rising" parla dei pompieri morti l'11 settembre, che "Born to Run" è il messaggio di Steve Jobs lanciato 20 anni prima e chi se ne frega se i pezzi non sono sempre dello stile musicale che più amo.. qui si parla di energia forte e pura come un treno e avrei voluto che non finisse mai ed il merito di questa atmosfera indimenticabile alla fine ho dovuto ammettere felicemente a me stesso che è il suo, di quell'uomo che ama alla follia quel che fa ed è in grado di trasmettere come pochi le emozioni. Il merito è suo e della sua fantastica band.

Grazie Ciccio, dove andrà noi ci saremo, nella catarsi collettiva e nel sogno della vita (dream of life!).










sabato, giugno 02, 2012

La storia di due

Scrivevo di te solo pochi giorni fa.
Poi di notte, viaggio sotto il cielo di quest'Emilia Romagna che anche dopo come prima del terremoto è una sola e grande metropoli che ci fa tutti vicini e tutti uguali, accendo la radio e danno questo.
Questo non è un pezzo, questo è il 1995. Il 2 ottobre.
E' la storia di due che non erano amici, non erano amanti, erano lui e lei.



Lui ricorda il suo sorriso, come si siano tirati per le braccia quel giorno all'esame, facendo pericolose piroette.
E poi ricorda di come ha cominciato con lei una fase nuova, e di quella volta che dentro l'appartamento si sono presi a bacinellate d'acqua.
Poi le mille sere insieme, mille chiaccherate, quella sensazione che se ci si riprova, lo sa che non tornerà mai più, che non riuscira più nemmeno a trovare un termine per definirla, quella sensazione.

E Londra, dormire insieme, quell'odore di pulito e di fumo e di vinile e quel sapore di patate fritte e di birra e di mcdonalds e che era Londra, e loro due tra gli altri, ma insieme.
E quelle corse ad Hyde Park, quella passeggiata fino alla fermata di Notting Hill Gate dove forse le ha detto "ti amo ma non lo so e nemmeno io lo so ma sto bene con te e possiamo andare avanti così senza parlarne?"
Era quello che voleva, e quell'empatia non sa davvero se l'ha mai più ritrovata.
Quella corsa in taxi di notte, la torre della BT altissima sopra di loro.
Quella pizza a Islington dopo Chelsea-Arsenal, e di ritorno fermarsi al Virgin Megastore di Piccadilly per una scommessa.

Poi viene il 2003, sono anni che lui non la vede e basta un caffè a Riccione per ritrovarla sua, a modo suo perchè quello voleva. Inciampare su di lei e ritrovarla calda e morbida, una mano tra i suoi capelli, uno sguardo annegando senza scampo nei suoi occhi.
Aveva paura a toccarla, e sono finiti a camminare abbracciati, tutto il giorno.
Quella cena su in collina, nell'estate più calda di sempre che forse è stata lo "sliding doors" delle loro vite ma va bene così, perchè al circo della vita non si comanda mai.

E poi la voglia e gli impedimenti, gli anni che passano, le alternative che si creano, i miti che si mitizzano e il rincorrere gli appuntamenti per non fermarsi mai a pensare.
Ma sempre un messaggio di auguri, fosse a Budapest o Bruxelles, in Germania o negli Stati Uniti.
Fosse quello che li facevo o che li riceveva.
Difficile descrivere ciò che si è vissuto e, forse, non ha mai voluto comprendere.

Ora apprende che lei è pronta ad una nuova vita di mamma e un film di Polansky gli scivola sulla pelle. Sarà che ha bevuto e non ne è più abituato, ma stasera penso a lei, a quanto era bella, a quel bacio sull'incrocio anche se il suo moroso era dietro l'angolo e a quella frase "amici per sempre".

Solo noi sappiamo cosa voleva dire.

mercoledì, maggio 02, 2012

Oggi è il primo maggio..

Cosa mi è successo oggi.

Nel senso, oggi mi è successo che mi sono riunito con amici di Ferrara e clienti/amici di Milano e abbiamo pensato al futuro possibile della nostra start up, di come sia bello sentirsi il vento sospingerci dalla schiena.. Poi abbiamo pranzato e ho riso di gusto, ho tentato di spiegare gli scenari futuri delle mie attivita' di lavoro. Ho pensato a come sarebbe vivere con lei, dove portarla in viaggio. Le ho scritto una poesia. Ho aggiornato il blog, mi sono fatto portare dalla brezza di terra dei "Kings of Convenience", chattando con la mia amica a Bruxelles.
I tigli erano profumatissimi e mi sono fermato a pensare che, ogni anno, sembra che un po' di magia cali sulle prime sere lunghe.
A day in a life.
Poi dopo che ho lasciato queste righe nel solito posto, una persona mi ha chiesto l'amicizia (virtuale) e siamo rimasti a scriverci messaggi fino a tardi. Lei scrive meglio di me, è più schietta e le ho invidiato l'attività del pomeriggio, soprattutto quel meravigliosamente.
Prima di addormentarmi ho ripensato ai miei amici ora su ad Amsterdam, ai destini incrociati di ognuno di noi, all'alchimia delle persone e delle cose. A come lei lo osservava con trasporto e passione, poi a quell'amico di amici che ha perso la moglie e come possa sentirsi ora. Come potrà sentirsi domattina, tra un mese.

La fortuna non esiste ma.. sono fortunato.

martedì, maggio 01, 2012

Quanto ti manca

... tratto dalla pagina facebook del programma "Voi siete qui", su Radio24: "La speranza di vita alla nascita in Italia è di 79 anni per gli uomini e di 84 per le donne. Queste sono le stime fornite dall’Istat, l'Istituto nazionale di statistica.

Quanti anni avete? In base a questi dati, quanti anni vi rimangono?

Ma soprattutto: quanti anni vi servono per realizzare ancora le cose che volete fare e non avete ancora fatto?"


.. ed ecco che ci provo.. 

Mi mancano 42 anni: il tempo per fare due figli, cambiare 3 volte lavoro in settori completamente diversi, girare il mondo via terra a sud dell'equatore, leggere Infinite Jest, vincere un pò di volte contro la Juve, diciamo vincere almeno uno scudetto. Farmi qualche migliaio di conversazioni col dottor Pirani, ascoltare almeno altre 5 volte dal vivo Noel Gallagher, scrivere la sceneggiatura di un film, baciare almeno 4-5 volte ancora delle sconosciute, drogarmi con consapevolezza, camminare da solo nella notte in mille centri città, leggere qualche migliaia di "Navi in Bottiglia" di Romagnoli, vedere vincere la sinistra, dirle "ti abramo" e vederla scoppiare in una risata cristallina, aprire una partita iva e creare un posto di lavoro, ritrovarmi a urlare con trasporto ".. un fiume scorre su un divano di pelle, ma chi erano mai questi Beatles!", 
organizzare una vacanza in barca a vela in qualità di comandante, correre una maratona, respirare l'odore dei tigli come in questi giorni alcune altre migliaia di volte, andare allo stadio col mio babbo sperando in una bella vittoria, riconoscere un mentore e venire da lui ricambiato, bere un Gin&Tonic con Richi dove vuole lui, passare la notte a parlare con Aurore, rubare in un supermercato ancora un'altra volta, incontrarmi con Vitto e MIrko alla reunion degli Oasis, mangiare i cappellacci al Riva Cucina di Berkeley, baciare il collo della Frenci sotto il tramonto di Firenze come nei sogni di ragazzo, scrivere un post al bar dell'Orsa aspettando di raggiungere Pippo a Piazza del Campo, ascoltare i prossimi 100 spettacoli di Marco Paolini, recitare una scena come dio comanda sotto l'occhio apprensivo e severo della Frab, vivere alcuni anni senza auto, completare il tragitto "Ushuaia-Vancouver" con Cristiano e Niccolò, sorridere a mia mamma che mi chiede se ho una sorpresa per lei, vivere ancora cento sere improvvisate senza piano e sognanti, andare a Londra con Vitto a dissertare dell'impossibile, fare il Camino di Santiago, rivedere il Boca Junior alla Bombonera. 
Andare ad una trasferta europea della Fiorentina con Stefanenko e Fulvio e ritrovarsi a parlare del senso della vita andando allo stadio, giocare a calcio sotto la pioggia alcune centinaia di volte, conoscere almeno 2-3 persone che diventino miei amici per la pelle, partire con i soccorsi volontari subito dopo una grave calamità, ascoltare almeno altre 1000 volte "The dark side of the moon", realizzare un programma radio su network nazionale magari con Zuck, imparare a cucinare il pesce, offrire il giusto tempo alle persone che se lo meritano, fare una foto con Baggio, fare l'autostop fino a Lisbona, convivere con le malattie, andare al matrimonio dell'Elisa, imparare a nuotare a rana, assistere ad un intero Festival del Cinema di Venezia dal primo all'ultimo giorno, imparare a memoria tutte le battute di "C'era una volta in America", andare almeno 3 volte al Glastombury Festival, fare il barista, imparare il portoghese, vivere un pò all'estero e contribuire davvero a rendere il mio paese un gran bel posto in cui viverci.

E tu? Te la senti di affrontare la "lista delle cose da fare"?